Il bambino senza nome

Di

Editore: Piemme (Bestseller)

3.9
(592)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 448 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8856613956 | Isbn-13: 9788856613957 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: F. Genta Bonelli

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Mark ha da poco iniziato la sua vita da ricercatore a Oxford quando suo padre Alex bussa alla sua porta con un angoscioso segreto da confessare. I brandelli di quel segreto sono rinchiusi in una logora valigia che custodisce i ricordi evanescenti e ossessionanti che per quasi settant’anni suo padre ha cercato di seppellire sotto il peso dell’oblio, mentre brandelli di immagini confuse riaffioravano dal buco nero della memoria. Tocca a Mark ora aiutare suo padre a ricostruire la sua storia, l’epopea tragica e assurda, incredibile eppure drammaticamente reale, di un bambino bielorusso ebreo di cinque anni che è scampato avventurosamente allo sterminio della sua famiglia e del suo villaggio, ha vagato per nove mesi da solo nei boschi, tra la neve e i lupi, è stato catturato da un’unità lettone filonazista, è stato portato davanti al plotone di esecuzione e lì, le spalle contro il muro della scuola, ha rivolto al sottoufficiale che stava per premere il grilletto una strana, perfetta domanda da bambino: “Puoi darmi un pezzo di pane, prima di spararmi?”. È stata quella strana domanda a salvargli la vita, anche se non è bastata a preservarlo dalle beffe del destino. Le SS che decidono di prendere quel bambino dai capelli biondissimi e dagli occhi cerulei come loro mascotte, per farne un modello di soldato bambino da utilizzare per la propaganda. Le giornate trascorse a lustrare scarpe. Ora vuole ricordare Alex, ritrovare le sue radici, la sua famiglia, il suo passato, vuole sapere tutto, anche il suo nome, perché quello con cui è cresciuto, si è sposato, ha generato due figli, Alex Kurzem, non è che il nome falso che gli diedero su un foglio di via.
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    Siamo nel 1997, Mark Kurzem si trova a Oxford dove è ricercatore, alla sua porta suona suo padre che vive a Melbourne. È molto strano che si presenti senza prima avvisare, così Mark si preoccupa. Suo ...continua

    Siamo nel 1997, Mark Kurzem si trova a Oxford dove è ricercatore, alla sua porta suona suo padre che vive a Melbourne. È molto strano che si presenti senza prima avvisare, così Mark si preoccupa. Suo padre, Alex, è lì per un motivo : svelargli la verità sul suo passato. Egli non ricorda alcuni dettagli del suo passato, ma grossomodo si ricorda cosa è successo dopo che è scappato da casa. Così inizia il lungo viaggio di Mark e di suo padre per scoprire la verità sull'identità di quest'ultimo. Verranno a scoprire poi che fu salvato dai soldati lettoni per poi essere usato come mascotte. Assistette a molte atrocità senza però rendersene più di tanto conto, era solo un bambino di sei anni... Questo è quello che mi ha più colpito, oltre al fatto che si tratta di una storia vera. È incredibile e allo stesso tempo terrificante che un bambino abbia potuto assistere a simili atrocità, vivere convinto che i soldati che l'avevano salvato erano comunque buoni anche se facevano ciò che lui vedeva. È assurdo che un uomo, solo dopo aver passato i sessanta, si trovi a scoprire il proprio passato e la propria identità. Sono anche colpita dalla forza d'animo che ha avuto Mark, come figlio e come uomo, che dopo aver scoperto che il padre gli aveva mentito per tutta la sua vita ha deciso comunque di mettersi in gioco per lui.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    Un altro aspetto dell'Olocausto.
    Un documento su cosa accadde agli Ebrei della Russia e dei Paesi Baltici.
    Una storia vera raccontata attraverso i ricordi frammentari di un bambino che vide commettere ...continua

    Un altro aspetto dell'Olocausto.
    Un documento su cosa accadde agli Ebrei della Russia e dei Paesi Baltici.
    Una storia vera raccontata attraverso i ricordi frammentari di un bambino che vide commettere delle atrocità.
    Un libro duro, non semplice da "digerire", che a volte dà quasi la sensazione di non essere vero, ma che mi è piaciuto e ho trovato interessante per la diversa prospettiva che mostra.

    Un bambino di cinque o sei anni viene ritrovato in una foresta in un luogo non ben precisato tra Russia e Bielorussia; è affamato e talmente terrorizzato da aver dimenticato persino il suo nome. È un piccolo Ebreo scampato al massacro del suo villaggio e l'uomo che l'ha trovato lo consegna ad un manipolo di soldati perché venga fucilato.
    Il bambino, però, in un ultimo tentativo di sopravvivere, chiede ad uno dei soldati di avere da mangiare e il soldato si impietosisce. È un sergente (il sergente Kulis) dell'esercito lettone e decide di non uccidere il piccolo e tenerlo con sé. Gli intima di non rivelare mai a nessuno le sue origini, gli dà un nome (Uldis Kurzemnieks) e una divisa su misura per lui.
    Da allora Uldis vivrà con i soldati lettoni, che volontariamente si sono alleati con la Germania nazista, nel continuo terrore di essere scoperto, pensando ad un modo per scappare e, contemporaneamente, consapevole che rimanere con quei soldati è per lui l'unico modo di sopravvivere.
    Ironia della sorte, il bambino diventerà una sorta di mascotte e un simbolo dell'esercito nazista, spesso messo in mostra e usato per azioni di propaganda.
    Al termine della guerra Uldis si trasferirà in Australia e comincerà una nuova vita con il nome di Alex Kurzem, ma il passato continuerà a tormentarlo.
    Solo dopo più di cinquant'anni avrà il coraggio di confessare a qualcuno (suo figlio Mark) la sua infanzia.
    Il figlio inizierà ad indagare per scoprire la vera identità del padre.

