Il bambino con il pigiama a righe

Con DVD

Di ,

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (24/7)

4.1
(7559)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Galego , Chi tradizionale , Spagnolo , Olandese , Giapponese , Basco , Portoghese , Russo , Ceco

Isbn-10: 8817034681 | Isbn-13: 9788817034685 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Patrizia Rossi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Bambini , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno di quelli che ci si augura di non dover mai varcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero. John Boyne ci consegna una storia che dimostra meglio di qualsiasi spiegazione teorica come in una guerra tutti sono vittime, e tra loro quelli a cui viene sempre negata la parola sono proprio i bambini. Età di lettura: da 12 anni.
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  • 4

    Una lettura scorrevole, lineare e avvincente nel modo in cui intesse la trama e le avventure di Bruno e Shmuel. Estremamente ostico è, invece, il tema trattato, che, come sempre accade quando ci trovi ...continua

    Una lettura scorrevole, lineare e avvincente nel modo in cui intesse la trama e le avventure di Bruno e Shmuel. Estremamente ostico è, invece, il tema trattato, che, come sempre accade quando ci troviamo di fronte alle narrazioni e alle testimonianze sulla Shoah, mette a dura prova e, anzi, soverchia la nostra capacità di comprendere, che si fa ancor più inaccessibile quando simili storie toccano l'infanzia.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2017/02/il-bambino-con-il-pigiama-righe-boyne.html

    ha scritto il 

  • 4

    Gli occhi del giovane Bruno filtrano tutto con un candore senza precedenti, una coscienza un po' troppo immacolata per essersi sviluppata fra le mura della casa di un ufficiale nazista. Forse è questo ...continua

    Gli occhi del giovane Bruno filtrano tutto con un candore senza precedenti, una coscienza un po' troppo immacolata per essersi sviluppata fra le mura della casa di un ufficiale nazista. Forse è questo stesso gioco di contrasti fra l'ingenuità che leggiamo e la barbarie che intuiamo a masticare i nostri cuori di lettori.
    In questa tela bicolore, poco può l'innocenza di due bambini contro il volto marcio e incancrenito di una società che ha venduto, per un paio di mostrine sul pettorale, la chiave di accesso al proprio cervello.
    Finale tragico, come già anticipavo avendo visto il film qualche anno fa, che colpisce tutti - vittime e persecutori.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto commovente

    La deportazione degli ebrei vista attraverso gli occhi di un bambino tedesco di nove anni che non capisce cosa ci sia al di là del filo spinato...un'amicizia tra due bambini che deve insegnarci molto. ...continua

    La deportazione degli ebrei vista attraverso gli occhi di un bambino tedesco di nove anni che non capisce cosa ci sia al di là del filo spinato...un'amicizia tra due bambini che deve insegnarci molto.

    ha scritto il 

  • 3

    Senz'altro la storia e' molto bella e il fatto che si rivolga a un pubblico giovane e' altrettanto bello ed utile. Solo che quando ho comprato il libro ero convinta fermamente che si trattasse di un r ...continua

    Senz'altro la storia e' molto bella e il fatto che si rivolga a un pubblico giovane e' altrettanto bello ed utile. Solo che quando ho comprato il libro ero convinta fermamente che si trattasse di un romanzo molto più complesso e non certo per un pubblico delle scuole medie. Diciamo che le tre stelle non sono dovute al fatto che non ho trovato bello il libro, ma piuttosto alla mia delusione per le aspettative sbagliate che mi ero fatta a riguardo.

    ha scritto il 

  • 4

    Bruno ha nove anni e nel 1942 vive a Berlino insieme a sua madre, sua sorella maggiore e suo padre, che è un soldato. Della guerra Bruno non ne sa nulla e ancor meno capisce dei suoi personaggi e dei ...continua

