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Il Vicario di Wakefield

Di

Editore: Fabbri (Le Comete)

3.3
(95)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: A000128326 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    il prete scrittore

    L’uomo retto, il buon cristiano, colui che porge l’altra guancia e nella fiducia nel signore ripone le speranze di attraversare le traversie della vita, colui che semina il bene, raccoglie il bene, in vita come nell’aldilà. E mai, ma poi mai fidarsi delle apparenze, l’abito non fa il monaco, e so ...continua

    L’uomo retto, il buon cristiano, colui che porge l’altra guancia e nella fiducia nel signore ripone le speranze di attraversare le traversie della vita, colui che semina il bene, raccoglie il bene, in vita come nell’aldilà. E mai, ma poi mai fidarsi delle apparenze, l’abito non fa il monaco, e sotto un vestito elegante può nascondersi una belva, come un re può presentarsi abbigliato da straccione. Questo è quello che palesemente vuole trasmettere la vicenda, una vicenda che fila liscia, tipica fluidità narrativa degli scrittori britannici dell’epoca, qualche colpo di scena, qualche disgrazia, un po’ di commozione,e un finale che pacifica tutto, che forse nella sua assurda banalità, da solo vale tutto il romanzo; non si chiude il romanzo sospirando, ma sicuramente non ci si pente di averci perso una settimana leggendolo.

    ha scritto il 

  • 5

    The Trials Of Job

    This is widely regarded as a timeless classic but when I started it, it seemed a bit tame. It tells of the rather small life of a homely and endlessly virtuous vicar. Nothing much seems to happen because people who were not working class did not do much of anything, it seems. Life mainly consiste ...continua

    This is widely regarded as a timeless classic but when I started it, it seemed a bit tame. It tells of the rather small life of a homely and endlessly virtuous vicar. Nothing much seems to happen because people who were not working class did not do much of anything, it seems. Life mainly consisted of visiting, walking, eating, listening to music, and gossip.

    A third of the way into the book, however, it seemed to pick up. I think it was partly because I had adjusted to the pace of the narrative. I noticed that Goldsmith was obviously a very bright man when I read the quality of his musings (through his characters) on every aspect of society, from politics to personal ethics, and religion. The Vicar Of Wakefield can be seen as a philosophical text on the nature of ethics, virtue, and honour. It is very edifying without being overly didactic. It can also be seen as a modern version of the Book Of Job from the Old Testament. The trials and tribulations heaped upon the old vicar are quite astounding, and they increase throughout the book.

    The story keeps increasing pace until the very end, which contains a climactic denouement as satisfying as any found in Dickens. This is the sort of book one might possibly read more than once, especially as one grows older and naturally more contemplative. I do not see young readers enjoying this: they are too young and have not lived enough to appreciate the wit and poignancy of Goldsmith. This is a book for a more mature and world-wise person, someone who has experienced enough of life to understand the importance of Goldsmith's topics. So, in summary, I found it brilliant but only for people who enjoy reading philosophy and ethics. There is a superb little twist in the tale but I fear the action-hungry reader will never be able to reach the end.

    ha scritto il 

  • 4

    Finito di rileggere il 25 giugno 2013


    Questa rilettura dopo tanti anni ha giovato sia a me che al Vicario :-)


    Certo, bisogna fare sin dall'inizio un piccolo sforzo di contestualizzazione e storicizzazione, ma poi il romanzo di Goldsmith ripaga con momenti di pura delizia. ...continua


    Finito di rileggere il 25 giugno 2013

    Questa rilettura dopo tanti anni ha giovato sia a me che al Vicario :-)

    Certo, bisogna fare sin dall'inizio un piccolo sforzo di contestualizzazione e storicizzazione, ma poi il romanzo di Goldsmith ripaga con momenti di pura delizia.

    Romanzo ironico e divertente, a tratti anche avventuroso e picaresco, in cui sono presenti tutti i tipici "topoi" del romanzo del Settecento inglese, moraleggiante ma in misura più che accettabile, alcune pagine esilaranti; romanzo in cui la fiera della vanità è descritta e stigmatizzata con severità bonaria (niente a che vedere con le fustigazioni sarcastiche di Thackeray), rovesci di fortuna e colpi di scena che sono tali solo per i personaggi del romanzo ma non per il lettore (a cui l'autore ha riservato un posto in prima fila e che è dunque messo in grado di capire dove andranno a parare le situazioni molto prima dei protagonisti), un finale che a guardar bene è molto meno scontato di quanto possa apparire a prima vista.

    Goethe ne era entusiasta (ma tra gli estimatori del "Vicario" troviamo anche George Eliot, Dickens e il nostro Manzoni), e leggendo il libro si comprende bene il perché.

