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Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro

By Aldo Giannuli

(81)

| Paperback | 9788855801799

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Book Description

La sicurezza e l'ordine, in Italia, sono state spesso il frutto di trame oscure: i protagonisti politici della Prima Repubblica hanno salvaguardato il bene supremo dello Stato in continuità con il fascismo e sotto il controllo degli americani, affida Continue

La sicurezza e l'ordine, in Italia, sono state spesso il frutto di trame oscure: i protagonisti politici della Prima Repubblica hanno salvaguardato il bene supremo dello Stato in continuità con il fascismo e sotto il controllo degli americani, affidandosi a una messe di personaggi senza scrupoli, una folla livida che ha agito nell'ombra, nel disprezzo della volontà popolare. Questo libro fornisce un contributo importante nella difficile ricostruzione di una verità (combattuta, lacerata, incompleta) sulla storia politica e giudiziaria del nostro paese, rivelando l'esistenza di un servizio segreto clandestino nato negli anni della guerra e poi sopravvissuto, con varie trasformazioni, fino agli anni Ottanta. Questo servizio ebbe come suo referente politico Giulio Andreotti, con la cui parabola politica si è intrecciato strettamente. È il Noto servizio, altrimenti conosciuto come "Anello", che ricorre nelle pagine più nere della storia d'Italia, dal golpe di Junio Valerio Borghese alle principali vicende della strategia della tensione, dalla strage di piazza Fontana a quella di piazza della Loggia, fino al caso Moro, del quale l'autore offre una lettura del tutto inedita, egualmente distante dalla dietrologia e dall'accettazione delle "verità di Stato".

7 Reviews

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    Giannuli ha un suo blog in cui scrive di politica italiana ed internazionale, un blog molto interessante sia per gli argomenti che per il modo in cui analizza e cerca di interpretare la realtà attuale che sembra non meno mistificata, travisata ed opa ...(continue)

    Giannuli ha un suo blog in cui scrive di politica italiana ed internazionale, un blog molto interessante sia per gli argomenti che per il modo in cui analizza e cerca di interpretare la realtà attuale che sembra non meno mistificata, travisata ed opaca di quanto non lo sia stata negli anni passati.

    Ne fa fede questo libro centrato su di un "servizio segreto" tanto segreto e "deviato" da non aver mai avuto nemmeno un nome! Insomma il classico strumento sporco per fare cose sporche. L'A. ne segue le tracce, spesso oscure, evanescenti e dubbie, fin dalla creazione nel primo dopoguerra e, di malefatta in malefatta, fino alla più oscura tra tutte le molte oscure vicende italiane, il Caso Moro.

    G. ricostruisce i fatti attraverso una paziente ricerca documentale, condotta per anni settacciando gli archivi più disparati: collegando informazioni, interpretandole e valutandone l'attendibilità ed il peso.
    Ne esce un libro di difficile lettura ma estremamente interessante ed illuminante.
    Un libro letto il quale ci si chiede che tipo di democrazia si possa realizzare se fatti così influenti sulla vita politica possono essere nascosti, tanti coinvolgimenti di personaggi di primo piano completamente mascherati e quanto della lotta tra parti sociali condotta del tutto al di fuori della legge.

    p.s.: ...e come poteva essere che Andreotti, nella sua decennale frequentazione dei luoghi del potere, non fosse coinvolto in questi intrighi?

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    Fred Gleick said on Aug 22, 2014 | 1 feedback

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    La scoperta di un servizio segreto... "segreto"... riscrive per molti versi la storia del dopoguerra, in particolare quella degli anni di piombo.
    Gelli dirà: io avevo la P2, Cossiga aveva Gladio, Andreotti aveva l'Anello. Dei primi due si verranno a ...(continue)

    La scoperta di un servizio segreto... "segreto"... riscrive per molti versi la storia del dopoguerra, in particolare quella degli anni di piombo.
    Gelli dirà: io avevo la P2, Cossiga aveva Gladio, Andreotti aveva l'Anello. Dei primi due si verranno a sapere numerosi retroscena. Dell'ultimo quello più legato ad Andreotti, poco o niente, il che fa un po' capire - credo - chi comandasse veramente in Italia in quel periodo.

