Il bene sia con voi!

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca 572)

4.0
(95)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 253 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845925757 | Isbn-13: 9788845925757 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Claudia Zonghetti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/06/08/il-bene-sia-con-voi-vasilij-grossman/

    “- Devi capire, - diceva suo padre - che la gente non si preoccupa per il fatto che la macchina diventerà uguale al ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/06/08/il-bene-sia-con-voi-vasilij-grossman/

    “- Devi capire, - diceva suo padre - che la gente non si preoccupa per il fatto che la macchina diventerà uguale all’uomo o addirittura migliore di lui. Nessuno se ne ha a male e nessuno se ne spaventa. Non fa paura, l’uguaglianza fra uomo e macchina. A far paura è l’uomo, non la macchina. È la paura inconscia dell’uomo verso l’uomo; non è la macchina, ma l’uomo stesso a minacciare il suo prossimo. Lo capisci? Non si ha paura dell’uguaglianza tra uomo e macchina, ma della disuguaglianza fra gli uomini generata dall’uguaglianza con la macchina. È questo il guaio! Si ha paura che l’uguaglianza con la macchina renda l’uomo impotente nella lotta per la libertà, eterno schiavo non delle macchine ma degli uomini. Si ha paura che l’equivalenza con un aggeggio inanimato accentui una disumanità senza precedenti...”
    (Vasilij Grossman, “Il bene sia con voi!”, ed. Adelphi)

    Nella lista dei libri da leggere, da tempo ho inserito “Vita e destino” di Vasilij Grossman. Un paio di mesi fa, trovandomi davanti “Il bene sia con voi!”, decisi di comprarlo, quasi per introdurmi alla lettura di un autore che fino allora non avevo mai letto. Iniziai a leggerlo e, dopo una ventina di pagine, lo abbandonai, perché mi stavo annoiando o forse, più precisamente, perché non era il momento giusto. Un paio di giorni fa, infatti, ho riprovato a leggere “Il bene sia con voi!” e il risultato è stato molto diverso. Ho scoperto che non avevo sbagliato acquisto e che i racconti contenuti nel libro mi hanno convinto quasi tutti.
    Oltre allo splendido racconto dedicato alla Madonna Sistina di Raffaello, del quale ho già riportato alcuni estratti su questo blog, sono presenti altri otto racconti scritti tra il 1943 e il 1963, anno antecedente la morte dell’autore. Spesso in primo piano e talvolta sullo sfondo, c’è la guerra, l’orrore del nazismo e le ripercussioni dello stesso in Russia. Sarebbe riduttivo, però, sostenere che si tratti solo di ciò, perché Grossman è abile sia quando ci racconta del viaggio nei paesini dell’Armenia (racconto che dà il titolo al libro), sia quando ci descrive la nostalgia per Mosca nel periodo in cui lavorava in un laboratorio minerario, o ancora quando riflette sulla morte all’interno di un cimitero.
    In sostanza, sono ben lieto di aver riprovato e prossimamente andrò all’assalto di “Vita e destino”.

    “I primi minuti per le strade di una città sconosciuta hanno un qualcosa che i mesi successivi - gli anni, persino - non riusciranno a scalfire. Sono momenti in cui dal forestiero si sprigiona un’energia visiva che definirei atomica, una capacità d’attenzione che ha una forza nucleare. Egli si imbeve, si impregna, si intride di quell’enorme universo con un’intensità penetrante, con un’emozione che tutto pervade: le case, gli alberi, i volti dei passanti, le insegne, le piazze, gli odori, la polvere, il colore del cielo, l’aspetto dei cani e dei gatti. Divinità onnipotente, in quei minuti l’uomo genera un mondo nuovo, crea, costruisce dentro di sé una città con tanto di piazze, strade, corti e cortili, con i suoi passeri, la sua storia millenaria, le sue attività industriali e commerciali, il teatro dell’Opera e le trattorie. E la città che all’improvviso emerge dal nulla è una città insolita, diversa dalla città reale, è una città che gli appartiene, una città in cui le foglie d’autunno frusciano come in nessun altro luogo, la polvere ha un odore tutto suo e i bambini conoscono un modo particolare di tirare con la fionda.
    Questo miracolo della creazione non ha bisogno di ore per compiersi, ma di minuti. E quando l’uomo muore, con lui se ne va anche il mondo unico e irripetibile che ha creato: un universo con i suoi oceani, le sue montagne, il suo cielo. Quegli oceani, quel cielo assomigliano in modo stupefacente ai miliardi di oceani e di cieli che esistono nelle menti di altre persone, ma quell’universo assomiglia anche in modo stupefacente all’unico universo che esiste davvero, nonostante le persone. Eppure quelle montagne, quelle onde, quell’erba e quella minestra di piselli hanno qualcosa di irripetibile, di unico, che si è generato nell’infinità del tempo, hanno loro sfumature e fruscii, un loro sciabordare - sono l’universo che vive nel cuore di colui che lo ha creato.”