    ==========================
    Letto secoli fa (la copia cartacea che posseggo è in realtà quella della deliziosa Biblioteca Romantica Mondadori diretta da Borghese, con copertina telata verde) e della prima lettura avevo un ricordo buono ma molto sfocato. Lo sto rileggendo adesso in eBook

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Pubblicato per la prima volta nel 1766, “il Vicario” fu uno dei romanzi più fortunati della seconda metà del XVIII secolo, un piccolo capolavoro di pathos e ironia che suscitò l’ammirazione di un lettore esigente come Goethe…


    La storia è quella della famiglia del reverendo Primrose: genito ...continua

    Pubblicato per la prima volta nel 1766, “il Vicario” fu uno dei romanzi più fortunati della seconda metà del XVIII secolo, un piccolo capolavoro di pathos e ironia che suscitò l’ammirazione di un lettore esigente come Goethe…

    La storia è quella della famiglia del reverendo Primrose: genitori e figli sono creature buone e generose vittime di una sorte avversa…Primrose perde le sue sostanze, coinvolto nel fallimento di un commerciante; finisce in prigione per debiti dopo aver avuta la casa distrutta da un incendio; sua figlia Olivia è sedotta dal signorotto Thornhill che ha finto di sposarla; il figlio George lo sfida a duello e finisce in prigione; l'altra figlia Sophie viene rapita…
    I Primrose hanno un amico in Burchell, uomo bizzarro ma buono, che non esita ad aiutarli...

    Romanzo sentimentale tipicamente settecentesco, con toni melodrammatici e umoristici…la vicenda, soprattutto nel finale, si caratterizza di colpi di scena improvvisi, rivelazioni a sorpresa, noncuranza di tempo e di spazio, gran finale con tutti i personaggi in scena…

    Su tutte le avventure del romanzo si stendono la bonta` e la speranza del vicario e le sue considearazioni moraleggianti, ma il risultato è comunque piacevole e l'intreccio scorrevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Non avevo mai sentito nominare questo vero e proprio must letterario settecentesco - ma ancora in voga in epoca vittoriana - prima di leggere David Copperfield , in cui figura tra le letture che arrecano conforto al piccolo David, insieme al Robinson Crusoe e alle Mi ...continua

    Non avevo mai sentito nominare questo vero e proprio must letterario settecentesco - ma ancora in voga in epoca vittoriana - prima di leggere David Copperfield , in cui figura tra le letture che arrecano conforto al piccolo David, insieme al Robinson Crusoe e alle Mille e una notte . L' ho trovato in Middlemarch , ho saputo che Scott e Manzoni lo ammiravano (quest' ultimo lo prenderà pure come spunto per certi passaggi dei Promessi sposi ), perfino Goethe lo reputava un romanzo bellissimo.

    Una visita alla biblioteca era d' obbligo, vista la curiosità. Mi sono ritrovata tra le mani una splendida edizione del 1933, un libretto con la copertina di stoffa verde, le pagine spesse solo leggermente ingiallite, e quell' inconfondibile odore di antico che hanno i libri vecchi. Una mano sconosciuta aveva tracciato leggeri segni a matita accanto ai paragrafi (aggiungendo anche qualche parolina impudente che mi ha fatta sorridere... forse uno studente birichino?).

    Passeggiando all' ombra con quel libretto antiquato in mano, mi è stato facile - e delizioso - figurarmi di esser tornata indietro di almeno tre secoli. Vogliamo aggiungerci, poi, la soddisfazione di leggere le stesse pagine lette e apprezzate tanto da Goethe?

    La lettura è semplice e gradevole, si sorride spesso dell' ingenuità delle situazioni e dei personaggi (anche il buon Goldsmith sorrideva, non ne dubito), ma credo che particolarmente interessante sia il confrontarsi con il modo di pensare dell' epoca su argomenti allora molto sentiti. Una cosa veramente notevole de Il vicario di Wakefield è la leggerezza con cui Goldsmith riesce a riportare tesi filosofiche e politiche: molto accurato, mai noioso o pesante.

    Non ho potuto fare a meno di commuovermi un po' col personaggio del vicario, pur avendone sorriso in vari punti. All' inizio appare solo come un padre di famiglia brontolone, ma la grande nobiltà d' animo che emerge nel corso della vicenda non lascia indifferenti.

    Non so se questo fosse o no nelle intenzioni dell' autore, ma credo che certe pagine facciano davvero pensare che il mondo sarebbe un posto migliore, se ci fossero più persone come il vicario.

    Ad ogni modo credo che il vero gusto nel leggere quest' opera stia nel pensare a quanti grandi autori oggi ben più ricordati di Goldsmith l' avessero nella loro libreria e... chissà! Magari anche alle lacrimucce che Goethe o Dickens, bambini, possono aver versato sulle sorti del virtuoso vicario di Wakefield. O erano sorrisi tra i baffi :-)?

    ha scritto il 

  • 4

    Libro scritto nel 1766. Non ricordo la trama nei particolari (mi viene in mente una scena in cui tutti cadono nell'acqua), ma ne ricordo lo stile delizioso, l'humour (nonostante vi siano vicende non allegrissime), l'ingenuità della fede del protagonista e lo scioglimento felice delle vicende d ...continua

    Libro scritto nel 1766. Non ricordo la trama nei particolari (mi viene in mente una scena in cui tutti cadono nell'acqua), ma ne ricordo lo stile delizioso, l'humour (nonostante vi siano vicende non allegrissime), l'ingenuità della fede del protagonista e lo scioglimento felice delle vicende della famiglia. “Quando c’è l’affezione, basta; e con gli anni aumentò” Il pudore e la sintesi, per dire che il matrimonio fu felice. Magari oggi avrebbero scritto un intero libro sull'evoluzione del rapporto coniugale descrivendo le colazioni mattutine, i pranzi serali, i discorsi, le abitudini sessuali etc Evidentemente i lettori del settecento sapevano leggere tra le righe, noi (figli dell'epoca del visivo, o cinema o tv) abbiamo bisogno dello script per capire le stesse cose.

    ha scritto il