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Il Visconte di Bragelonne

Ediz. integrale

Di

Editore: Newton Compton (I Mammut, 16)

4.2
(600)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1283 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8854114022 | Isbn-13: 9788854114029 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Tommaso Monicelli ; Curatore: Francesco Perfetti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Rilegato in pelle , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
Terzo e ultimo romanzo del ciclo dei moschettieri, "Il Visconte di Bragelonne", tra l'epopea e il romanzo picaresco, il dramma e la commedia di costume, si svolge nella Francia radiosa di Luigi XIV. I quattro moschettieri - d'Artagnan, Athos, Porthos e Aramis - ormai avanti negli anni, si ritrovano su sponde diverse, ma il vincolo saldo dell'amicizia non viene meno anche nei momenti di più forte intensità drammatica. Sullo sfondo, intrecciati con le loro vicende, si sviluppano avvenimenti importanti per la storia europea, a cominciare dal perfezionamento dello Stato assoluto in Francia e della restaurazione monarchica in Inghilterra, mentre fioriscono le avventure galanti all'ombra della corte francese e i molteplici amori del re Sole. È famoso l'episodio della Maschera di ferro, che si svolge lungo diversi capitoli dell'opera e di cui sono state fatte numerose versioni cinematografiche. L'introduzione generale e la premessa di questa edizione sono di Francesco Perfetti.
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  • 4

    Se da una parte il mio cuore vorrebbe dare le cinque stelline piene a questo romanzo (perché un'opera che è riuscita a far piangere una persona che non si commuove facilmente e non ha mai - e sottolin ...continua

    Se da una parte il mio cuore vorrebbe dare le cinque stelline piene a questo romanzo (perché un'opera che è riuscita a far piangere una persona che non si commuove facilmente e non ha mai - e sottolineo, mai - pianto per un libro merita il massimo a prescindere), dall'altra la mia coscienza e l'oggettività mi impongono altre scelte.

    Dumas, in fondo, è uno scrittore di romanzi d'appendice, che sa benissimo che il guadagno viene da quante righe scrive e da quanti capitoli la sua mente riesce a partorire; sa perfettamente che deve accontentare i gusti di più persone possibili ed è conscio che ci sono tecniche narrative a cui un certo tipo di autore deve sottostare. Per esempio, sa che il lettore non può ricordare tutti i passaggi che hanno portato l'azione a svolgersi in un determinato modo, quindi è costretto a ricordare più volte le stesse cose, possibilmente allungando il brodo, per i motivi suddetti.
    Se queste caratteristiche le abbiamo viste pian piano svilupparsi nei primi due libri, in questo volume, esse raggiungono il massimo sviluppo, dispiegando la storia in quasi 300 capitoli. Per conciliare i gusti di tutti, inoltre, l'autore ha abbandonato le imprese eroiche e le battaglie, relegandole a pochi, ma bellissimi capitoli, e dedicandosi per lo più agli intrighi politici e agli amori (per lo più poco casti) della corte, che occupano invece buona parte del romanzo. Ne viene fuori un quadro interessante della società e della politica dell'epoca, ma che può risultare un po' noioso per chi predilige l'azione alle smancerie delle dame di corte (e la sottoscritta ne è un esempio).
    La narrazione è comunque fluida, i personaggi sono delineati splendidamente e l'autore non si dimentica mai di tener viva l'attenzione sui complotti che poi sfoceranno nella parte migliore del romanzo, quella dedicata alla maschera di ferro e alle sue conseguenze.
    Si arriva quindi al finale: cento pagine o poco più in cui, dopo oltre tremila pagine totali di avventure e quasi quarant'anni di servizio, i nostri quattro amici ci lasciano in un finale bello, bellissimo, delicato ma forte, struggente e fiero, che merita, da solo, la lettura di scene d'amore quasi da diabete e descrizioni di feste meravigliose, ma comunque noiose per un lettore moderno.
    E Bragelonne?, mi chiederà qualcuno. Probabilmente l'idea di dedicare il titolo di questo romanzo al figlio di Athos lascia molto perplessi, visto che poi il visconte non appare che raramente; eppure, io sono del parere che sia stata la scelta più giusta: non solo il povero Raul è, alla fine, il protagonista morale del romanzo (visto che molto di quel che accade lo vede indirettamente protagonista), ma soprattutto per le conseguenze che le sue azioni e quelle di coloro che gli stanno intorno hanno. Del resto, a parte "Dieci anni più tardi", che è la seconda parte del titolo, di cui molti si dimenticano, un altro titolo, per quest'opera immane, io non riuscirei a trovarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    3.5

    Ho fatto molta fatica a finirlo, colpa sicuramente anche dell'edizione ne comoda da leggere (1200 pagine molto fitte, con una stampa più standard sarebbero state tranquillamente 1800), ne da tenere in ...continua

