Il barile magico

Di

Editore: Minimum Fax (Minimum classics, 40)

4.0
(86)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8875213283 | Isbn-13: 9788875213282 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani ; Collaboratore: Andreina Lombardi Bom ; Revisore: Giovanni Garbellini ; Prefazione: Jhumpa Lahiri

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un umile ciabattino polacco che sogna un futuro migliore per la sua unica figlia; un pensionato che lotta disperatamente contro uno sfratto ingiusto; uno scrittore fallito che cerca il riscatto nell’impossibile relazione epistolare con una collega; un sarto ebreo che ritrova la fede grazie alla miracolosa visita di un angelo nero: sono alcuni dei personaggi che popolano Il barile magico, la prima raccolta di racconti di Bernard Malamud. Un’umanità marginale, offesa da esistenze troppo dure, ep pure ancora irriducibilmente attaccata al le proprie speranze; sullo sfondo, la New York proletaria del Bronx o dell’East Side, appena uscita dalla guerra, teatro di mi seria e sopraffazioni, ma talvolta anche di piccoli, inaspettati gesti di solidarietà. Opera capace di coniugare brillantemente dramma e humour, realismo ed espressionismo, Il barile magico fu premiato nel 1959 con il National Book Award, il più importante riconoscimento letterario de gli Stati Uniti, proiettando Bernard Malamud — il suo stile onirico, la sua poetica ostinatamente umanista — nell’Olimpo dei grandi scrittori d’America.
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    poco prima di natale ho litigato con una donna, ma litigato non è forse
    la parola esatta, deve essere la trecentesima volta che ci diciamo le
    stesse cose, io di fatto non sono in grado di soddisfare l ...continua

    poco prima di natale ho litigato con una donna, ma litigato non è forse
    la parola esatta, deve essere la trecentesima volta che ci diciamo le
    stesse cose, io di fatto non sono in grado di soddisfare le sue
    legittime richieste, a parte il fatto che ormai mi arrapo solo con i
    porno, e anche solo con certi tipi di porno che è meglio non
    menzionare, sebbene si tratti di un vizio a mio avviso comunissimo,
    direi praticamente normale, ma siccome questa roba rischia di restare
    su internet per sempre, e non si può mai prevedere la reazione dei
    milioni di mentecatti che ci sono in giro, allora è meglio tenersi sul
    vago. comunque di solito le altre volte dopo un po' tornavamo a
    vederci, probabilmente più per abitudine che per altro, mentre adesso
    pare che lei non intenda nemmeno restare alla frequentazione
    amichevole, il che è anche comprensibile, per non dire che forse era
    anche ora e che, come tutti hanno sempre detto, in fondo "è meglio
    così per entrambi".

    io, in verità, mi sento in colpa. una colpa generica, non
    saprei definirla con precisione. provo compassione per lei, che è il
    sentimento più forte che mi resta, a parte la paura, ma quando
    gliel'ho detto ho sempre ottenuto l'effetto opposto a quello
    desiderato, benchè mi sia premurato sempre di spiegare il significato
    della parola. ma non è, e forse non è mai stato, il tempo per la
    compassione, che è sempre una cosa un po' sospetta. ad ogni modo, non
    riesco nemmeno a sentirmi del tutto triste. a parte il fatto che
    sostanzialmente non sono più solo di prima, e che, devo dirlo, di
    tante cose perse questa è forse la minore (o forse mi sbaglio: forse è
    l'ultima essenziale possibilità, ma non me ne accorgo, e questo è
    quanto si dice di una cosa minore: non deve essere realmente minore
    per sentirla come tale), a parte questo, dico, a me non importa poi
    molto di me. e voglio dire: se potessi in qualche modo accontentarla
    lo farei, anche se mi pesasse, ma tutto è semplificato dal fatto che
    non posso: semplicemente non sono in grado, né fisicamente, né
    emotivamente. insomma sono troppo debole per farlo, e anche per
    addolorarmi.

