Il Pianeta di Mr. Sammler

Di

Editore: Garzanti (Romanzi, 5)

3.9
(108)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 274 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Francese

Isbn-10: A000010135 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Letizia Ciotti Miller

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Un tempo i saggi abitavano le solitudini del deserto; oggi, forse abitano le solitudini della città. Un tempo comunicavano in stile oracolare; oggi usano le tecniche pudiche dell'insinuazione e dell'allusione. Non hanno né compiti né statuti precisi; vivono, si direbbe, in vacanza dalla loro vita; sono usi rammendarsi le calze o prepararsi da soli il caffè, traendo da questi piccoli lavori, resi necessari dalla crisi del personale domestico nelle metropoli, un piccolo, delizioso senso di indipendenza; ironicamente vedono nel minimo incidente il riflesso di problemi generali, e durante le loro passeggiate nelle vie della città, invase da una pericolosa insania, osservano i comportamenti degli uomini con occhio insieme dilatato e affettuoso. I saggi di cui parliamo sono una famiglia letteraria creata, su modelli forse labili, dallo scrittore americano Saul Bellow, e il Mr. Sammler di questo volume ne è uno dei più notevoli rappresentanti. Le eleganze della mente non cambiano il mondo, e tuttavia Mr. Sammler non può vietarsi di esercitarle. La sua ironia di matrice ebraica disegna tutto un ricamo leggero di schizzi intellettuali, di paradossi e di gaiezze, quasi i giochi zen di un occidentale: è un modo di durare, e di alleviare il dolore, che non nasconde tuttavia lo spessore di storia, di stragi di cultura di un esule dall'Europa e di uno scampato agli stermini. Il pianeta di Mr. Sammler è un romanzo di sottile impianto intellettuale e, cosa anche più rara, un libro di intenzione etica, di iniziazione alle modeste e turbate forme di saggezza ancora possibili.
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  • 4

    Un'isola meditativa sull'isola di Manhattan. (p. 68)

    "Dunque: una specie pazza? Sì, forse. Sebbene la pazzia sia anch'essa una mascherata, la proiezione di un motivo più profondo, un risultato della disperazione che ci coglie dinanzi alle infinità e all ...continua

    "Dunque: una specie pazza? Sì, forse. Sebbene la pazzia sia anch'essa una mascherata, la proiezione di un motivo più profondo, un risultato della disperazione che ci coglie dinanzi alle infinità e alle eternità." (p. 131)

    ha scritto il 

  • 5

    Chiedi alla polvere (1971)

    A causa del mio inveterato vizio di leggere qualche giorno fa mi sono immerso nella soffitta della vecchia casa di campagna di mia nonna tra le colline del Valdarno, in cerca di vecchi libri.
    Lì è cre ...continua

