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Il barone Bagge

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 135)

4.1
(93)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 89 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8845904954 | Isbn-13: 9788845904950 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Emilio Castellani

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Ma solo a me ha ricordato Borges in ogni riga?
    Va molto di moda in questo momento su aNobii e quindi me lo sono procurato (per la categoria SGaK=sempre grazie al Kindle), ma come tanti altri libri forse andava letto da giovani. Prima di leggere Borges, Il Deserto dei Tartari, La Cripta dei ...continua

    Ma solo a me ha ricordato Borges in ogni riga?
    Va molto di moda in questo momento su aNobii e quindi me lo sono procurato (per la categoria SGaK=sempre grazie al Kindle), ma come tanti altri libri forse andava letto da giovani. Prima di leggere Borges, Il Deserto dei Tartari, La Cripta dei Cappuccini …. Perché l’effetto è stato questo, richiamarmi alla memoria tante altre letture. Dopodiché non so chi viene prima e chi viene dopo, chi si è ispirato e chi ha tratto ispirazione, magari son correnti di malinconia e depressione che innervano un’epoca.
    Si legge agilmente, ma il colpo di scena riserbato per il finale lo si intuisce all’istante, per cui arrivati allo svelamento non c’è alcun sobbalzo, alcuna rilettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Due ore piacevolissime assieme a questo racconto scritto in modo egregio dove si racconta di questi centoventi soldati “come una schiera di fantasmi a cavallo” in avanscoperta in cerca di un nemico che non si fa trovare se non in un cruento scontro iniziale.
    I soldati sembrano tante porcell ...continua

    Due ore piacevolissime assieme a questo racconto scritto in modo egregio dove si racconta di questi centoventi soldati “come una schiera di fantasmi a cavallo” in avanscoperta in cerca di un nemico che non si fa trovare se non in un cruento scontro iniziale.
    I soldati sembrano tante porcellane finemente decorate, i paesaggi scenografie di cartone, tutta un’atmosfera sospesa. Leggendo ti viene in mente vagamente Perutz col suo “Il cavaliere svedese”, l’aria è quella.
    Peccato per il finale, lo scrittore usa una volta di troppo lungo il racconto una parola rivelatrice e anche un tontolone come me “sgama “ perdendo la sorpresa, il colpo di scena finale.

    ha scritto il 

  • 4

    l'ho trovato sul treno

    tipo bookcrossing, ve lo ricordate il bookcrossing?
    qualche anno fa era di gran moda. che uno lasciava un libro su una panchina, un tavolino d'un bar (d'un caffé, che è più letterario), alla fermata del dodici barrato: dovunque, apposta; e chi lo trovava ...continua

    l'ho trovato sul treno

    tipo bookcrossing, ve lo ricordate il bookcrossing?
    qualche anno fa era di gran moda. che uno lasciava un libro su una panchina, un tavolino d'un bar (d'un caffé, che è più letterario), alla fermata del dodici barrato: dovunque, apposta; e chi lo trovava se ne giovava e tendenzialmente doveva fare altrettanto con quello stesso o con un altro libro.

    come quella bella abitudine del caffé pagato (o sospeso, altri dice) che si lascia al bar (in potenza, no nella tazzina) per chi ne abbia desiderio e bisogno.

    io una volta m'ero comprato un libriccino di murakami (libriccino, vezzoso) e me lo stavo leggendo ai mercati traianei, a roma, con tanto di gatti e tramonto eterno, e a un bel momento mi sono girato un attimo che avevo poggiato il libro sull'antiquo smozzicato laterizio per non so che cosa più e -com'è come non è- mi avevano fatto il bookcrossing, limortànguerieri.

    questo l'ho trovato sul tavolinetto d'un frecciabianca (corre corre e mai si stanca) che non c'era nessuno e stavamo per scendere. e allora l'ho preso: ho fatto 'sto bookcrossing.

    l'avessi trovato prima, che per tutto il viaggio ho combattuto co neuromante di gibson! (ma vaffanculo, può anche darsi che il traduttore non abbia fatto al meglio il suo lavoro ma minchia se è uno strazio quell'incedere smozzicato nel raccontare che ha sempre bisogno di descrizioni evocative nell'intenzione e fastidiose a leggersi:
    "statue di marmo prive di testa erano ammucchiate come una catasta di legna": ma che cazzo vuol dire "ammucchiate come una catasta di legna"? dì accatastàte allora, fava!
    o improbabili precisazioni:
    gli ascensori tenuti su con bambù ed epossidiche (ma lévati),
    oppure
    l'odore di orina e monomeri (monomeri? è inutile che fai il vago william, l'hai fatta tu!)