    ma è anche presto per dirlo. magari tra cinque anni mi farà male. è
    tipico di me capire le cose con molto ritardo, e più tardi ancora
    sentirle. tuttavia se vado avanti così, se continua questo
    indebolimento delle mie facoltà, è probabile che tra cinque anni
    sentirò ancora meno di adesso, per quanto sia difficile immaginarlo.
    nel complesso non ho nessuna certezza su quello che accadrà: dovrebbe
    prevalere l'inerzia, ma non è detto. e tutto questo lei non lo sa, né
    lo saprà: per lei avrò tutte le colpe, e di certo molte le ho, ma la
    più grave lei non la vede, non l'ha mai vista, credo anzi che si
    rifiuti di vederla, e che anche questo sia comune: si rifiuta di
    accettare quanto poco io sento per gli altri e anche per me. magari
    crede che sia una finta, o un modo di difendersi, o qualche altra cosa
    del genere, non mancano possibili spiegazioni, tutte più soddisfacenti
    della realtà.

    ma se tutto questo è vero, se mi tocca poco, perchè parlarne? perchè,
    credo, io ho poco amore per me, ma molto interesse per me, per il mio
    modo di pensare, le mie piccole e inutili contorsioni, che non mi
    stanco mai di guardare e di descrivere a me stesso, anche se, come
    l'esperienza dimostra, non serve assolutamente a nulla. e questo si
    potrebbe chiamare egoismo se non fosse che, appunto, non mi fa nessun
    bene: allora sarebbe meglio egocentrismo, ma non è neppure questo. è
    solo stanchezza, e non capisco da cosa viene. so però che se lei la
    provasse, se sentisse anche per un giorno solo quello che sento io
    sempre, allora accetterebbe ciò che posso darle, che è il mio
    sacrificio, ma non il mio amore.

    ha scritto il 

  • 4

    Tredici racconti sono contenuti in questa raccolta pubblicata nel ’58, Il barile magico, ma magica è anche la mano di Malamud nel descrivere i suoi personaggi, le loro vite, le loro storie. Storie fat ...continua

    Tredici racconti sono contenuti in questa raccolta pubblicata nel ’58, Il barile magico, ma magica è anche la mano di Malamud nel descrivere i suoi personaggi, le loro vite, le loro storie. Storie fatte di quotidianità, vissute da gente del popolo che nella disperazione e nella povertà cercando di sopravvivere, tra la New York post guerra e un’Italia che illude ed è anche un po’ antipatica, non smette comunque di sognare.
    Racconti di gente comune che cerca di migliorare la propria vita, racconti accomunati da una certa esasperazione ed inquietudine, ma che nonostante il mio distacco dai racconti in generale, non mi hanno mai permesso di staccarmene.

    ha scritto il 

  • 0

    C’è ben poco da dire su questo libro se non: vale la pena leggerlo.
    Si tratta di racconti basati sui personaggi e Malamud si rivela un maestro nel costruire i personaggi, sia nella descrizione fisica ...continua

    C’è ben poco da dire su questo libro se non: vale la pena leggerlo.
    Si tratta di racconti basati sui personaggi e Malamud si rivela un maestro nel costruire i personaggi, sia nella descrizione fisica che nella caratterizzazione psicologica. A volte basta un dettaglio per definire una figura, come “il cappello più marrone che Carl avesse mai visto”.
    Solo a un grande scrittore può venire l’idea che un cappello possa essere “più marrone”.
    I protagonisti sono in gran parte ebrei americani, con qualche italoamericano e italiano – tre racconti sono ambientati in Italia.
    Anche se Malamud insisteva sul fatto di essere “scrittore americano” e non “scrittore ebreo americano”, si sente che non può prescindere da quanto ha acquisito nella sua vita, le origini in un villaggio della lontana Europa orientale, il fantasma di Hitler, l’educazione religiosa, i matrimoni combinati.

    Non starò certo a fare una cernita di racconti migliori di altri. Sono tutti bellissimi.