    Ho fatto molta fatica a finirlo, colpa sicuramente anche dell'edizione ne comoda da leggere (1200 pagine molto fitte, con una stampa più standard sarebbero state tranquillamente 1800), ne da tenere in mano.
    Ma, fisicità del tomo a parte, se ci ho messo quattro (!) mesi, è stato anche per una storia non all'altezza dei precedenti due libri.
    Sapevo che l'azione presente nei "I tre moschettieri" qui, come già in parte in "Vent'anni dopo", sarebbe stata in secondo piano, ma non mi aspettavo di veder i quattro eroi parificati con tutte le altre figure del romanzo.
    Mi spiego meglio: "Il visconte di Bragelonne" è un romanzo grandioso, non limitandosi a raccontare le ultime gesta dei quattro, racchiude sia gli intrighi politici, sia le vicende di corte, dando una panoramica a 360 gradi del tempo di Luigi XIV, forse di più che nei romanzi precedenti. Ma forse proprio in questa completezza il romanzo perde di mordente: più volte ho arrancato con la lettura perchè invece di trovarmi d'Artagnan protagonista mi dovevo sorbire le noiosissime storielle di corte (e i loro insopportabili personaggi), importanti per la trama, ma eccessivamente estese.
    Verso le ultime 300 pagine il ritmo torna un po' a salire, si crea un po' di tensione grazie alla particina dedicata alla Maschera di Ferro (esageratamente sbandierata in copertina), ma nel complesso rimane il peggiore della trilogia.
    Il primo è imprescindibile, uno dei migliori del suo genere; il secondo è un ottimo corollario per chi non è sazio; il terzo è trascurabile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Questo romanzo mi ha lasciato un sapore amaro in bocca. Pur essendo il più corposo dei tre è, però, anche il più scarno: troppo rilievo viene dato a personaggi diversi dai nostri 4 moschettieri e da R ...continua

    Questo romanzo mi ha lasciato un sapore amaro in bocca. Pur essendo il più corposo dei tre è, però, anche il più scarno: troppo rilievo viene dato a personaggi diversi dai nostri 4 moschettieri e da Raul che può essere considerato uno di loro sia per la parentela e l’affetto che li uniscono sia per la sua mentalità di giovane di altri tempi; mi riferisco a personaggi quali Fouquet, Luigi XIV, Luisa e molti altri ancora. Ma questo è solo la punta di ciò che non mi è piaciuto. Che dire di come sono diventati gli inseparabili D’Artagnan, Athos, Portos e Aramis? È triste ammetterlo, ma il tempo ha affievolito il loro legame.
    Ma più di tutti io ce l’ho con Dumas, mi viene da chiedergli perché li hai fatti morire? Trattandosi di personaggi di fantasia non potevi lasciarli in vita nella mente dei lettori?
    Ci ho pensato e sono arrivata alla conclusione che Dumas si sia spinto tanto oltre per non permettere a qualcun'altro di appropriarsi della sua eredità, pubblicando altri romanzi con i nostri moschettieri come protagonisti.

    ha scritto il 

  • 5

    Come sono contenta di non aver letto la Trilogia dei Moschettieri da adolescente ma soltanto adesso che sono piuttosto attempatella!E di aver letto i tre romanzi uno dopo l'altro tutti di seguito!

    Arr ...continua

    Come sono contenta di non aver letto la Trilogia dei Moschettieri da adolescente ma soltanto adesso che sono piuttosto attempatella!E di aver letto i tre romanzi uno dopo l'altro tutti di seguito!

    Arrivata oggi all'ultima delle 1940 (millenovecentoquaranta!) pagine de "Il Visconte di Bragelonne" , terzo romanzo della trilogia dei Moschettieri, libro che mi ha tenuto compagnia per circa venti giorni senza un solo un attimo di noia, che mi ha coinvolto, fatto ridere a crepapelle con dialoghi strepitosi (si vede che Dumas era anche uomo di teatro, oh, perbacco, se si vede!), commossa e che specialmente negli ultimi dieci-quindici capitoli ha rischiato di farmi piangere come una fontana, fatto vivere la vita della corte di Luigi XIV futuro Re Sole; ancora sotto l'effetto delle mille emozioni (ma anche riflessioni) suscitate in me da questo libro che, come una matrioska o le scatole cinesi contiene almeno tre corposi romanzi dentro il romanzo principale... non sono capace di sintetizzare, e non trovo di meglio che riportare alcune parole che, sul Bragelonne, scrisse Robert Louis Stevenson

