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Il bene ostinato

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807018357 | Isbn-13: 9788807018350 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
"È la storia dei 'profeti' di oggi, i punti emergenti di un volontariato italiano di cui non si scrive, il nucleo di un altruismo che alberga negli stessi territori dell'egoismo antistranieri. È la storia di una pattuglia di medici italiani, inquadrati nella più brillante e meno nota – mai discussa – delle nostre Organizzazioni non governative, Medici con l'Africa Cuamm."
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  • 4

    C'è una piccola e semisconosciuta ong italiana, semisconosciuta in Italia ma a quanto pare rispettatissima nel resto del mondo, che attraverso un sistema di reclutamento capillare invia medici in Africa. Rumiz ne racconta, col suo stile semplice ma coinvolgente, la storia e i personaggi, in una s ...continua

    C'è una piccola e semisconosciuta ong italiana, semisconosciuta in Italia ma a quanto pare rispettatissima nel resto del mondo, che attraverso un sistema di reclutamento capillare invia medici in Africa. Rumiz ne racconta, col suo stile semplice ma coinvolgente, la storia e i personaggi, in una specie di dichiarazione d'amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Del mal d'Africa e del bene di alcuni italiani

    C'è il mal d'Africa e i mali dell'Africa, così come c'è l'Italia e ci sono gli italianibravagente.

    "Loro guerrieri come Achille, con le loro ire e i loro codici di guerra; noi con Freud e i meandri della nostra coscienza.
    Ci osservavamo curiosi, ma senza capirci troppo.
    ...continua

    C'è il mal d'Africa e i mali dell'Africa, così come c'è l'Italia e ci sono gli italianibravagente.

    "Loro guerrieri come Achille, con le loro ire e i loro codici di guerra; noi con Freud e i meandri della nostra coscienza.
    Ci osservavamo curiosi, ma senza capirci troppo.
    L'Africa era un altro mondo.
    Non c'era il proletariato, non c'era la proprietà privata della terra, non c'erano le classi sociali.
    C'erano le mandrie e le tribù"

    ha scritto il 

  • 5

    Cassiopea alla rovescia

    Paolo Rumiz cambia rotta. Si immerge direttamente nel cuore dell'Africa e ci fa conoscere il Cuamm e le sue delicate e importantissime missioni.
    Sebbene non ci si ritrovi di fronte al solito Rumiz (per chi lo conosce bene, si nota la differenza), in questo libro non mancano il coinvolgiment ...continua

    Paolo Rumiz cambia rotta. Si immerge direttamente nel cuore dell'Africa e ci fa conoscere il Cuamm e le sue delicate e importantissime missioni.
    Sebbene non ci si ritrovi di fronte al solito Rumiz (per chi lo conosce bene, si nota la differenza), in questo libro non mancano il coinvolgimento e la passione del raccontare a lui tipici. Si ritrovano perfino le descrizioni delle terre di frontiera, quelle che lui ama tanto raccontare. Il bene ostinato è per lui il cuore dell’Africa. E i medici del Cuamm, ovvio, che sono disposti a rinunciare a tutto per partire all'insegna dell'ignoto, del diverso, del difficile.

    "L’Italia espelle i migliori a velocità crescente, come un qualsiasi paese del Terzo mondo." --> non c'è niente di più vero, nè tanto meno d più attuale!

    ha scritto il 

  • 4

    Un poco ripetitivo nei contenuti e, a dirla tutta, sottotono rispetto al solito Rumiz, però il libro è di facile lettura, immediatamente empatico e offre una visione su una realtà che, per quanto sia italiana, da noi è sostanzialmente misconosciuta.

    ha scritto il 

  • 2

    ci ho provato, lo lascio a metà. magari lo finirò, una storia alla volta, ma non adesso.

    EDIT: poi l'ho finito. la seconda parte molto meglio della prima, perché ha iniziato a raccontare in prima persona... altra storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Il bene ostinato, il titolo già dice molto di questo libro scritto da un viaggiatore come Rumiz sempre affamato di fatti e testimoni del mondo. Qui si parla non solo del Cuamm un OGM che opera dal 1950 nelle aree più povere e disastrate dell’Africa ma, si parla soprattutto delle persone che compo ...continua

