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Il Signore di Parigi

I Racconti di Repubblica n° 18

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.6
(93)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 46 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000024014 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Flebile tentativo di avvicinamento a Lernet-Holenia, autore austriaco di "grandi intrecci romanzeschi" come cita la quarta di copertina del libercolo Adelphi.
    Sinceramente niente di memorabile ma si tratta comunque di un racconto di una cinquantina di pagine che si legge in una volata e lascia po ...continua

    Flebile tentativo di avvicinamento a Lernet-Holenia, autore austriaco di "grandi intrecci romanzeschi" come cita la quarta di copertina del libercolo Adelphi. Sinceramente niente di memorabile ma si tratta comunque di un racconto di una cinquantina di pagine che si legge in una volata e lascia poco entusiasmo. Variazione di un racconto già scritto da altri, non ricordo chi, ambientato in piena Rivoluzione con una trama fatta di scambi identitari, travisamenti e travestimenti, ombre profetiche e terrori patibolari. Ben scritto, ben tutto, ma niente di speciale. Tenterò con altri romanzi magari più strutturati e vedremo

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro che non rivoluziona

    L'ho trovato troppo sbrigativo e banale... ammetto che è sempre affascinante leggere un adelphi e che lo sfondo parigino rivoluzionario non stufa mai... però qui si poteva costruire sopra le ottime fondamenta una storia più robusta e passionale...

    ha scritto il 

  • 3

    [… ] nessuno di loro fu realmente il Signore di Parigi. In verità, soltanto il boia regnò durante la Grande Rivoluzione.
    Il Signore di Parigi era la Morte.


    Ancora una volta Alexander Lernet-Holenia ci narra del destino.
    Siamo a Parigi, anno 1788, la Rivoluzione è nell’aria, imminent ...continua

    [… ] nessuno di loro fu realmente il Signore di Parigi. In verità, soltanto il boia regnò durante la Grande Rivoluzione. Il Signore di Parigi era la Morte.

    Ancora una volta Alexander Lernet-Holenia ci narra del destino. Siamo a Parigi, anno 1788, la Rivoluzione è nell’aria, imminente. In una sala sono riuniti diversi nobili e artisti, quando uno scrittore, tale Cazotte, conosciuto anche per le sue profezie, annuncia la morte di molti dei presenti (lui compreso), sacrificati sull’altare della Dea Ragione. Solo due, fra i presenti, due giovani innamorati, si salveranno dalla grande e terribile macchina della Rivoluzione. Un racconto che mostra la nostra vulnerabilità e impotenza di fronte a eventi più grandi di noi, come anche al destino. Abbiamo già il destino segnato, senza la possibilità di poterlo conoscere in anticipo. Ma, ci dice l’autore, anche se così non fosse, anche se potessimo sapere cosa ci aspetta… non saremmo in grado di cambiarlo. Un libro meno divertente di altri che ho letto di questo autore, ma comunque sempre molto piacevole. È un raccontino, molto breve, si legge in un’oretta. Mi ha ricordato un po’ il racconto di Wilde, Il delitto di Lord Arthur Savile, con il povero Cazotte a condividere la sfortunata sorte del “mago” della storia. Carino, una lettura d’evasione.

    ha scritto il 

  • 3

    La cesta del boia

    Il Signore di Parigi è il boia cittadino, un affidabile artigiano, un serio professionista.
    Teste calde prerivoluzionarie, teste coronate postrivoluzionarie, per lui non fa differenza: finiscono tutte nel suo bel cestino di vimini (probabilmente, anche le tricoteuses in prima fila erano, e sarebb ...continua

    Il Signore di Parigi è il boia cittadino, un affidabile artigiano, un serio professionista. Teste calde prerivoluzionarie, teste coronate postrivoluzionarie, per lui non fa differenza: finiscono tutte nel suo bel cestino di vimini (probabilmente, anche le tricoteuses in prima fila erano, e sarebbero state di lì in poi, sempre le stesse, plaudenti davanti al boia di turno e ai suoi mandanti).

    Il reazionario Holenia piazza il cavalletto sulla Rive Droit (ci mancherebbe) e butta giù un acquerello un po' frettoloso della Parigi a cavallo del 1789, applicando alla tela idee non originalissime. Prende dal suo maestro Perutz un po' di Turlupin, tiene a mente il suo Sogno in rosso per il profeta di sventure (ma io preferisco il folle Ananchin al rassegnato Cazotte), l'amour fou (si scrive così?) tra i protagonisti viene dritto dallo Stendardo.