    A causa del mio inveterato vizio di leggere qualche giorno fa mi sono immerso nella soffitta della vecchia casa di campagna di mia nonna tra le colline del Valdarno, in cerca di vecchi libri.
    Lì è cresciuta mia madre. Li ho iniziato a leggere i primi romanzi, la prima volta pescando a caso la raccolta di racconti e arabeschi del fenomenale Edgar Allan Poe.
    Questa volta invece ad attirare la mia attenzione (o forse sotto la guida del caso) mi sono ritrovato tra le mani Il pianeta di Mr Sammler, di Saul Bellow.
    Alla prima pagina bianca (ma ormai ingiallita) vi era scritto a penna il nome di appartenenza di mia nonna, e una data "Anna, dicembre 1971".
    Quando mia nonna mi ha visto con il suo vecchio libro e lo ha riconosciuto dalla copertina ha esclamato "Il capolavoro di Bellow! "
    Le ho risposto che credevo fosse Herzog il capolavoro di Bellow, così vibrante nel suo stile e nella sua costruzione, nell'esuberanza del suo linguaggio e nel suo senso del reale. Anche se in realtà io forse gli ho preferito Il dono di Humboldt, con il suo messaggio genuino e il personaggio dell'intellettuale colto e perseguitato rappresentato da Citrine..
    Mia nonna ha fatto una smorfia, è rimasta in silenzio per qualche secondo e poi mi ha detto
    " Ricordo che era il più bel libro di Bellow, ma non riesco più a ricordare perché mi piacque tanto"
    E un attimo dopo ha aggiunto
    "Che peccato che il tempo passi, vero? che peccato che dobbiamo morire e diventare vecchi , non ricordare più, e che le cose belle si allontanino da noi al galoppo".
    Ha detto proprio così. Mia nonna è del 1920. Ha letto Il pianeta di Mr Sammler nel 1971, e ora non lo ricorda più. Così ho deciso di leggerlo, anche per cercare di capire per quale ragione secondo mia nonna questo romanzo era il vero capolavoro di Bellow.
    L'ho letto nella sua campagna, sotto un cipresso mentre mia moglie chiacchierava con le mie cugine; l'ho letto mentre mio figlio Tommaso giocava sul prato con i miei nipoti e mia figlia Charlotte passeggiava sulla luna; l'ho letto mentre mia nonna stava seduta affacciata dalla finestra a guardarci fuori e a pensare a come le cose belle se ne vanno via da noi galoppando.
    E credo di averlo capito, forse.
    Mr Sammler è la figura del vecchio ebreo sopravvissuto allo sterminio nazista, un po' come sopravvisse lei e mio nonno, anche se lui morì a 48 anni nel 1962 per i postumi delle torture subite in prigione. Il pianeta di Mr Sammler è ambientato nel 1969, e il suo protaginista affronta con infinita pazienza, stupito ma non rassegnato, la violenza di una metropoli e la rivolta studentesca, l'insicurezza delle strade e dell'esistenza di amici, parenti e congiunti, sullo sfondo così umanamente lontano, eppure storicamente vicino e presente, dei voli sulla luna. Mr Sammler, come mia nonna e tutta quella generazione sono sopravvissuti all'Europa martoriata dalla guerra e dalla follia nazista e la confrontavano inevitabilmente con la violenza del presente americano, il quale sembrava tutto proteso verso un futuro di affermazione tecnologica e scientifica, che dato il contesto da cui scaturiva, a loro avviso e forse giustamente, rischiava di sconfinare nella volontà di evasione, nell'escapismo.

    Mr Sammler è, come Herzog, un pensatore solitario, ma segnato dalla Storia, non da mera reattività personale. E' testimone di un mondo allo stremo, in cui la terra, il nostro pianeta già glorioso, sembra aver concluso il suo ciclo vitale, e solo la fuga sulla luna o negli spazi interplanetari sembra porsi come speranza o via d'uscita. Eppure, Sammler si sforza di tenere tutto assieme, compreso il manoscritto " Sul Futuro della luna", la cui perdita e il cui ritrovamento rocambolesco forniscono al libro una carica di comicità, connessa fra l'altro a situazioni sessuali che ne alleggeriscono la nostalgia.
    Mentre tutti parlano, Sammler conversa con tutti. Oggetto di infinite e spinose confessioni intime, il vecchio intellettuale offre consigli con piena coscienza che forse non sono più applicabili nel mondo d'oggi. Egli è ossessionato dal presente, e tentato dal futuro (la luna) ma è strettamente legato al passato come mia nonna ("i ricordi tengono il lupo dell'insignificanza lontano dalla porta") e chiude la sua vicenda sul letto di morte del nipote che l'ha salvato con la litania che attesta la sua esigenza di chiarezza e umanità: "ogni uomo, nel suo cuore, conosce i termini del suo contratto - e tutti noi sappiamo che li conosciamo, li conosciamo, li conosciamo.".
    E poi c'è un sì, sommesso, in extremis. Ed è stato il si di mia nonna, quando gli ho raccontato il libro. Il pianeta è un romanzo dove violenza e umorismo si equivalgono, così come l'azione cieca e la riflessione attenta, eppure penso che non l'avrei apprezzato come merita se lo avessi letto in un altro contesto e magari nella mia edizione dalla curatela cosi dettagliata e dalla veste grafica cosi pregiata che possiedo io ne I Meridiani.
    Credo che certi libri vadano letti nell'edizione in cui uscirono la prima volta, se possibile.
    Credo che Il Gattopardo vada letto in un'edizione degli anni cinquanta, e un Buzzati e Calvino negli anni quaranta e sessanta.
    Ho iniziato a credere che certi libri diventino più preziosi dopo qualche anno che riposano in soffitta. Credo che la polvere e la memoria siano sempre andate d'accordo con la letteratura.

