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Il bambino pesce

Di

Editore: La Nuova Frontiera

2.8
(12)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8883731204 | Isbn-13: 9788883731204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elisa Tramontin

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
ala è una ragazza di Buenos Aires, nata e cresciuta in una famiglia borghese e perbenista. Il padre, Brönte, è uno scrittore affermato ma anche un uomo estremamente egocentrico che non ha nessun rapporto con la figlia. Le uniche parole che le rivolge, le rare volte che esce dallo studio, sono: "non credere mai a ciò che scrivo".
Sua madre Sasha, invece, ha un solo interesse nella vita: lo studio dei fiori di Bach e le religioni orientali. In questo fragile equilibrio irrompe la Guay, una bellissima ragazza paraguaiana, che viene assunta come cameriera dalla famiglia Brönte.Le due ragazze si guardano, si ascoltano, si studiano fin quando l'amore e la passione travolgono ogni barriera sociale e culturale: sognano di fuggire insieme in Paraguay, lontane dal conformismo e dalla solitudine.Ma la storia si complica quando dalle fredde acque del lago Ypacaray riaffiora un passato misterioso e con esso la leggenda del bambino pesce.
Un romanzo che parla d'amore e vendetta, di sesso e violenza ma soprattutto di solitudine e paura.
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  • 2

    Lala e la Guay si incontrano nella casa di Lala, in Argentina. Lala e' figlia di un famoso scrittore cinico ed egocentrico, l'altra e' una ragazza paraguayana "a servizio". Il sogno di costruire il loro nido nei pressi del lago di Ypacarai (dimora del bambino pesce) viene ostacolato dalla crudelt ...continua

    Lala e la Guay si incontrano nella casa di Lala, in Argentina. Lala e' figlia di un famoso scrittore cinico ed egocentrico, l'altra e' una ragazza paraguayana "a servizio". Il sogno di costruire il loro nido nei pressi del lago di Ypacarai (dimora del bambino pesce) viene ostacolato dalla crudelta' di un mondo narciso, violento e sessuomane. Tutto questo racconta Serafino, il cane di Lala. Il libro delude per un po' di piattezza nella narrazione e la favola magica del bambino pesce risulta posticcia. Il cane, trovata non particolarmente originale, comunque e' simpatico.

    ha scritto il 

  • 0

    Autrice argentina attiva anche nell’audiovisivo, Lucía Puenzo percorre il realismo magico latinoamericano con il piglio dei giovani autori postmodermi, il cui linguaggio da Chuck Palahniuk in avanti, contaminandosi con Easton Ellis e il cinema di Tarantino si è purtroppo fossilizzato sull’ardito ...continua

    Autrice argentina attiva anche nell’audiovisivo, Lucía Puenzo percorre il realismo magico latinoamericano con il piglio dei giovani autori postmodermi, il cui linguaggio da Chuck Palahniuk in avanti, contaminandosi con Easton Ellis e il cinema di Tarantino si è purtroppo fossilizzato sull’ardito senza dare all’arditezza un’anima letteraria. Il romanzo è piacevole soprattutto nella seconda parte, ma è solo azione, pruderie sessuali fin troppo banali, scenari di degrado sociale e denuncia civile tratteggiati lievemente, in più la scrittura non sa essere nuova, e non è detto che debba esserlo. Solo si richiede una maggiore aderenza alla prosa, qui sconbussolata senza efficacia dai tentativi di renderla postmoderna. All’autrice, a cui nessuno nega la bravura a sceneggiare storie fuori dagli schemi, bisogna però reclamare l’assenza di identità. I suoi personaggi, benchè iperpresenti sulla scena attraverso gli occhi di un cane che funge da narratore, non restano impressi sulla pagina. Se la scrittura non ha nulla di nuovo né tantomeno di tradizionale, personaggi, ambienti, azioni e moduli non hanno la capacità di creare un immaginario né di essere i referenti di qualcosa d’altro. La storia di due giovani ragazze argentine che vivono un amore lesbico sullo sfondo prima di un giallo, poi di un idillio bucolico e infine di un dramma sporco e cattivo come va tanto di moda, è privata di quei codici creativi che permettono ad un’opera di diventare grande anche restando in un piccolo orizzonte di visibilità. Tutto è molto affrettato, i dialoghi sono confusi, a volte non si capisce il passaggio narrativo, chi parla, chi fa cosa. Se questo è voluto come cifra autoriale va rispettato, ma personalmente ho letto Il Bambino Pesce senza affezionarmi a nulla. In più l’infelice scelta di dare ad un cane il compito di narrare la storia non crea nulla di nuovo, solo mischia le carte attoriali in campo rendendo meno comprensibile la narrazione. Sicuramente un storia interessante, sia per il taglio omosessuale sia per le tante piccole realtà criminali riportate purtroppo molto velocemente come in un servizio telegiornalistico, o peggio ancora come in una fiction, ma incapace di restituire l’inquietudine delle protagoniste e la loro rabbia giovane alle pulsioni del lettore, se non in passaggi di un erotismo fin troppo semplice.
    Voto: 6.

    ha scritto il 

  • 2

    E' un libro duro, faticoso; è un libro di solitudini che appartiene ad un mondo lontano. Non ho però trovato nulla che mi toccasse, mi facesse comprendere o mi regalasse qualcosa in queste pagine....
    una delusione.

    ha scritto il 

  • 1

    delusione. e il film è migliore

    Ok, il film è migliore. La sua capacità di espressione visiva è molto superiore alla sua pura scrittura. Tutto ciò che si impantanava in una prosa che avevo trovato irritante, in immagini si fa un po' mistero, un po' magia, un po' bellezza. Ha il coraggio di tagliare e ovviamente di togliere il p ...continua

    Ok, il film è migliore. La sua capacità di espressione visiva è molto superiore alla sua pura scrittura. Tutto ciò che si impantanava in una prosa che avevo trovato irritante, in immagini si fa un po' mistero, un po' magia, un po' bellezza. Ha il coraggio di tagliare e ovviamente di togliere il punto di vista del cane, però rende confusi molti passaggi, tenta di muovere la linearità sfalzando i piani temporali e costringendo lo spettatore ad impegnarsi per legare la trama che si sovrappone in tempi diversi. Certo non è all'altezza di XXY, è meno costruito e sfumato, quindi i personaggi sono così lievi in fondo, benchè presi da fatti pesantissimi, che il rischio maggiore è una totale mancanza di incisività. Insomma un film dimenticabile, di cui si apprezzano alcuni particolari del gusto di messa in scena visiva quasi poetica, meglio del libro, e ci voleva poco, ma davvero nulla di che.

    ****************************************************** Sono a pag 40, temo che la Puenzo non sia una scrittrice all'altezza della sua capacità registica...vediamo<br />Purtroppo non è gran che e mi dispiace, perchè come regista, e sceneggiatrice, è davvero brava, il suo XXY è stato una sorpresa incredibile per asciuttezza, grazia, forza, capacità di raccontare i ragazzi e la diversità in maniera molto profonda. E invece qui c'è molta ovvietà, una prosa poco curata, una storia un po' così, l'idea dei personaggi visti ad altezza animale che è ormai un deja vu. Alcune cose sono anche azzeccate, ma in generale è un testo fastidioso, famiglia ricca e corrotta/infelice/incapace di trovare un fine, mondo povero, che più povero non si può, che non trova spiragli di felicità e a cui tutto capita: un clichè.<br />So che ne ha tratto un film passato a Cannes l'anno scorso, o viceversa, speriamo bene, sempre che si abbia la fortuna di vederlo.

    ha scritto il