    “C’è un dono superiore rispetto a quello dei geni della scienza e della letteratura, dei poeti e degli scienziati. Tra le persone di talento, se non di genio, tra i virtuosi delle formule matematiche, del verso poetico, della frase musicale, dello scalpello o del pennello molti hanno un animo misero, debole, meschino, lascivo, avido, servile, cupido, invidioso; molti sono i molluschi, gli smidollati nei quali l’irritazione di una coscienza inquieta favorisce la nascita della perla. Il dono supremo dell’umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d’animo, della magnanimità e del coraggio del singolo in nome del bene. È il dono di cavalieri e fanti timidi e senza nome che con le loro imprese fanno sì che l’uomo non si trasformi in una bestia.”

    ha scritto il 

  • 0

    "Il dono supremo dell'umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d'animo, della magnanimità e del coraggio del singolo in nome del bene. È il dono di cavalieri e fanti timidi e senza n ...continua

    "Il dono supremo dell'umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d'animo, della magnanimità e del coraggio del singolo in nome del bene. È il dono di cavalieri e fanti timidi e senza nome che con le loro imprese fanno sì che l'uomo non si trasformi in una bestia"

    Scritto benissimo, penna sopraffina, questo libro è una serie di scritti/racconti che vanno dal 1943 al 1964, temi diversi..ma con menzione speciale a "La Madonna Sistina" , poche pagine potentissime, e "Il bene sia con voi", appunti di viaggio ..splendide pagine sull'Armenia e gli armeni.

    ha scritto il 

  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Tutto ciò che Grossman ha scritto ha la voce della verità.
    Il che, unito alla validità letteraria, non è cosa da poco.
    Questi sono racconti, impressioni di viaggio, illuminazioni pittoriche, ricordi p ...continua

    Tutto ciò che Grossman ha scritto ha la voce della verità.
    Il che, unito alla validità letteraria, non è cosa da poco.
    Questi sono racconti, impressioni di viaggio, illuminazioni pittoriche, ricordi personali.

    Il vecchio maestro.
    Un quartiere di una sconosciuta cittadina, una comunità ebrea e l’arrivo delle truppe tedesche. Qui verrà organizzato uno dei tanti massacri a colpi di pistola che hanno reso ancora più fertili le campagne ucraine e russe. Una delle piccole figure è quella del maestro, ormai vecchio, solo, sempre la giusta parola per tutti, sempre una piccola attenzione. Mentre si avvia alla morte l’unico rimpianto è quello di non aver mai ricevuto una parola d’amore, un gesto affettuoso, per lui, proprio per lui. Lo riceverà dalla bimba che tiene in braccio.

    La strada
    Ho amato molto Au hasard, Balthasar (Robert Bresson è un’altra mia passioncella) e non posso non amare la storia del mulo Giu, destinato ad attraversare la Russia sotto una sola bandiera, quella della propria sofferenza.