    Il gioco un po' fatuo e un un po' crudele del destino e lo scetticismo sulle magnifiche sorti e progressive invece sono marca ALH, vecchio borioso aristocratico che credeva solo all'Aquila Bicipite, o almeno a quello che significava per lui. Io lo adoro (anche per questo). Ma Il Signore di Parigi è la cosa sua più trascurabile che abbia letto finora.

    ha scritto il 

  • 4

    Piccolo volumetto che, in poche righe, ti trasporta nella Rivoluzione francese. Con una scrittura così efficace anche una piccola storia diventa apprezzabile.

    ha scritto il 

  • 3

    Torno a leggere Lernet-Holenia dopo lo spumeggiante romanzo “Ero Jack Mortimer” che me lo aveva fatto conoscere. “Il signore di Parigi” altri non è che il boia, colui che regnò durante la Grande Rivoluzione e al quale furono affidate le teste più famose di Francia – la famiglia reale, Danton, Des ...continua

    Torno a leggere Lernet-Holenia dopo lo spumeggiante romanzo “Ero Jack Mortimer” che me lo aveva fatto conoscere. “Il signore di Parigi” altri non è che il boia, colui che regnò durante la Grande Rivoluzione e al quale furono affidate le teste più famose di Francia – la famiglia reale, Danton, Desmoulins, Robespierre, Saint-Just e ancora – tutte cadute sotto la sua mannaia. Nel 1788, durante un ricevimento, lo scrittore Jacques Cazotte (“Le diable amoureux”) fa una profezia su quali teste cadranno sul patibolo. Dapprima l’inquietante profezia è accolta dalle risate degli astanti, poi l’atmosfera si guasta e il padrone di casa lo apostrofa così: “Mio caro signor Cazotte! Questo deplorevole scherzo è durato abbastanza. Voi lo state spingendo troppo in là, fino al punto di mettere a repentaglio non solo la vostra persona ma anche la compagnia in cui vi trovate!”. La profezia di Cazotte circola anche tra i rivoluzionari. Sebbene, come tutti a quei tempi, non credessero in Dio, erano però, come tutti, superstiziosi. Il prosieguo del racconto dimostra ovviamente come Cazotte avesse ragione, anche sulla propria testa puntualmente caduta, e sulla salvezza di due giovani per i quali aveva predetto che si sarebbero salvati dall’ecatombe. Grazie al suo aiuto. “Il conte Brankenbourg, rimarrà in vita, e in vita rimarrà pure la giovane con la quale sta ora parlando”. Senza dubbio un bell’intreccio tra vita, amore, destino e morte nella Parigi dominata dalla ghigliottina.

    ha scritto il 

  • 4

    La Necessità è rocambolesca.

    Come era già avvenuto nel romanzo "Un sogno in rosso", anche nel presente racconto un personaggio emette degli spiacevoli vaticini sui destini degli ospiti di un ricevimento, scatenando malumore e inquietudine. Questa volta ci troviamo a Parigi all'inizio del 1788 e la Dea Ragione – assetata di s ...continua

    Come era già avvenuto nel romanzo "Un sogno in rosso", anche nel presente racconto un personaggio emette degli spiacevoli vaticini sui destini degli ospiti di un ricevimento, scatenando malumore e inquietudine. Questa volta ci troviamo a Parigi all'inizio del 1788 e la Dea Ragione – assetata di sangue – sta per entrare in scena.

    ha scritto il 

  • 3

    Il gioco degli inganni

    Il Signore di Parigi è ambientato subito prima e poco dopo la Rivoluzione francese. Anche in questo racconto il protagonista è il destino, talvolta aiutato dagli uomini. Come in Uno studio in rosso c’è un uomo, Cazotte, che, una sera a cena con amici, preconizzando la fine di un’epoca e la Rivol ...continua

    Il Signore di Parigi è ambientato subito prima e poco dopo la Rivoluzione francese. Anche in questo racconto il protagonista è il destino, talvolta aiutato dagli uomini. Come in Uno studio in rosso c’è un uomo, Cazotte, che, una sera a cena con amici, preconizzando la fine di un’epoca e la Rivoluzione, fa una profezia di morte per tutti gli astanti. Tranne due. L’episodio viene dato come reale. Su questo Lernet-Holenia innesta lo svolgimento della storia, aggiungendo la variazione dei due “salvati”. Da qui, amore e morte e destino cominciano ad intrecciarsi a travestimenti, salvataggi, inganni. I momenti clou coinvolgono la figura del boia di Parigi, che non capisce nulla, ma si trova ad interpretare il deus ex machina.

    ha scritto il 

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