    ha scritto il 

  • 0

    Una finestra aperta su una città, NYC, ritratta come il covo del male e della perdizione e quindi incredibilmente affascinante.
    Una città attraversata da un uomo reso cinico e distaccato da una vita d ...continua

    Una finestra aperta su una città, NYC, ritratta come il covo del male e della perdizione e quindi incredibilmente affascinante.
    Una città attraversata da un uomo reso cinico e distaccato da una vita difficile, ma al contempo molto attento alle logiche che ne dettano la sopravvivenza e il mercato di corpi e sentimenti.
    Delle intuizioni geniali, delle conversazioni brillanti per un eccellente autore ma purtroppo il libro è funestato in diversi punti da autentici buchi neri di pagine intere di considerazioni (probabilmente non alla mia portata) che assorbono ed annullano il piacere della lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Abbandonarsi

    Ero giovane quando lo lessi, ero al mare e andavo a letto presto, con un libro. Ricordo una lettura faticosa con un bisogno di lasciarsi andare, di abbandonarsi alle pagine, senza porsi troppi perchè. ...continua

    Ero giovane quando lo lessi, ero al mare e andavo a letto presto, con un libro. Ricordo una lettura faticosa con un bisogno di lasciarsi andare, di abbandonarsi alle pagine, senza porsi troppi perchè. Le stesse sensazioni che ho provato più recentemente con Bellow : abbandonarsi senza resistenze alla lettura, al personaggio, all'affabulazione, il premio arriva, garantito

    ha scritto il 

  • 4

    Il pianeta di Mr.Sammler naturalmente è la terra, luogo che rischia di diventare sempre più inospitale, per cui secondo alcuni (come per il Dr. Govinda Lal che segue le orme di H.G. Wells) presto potr ...continua

    Il pianeta di Mr.Sammler naturalmente è la terra, luogo che rischia di diventare sempre più inospitale, per cui secondo alcuni (come per il Dr. Govinda Lal che segue le orme di H.G. Wells) presto potrebbe essere abbandonato per la luna.
    Il pianeta di Mr. Sammler è l’America, e in particolare lo è New York dopo essere scampato miracolosamente ad Aushwitz e alla barbarie nazista e poi a quella dell’antisemitismo nella Polonia già liberata. Ma anche in questo nuovo pianeta i segni della decadenza della civiltà si fanno sempre più evidenti. E’ un mondo che sta perdendo senso, un mondo destinato alla rovina, che Sammler cerca faticosamente di interpretare, senza volerlo per questo giudicare.
    Il pianeta di Mr. Sammler è la sua famiglia ebraico-newyorkese: quella del ricco nipote Elya medico e affarista forse con frequentazioni mafiose, ma ora moribondo in ospedale. Fu lui ad accogliere (e ancora di fatto mantiene) il vecchio zio intellettuale e la sua stramba figlia Shula in fuga dall’Europa devastata. Ed è quella dei figli di Elya, viziosi, edonisti e sbalestrati, ma che considerano il vecchio zio come la voce della saggezza e confidano a lui e solo a lui (come fosse una specie di giudice-sacerdote di famiglia) i propri segreti e debolezze, per altri indicibili.
    Elya sta morendo, la nuova America sta morendo, l’intero pianeta sta morendo, ma zio Sammler è già stato a contatto con la morte, è sopravvissuto e si sente predestinato a sopravvivere ancora (o meglio, “a durare”, un po’ più degli altri) anche “a tutto questo caos e alle sue abbrutite buffonate”. Perché noi tutti abbiamo un contratto con Dio, anche se pochi rispettano le sue condizioni. Che noi tutti conosciamo nel profondo del nostro cuore, se vogliamo riconoscerci ancora come esseri umani, appartenenti a questo pianeta.
    Rileggerlo, dopo molti anni, ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

