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Il Paradiso di Dante

Di

Editore: Rizzoli

4.5
(65)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817860700 | Isbn-13: 9788817860703 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Questo "racconto-commento" della Divina Commedia, ha come obbiettivo quellodi "consentire a un qualsiasi italiano dotato di cultura media, intelligenza eun pò di passione di percorrere il più gran libro scritto in italiano senzainterrompere l'avventura per approvvigionarsi di notizie, delucidazioni evarianti nei battiscopa di note".
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  • 5

    Il Paradiso, all'improvviso

    Con questo terzo tomo concludo la lettura integrale della Divina Commedia nell’eccellente commento di Sermonti, consigliatomi da una persona altrettanto eccellente, il bravissimo e coltissimo Prof. Casalegno che insegna Letteratura Poetica e Drammatica al Conservatorio di Torino e che colgo occas ...continua

    Con questo terzo tomo concludo la lettura integrale della Divina Commedia nell’eccellente commento di Sermonti, consigliatomi da una persona altrettanto eccellente, il bravissimo e coltissimo Prof. Casalegno che insegna Letteratura Poetica e Drammatica al Conservatorio di Torino e che colgo occasione di ringraziare pubblicamente.

    Sicuramente, questa lettura “non scolastica”, quindi non praticata come “atto dovuto” (ottimo presupposto per odiare qualsiasi argomento, anche il più stimolante) è stata molto istruttiva. Mi ha permesso di conoscere nel profondo vari aspetti della Commedia che, per vari motivi (i più comuni: turpiloquio e pesanti allusioni sessuali) vengono abitualmente lasciati fuori da quei dieci o quindici canti per cantica che sono correntemente inflitti agli studenti di tutti i livelli della scuola italiana.

    Il Paradiso, va da sé, delle tre cantiche è la più complessa. Qui le reminiscenze storiche e biografiche, i fatterelli di questo o di quel personaggio reale o mitologico passano in secondo piano rispetto alla descrizione dell’indescrivibile, il Divino - esercizio ovviamente giocato sul confine dell’impossibile - e all’esegesi e al commento di fonti teologiche complesse e articolate; cose che ovviamente Dante fa da par suo, se mai gli esiste un “pari”.

    Un’unica osservazione conclusiva. Se uno fa il minimo sforzo di “chiamarsi fuori”, di guardare l’immane costruzione religioso-teologica dall’esterno (non mi riferisco a quella della Commedia, che pure ne fa parte a pieno titolo, ma a quella globale della religione cristiana) non può non saltargli all’occhio il fatto che questa sia costruita esclusivamente di folli equilibrismi mentali finalizzati a dare fondamenti logici e ragionevoli a ciò che logico e ragionevole non è e non può essere: la fede. A cominciare dal credere che duemila e passa anni fa in Palestina siano successi avvenimenti di un certo rilievo nonché un certo qual numero di fatti inspiegabili (altrimenti detti miracoli), poi raccontati in documenti che furono scritti molti anni dopo da persone che non ne furono nemmeno testimoni oculari. Passando poi dal fatto che esista un Dio creatore che può tutto e sa tutto ma nonostante questo “consente” il male (altra bella fonte di teorizzazioni arzigogolate prodotte nel corso di migliaia di anni) per arrivare all’idea di un Dio che sacrifica sé stesso come uomo a sé stesso Dio come indennizzo dei danni che egli stesso in quanto uomo ha procurato (altro bell’enigma, che secondo me è stato risolto solo da René Girard in tempi recentissimi e su basi etnico-antropologiche, non religiose).
    Peraltro, discutere l’insostenibilità delle ragioni logiche alla fede non significa distruggere la fede. Significa soltanto affermare che la fede non è razionale, non ha bisogno di motivazioni e di spiegazioni; potremmo dire che gioca in tutt’altro campionato, principalmente quello del silenzio e non della parola o della logica (alla faccia del Verbo...). Non a caso, in tempi recenti e con strumenti culturali molto più potenti di quelli a disposizione ai tempi di Dante, chi ha cercato di dimostrare logicamente l’esistenza di Dio o ha finito per perdere la fede, o è addirittura impazzito (come il matematico Goedel). E non a caso, al Dante teologo (con tutto il rispetto) il Dante visionario e mistico che si specchia nella finale visione di Dio sovrasta di molte lunghezze.

    Infine, è fuori discussione che il posto occupato dalla Divina Commedia nel panorama della letteratura mondiale sia ampiamente meritato.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è il solito Paradiso. E' il Paradiso di Dante commentato da uno che la sa lunga. Spiegati meravigliosamente, i canti del Paradiso "squadernano" la loro unica bellezza poetica di fronte agli occhi di quei lettori che hanno la pazienza di concedersi un attimo per comprendere i talvolta ardui me ...continua

    Non è il solito Paradiso. E' il Paradiso di Dante commentato da uno che la sa lunga. Spiegati meravigliosamente, i canti del Paradiso "squadernano" la loro unica bellezza poetica di fronte agli occhi di quei lettori che hanno la pazienza di concedersi un attimo per comprendere i talvolta ardui messaggi contenuti in quest cantica. Sì, l'Inferno si legge meglio. Ma il Paradiso è LA poesia. Non ci sono ca**i.

    ha scritto il