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Il banchetto dei corvi

Urania Le Grandi Saghe Fantasy 9

Di

Editore: A. Mondadori (Urania)

3.8
(451)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 882 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000031799 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sergio Altieri , Michela Benuzzi ; Cartografo: James Sinclair ; Illustrazione di copertina: Giacomo Callo , Giacomo Spazio Mojetta

Disponibile anche come: eBook , Rilegato in pelle

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Spettrali campi di battaglia e tetre fortezze abbandonate, città tramutate in cimiteri e terre ridotte a ossari: la spaventosa guerra dei cinque re ha raggiunto una conclusione. La malefica Casata Lannister e i suoi sinistri alleati appaiono vincitori. Eppure, in questa infida “pace del re” che grava sui Sette regni, corvi in forma umana si raccolgono per un ennesimo festino di ceneri. Nuovi, temerari complotti vengono orditi e nuove, pericolose alleanze prendono forma. Guidati dal famigerato
re predatore Occhio-di-corvo, gli uomini di ferro si lanciano all’invasione del sudovest del reame. Dalle brume di una memoria lasciata troppo a lungo sepolta, un’antica, micidiale profezia potrebbe minacciare la stessa regina Cersei. E là, dove il banchetto dei corvi non ha fine, l’ora del destino sta per scoccare perfino per le prede più inattaccabili.
L’edizione integrale e completa del quarto romanzo della grandiosa saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
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  • 4

    Nel mezzo del cammin di questa saga

    «Sam, noi tremiamo in bilico su profezie semidimenticate, di meraviglie e terrori che nessun vivente può sperare di comprendere… O forse…»

    Credo che queste parole di maestro Aemon dicano bene lo smarr ...continua

    «Sam, noi tremiamo in bilico su profezie semidimenticate, di meraviglie e terrori che nessun vivente può sperare di comprendere… O forse…»

    Credo che queste parole di maestro Aemon dicano bene lo smarrimento del lettore dinnanzi all’ennesimo tomo di Martin. Un libro in cui il lettore riponeva le sue migliori speranze di risoluzione e in cui credeva di ritrovare personaggi che gli sono cari. Invece, la narrazione è affidata a pov non particolarmente popolari (Jaime, Brienne, Cersei, Sam, Arianne Martell, Sansa, Arya, gli Uomini di Ferro): pedine di second’ordine, si potrebbe dire, impegnati in quête che odorano di fallimento.
    Tuttavia, quel che Martin fa in questo libro è proprio creare un peculiare clima di meraviglia e terrore, evocando mondi ancora inesplorati, come Dorne e Braavos, e riempiendoli di colori, profumi e dettagli sensuali.
    Colpiscono l’approfondimento psicologico dei narratori e l’inarrestabile flusso di nomi, titoli e personaggi in scena. L’idea che mi sono fatta di Martin è quella di un ingombrante e sogghignante burattinaio, con mani davvero molto capienti, da cui pendono fili che a me sembrano infiniti, ma che per lui devono avere un numero finito. Un po’ come figurarsi che l’universo sia infinito, ma saperlo matematicamente finito. O non l’hanno ancora deciso?
    Per quanto riguarda Martin, mi auguro vivamente che la sua saga rientri nell’ordine degli oggetti finiti. In fretta. Giuro, sono vendicativa come Lady Stoneheart.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dominio della regina...

    Sicuramente tra tutti quelli che ho letto fino ad ora, questo, è forse il meno avvincente. Vengono accantonati molti personaggi, come Jon Snow, Tyrion Lannister e Daenerys Targaryen, e incontriamo nuo ...continua

    Sicuramente tra tutti quelli che ho letto fino ad ora, questo, è forse il meno avvincente. Vengono accantonati molti personaggi, come Jon Snow, Tyrion Lannister e Daenerys Targaryen, e incontriamo nuovi protagonisti come ad esempio Arianne Martell la futura Principessa regnante di Dorne, Areo Hotah il capitano delle guardie di Doran Martell, e scopriamo che la cara Regina Cersei per quanto sia perfida, sia anche fragile allo stesso tempo, ed inoltre perseguitata da una profezia che tutt'ora la ossessiona e condiziona.
    In buona sostanza un romanzo di transizione,che poco aggiunge alla trama, ma dà vita a nuovi scenari per i prossimi libri. Ovviamente lo consiglio a tutti gli appassionati della saga!

    ha scritto il 

  • 4

    Con "Il Banchetto dei Corvi", quarto volume del Ciclo del Ghiaccio e del Fuoco di Martin, facciamo la conoscenza di qualche nuovo "punto di vista". In alcuni casi personaggi nuovi, in altri casi perso ...continua