    Il bene sia con voi
    Un viaggio in Armenia, quella ad di là dell’Ararat. Quella di qua, monte compreso, è in Turchia.
    Un paese di pietre basaltiche (i terremoti si sprecano), ma anche di fiumi, laghi, di zona agricole di sopravvivenza, di piccole cappelle e chiese piene di suggestione, di uomini con cui si può socializzare, specialmente nelle più piccole e povere comunità. Trote squisite e bevute, per una quasi ci lascia la pelle.

    E ancora la folgorazione dell’autore quando vide per la prima volta la Madonna Sistina di Raffaello, nel 1955, prima che venisse restituito alla città di Dresda. E per la precisione i volti seri, stupiti, presaghi, della madre e del piccolino.
    Un gruppo di amici che avranno successo. Tutti meno uno, gentile, sollecito, destinato ad essere sempre dimenticato nell’allegria e nella disgrazia.
    Una vecchina ignota a tutti riceverà solo da morta la riabilitazione del marito. In quelle poche righe si cela un’infinità di dolore ed una storia che possiamo immaginare, ma tutto è solo un soffio nelle vite degli altri.

    Quello che mi colpisce in Grossman è la sua indefettibile fiducia che nell’uomo esista il bene (perfino per il mulo Giu c’è questa presenza) e che questo possa essere la nostra salvezza..

    12.01.2015

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro si scontrano la mia devozione verso Grossman e il mio disamore verso le raccolte di racconti. Difficile quindi per me dare un giudizio, tranne per evidenziare la bellezza di alcune pag ...continua

    In questo libro si scontrano la mia devozione verso Grossman e il mio disamore verso le raccolte di racconti. Difficile quindi per me dare un giudizio, tranne per evidenziare la bellezza di alcune pagine dell'ultimo racconto, "Il bene sia con voi". Pagine che parlano di amore, di fede e di bontà, sempre intese in senso puramente umano. A mio avviso sono stupende.

    ha scritto il 

  • 4

    Naturalmente non c’è il respiro del grande romanzo, come in “Vita e destino”, ma c’è tutta la classe del grande narratore, tutta l’onestà e l’etica di chi scrive per esigenza di esprimere ciò che vede ...continua

    Naturalmente non c’è il respiro del grande romanzo, come in “Vita e destino”, ma c’è tutta la classe del grande narratore, tutta l’onestà e l’etica di chi scrive per esigenza di esprimere ciò che vede, ciò che pensa, ciò che sente, ciò in cui crede, senza scendere a compromessi. Anche al prezzo che Grossman stesso dovette pagare: non venire mai pubblicato, l’essere sempre più ignorato (dopo essere stato uno tra gli scrittori più affermati in patria, ai tempi dei suoi reportage dal fronte al seguito dell’armata rossa, da Stalingrado fino alla presa di Berlino), fino all’essere dimenticato del tutto per risorgere solo quando (morto da vent’anni) le sue opere videro finalmente le stampe in Europa (e in Russia solo dopo la caduta del muro) come romanzi postumi.
    Questo libro raccoglie otto brevi racconti (alcuni veri gioiellini: “Mamma”, “Riposo eterno”, “La Madonna sistina”), ma per circa la sua metà raccoglie le memorie di un suo soggiorno in Armenia, per svolgervi un breve incarico di traduzione.
    Stanco, già malato, disilluso da un processo di destanilizzazione che non ha portato i miglioramenti sperati alla sua condizione di “sepolto vivo” (il desiderio di vedere pubblicati nuovamente i suoi scritti), Grossman lontano dalla città ed all’apparato vessatorio ed immerso in una civiltà ancora fortemente contadina, ritrova tutta la sua grande fede nell’uomo, nel suo spirito vero, infuso di cristallina bontà ed onestà.
    Tra le distese di sassi millenari alle pendici dell’Ararat, tra i boschi e i laghi delle alture armene, tra questa gente, sembra ritrovare la sincerità, la purezza, il senso religioso di un popolo perseguitato nei secoli come il suo, quello ebraico; e quello proprio, che non ha bisogno di alcun dio. E con esso un po’ di pace, dopo tanto tormento.