    Per motivi “campanilistici” devo però segnalare La dama del lago con la sua precisa descrizione di Stresa, delle Isole Borromee, del Mottarone e della vista sui sette laghi.
    L’unica licenza “geografica” è l’invenzione dell’Isola Del Dongo (evidentemente il cognome italiano più diffuso secondo gli scrittori stranieri!) che non c’è nel Lago Maggiore.
    La storia sembra di maniera, anche se un piccolo segnale per il lettore c’è. Ma evolve all’improvviso verso il finale drammatico, tanto da farne forse il racconto emotivamente più forte di questo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Piuttosto deludenti i racconti di ambientazione americana; 'Ecco la chiave',ambientato a Roma, è per me il migliore della raccolta. Malamud conosceva bene Roma,e a ripensarci anche il racconto più riu ...continua

    Piuttosto deludenti i racconti di ambientazione americana; 'Ecco la chiave',ambientato a Roma, è per me il migliore della raccolta. Malamud conosceva bene Roma,e a ripensarci anche il racconto più riuscito dei 'Ritratti di Fidelman','Natura morta',è ambientato nella Trastevere delle camere in affitto. Roma è per Malamud 'la città che meno appartiene a chi più la desidera'

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti brevi in cui mi pare evidente una caratteristica che ho riscontrato anche negli altri libri di Malamud:la malinconia dei personaggi.
    Vediamo le loro esitenze umili e la loro tensione verso un ...continua

    Racconti brevi in cui mi pare evidente una caratteristica che ho riscontrato anche negli altri libri di Malamud:la malinconia dei personaggi.
    Vediamo le loro esitenze umili e la loro tensione verso una svolta che non arriva o, quando lo fa, è una beffa o un dramma.
    Molto belli quelli ambientati in Italia,ci danno un'immagine inconsueta del nostro paese.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo riferimento che mi viene in mente per Malamud è Federico Fellini. Alcune sue storie sono veramente forti(il barile magico, i primi sette anni, la ragazza dei miei sogni), altre meno. Tutte tr ...continua

    Il primo riferimento che mi viene in mente per Malamud è Federico Fellini. Alcune sue storie sono veramente forti(il barile magico, i primi sette anni, la ragazza dei miei sogni), altre meno. Tutte trattano di un'umanità marginale e dolente, rimanendo sempre sapientente in bilico tra humor e tragedia, realismo e espressionismo. Trattano di uomini capaci di sopraffazione, miseria, ma anche di piccoli grandi gesti di straordinario altruismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Raccolta di tredici racconti di dolente solitudine di persone (ebree) comuni alla ricerca vaga e indefinita di una via d’uscita dal proprio stallo.
    Ho apprezzato maggiormente il Malamud dei romanzi ri ...continua

    Raccolta di tredici racconti di dolente solitudine di persone (ebree) comuni alla ricerca vaga e indefinita di una via d’uscita dal proprio stallo.
    Ho apprezzato maggiormente il Malamud dei romanzi rispetto a questo delle short stories (pur di qualità notevole), tuttavia sono stato molto colpito da due aspetti. Il primo concerne lo stile, che lascia la storia sempre sospesa rispetto alla realtà. Pur descrivendo situazioni quotidiane, lo scrittore mantiene un distacco glaciale facendo esprimere i propri personaggi quasi come si trovassero sul set di un film di Kaurismaki col risultato di portare il lettore sempre verso uno stato di vera e propria ansia.
    Il secondo aspetto deriva dall’ambientazione di più situazioni in località italiane e dallo scostarsi dagli stereotipi tipici del Bel Paese, tutto simpatia giovialità e spensieratezza. Qui luoghi e persone rispecchiano l’Italia d’oggi, un paese cupo e inospitale, dove tutto è complicato e nel tuo vicino si può sempre nascondere l’anima viscida e subdola dell’insidia.

    ha scritto il 

  • 3

    e mezzo

    Non riuscivo a decidermi sul voto. Alcuni racconti li ho adorati, semplicemente perfetti. Altri, pur supportati da uno stile impeccabile non mi hanno preso più di tanto. Malamud è di sicuro uno scritt ...continua

    Non riuscivo a decidermi sul voto. Alcuni racconti li ho adorati, semplicemente perfetti. Altri, pur supportati da uno stile impeccabile non mi hanno preso più di tanto. Malamud è di sicuro uno scrittore da approfondire (vedremo coi romanzi)
    Racconti preferiti: I primi sette anni, La ragazza dei miei sogni, Ecco la chiave, L'ultimo moicano, Il prestito, Il barile magico

    ha scritto il