    Bruno ha nove anni e nel 1942 vive a Berlino insieme a sua madre, sua sorella maggiore e suo padre, che è un soldato. Della guerra Bruno non ne sa nulla e ancor meno capisce dei suoi personaggi e dei suoi luoghi; per lui Hitler è soltanto il Furio, un ometto insignificante e poco garbato con una donna molto più bella di lui. Proprio durante una cena nella loro grande casa berlinese il Furio incarica il papà di Bruno di un trasferimento e un nuovo impiego, e così l'intera famiglia è costretta a trasferirsi in un luogo lontano e deprimente che Bruno chiama Auscit.
    Dalla finestra della sua nuova stanza Bruno vede un grande recinto di rete metallica in lontananza, dove si muovono figure umane che indossano tutte lo stesso pigiama righe, e non sembrano affatto felici. Durante un'esplorazione, un pomeriggio, Bruno si spinge fino al reticolato e dall'altra parte c'è Shmuel, che è nato il suo stesso giorno ed è polacco, e diventerà il suo migliore amico. Bruno non comprende perché Shmuel viva dietro il reticolato e non possa uscirne, ma non comprende nemmeno perché lui non possa andare dall'altra parte a giocare e indossare un comodo pigiama al posto delle camicie a cui lui è obbligato. Bruno di Auscit non comprende molte cose: perché il tenente Kotler sia crudele con Shmuel e con il cuoco Pavel, chi siano questi ebrei di cui Gretel dice di essere il contrario, perché la nonna e il papà abbiano litigato così ferocemente per il trasferimento ad Auscit. Un anno in quel luogo, un anno di chiacchiere con Shmuel al di là della rete, non gli basteranno a comprendere l'orrore della magrezza dell'amico, delle grida dei soldati, dei pigiami a righe di tutte quelle persone. Quando però la mamma decide che lei e i bambini faranno ritorno a Berlino, Bruno coglie l'ultima occasione di giocare con Shmuel, cosa che insieme non hanno mai fatto, e di aiutare l'amico a cercare il padre scomparso. Si traveste allora con un pigiama a righe trafugato dal campo e, complici i pidocchi che lo hanno costretto a rasarsi la testa, si infila sotto la rete nel mondo dell'amico, che immediatamente lo spaventa a morte. Ma mentre i due bambini esplorano, alla ricerca di una traccia che li aiuti a rintracciare l'uomo, un soldato intima un ordine e così Shmuel e Bruno si trovano coinvolti in una marcia e vengono rinchiusi in un edificio in muratura (noi lettori esterni sappiamo, una camera a gas) dal quale non usciranno mai più -ed il padre di Bruno ci metterà un anno a rendersi conto della tragica verità, e all'arrivo dell'esercito russo non avrà più alcun motivo per difendersi.

    Un punto di vista innocente sull'Olocausto, interessante ed originale nel panorama delle mie letture sull'argomento il fatto che Bruno non sia una vittima del lager ma viva lo sterminio dalla parte dei nazisti pur senza rendersene conto: ad esempio per lui il papà è senza dubbio un soldato bravo e giusto, e non comprende come Shmuel possa esserne terrorizzato.
    Il finale riesce ad essere comunque delicato nonostante la sua drammaticità, ed il romanzo di Boyne nel complesso è apprezzabile anche per un pubblico adulto, oltre che per affrontare la tematica della Shoà con un lettore in età da scuole medie. Ricordo che a quell'età vidi il film "Jona che visse nella balena", a dir poco straziante (tutt'ora mi angoscia sentire il canto Gam Gam): senza dubbio preferirei approcciare il dramma di quegli anni partendo da un romanzo più lieve come questo, oppure da un classico come il Diario di Anne Frank, o dalle loro trasposizioni cinematografiche.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    L’assurdità dei lager nazisti visti con gli occhi di un bambino di 9 anni. Bruno è ancora troppo piccolo per capire che lavoro faccia suo padre per conto del “Furio” e perché per questo lavoro tutta l ...continua

    L’assurdità dei lager nazisti visti con gli occhi di un bambino di 9 anni. Bruno è ancora troppo piccolo per capire che lavoro faccia suo padre per conto del “Furio” e perché per questo lavoro tutta la famiglia debba lasciare Berlino per un posto lontano, di cui non riesce neanche a pronunciare bene il nome, Auscit. A maggior ragione quindi è incapace di comprendere perché dall’altra parte del reticolato che divide il giardino della propria casa da una brutta zona piena di baracche ad un piano abitata da una moltitudine di gente abbigliata tutta con uno strano pigiama a righe.
    Per rompere la monotonia della vita nella nuova casa ricomincerà con le sue esplorazioni, e, dato che la piccola abitazione non offre gli spunti della magiore di cinque piani di Berlino, andrà ad esplorare l’esterno, per vedere dove termini quella strana recinzione di filo spinato. Procederà fino a quando dall’altro lato non vedrà seduto tutto solo un bambino, Shmuel, che scoprirà essere nato il suo stesso giorno, il 15 aprile 1934. Iniziano così una serie di pomeriggi passati a chiacchierare, dato che con la recinzione tra loro non possono fare altro, fino a quando per Bruno non verrà il momento di ritornare con la madre e la sorella a Berlino. Prima di lasciare il nuovo amico accetta però di aiutarlo a cercare suo padre, sparito misteriosamente da un giorno all’altro, per farlo dovrà passare dall’altra parte del filo spinato, mimetizzandosi con gli altri abitanti in “pigiama a righe”.
    Una storia semplice che va dritta al cuore del lettore.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto bello e delicato, nonostante questo aggettivo sembri inadatto per un argomento del genere. In sè il libro è straziante, soprattutto per noi adulti che possiamo mettere a confronto l'ingenuità de ...continua

    Molto bello e delicato, nonostante questo aggettivo sembri inadatto per un argomento del genere. In sè il libro è straziante, soprattutto per noi adulti che possiamo mettere a confronto l'ingenuità del bambino tedesco che non capisce cosa succede attorno a lui e le atrocità del campo, ma trovo sia adatto per ragazzi delle medie che possono così capire cosa è successo veramente, senza descrizioni traumatizzanti.

    ha scritto il 

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