    Stevenson cita il romanzo di Dumas come una delle letture che l'hanno segnato più profondamente: "Il mio più caro e migliore amico, all'infuori di Shakespeare, è senza dubbio D'Artagnan, l'ultimo D'Artagnan, quello del Visconte di Bragelonne. Non ho mai incontrato anima più umana e, alla sua maniera, ammirevole". (Stevenson, "Gossip on a novel of Dumas")

    E ancora:  
    "Spesso, se volete, è impossibile come una fiaba araba; eppure tutto è basato sulla natura umana. Quale romanzo possiede più natura umana, più buon senso, più allegria, più spirito, più abilità letteraria ammirevole e instancabile? Molte buone anime lo leggeranno tradotto; ma nessuno stile è così intraducibile; leggero come la panna montata, forte come la seta, genuino come un racconto paesano; appropriato come il rapporto d'un generale; con tanti difetti, mai noioso; senza merito, sempre giusto. E quale romanzo ispira una più naturale e salubre moralità? E, corona del particolare trionfo di questo artista: non è solo vero, ma amabile; non solo convince, ma incanta."

    ha scritto il 

  • 4

    Sono riuscito a completare la trilogia dei moschettieri. Rispetto agli altri è meno presente la parte avventurosa, che ha caretterizzato i primi due libri, per lasciare spazio alle questioni di corte, ...continua

    Sono riuscito a completare la trilogia dei moschettieri. Rispetto agli altri è meno presente la parte avventurosa, che ha caretterizzato i primi due libri, per lasciare spazio alle questioni di corte, di cuore, intrighi amorosi, ecc...lunghi tratti del libro hanno affrontato questi temi e questo aspetto l'ho trovato penalizzante, essendo un libro anche molto lungo. Poco presente Athos, abbastanza D'Artagnan un po' di più Aramis e Portos ma sono sembrati quasi dei comprimari rispetto a tutte le figure della parte centrale del libro a partire dal re. Ho trovato invece molto bella la parte ultima del libro dove si sono rilette le pagine avventurose dei primi due. Certo il finale non è stato semplice (senza anticipare nulla...). Diciamo che alla fin fine 4 stelle fanno media tra una parte del libro (abbastanza consistente) da così così ad altre parti bellissime.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    Confesso la mia ignoranza: non avevo assolutamente idea che la saga dei tre moschettieri fosse una trilogia, pensavo che il primo fosse un libro a sé stante, che avevo letto anni fa, e che ho riletto ...continua

    Confesso la mia ignoranza: non avevo assolutamente idea che la saga dei tre moschettieri fosse una trilogia, pensavo che il primo fosse un libro a sé stante, che avevo letto anni fa, e che ho riletto recentemente. Poi ho scoperto che esistevano anche "Vent'anni dopo" e "Il visconte di Bragelonne", e me li sono procurati subito.
    Devo dire che quest'ultimo, "Il visconte di Bragelonne", secondo la mia opinione è in assoluto il migliore dei tre, persino del primo. I nostri quattro moschettieri sono invecchiati, e in effetti solo D'Artagnan ha fatto carriera nei moschettieri, diventando il capo, mentre gli altri si sono ritirati, chi a vita privata, e chi (Aramis) alla vita religiosa.
    In questo romanzo ci sono miriadi di storie oltre a quelle dei quattro, ed è proprio questo il bello, perché non annoia mai e ci fa vedere ogni singolo punto di vista e ogni singolo intreccio della trama, senza mai venire a noia.
    E all'interno c'è tutto: un romanzo storico, le storie d'amore, le storie di avventura e di intrighi, la drammaticità e l'ironia.
    Non ho mai letto un romanzo più completo di questo, e nonostante la varietà di protagonisti, di storie e di argomenti, il tutto non è né confusionario né pesante.
    La fine del libro poi è un pugno nello stomaco per chi ha amato il mitico quartetto, ma allo stesso tempo è davvero emozionante e tiene fede al motto "tutti per uno, uno per tutti".
    L'unica cosa che mi aspettavo era di trovare più approfondita la storia de "La maschera di ferro", che in questo libro è sostanzialmente solo accennata e non c'entra quasi niente con il famoso film con Leonardo Di Caprio, ma evidentemente è stata poi riscritta successivamente, e appunto in questo libro non è messa in primo piano, anche se sarà la causa scatenante delle ultime vicende.
    Ma questo non inficia per niente il mio giudizio su questo romanzo che mi ha tenuta incollata in questo caso allo schermo dell'e book reader, mi ha fatto ordinare all'istante la versione cartacea che va a completare la saga, e che ha fatto balzare all'istante Dumas padre nella lista dei miei autori preferiti, nonostante non abbia molto in simpatia la letteratura francese. Ma sono già pronta a leggere "Il conte di Montecristo".

    ha scritto il 

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