Il banchiere anarchico

Di

3.7
(746)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 113 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Francese , Greco , Finlandese , Catalano , Tedesco

Isbn-10: 8860883342 | Isbn-13: 9788860883346 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Politica

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Descrizione del libro
Il banchiere anarchico, tradotto per la prima volta in italiano, Una cena molto originale, scritto in inglese dal fittizio Alexander Search, e II furto nella Villa delle Vigne, ricostruito in base ad alcuni frammenti scoperti tra le carte ...
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  • 4

    Rivelazione

    IL BANCHIERE ANARCHICO
    Da cultore della sinistra radicale, ho sempre svalutato le nozioni di anarchia individualista, catalogandole come fini a loro stesse ed inutili dal punto di vista sociale. In un ...continua

    IL BANCHIERE ANARCHICO
    Da cultore della sinistra radicale, ho sempre svalutato le nozioni di anarchia individualista, catalogandole come fini a loro stesse ed inutili dal punto di vista sociale. In un periodo di grave crisi della mia identità politica, in un momento di stacco dalla stessa dopo la stanchezza del Sisifo, questo libro è stata la mia vera boccata d'aria. 4/5

    LA CENA
    Forte, splatter, particolari vividi. Forte analisi del tipo del presidente, dedotto il finale dopo tre pagine. Non sarà un ottimo racconto del mistero ma ha uno spessore non indifferente nella sua struttura. 3/5

    ha scritto il 

  • 3

    “Come possiamo intenderci se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e il valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? (Luigi Pirandello)”

    Il primo racconto –che dà il titolo stesso a questa breve raccolta- è una conversazione a due. Alla fine di una cena un commensale (voce narrante) incuriosito chiede al suo vicino- che per l’appunto è ...continua

    Il primo racconto –che dà il titolo stesso a questa breve raccolta- è una conversazione a due. Alla fine di una cena un commensale (voce narrante) incuriosito chiede al suo vicino- che per l’appunto è un banchiere- come possano essere vere le voci che circolano sul suo conto, ossia che il suo credo politico sia di anarchico. Come è possibile che la sua posizione sociale ed economica si concili con ideale così distante?
    ”Pensi: tempo fa mi hanno detto che lei, in passato, è stato anarchico».
    «Non che lo sia stato: lo sono stato e lo sono. Non sono cambiato in questo. Sono anarchico».
    «Questa è buona! Lei anarchico! In che cosa è anarchico? … Solo se dà alla parola un significato diverso…»
    «Da quello comune? No, proprio no. Uso la parola nel senso comune».
    «Intende dire, dunque, di essere anarchico esattamente nello stesso senso in cui sono anarchici quei tizi delle organizzazioni operaie? Allora fra lei e quei tizi delle bombe e dei sindacati non c’è nessuna differenza?»
    «Di differenze, di differenze ce ne sono… È chiaro che c’è differenza. Ma non quella che pensa lei. Crede forse che le mie teorie sociali siano uguali alle loro?»
    «Ah, ho capito! Lei, in teoria, è anarchico; in pratica…»
    «In pratica sono tanto anarchico quanto lo sono in teoria. E in pratica lo sono di più, molto di più di quegli individui che lei ha citato. Tutta la mia vita lo dimostra».”

    Il banchiere procede dunque spiegando tramite sillogismi quale è stato il suo approccio alll’anarchia, l’evolversi dell’idea per arrivare a spiegare in che modo al presente si senta attivamente anarchico nonostante tutto. Ciò che arriverà ad affermare sarà spiazzante e inatteso….

    La dimensione dell’impensabile è il filo che lega il secondo racconto, dal sapore gotico, intitolato: “Una cena molto originale”.