    Il bene ostinato, il titolo già dice molto di questo libro scritto da un viaggiatore come Rumiz sempre affamato di fatti e testimoni del mondo. Qui si parla non solo del Cuamm un OGM che opera dal 1950 nelle aree più povere e disastrate dell’Africa ma, si parla soprattutto delle persone che compongono questa struttura. Gente che lascia la vita agiata e occidentalizzata per andare alla fine del mondo dove si muore ancora di parto o di diarrea e dove la zanzara anofele la fa da padrone. Ma proprio in questo posto del mondo dove la natura ha ancora il sopravvento sul genere umano che quelle persone trovano l’essenza della propria vita, il valore della solidarietà, la gioia di un sorriso, l’allegria per la propria vita, il riappropriarsi del proprio tempo, tutte cose che stridono fortemente contro la cronica malinconia dell’uomo occidentale. Un grumo di persone che dal ’50 combatte contro i mulini a vento di un Africa ancora schiava della sua arretratezza culturale e sociale schiacciata dalla corruzione delle multinazionali mondiali ma questi “pazzi” hanno costruito basi solide dove il nulla la fa da padrone come ospedali, centri specializzati, scuole per infermieri e università perché il loro motto è “ fare in modo che non hanno bisogno di noi” e allora anche queste piccole gocce hanno un significato enorme per quelle popolazioni decimate dalle malattie e dalla fame ma sempre con una dignità che non si piega neanche difronte a queste enormità. Rumiz riscopre tutte queste cose grazie a queste persone venute da tutte le regione d’Italia come per fare da contrappasso a quella marea di xenofobia che sta invadendo la nostra terra che sta perdendo la ragione storica del nostro vissuto; qui si guarda alla persona e non al colore della sua pelle a come si può guarirla e non a sbatterla fuori dalla propria casa. È bello leggere ogni tanto di queste pagine perché ritornare a pensare alle cose basilare del vivere quotidiano, che molte volte di dimenticano, fanno pensare che infondo siamo fatti tutti della stessa pasta e abbiamo tutti sopra la testa lo stesso cielo.

    ha scritto il 

  • 3

    mi piacciono sia Rumiz sia Medici con l'Africa-CUAMM, ma questo libro, anche se scritto molto bene, mi sembra che voglia presentare le scelte, la vita come se fossero troppo facili...

    ha scritto il 

  • 4

    I libri a volte ti chiamano.
    È per il titolo: può dirsi il Bene “ostinato”? Può davvero ritagliarsi uno spazio laddove violenza e precarietà permeano ogni percorso dell’esistenza? A queste domande volevo dare risposta.
    È per la foto: due vite, due generazioni che si sorreggono l’un l’ ...continua

    I libri a volte ti chiamano.
    È per il titolo: può dirsi il Bene “ostinato”? Può davvero ritagliarsi uno spazio laddove violenza e precarietà permeano ogni percorso dell’esistenza? A queste domande volevo dare risposta.
    È per la foto: due vite, due generazioni che si sorreggono l’un l’altra. Lo scatto della bravissima fotografa Monika Bulaj, capace di ritrarre l’intimità e la tenerezza di un gesto.
    È per l’autore: Paolo Rumiz, giornalista, viaggiatore, narratore di storie, ostinato conoscitore dell’alterità.
    Questo libro parla di italiani e di africani, e del loro immenso lavoro, di estenuante cooperazione, reso possibile da un progetto nato a Padova nel 1950, e che ora conosciamo come Cuamm – Medici con l’Africa. Era da tempo che volevo esplorare il continente africano, attraverso le parole di chi aveva vissuto questi luoghi, di chi aveva preso coscienza delle complesse problematiche di questo immenso territorio, intravedendo insieme altre vie da percorrere, per dare futuro a queste esistenze sempre in bilico. È ostinato il bene, perché è sconfinato il suo opposto. Eppure non c’è ragione di desistere, e la forza viene proprio da quel popolo capace di sorridere, cantare, accogliere l’altro, “combattere” per la vita insieme a lui, nonostante tutto.

    Rumiz dall’Africa riflette anche sulla situazione italiana, sulla visione dello straniero.
    Così scrive: «Povero paese mio, che demonizzi la pelle color dell’ebano e non sai di rinnegare le tue radici, la tua storia di accoglienza, il tuo presepe, la stessa natività. Italia, che si lascia convincere a serbare rancore verso lo straniero, e che non capisce che questo rancore è costruito ad arte per nascondere i problemi veri del paese. Lo smantellamento dei valori, il consumismo spinto, la burocrazia parassita, le cricche, le connivenze tra economia, politica e malavita. La distruzione dell’ambiente.»

    ha scritto il 

  • 3

    Se non me l' avessero regalato, non avrei mai comprato questo libro. Se non l' avesse scritto Rumiz, giornalista che ha tutta la mia stima, non l' avrei letto. Mi ha lasciata molto molto perplessa, leggendolo non mi ha mai abbandonata un senso di forte disagio e sono giunta alla conclusione che s ...continua

    Se non me l' avessero regalato, non avrei mai comprato questo libro. Se non l' avesse scritto Rumiz, giornalista che ha tutta la mia stima, non l' avrei letto. Mi ha lasciata molto molto perplessa, leggendolo non mi ha mai abbandonata un senso di forte disagio e sono giunta alla conclusione che si tratta del fatto che dentro questo libro c' è troppa chiesa cattolica, e quando c' è di mezzo la chiesa cattolica io divento una persona molto molto piena di pregiudizi. Non mi piace ammetterlo perché non tollero i pregiudizi, ma tant' è...

    ha scritto il 

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