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    Stephen Dedalus said on Sep 26, 2012 | Add your feedback

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    "..i brigatisti avevano perfettamente capito il valore di quegli scritti (nota mia : si parla del c.d. Memoriale Moro) sin dal primo momento..Quel materiale non è stato mai distrutto , è sempre rimasto in possesso di pochi dirigenti delle Br -forse d ...(continue)

    "..i brigatisti avevano perfettamente capito il valore di quegli scritti (nota mia : si parla del c.d. Memoriale Moro) sin dal primo momento..Quel materiale non è stato mai distrutto , è sempre rimasto in possesso di pochi dirigenti delle Br -forse di uno solo- che hanno provveduto ad occultarlo, probabilmente all'estero, e ha costituito la loro assicurazione sulla vita nel caso di una nuova Stammheim (nota mia : si tratta del carcere tedesco in cui furono "suicidati" Baader e Meinhof, due terroristi leader della Rote Armeè Fraktion). E infatti i brigatisti hanno avuto una sorte incomparabilmente più favorevole di quella toccata ai loro colleghi tedeschi, baschi o irlandesi che ha consentito di fatto di ottenere la semilibertà quindici anni dopo i fatti..." Per aver scritto questa elementare verità e per aver fatto delle scomode domande pubbliche alle BR, Giannuli è stato pesantemente insultato su alcuni siti e blog pseudoantagonisti..si tratta di gentaglia che, non contenta di aver rovinato con la violenza un quindicennio di lotte popolari, non si è resa conto che le Br sono state infiltrate ed usate..costoro peraltro sono quelli che poi parlano con rispetto di Cossiga (definito leale avversario), uno che, avendo molte nefandezze sulla coscienza, è a loro opposto e simile...

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    Carlo Anaclerio said on Sep 16, 2012 | Add your feedback

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    sembra una raccolta di appunti, più avvincente di molti romanzi, tuttavia.

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    Musicamauro said on Mar 8, 2012 | Add your feedback

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    Finalmente un saggio dedicato ai misteri italiani che sappia guardare oltre Gladio. Il Noto servizio, che nell'ultima fase della sua vita fu denominato l'Anello fu strettamente collegato alla carriera di Giulio Andreotti ed ebbe un ruolo significativ ...(continue)

    Finalmente un saggio dedicato ai misteri italiani che sappia guardare oltre Gladio. Il Noto servizio, che nell'ultima fase della sua vita fu denominato l'Anello fu strettamente collegato alla carriera di Giulio Andreotti ed ebbe un ruolo significativo nelle principali vicende della storia politica e giudiziaria del nostro paese. Secondo una nota riservata trovata da Giannuli e datata 1972 la storia del Noto servizio ebbe inizio con il Generale Mario Roatta, Solomom Hotimsky, a guidare in un primo tempo il servizio. "È una struttura invisibile, clandestina, non ha organigrammi, né sedi. Viene sciolta e risorge per quattro volte. Mai riconosciuta e quindi come tale libera di agire senza rendere conto delle sue azioni. Nasce in funzione anticomunista e ha in Giulio Andreotti la sua interfaccia istituzionale e politica". L'attività del Noto servizio si muoveva all'interno di un triangolo formato dai servizi militari italiani, i servizi americani e la Confindustria. Gli uomini del Noto servizio erano costantemente in contatto con la mafia, la camorra, la banda della magliana e molti altri poteri criminali per poter meglio svolgere il compito per il quale erano stati "arruolati" ovvero fare il lavoro sporco al fianco dei servizi segreti militari. In particolare il libro si sofferma a lungo sul ruolo di Adalberto Titta nella trattativa con le BR per la liberazione di Moro. Si tratta davvero di un saggio di grandissimo interesse che poggia su una immensa base documentale, l'unica pecca a mio avviso è l'assenza di una sezione dedicata ai documenti su cui si è basata questa ricerca, mi avrebbe fatto molto piacere poter vedere almeno i principali.

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    Gorgoglio said on Jan 4, 2012 | Add your feedback

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    Trovato tra gli scaffali della libreria Mondadori del centro Campania di Marcianise, il libro sul “noto servizio” di Aldo Giannuli ha subito rapito la mia attenzione; l’ho letteralmente divorato e ne ho ricavato preziose informazioni che mi ripromett ...(continue)