    ”Fu durante la quindicesima riunione annuale della Società gastronomica di Berlino che il Presidente, Herr Prosit, rivolse ai membri il famoso invito. La riunione, ovviamente, consisteva in un banchetto. Un’accesa discussione era sorta al dessert sul tema dell’originalità nell’arte culinaria. Il momento era infelice per tutte le arti. L’originalità era in decadenza. Anche in gastronomia si assisteva ad una situazione di scadimento e di stasi. Tutte le creazioni di cucina cosiddette “nuove” erano solo varianti di piatti già noti. Una salsa diversa, una lieve modifica negli aromi o nel condimento: ecco in che consisteva la differenza tra la novità e il piatto tipico. Nulla di veramente innovativo; solo rifacimenti. Tutto ciò fu deplorato dalla voce unanime dei convitati, su diversi toni e con maggiore o minor veemenza.”
    Her Prosit invita, pertanto, i soci ad una misteriosa cena a proposito della quale non svela nulla se non che sarà molto originale e:
    ”«L’originalità della cena — disse il Presidente come se stesse parlando dopo una lunga riflessione — non sarà nelle apparenze, ma nel significato e nel contenuto. Sfido chiunque qui presente (e potrei dire “chiunque al mondo”) a spiegarmi, una volta finito, in cosa consisteva l’originalità. Nessuno, vi dico, sarà in grado di indovinare. È questa la mia sfida. Forse pensate che sarà qualcosa di così originale che nessuno potrebbe offrire un banchetto più originale. No, è di più, è come ho detto io. È ancora più originale. È originale al di là di qualsiasi vostra aspettativa».”

    I due racconti sono, dunque, legati, dall’inganno delle apparenze, l’abilità nel saper mascherare e confondere ma, soprattutto, ci ricorda di come le parole possano avere lo stesso apparente suono a orecchi diversi per poi aprirsi su mondi totalmente differenti.

    PS- Il terzo racconto “Il furto nelle vigne” non l’ho letto perché come dice l’avvertenza che lo precede in realtà si tratta di uno scritto che è stato ricostruito da alcuni spunti ritrovati tra gli appunti di Pessoa…insomma un puzzle...

    ha scritto il 

  • 2

    In generale questa collana di piccoli volumi curata da Repubblica mi piace molto. Permette di guardare autori classici sotto nuovi punti di vista.
    Purtroppo in questo caso conferma la mia fatica nell' ...continua

    In generale questa collana di piccoli volumi curata da Repubblica mi piace molto. Permette di guardare autori classici sotto nuovi punti di vista.
    Purtroppo in questo caso conferma la mia fatica nell'approcciarmi a Pessoa. Dei tre racconti forse ne salvo uno e mezzo. Mi lasciano perplessa contenuti e stile. Probabilmente è un mio limite ma non riesco a farmi conquistare.

    ha scritto il 

  • 0

    Non è il momento. Non è il periodo. Non rendo giustizia a Pessoa. Se dovessi dargli un voto, sarebbe 1. Ma sono io. Sono nel mood da "il treno è una buona idea" detto con l'occhio lussurioso di chi so ...continua

    Non è il momento. Non è il periodo. Non rendo giustizia a Pessoa. Se dovessi dargli un voto, sarebbe 1. Ma sono io. Sono nel mood da "il treno è una buona idea" detto con l'occhio lussurioso di chi soffre di vertigini per salire oltre il quinto piano e non sa fare un nodo scorsoio decente.
    Quindi alla prossima, Pess, se ci sarà.

    ha scritto il 

  • 4

    Pagina 58

    L'uomo non differisce dall'animale tranne che nel sapere di non esserlo. È la prima luce, che non è altro che tenebra visibile. È l'inizio, perché vedere la tenebra è possedere la sua luce. È la fine, ...continua

    L'uomo non differisce dall'animale tranne che nel sapere di non esserlo. È la prima luce, che non è altro che tenebra visibile. È l'inizio, perché vedere la tenebra è possedere la sua luce. È la fine, perché significa sapere, attraverso la vista, che si è nati ciechi. Così, l'animale diventa uomo per l'ignoranza che in lui nasce.

    ha scritto il 

  • 3

    Il banchiere ipocrita

    Tre racconti: Il banchiere anarchico, che è quasi un lungo monologo sulla società e la sua finzione che mi ha un po' annoiata. Una cena molto originale, che scorre molto tranquillo fino al colpo di sc ...continua

    Tre racconti: Il banchiere anarchico, che è quasi un lungo monologo sulla società e la sua finzione che mi ha un po' annoiata. Una cena molto originale, che scorre molto tranquillo fino al colpo di scena finale. Il furto nella villa delle vigne, che è un puzzle, quindi non scorre.
    Il piacere della lettura è stato aiutato solo dallo stile di Pessoa, ma i contenuti non mi sento di apprezzarli troppo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Il banchiere anarchico". Egoismo e volontà.