    ha scritto il 

  • 4

    Fosforo ( già presente nell'omonima raccolta di racconti )
    L'inquilina ==> poche pagine dove si condensa la sensazione dell'epoca: chiunque poteva essere condannato e ucciso, l'eventuale riabilitazion ...continua

    Fosforo ( già presente nell'omonima raccolta di racconti )
    L'inquilina ==> poche pagine dove si condensa la sensazione dell'epoca: chiunque poteva essere condannato e ucciso, l'eventuale riabilitazione sarebbe giunta probabilmente troppo tardi, come nel caso della protagonista e del marito.
    L'ultima parte che da il titolo alla raccolta affronta parecchi temi sullo sfondo della descrizione dell'Armenia: la fede anche per chi come l'autore non era credente, la sbornia dopo aver passato la mezza età, le paure legate alla morte, la bontà e il sentimento di comunanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima di prendere in mano questo "Il bene sia con voi" è il caso di farsi un esame di coscienza. Siete cinici? Non vi piace trovare il Buono, il Bene con la B maiuscola? Non amate la letteratura russa ...continua

    Prima di prendere in mano questo "Il bene sia con voi" è il caso di farsi un esame di coscienza. Siete cinici? Non vi piace trovare il Buono, il Bene con la B maiuscola? Non amate la letteratura russa con quella sua tensione qualche volta insostenibile? Beh, allora Grossman non fa per voi. Ma se, dico se, riuscite a fingere come ogni lettore sa che la letteratura non sia solo estetica, se riuscite a sentire la vibrazione di pagine così intense preparatevi ad una lettura che talvolta costringe ad allontanarsi dal libro.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Soso mama dzoglu

    Una raccolta di nove racconti di Vasilij Grossman, quattro dei quali già pubblicati in altre raccolte: “Anni di guerra” e “Fosforo”. In nessuno di questi ho ritrovato lo stile di "Vita e destino" priv ...continua