    invece questo austriaco si mette e racconta. piano, spiegato, ottocentesco (il libro è del '936) di luoghi allucinati quanto quelli di gibson ma -questi- sensibilmente reali: valli e montagne innevate e plotoni di cavalleria e dragoni in avanscoperta alla ricerca d'un anonimo e letale nemico russo; un sogno crudele nei carpazi, per darvi un'idea. una storia di amore e guerra raccontata con inquietudine che mischia reale e sogno, ricordi e desideri.

    vagamente ricordo quel doppio sogno di schnitzler: c'era la medesima atmosfera misteriosa, di abissale vertigine vissuta -e raccontata con sorpresa- come piccola stranezza, come curiosa vaga deviazione dal consueto procedere delle cose.

    me ne frega a me delle protesi neuroconnesse.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Non conoscevo Alexander Lernet-Holenia, che a quanto pare invece è uno dei più importanti autori austriaci del secolo scorso. Il Barone Bagge, inatteso regalo di compleanno, è un racconto lungo che ben dimostra le doti narrative e poetiche di Lernet-Holenia. Situato in un'epoca ormai definitivame ...continua

    Non conoscevo Alexander Lernet-Holenia, che a quanto pare invece è uno dei più importanti autori austriaci del secolo scorso. Il Barone Bagge, inatteso regalo di compleanno, è un racconto lungo che ben dimostra le doti narrative e poetiche di Lernet-Holenia. Situato in un'epoca ormai definitivamente perduta - quella dell'ultimo impero Austro-Ungarico - onirico e poetico, con un intreccio di amore e morte, e con riferimenti mitologici nordici ben precisi ma mai scontati(emblematico il ponte d'oro che separa i morti dai vivi). Piacevolissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché in verità, per quanto sia alieno dalle fantasticherie, in fondo al mio animo il sogno è tuttora realtà, e la realtà davvero nulla più d’un sogno.
    Tema eterno di tutte le letterature, quello del sogno e della vita che si scambiano reciprocamente i ruoli. “La vida es sueño” argo ...continua

    Perché in verità, per quanto sia alieno dalle fantasticherie, in fondo al mio animo il sogno è tuttora realtà, e la realtà davvero nulla più d’un sogno.
    Tema eterno di tutte le letterature, quello del sogno e della vita che si scambiano reciprocamente i ruoli. “La vida es sueño” argomentava nel ’600 Pedro Calderon de la Barca. Qui il protagonista è il Barone Bagge, giovane ufficiale della cavalleria austro-ungarica in guerra contro i russi nella pianura pannonica nel 1915. Il suo squadrone si stabilisce in un villaggio ungherese dove il ragazzo intreccia una relazione con una giovane ereditiera che sposerà in fretta e furia prima di riprendere il cammino verso un invisibile nemico. Da quel momento continuammo a cavalcare per altri tre giorni e per alcune ore del quarto giorno. (…)Lo strato di nubi che teneva nascosto il cielo e occultava la vista delle montagne poco più in alto del fondovalle, s’incupiva sempre maggiormente, e si mutò alla fine in una specie di nebbia nerastra nella quale, più che marciare, andavamo tastoni. Compare infine un ponte d’oro che scavalca un fiume impetuoso. Lì sopra Bagge rimane ferito. E’ banale dirlo, ma è il ponte che separa la vita dalla morte e tutte le vicende precedenti non sono state che un sogno.
    .....a meno che, se è un sogno la morte, anche la vita non sia che un sogno; e che tra i sogni corrano ponti in un senso e nell’altro, tanto che sarebbe difficile dire realmente cosa sia morte e cosa sia vita, e dove comincino e finiscano lo spazio e il tempo che le separano!

    ha scritto il 

  • 5

    Perfezione

    Il Barone Bagge e’ un bellissimo , indissolubile intreccio fra morte e vita.
    Il racconto , sospeso fra realta’ e sogno , in una dimensione interposta fra vero e verosimile , e’ un meccanismo narrativo perfetto , affascinante.
    Leonardo Sciascia si chiedeva in quale preciso punto il let ...continua

    Il Barone Bagge e’ un bellissimo , indissolubile intreccio fra morte e vita.
    Il racconto , sospeso fra realta’ e sogno , in una dimensione interposta fra vero e verosimile , e’ un meccanismo narrativo perfetto , affascinante.
    Leonardo Sciascia si chiedeva in quale preciso punto il lettore, sempre più avviluppato in una logica dei fatti sempre meno convincente e sempre piu’ surreale, si rende conto che Lernet-Holenia gli sta raccontando un sogno.

    ha scritto il 

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