    Trovato tra gli scaffali della libreria Mondadori del centro Campania di Marcianise, il libro sul “noto servizio” di Aldo Giannuli ha subito rapito la mia attenzione; l’ho letteralmente divorato e ne ho ricavato preziose informazioni che mi riprometto di ampliare; diciamo che dopo aver letto i due libri (presenti nella mia libreria su anobii) che Miguel Gotor ha dedicato al caso Moro, son sempre alla ricerca di nuove cose da apprendere e scoprire. Data una scorsa alla quarta di copertina, ho afferrato il libro e non me ne sono più staccato. Non sapevo dell’esistenza del “noto servizio”, essendomi fermato alla struttura segreta “Gladio”, venuta alla luce all’inizio degli anni Novanta. Il professor Giannuli, consulente del giudice Salvini, ha scandagliato gli archivi di tutta l’Italia, alla ricerca di fatti, persone e cose che si uniscono, per chi conosce la storia degli anni Sessanta e Settanta, in un’unica grande trama rossa e nera, talvolta più rossa, talaltra più nera. Il “Noto Servizio”, nato all’indomani del secondo dopoguerra, prende forma dalle spoglie del fascista SIM (Servizio Informazioni Militari) diretto dal generale Mario Roatta; struttura segreta, composta da non più di 150 persone, ebbe un ruolo non secondario nei principali avvenimenti che hanno segnato la nostra storia dal 1945 al 1975 o giù di lì. Il “noto servizio” agì in modo che si concretizzasse il divorzio ideologico e politico tra PCI e PSI all’inizio degli anni Sessanta, fu presente nel Golpe Borghese (di cui, nella mia libreria su anobii, c’è un bel libro di Camillo Arcuri, edito dalla BUR) nella notte tra il sette e l’otto dicembre 1970, ebbe parte nel caso Kappler e si inserì nei casi Moro e Cirillo. Il libro è importante pure per aver riportato alla luce persone di cui si era persa la memoria: padre Enrico Zucca (francescano maneggione, capo della Fondazione Balzan che elargisce l’omonimo premio), l’onorevole Massimo De Carolis (democristiano e piduista), il geometra Adalberto Titta (uno degli uomini più in vista del “noto servizio”). Poi Aldo Giannuli ricostruisce la Milano degli anni Sessanta (una città in cui il sindaco socialista Aldo Aniasi teme di essere assassinato per un vecchio fatto di guerra e trova riparo in Adalberto Titta, suo vecchio compagno di classe all’Istituto Feltrinelli) e Settanta (con le strane morti di Giangiacomo Feltrinelli e del commissario Luigi Calabresi, mentre indagavano entrambi sull’eversione di destra). Della Milano degli anni Settanta il professor Giannuli ci descrive gli umori neri ed inquietanti della politica deviata dalla P2, della morte del giornalista dell’Unità Mauro Brutto (travolto da un’automobile in una altrettanto misteriosa morte; mi preme ricordare che di Mauro Brutto manca la voce su Wikipedia) che indagava sull’eversione della destra milanese e sull’omicidio di Fausto e Iaio, giovani del Centro Sociale Leoncavallo. Anche Walter Tobagi indagava sul terrorismo nero. La terza parte del libro verte sul Caso Moro, sulle strane implicazioni di Oltreoceano attraverso la figura di Steve Pieczenik, legato al Noto Servizio. Poi si parla del Caso Cirillo, che ebbe tutt’altro esito ed incrinò la teoria della fermezza, applicata solo con Moro. Il noto servizio muore nei primi anni Ottanta, proprio all’ombra del Caso Cirillo; ne raccoglie le ceneri Francesco Pazienza, il faccendiere del Supersismi. In appendice di recensione mi sia permesso di condividere passi del libro e pensieri dell’autore; in primo luogo concordo con Giannuli laddove parla cum grano salis della vera essenza del PSDI, dicendo a pagina 134 queste icastiche parole “Non di rado gli esponenti del PSDI si pronunciarono a favore della regolamentazione per legge dello sciopero, della riforma elettorale maggioritaria, della repubblica presidenziale e, in diverse occasioni, il PSDI si collocò decisamente a destra a ridosso immediato del MSI”. Bravo Giannuli, è quello che penso; bisogna scrivere una storia sul PSDI, partito falsamente di sinistra! Poi Aldo Giannuli chiude con “diciotto domande a Mario Moretti e agli altri dirigenti delle Br”; non ve le dico, leggetevi il libro e parliamone!
    ADDENDA
    Stefano Delle Chiaie, (su cui si è fatta ironia dal film "Vogliamo i colonnelli" di Mario Monicelli in poi) ha avuto gran parte nell'eversione di destra in Italia, in Spagna ed in Sud America, però certa stampa filoregime, infingarda ed un bel po' corrotta l'ha sempre ridimensionato, riducendolo a macchietta; nel 1987 si instaurò una commissione parlamentare presieduta dall'onorevole irpino Gerardo Bianco per le audizioni di Delle Chiaie , solo che, essendo a fine legislatura, la commissione svanì ed il materiale raccolto venne archiviato chissà dove e reso irreperibile. Delle Chiaie sa molte cose, ma non parla.
    Il professor Giannuli, inoltre, parlando del caso Cirillo, cita il romanzo "Il Vomerese" di Attilio Veraldi, libro già riportato alla luce da Miguel Gotor nel "Memoriale della Repubblica"; del "Memoriale della Repubblica" è presente la recensione su questo mio mio blog in anobii.
    Piedimonte Matese, giorno di Natale 2011

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    pepearmando said on Dec 25, 2011 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (81)
    • 5 stars
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  • Paperback 448 Pages
  • ISBN-10: 8855801791
  • ISBN-13: 9788855801799
  • Publisher: Tropea (Saggi)
  • Publish date: 2011-09-xx
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