    Una raccolta di nove racconti di Vasilij Grossman, quattro dei quali già pubblicati in altre raccolte: “Anni di guerra” e “Fosforo”. In nessuno di questi ho ritrovato lo stile di "Vita e destino" privo di quel sentimentalismo un po' retorico presente spesso in questi racconti.
    Il "Vecchio maestro", scritto nel 1942, durante l’avanzata tedesca in Ucraina, già presente in "Anni di guerra". Descrive l’arrivo e l’occupazione di un paesino ucraino, da parte delle truppe tedesche, con la conseguente pulizia etnica e l’uscita dall’ombra degli elementi peggiori presenti nel paese, desiderosi di mettersi in vista e collaborare con l’occupante nazista. Nella tragedia generale risulta toccante l’episodio finale tra la bambina e il maestro.
    Nel primo racconto, scritto appunto nel ’42 quando l’onda dell’invasione tedesca non era ancora rallentata, si vede chiaramente lo spirito patriottico, l’anima sovietica della guerra del bene contro il male; siamo all’opposto di quando affermerà che nazismo e stalinismo sono in fondo la stessa cosa (fino all’invasione tedesca, l’unione Sovietica ha fornito, all’alleato tedesco, le materie prime per potenziare industria ed esercito)
    Gli altri racconti sono stati scritti agli inizi degli anni sessanta, quando ormai Grossman era caduto in disgrazia ed erano finite anche le sue illusioni sul "Piccolo Padre" e sul regime sovietico.
    A parte una storia "d'amore" tra un mulo e una cavalla durante la campagna di Russia, mi pare che il disincanto sia il tema principale degli altri racconti. Disincanto sul Socialismo reale, sul regime e sull'umanità.
    "In periferia" mostra come le distinzioni di classe esistano sempre; non esiste più la nobiltà ma esiste sempre un gruppo di persone elette che ignorano i problemi del proletariato, vivono in appartamenti comodi, riscaldati, ascoltando musica classica che permette loro di sognare; mentre il popolo soffre il freddo, la fame e prova invidia ed odio nei confronti degli eletti.
    "L'inquilina" e "Mamma" esprimono la disillusione nei confronti del regime, diventato una "lotteria di Babilonia" dove, senza motivo apparente, puoi precipitare da qualsiasi livello sociale allo status di nemico del popolo e scomparire per sempre o tornare a galla dopo anni o decenni di gulag e ironicamente essere riconosciuti innocenti. Amaro e desolante "L'inquilina".
    In "Fosforo", racconto autobiografico, ci mostra come l'egoismo e l'orgoglio di appartenere ad una classe elevata, uniti al terrore del regime, portino ad uno stato di inumana indifferenza. Il vecchio amico, di origini popolari, quando cade in disgrazia viene evitato, ignorato. Lui sarà l'unico a cercarlo quando toccherà a Grossman cadere in disgrazia per la prima volta. Passato il momento di difficoltà anche Grossman tornerà ad ignorare l'ex amico.
    Nell'ultimo racconto, che dà il titolo alla raccolta, descrive il suo viaggio in Armenia e da qui prende spunto per considerazioni su cultura, società e vita in generale. Si tratta di un viaggio di lavoro: deve tradurre in russo il libro di un autore armeno, lui che non conosce l'armeno.
    "Ma non mi sento ridicolo, mi pare lecito, anzi, che io - traduttore russo dall'armeno - attenda che l'autore da me tradotto mi spieghi in russo che cosa ha detto in armeno."
    Dopo che il suo ultimo libro (Vita e destino) è stato rifiutato dalla stampa, è diventato ormai invisibile: i letterati armeni lo ignorano completamente, non esiste più né come scrittore, né come essere umano. Riesce a trovare il calore umano soltanto nei contadini, nel popolo piú umile, in quelle persone per la maggior parte delle quali la rivoluzione è stata solamente un passaggio di potere tra due tiranni diversi, il secondo meno prevedibile del primo.
    "Sakris'jan gli disse di aver lavorato in clandestinità per la rivoluzione, di aver cacciato lo zar nel 1917, di aver contribuito a edificare il potere dei Soviet e di essere, poi, finito in un lager [sovietico, 19 anni, senza motivo]. «E adesso vendo acqua». Il vecchio ci pensò su e poi disse: «Perché hai cacciato lo zar? Non ti lasciava vendere l'acqua?»"

    ha scritto il 

  • 5

    La Bontà dell'Uomo

    E' una raccolta di nove racconti databili intorno al 1960. I temi sono quelli tipici e ormai conosciuti da chi ha letto anche poco di questo autore russo. Le misere condizioni delle famiglie in guerra ...continua

    E' una raccolta di nove racconti databili intorno al 1960. I temi sono quelli tipici e ormai conosciuti da chi ha letto anche poco di questo autore russo. Le misere condizioni delle famiglie in guerra, l'invasione nazista e le condizioni degli ebrei, le meschinità, gli egoismi, i compromessi moralmente deprecabili o anche la corruzione e i voltafaccia cui precarie e disagiate condizioni possono spingere anche persone in altre situazioni presumibilmente oneste. Eppure in questo degrado, in questo mare di sofferenza fisica morale, psichica, stupisce e commuove sempre la strenua e costante ricerca, il sopravvivere dell'elemento umano, della sua forza e della sua indistruttibilità. Della sua bontà. Nel secondo scritto – una sorta di critica d'arte sulla Madonna Sistina di Raffaello (1483-1520), critica d'arte che però diventa riflessione sulla vita, sulla Storia, sull'Uomo, Vasilij Grossmann scrive:

    La forza della vita, la forza dell'umano nell'uomo è enorme, e nemmeno la la forma più potente e perfetta di violenza può soggiogarla. Può solamente ucciderla. Per questo i volti della madre e del bambino sono così sereni: sono invincibili. In un'epoca di ferro, la vita, se anche muore, non è comunque sconfitta.