  • 3

    ostico da digerire. Non c'è un vero e proprio inzio e non c'è una vera e propria fine. Non posso definirlo brutto perchè tale non è, non posso definirlo bello perchè non mi è piaciuto. Troppa filosofi ...continua

    ostico da digerire. Non c'è un vero e proprio inzio e non c'è una vera e propria fine. Non posso definirlo brutto perchè tale non è, non posso definirlo bello perchè non mi è piaciuto. Troppa filosofia e troppi concetti che mal si sposano con un testo che vuole definirsi narrativo. Metto un tre stelle, un giudizio a metà, magari fra qualche anno proverò a rileggerlo... o forse no.

    ha scritto il 

  • 5

    Inizio questo libro e dopo due pagine comincio a farmi qualche nota; ma dopo altre due pagine rinuncio: è talmente denso che dovrei riscrivermelo tutto! Rilettura unica via.

    Ennesimo miracolo letterar ...continua

    Inizio questo libro e dopo due pagine comincio a farmi qualche nota; ma dopo altre due pagine rinuncio: è talmente denso che dovrei riscrivermelo tutto! Rilettura unica via.

    Ennesimo miracolo letterario di Saul Bellow, che riesce a scrivere un bellissimo romanzo con personaggi credibili, trama funzionalmente dosata, dotato di un impianto filosofico con profondità da fondale oceanico che viene a dispiegarsi in perfetta armonia con gli altri elementi costitutivi.
    Mr. Sammler, ebreo polacco, prima snob frequentatore dei salotti bene della Londra anteguerra, poi sopravvissuto all'Olocausto facendosi strada nudo fra nudi cadaveri, trascinandosi fuori dalla fossa comune dove invece rimane sua moglie, vive ormai ultrasettantenne nella New York di fine anni '60.
    Mr. Sammler che non ama le spiegazioni, incline al soliloquio, riflette sulla civiltà moderna che osserva col suo unico occhio buono e qui vediamo il Bellow grande cantore della follia della metropoli, di tutta la sua nevrosi, del malessere che ne attanaglia gli abitanti - la lucidità, la cura del dettaglio con cui l'autore dipinge questa realtà provocano impressioni acute, vivide, universali -, con laceranti interrogativi su individualismo e società di massa. E' qui il cardine su cui ruota il romanzo: “è negli ultimi due secoli che la maggioranza della gente nei paesi civilizzati ha rivendicato il privilegio di essere degli individui”, dice Sammler; e, si domanda poi, quali frutti sono stati raccolti? Soprattutto dolore, sofferenza, nuove nevrosi, probabilmente perchè la società in cui questo individualismo ha vissuto il suo sviluppo in realtà lo nega, spingendo sulla rappresentazione di sé, sulla teatralità, sull'essere interessanti quando invece (fosse anche solo a livello inconscio) percepiamo la nostra inadeguatezza ad essere umani, a dovere essere umani.
    E' il rapporto del sé con la comunità la vera ossessione di Sammler, lui che di fatto è ritornato dalla tomba, esperienza che lo ha reso “deforme”: è l'esperienza della morte, la morte di cui non possiamo sapere nulla perchè siamo vivi, dice a un certo punto, la morte che in noi vivi provoca i sentimenti dolorosi del lutto che altro non sono che un'espressione dell'amore, cioè di un sentimento che appartiene alla vita; ne abbiamo tuttavia la consapevolezza, come afferma Sammler nel finale con quel ripetuto “noi conosciamo”.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro complicato, ricco, pieno di parole, concetti, povero di azione, quasi un monologo. "...gli individui come Sammler (...) Anche se offesi, dolenti, in qualche dove sanguinanti, non esprimevano ape ...continua

    Libro complicato, ricco, pieno di parole, concetti, povero di azione, quasi un monologo. "...gli individui come Sammler (...) Anche se offesi, dolenti, in qualche dove sanguinanti, non esprimevano apertamente alcuna collera, non si mettevano a piangere in preda alla tristezza, ma traducevano i mali del cuore in delicata, addirittura penetrante osservazione." (pag. 44)

    ha scritto il 

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