    Con "Il Banchetto dei Corvi", quarto volume del Ciclo del Ghiaccio e del Fuoco di Martin, facciamo la conoscenza di qualche nuovo "punto di vista". In alcuni casi personaggi nuovi, in altri casi personaggi che avevamo già incontrato nel percorso fino a qui, ma che, divenendo narratori, si svelano a noi sotto nuovi aspetti. Martin ci ha abituato, spesso, a come vedendo il mondo di Westeros con occhi diversi, cambi anche la percezione di cosa è giusto e cosa è sbagliato, al punto da riuscire a rendere comprensibili, quando non completamente accettabili o giustificabili, anche atti e scelte che fino a poco prima ci apparivano mostruosi. Così come alcuni fatti, narrati da un punto di vista o dall'altro, appaiono completamente diversi, proprio perché differente è il giudizio che ne dà colui che racconta, che quindi, implicitamente, tende a mostrare una verità differente.
    Proprio in questa caratteristica, in questo totale relativismo della storia e dei personaggi, risiede una delle armi migliori dell'autore. Nulla è assoluto, poche sono le cose su cui tutti concordano.
    Ma questo filtrare ogni vicenda attraverso gli occhi di un personaggio diverso, con il suo carattere specifico, le sue idee, le sue convinzioni e credenze, nonché le sue ambizioni e sogni, fa sì che non solo tutto il libro (e di riflesso tutta la saga) acquisisca automaticamente un livello in più di interesse, rispetto a una narrazione prettamente lineare, ma dona un enorme spessore proprio ai protagonisti che popolano questo mondo.
    Un esempio lampante è stato, fin dal volume precedente, quello del personaggio di Jaime Lannister: trasformato da soggetto bidimensionale a protagonista a tutto tondo (non a caso ben presto divenuto uno dei preferiti dai lettori). Qualcosa di simile accade anche in questo "Il Banchetto dei Corvi", in cui a subire un approfondimento simile è la sorella gemella di Jaime: Cersei. Purtroppo per lei, però, vi è ben poco a cui aggrapparsi per farla risultare simpatica: nonostante i torti subiti, principalmente per il solo fatto di essere una donna in un mondo estremamente maschilista, non si riesce a parteggiare per lei. Le sue scelte estremamente egoiste, il suo atteggiamento sprezzante e di superiorità nei confronti di chiunque la circondi, la sua miopia delle conseguenze, ogni volta che prende una decisione, fanno sì che acquisisca certamente molto spessore, ma che divenga perfino più antipatica di prima.
    Ma perché concentrarsi tanto, in questa recensione, su Cersei?
    Principalmente perché è al suo punto di vista che viene demandata buona parte della narrazione di questo libro. Qualcosa di interessante accade a Dorne, Samwell vive le sue avventure, qualcuno ci lascia per sempre, Jaime sembra finalmente stia imparando a usare la testa, invece della spada per risolvere i problemi, Brienne si impegna in una ricerca forse infinita e senza speranza, Ditocorto prosegue con i suoi intrighi garantendosi gradualmente sempre più potere e molte, pessime, decisioni vengono prese dalle parti di Approdo del Re. Tanti piccoli colpi di scena punteggiano il libro e rendono la lettura sempre appassionante, ma in generale si ha l'impressione che questo sia un po' un volume di passaggio, in cui preparare il terreno per qualcosa che deve venire.
    Certamente anche la scelta di suddividere i personaggi tra questo e il successivo (La Danza dei Draghi), non ha certo aiutato. Molto, tra l'altro, si potrebbe dire sull'effettiva utilità di questa decisione. A detta di Martin, infatti, ha preferito inserire metà dei personaggi per raccontare tutta la storia di ognuno di loro, invece che metà storia di tutti. Peccato che, come sempre è accaduto fino a ora, non vi sia alcun inizio e alcuna fine (se non con la morte) per i personaggi, ma solo un continuo scorrere che, per comodità, viene ripreso e interrotto poco prima o poco dopo. In questo caso, inoltre, non vi è neanche un grosso evento come una battaglia o la morte di un protagonista, a poter fare da spartiacque.
    Probabilmente, dunque, se Martin avesse continuato come fatto fino a ora, portando avanti le vicende di tutti i personaggi (magari anche limitando un po' i pensieri ripetitivi e ridondanti di Cersei, per quanto utili a farne capire l'atteggiamento ossessivo), mescolando così quarto e quinto volume, ne sarebbe uscito un libro migliore. Anche così, però, è sicuramente una lettura consigliata a tutti gli appassionati della saga.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante sia considerato dai più una mezza delusione, questo libro non mi è di certo dispiaciuto. Credo sarà difficile avere a disposizione un'altro volume così avvincente come lo è stato il terzo. ...continua