    Un rompicapo, scritto nella forma del racconto-dialogo, in cui Pessoa ci presenta il paradosso per cui un banchiere, “uno squalo affamatore del popolo”, può trasformarsi in un anarchico convinto. Per ...continua

    Un rompicapo, scritto nella forma del racconto-dialogo, in cui Pessoa ci presenta il paradosso per cui un banchiere, “uno squalo affamatore del popolo”, può trasformarsi in un anarchico convinto. Per spingere il pensiero un po’ più in là.
    La recensione (di questo libro e di altri) continua sul canale youtube LaprospettivadellaRana a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=47YzceHIRzI

    ha scritto il 

  • 5

    Storia assolutamente affascinante letta in un soffio.
    E' difficle incasellarla tra il racconto, il monologo e la riflessione filosofica.
    Le argomentazioni del banchiere nella loro forma retorica ricor ...continua

    Storia assolutamente affascinante letta in un soffio.
    E' difficle incasellarla tra il racconto, il monologo e la riflessione filosofica.
    Le argomentazioni del banchiere nella loro forma retorica ricordano, seppur di diverso contenuto, quelle fatte in prima persona, nelle Braci di Sànder Màrai, dal Generale all'ospite amico.
    Ma qui Pessoa riesce, con l'uso magistrale della parola e di un vorticoso uso di sillogismi, a realizzare ciò che in natura può apparire impossibile come risulta essere la quadratura del cerchio. Dove qui quadrato e cerchio sono le figure sociali del banchiere da una parte e dell'anarchico dall'altra.
    Tutto questo sarebbe un bellissimo e coltissimo giochino se il racconto non celasse una pesantissima critica sui modelli sociali precostituiti. Pessoa doveva aver chiaro nello scriverlo il pensiero di Max Stirner nel suo "L'unico e la sua proprietà".
    In questo consiste, forse, la ferrea coerenza del monologo del Banchiere. Per volare alto, ma con Pessoa non si può farne a meno, Catone ricordava questo precetto: "Abbi chiaro il concetto, le parole verranno da sole".

    ha scritto il 

  • 4

    Libertà?

    Più che romanzo breve o racconto, si tratta di una sorta di dialogo socratico tra un banchiere monopolista ed un amico. Il libro "si regge su una catena di presupposti, ciascuno dei quali è appena più ...continua

    Più che romanzo breve o racconto, si tratta di una sorta di dialogo socratico tra un banchiere monopolista ed un amico. Il libro "si regge su una catena di presupposti, ciascuno dei quali è appena più estraneo alla verità rispetto a quello che lo precede. A leggere Il banchiere tutto d'un fiato si ha l'impressione che ogni passaggio sia, evidentemente, logico. Solo a un'attenta rilettura si colgono le variazioni minime che consentono, sommandole una ad una, di notare il moto di deriva delle deduzioni. Serve del tempo e della buona volontà per accorgersi insomma che quel che lega l'anarchia al suo esatto opposto non è una linea retta, e che ad ogni curva ci sono vizi logici che inficiano l'intero percorso".
    Il deragliamento logico si conclude con un'affermazione paradossale: l’unico modo per essere veramente anarchico è diventare ricco. "Amico mio -dice il banchiere- io ho creato solo libertà. Ho liberato una persona. Ho liberato me. Il mio metodo, che è, come le ho provato, l’unico veramente anarchico, non mi ha permesso di liberarne di più. Quelli che ho potuto liberare, li ho liberati".

    ha scritto il 

  • 5

    Molto stimolante paradossale e in alcuni casi stiracchiato

    Pag 12 L'anarchico è un oppositore di chi nasce socialmente diseguali.
    Pag 14 L'unico male solo le convenzioni e le finzioni sociali.
    Pag 16 Siamo progressiti e non borghesi quando diciamo che il sist ...continua

    Pag 12 L'anarchico è un oppositore di chi nasce socialmente diseguali.
    Pag 14 L'unico male solo le convenzioni e le finzioni sociali.
    Pag 16 Siamo progressiti e non borghesi quando diciamo che il sistema attuale è ingiusto e vogliamo sostituirlo con qualcosa d'altro.
    Pag 16 Se la società può essere naturale allora può essere anarchica.
    Pag 17 La natura è legata all'istinto quale è la cosa più vicina che sembra essere istinto l'abitudine.
    Pag 28 La stessa logica che vuole abbattere ciò che non è natura essere solidale.
    Pag 36-37 La tirannia dell'aiuto.
    Pag 43 Per evitare di tirannerggiarsi ognuno doveva agire individualmente nel periodo di preparazione
    Per evitare la tirannia dei soldi dovevo essere non dipendente dai soldi.

    ha scritto il 

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