    ha scritto il 

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    Non si finisce mai di commuoversi di fronte a storie vere e tragiche del periodo nazista. Questo libro ne racconta una di queste: un bambino riesce a salvarsi dal plotone di esecuzione ma si porterà s ...continua

    Non si finisce mai di commuoversi di fronte a storie vere e tragiche del periodo nazista. Questo libro ne racconta una di queste: un bambino riesce a salvarsi dal plotone di esecuzione ma si porterà sempre dietro il peso del mistero della sua famiglia e delle sue origini , fino a quando il figlio riuscirà a riportare alla luce il suo triste passato. Lettura consigliata.

    ha scritto il 

  • 4

    la storia vera di un bambino ebreo salvato ed usato dai soldati delle SS lettoni durante la seconda guerra mondiale...una storia taciuta per oltre cinquant'anni anche per le pressioni dei lettoni...la ...continua

    la storia vera di un bambino ebreo salvato ed usato dai soldati delle SS lettoni durante la seconda guerra mondiale...una storia taciuta per oltre cinquant'anni anche per le pressioni dei lettoni...la ricerca dell'origine del protagonista con l'aiuto del figlio e lo squallore di posizioni di "partito preso" o compartimenti stagni

    ha scritto il 

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    Alex Kurzem ha imparato presto l’arte della menzogna: era appena un bambino. Da allora ha mentito a tutti: ai soldati che l’hanno salvato, alla famiglia che l’ha adottato, a sua moglie, ai suoi figli. ...continua

    Alex Kurzem ha imparato presto l’arte della menzogna: era appena un bambino. Da allora ha mentito a tutti: ai soldati che l’hanno salvato, alla famiglia che l’ha adottato, a sua moglie, ai suoi figli... perfino a sé stesso. Ma non è stato per calcolo, per convenienza o semplicemente per sbruffoneria: mentire era l’unico modo che Alex avesse per salvarsi la vita. Alex Kurzem, il nome con il quale è registrato come cittadino australiano, non è il suo vero nome. Neppure Uldis Kurzemnieks, il nome lettone impostogli dai soldati che lo hanno salvato dallo sterminio, gli appartiene realmente. In realtà, Alex, non è neppure lettone: sa solo di essere ebreo, anche se lo ha tenuto nascosto perfino alla sua stessa famiglia. Un marchio, una maledizione, un peccato inconfessabile: la leggerezza di rivelarlo può costare cara, forse la stessa vita. La vita, però, presto o tardi presenta il conto, e anche le menzogne non possono durare in eterno. Giunto alla vecchiaia, Alex non riesce più ad andare avanti senza radici, inventando simpatiche bugie, colorando di rosa la sua infanzia per non rattristare chi lo ama. Di punto in bianco, decide di chiedere aiuto al figlio Mark, aprendogli il suo cuore, i suoi scarsi e frammentari ricordi, e la sua valigetta di pelle che finora non ha mai permesso a nessuno di profanare. Sarà un cammino faticoso e doloroso non solo per Alex, ma anche per sua moglie e per i suoi figli, che si troveranno a fare i conti con un padre che hanno sempre creduto di conoscere, ma che in realtà nasconde segreti sconvolgenti, capaci di destabilizzare i suoi affetti e persino di metterlo in pericolo. Mark si dedica anima e cuore alla ricostruzione dell’infanzia di suo padre, bambino scampato ad un massacro, sopravvissuto per giorni e giorni nel bosco, graziato poi dal comandante di un esercito filonazista intenerito dalla sua richiesta di un pezzo di pane prima di essere fucilato. Il piccolo Uldis, come viene chiamato, diviene la mascotte dell’esercito e deve assistere suo malgrado a violenze e massacri, e sopportare di essere usato per la più bassa propaganda (particolarmente toccante è una scena nella quale Uldis, per pura generosità, regala una tavoletta di cioccolato ad un bambino condannato a morte, e questo spinge gli ufficiali ad ordinargli di farlo con tutti i prigionieri, usandolo come strumento per calmarli e far loro credere di non essere in pericolo), in parte inconsapevole, in parte conscio del fatto che una sua ribellione significherebbe la sua morte. Tutto questo fino a che i soldati non decidono di affidarlo ad una famiglia civile, dalla quale però il bimbo non vorrà mai essere adottato e dalla quale anzi si allontanerà non appena possibile... La ricerca delle radici del padre porta Mark, dopo vari contatti più o meno fruttuosi, ad accompagnarlo in Bielorussia ed in Lettonia, dove finalmente le sue domande troveranno risposta ed il bambino senza nome, diventato "un uomo senza nome", ritroverà sé stesso.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia vera, che merita il massimo rispetto, anche per tutto l'orrore di chi ha vissuto e di chi è rimasto "vivo" ..... Un bambino ebreo cresciuto dai nazisti .... un bambino che dopo sessant'anni ...continua

    Una storia vera, che merita il massimo rispetto, anche per tutto l'orrore di chi ha vissuto e di chi è rimasto "vivo" ..... Un bambino ebreo cresciuto dai nazisti .... un bambino che dopo sessant'anni ripercorrerà con il figlio, autore del libro, il mistero della sua vita.... del perchè sia rimasto vivo, della sua vera identità..... IL libro a mio avviso è poco coinvolgente, lento, ripetitivo in alcune parti... le tre stelline sono all'autore... il fatto, la storia, non mi permetto di commentarli... l'orrore non si può commentare....

    ha scritto il