    E quest'immortale umanità nella sua rappresentazione più struggente e commovente la si vede ne Il vecchio maestro.
    Nel terzo racconto, Riposo eterno, Grossmann affronta un tema - quello d’ambiente cimiteriale – che ci ricorda grandi poeti quali Thomas Gray (1716-1771, Elegy Written in a Country Church-yard, 1751), il nostro Foscolo (1778-1927, Dei sepolcri, 1807) e Edgar Lee Masters (1868-1950, Spoon River Anthology, 1915). Ma il taglio che ne dà Grossman è davvero originale. Con uno stile narrativo semplice e poetico al contempo, egli immagina e descrive i rapporti che i vivi instaurano con i loro cari estinti, ne sottolinea la serenità e mostra come a questa i primi siano giunti spesso grazie a un intervento risolutivo della morte.
    Fosforo, il quarto racconto, fa vedere come non di rado il bene, le espressioni di vera amicizia – che, come ben si sa, si vede nel bisogno – vengano da persone a cui il destino ha riservato un'esistenza infelice e tutt'altro che realizzata: in parte anche per colpa nostra; almeno alla fine si ha l'onestà morale di riconoscere.
    La storia successiva – brevissima, L'inquilina - è forse quella che ci meraviglia meno poiché mostra – ed è un caso estremo, naturalmente – le paradossali conseguenze delle lungaggini e dei ritardi burocratici: situazioni non certo sconosciute da noi. Conseguenze che possono suscitare rabbia, mestizia ma, anche, un senso di tragica ironia.
    Mamma e In periferia – rispettivamente sesto e ottavo racconto – hanno come protagonisti bambini, Mamma almeno la prima parte. Sono vite in cui i personaggi principali che le vivono hanno modo di sperimentare cosa significhino cambiamenti, ribaltamenti anche radicali che provocano in loro e a loro volta, altrettanti cambiamenti e ribaltamenti nel loro modo di vedere e concepire il vivere quotidiano. Li fa maturare e crescere.
    In mezzo a queste due storie c'è La strada, che ci parla di quella fatta dalla Sicilia fin nella lontana Russia dal mulo Giu, impiegato per il trasporto dai soldati. A ripensarci, qui Grossman utilizza un personaggio che ci si aspetterebbe di trovare nelle favole, le quali, sovente, han intenti didascalici. Se non intenzionalmente da parte dell'autore, anche questa ne ha e mostra come nelle circostanze più avverse e tristi, nelle quali non sembra esserci una via d'uscita e il pessimismo sembra essersi impossessato definitivamente del nostro animo, basti un niente per riacquistare un po' di fiducia e serenità.
    Ma il piatto forte è l'ultimo che non è un racconto bensì una sorta di diario. L'occasione è data a Grossmann da un suo soggiorno nella capitale armena Erevan per la traduzione in russo di un romanzo scritto in armeno da un collega scrittore. Questi son solo la cornice e il pretesto per considerazioni e riflessioni che fanno de Il Bene sia con voi un vero e proprio moderno poema in prosa: una prosa come al solito semplice e diretta che diretta punta al cuore del lettore. Il nazionalismo, la libertà, il carattere russo e quello armeno, il paesaggio, la terra, la povertà, il lavoro duro, persino la sensazione di morire, la religione, la bontà e, soprattutto, di nuovo (il cerchio pare chiudersi) l'umanità sono i temi delle considerazioni e delle riflessioni di cui sopra. Per Grossman l'unicità dell'Uomo si rinnova in ogni individuo che incontra e che egli cerca di comprendere e comunicarci in ogni occasione, sia che questi si comporti rettamente oppure mostri l sue debolezze, il suo cinismo accompagnato spesso dalla sua corruzione. A tutti, in ogni caso, augura benevolo che Il Bene sia con voi.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto tre dei nove racconti.
    Tuttavia non è il momento per me adatto: si vede che scrive bene (prima o poi spero di riuscire a leggere il suo "Vita e destino") ma ora non ho voglia di storie realis ...continua

    Ho letto tre dei nove racconti.
    Tuttavia non è il momento per me adatto: si vede che scrive bene (prima o poi spero di riuscire a leggere il suo "Vita e destino") ma ora non ho voglia di storie realisticamente tristi.

    ha scritto il 

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