    Nonostante sia considerato dai più una mezza delusione, questo libro non mi è di certo dispiaciuto. Credo sarà difficile avere a disposizione un'altro volume così avvincente come lo è stato il terzo. Di sicuro è stato strano leggere quasi 800 pagine senza incontrare Jon, Daenerys o Tyrion ma le cose interessanti che accadono ad Approdo del Re o a Dorne rendono l'attesa un po' più dolce. L'unica cosa che mi ha fatto storcere il naso in questo quarto volume è stato il fatto che sono state dedicate un po' troppe pagine a Brienne che al momento è un personaggio del tutto secondario; ritengo che la sua storyline in AFFC è stata abbastanza inutile in quanto, a parte il fatto che ci ha fatto conoscere meglio la donzella di Tarth, non ha portato niente alla trama principale. In ogni caso stiamo sempre parlando di un libro delle Cronache scritto da Martin quindi è bello lo stesso... almeno nel quinto volume ritorneranno tutti gli altri personaggi che qui sono mancati e si saprà cos'è successo a loro durante tutta la narrazione di AFFC. Ricordiamoci comunque che AFFC e ADWD non dovevano esistere nella forma di oggi ma dovevano essere un'unico libro.

    Se dovete leggere AFFC e ADWD suggerisco la lettura incrociata dei capitoli, in ordine "cronologico": http://l-antro-della-cultura.webnode.it/news/lettura-cronologica/

    ha scritto il 

  • 3

    A dir la verità, due stellette e mezzo. Perché? Perché Martin diventa sempre più lento, ripetitivo e verboso, pieno zeppo di dettagli che non fanno altro che appesantire la narrazione. Liste di nomi d ...continua

    A dir la verità, due stellette e mezzo. Perché? Perché Martin diventa sempre più lento, ripetitivo e verboso, pieno zeppo di dettagli che non fanno altro che appesantire la narrazione. Liste di nomi dei quali non ce ne importa nulla, liste altrettanto lunghe di cibi serviti a vari pranzi e cene, profusioni di tessuti. E tutto è molto, molto pesante. Senza parlare delle incongruenze. Solo io ho notato che Margaery Tyrell cambia colore di capelli a due pagine di distanza? Un errore grossolano.

    Le due stellette e mezzo ci sono perché dopo due terzi di libro finalmente i nostri personaggi la smettono di rimuginare sugli eventi accaduti un giorno, un mese, un anno o un secolo prima, la narrazione prende finalmente vita e si fa più scorrevole. Ma di più non riesco a dare. Peccato.

    ha scritto il 

  • 3

    Proprio come il precedente, cattura mentre lo leggi, ma poi lo abbandoni e, finché non lo riprendi, non ne senti troppo la mancanza.
    Solo che in questo volume Martin comincia a introdurre i punti di v ...continua

    Proprio come il precedente, cattura mentre lo leggi, ma poi lo abbandoni e, finché non lo riprendi, non ne senti troppo la mancanza.
    Solo che in questo volume Martin comincia a introdurre i punti di vista di personaggi nuovi… senza però negarsi il piacere di ammazzarli subito. Ma del resto lo sappiamo: Martin è fatto così.

    ha scritto il 

  • 4

    Una sola domanda. Perché?

    Il buon Martin ha passato migliaia di pagine per farti conoscere tutto e tutti e improvvisamente ti ribalta tutto in un istante. Ti fa venire voglia di prendere questo lungo, intricato, pesante (come ...continua

    Il buon Martin ha passato migliaia di pagine per farti conoscere tutto e tutti e improvvisamente ti ribalta tutto in un istante. Ti fa venire voglia di prendere questo lungo, intricato, pesante (come KG) allucinato libro e di andare a tirarglielo in testa.
    Poi pensi che alla fine siamo troppo abituati a saghe dove c'è sempre un eroe di riferimento, quello che vince e quello che perde sono sempre chiari, netti. In Martin no. Forse proprio come la vita e la Storia.

    ha scritto il 

  • 3

    6/10

    Il lato positivo è che in questo volume non compaiono diversi personaggi che arrivata a questo punto non sopporto più, Jon Snow in primis; il lato negativo è che lo spazio che avrebbero dovuto occupar ...continua

    Il lato positivo è che in questo volume non compaiono diversi personaggi che arrivata a questo punto non sopporto più, Jon Snow in primis; il lato negativo è che lo spazio che avrebbero dovuto occupare è stato altrimenti occupato con interminabili quanto inutili descrizioni di cibarie assortite. Un libro che si regge sulle spalle dei precedenti, da leggere solo per arrivare ai successivi.

    ha scritto il 

  • 0

    Quello che mi ha colpita nella saga è la concezione che i potenti hanno del popolo. Per ogni guerra di potere i villaggi vengono rasi al suolo, gli uomini uccisi e le donne stuprate. E' un libro fanta ...continua

    Quello che mi ha colpita nella saga è la concezione che i potenti hanno del popolo. Per ogni guerra di potere i villaggi vengono rasi al suolo, gli uomini uccisi e le donne stuprate. E' un libro fantasy, il potere in occidente domina ed umilia in altro modo ma il concetto di popolo come massa da sottomettere a cui non viene riconosciuta nessuna dignità umana è sempre lo stesso. Sempre attuale.

    ha scritto il 

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