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Il bene sia con voi!

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca 572)

4.1
(72)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 253 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845925757 | Isbn-13: 9788845925757 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Claudia Zonghetti

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
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  • 4

    In questo libro si scontrano la mia devozione verso Grossman e il mio disamore verso le raccolte di racconti. Difficile quindi per me dare un giudizio, tranne per evidenziare la bellezza di alcune pagine dell'ultimo racconto, "Il bene sia con voi". Pagine che parlano di amore, di fede e di bontà, ...continua

    In questo libro si scontrano la mia devozione verso Grossman e il mio disamore verso le raccolte di racconti. Difficile quindi per me dare un giudizio, tranne per evidenziare la bellezza di alcune pagine dell'ultimo racconto, "Il bene sia con voi". Pagine che parlano di amore, di fede e di bontà, sempre intese in senso puramente umano. A mio avviso sono stupende.

    ha scritto il 

  • 4

    Fosforo ( già presente nell'omonima raccolta di racconti )
    L'inquilina ==> poche pagine dove si condensa la sensazione dell'epoca: chiunque poteva essere condannato e ucciso, l'eventuale riabilitazione sarebbe giunta probabilmente troppo tardi, come nel caso della protagonista e del mari ...continua

    Fosforo ( già presente nell'omonima raccolta di racconti )
    L'inquilina ==> poche pagine dove si condensa la sensazione dell'epoca: chiunque poteva essere condannato e ucciso, l'eventuale riabilitazione sarebbe giunta probabilmente troppo tardi, come nel caso della protagonista e del marito.
    L'ultima parte che da il titolo alla raccolta affronta parecchi temi sullo sfondo della descrizione dell'Armenia: la fede anche per chi come l'autore non era credente, la sbornia dopo aver passato la mezza età, le paure legate alla morte, la bontà e il sentimento di comunanza.

    ha scritto il 

  • 4

    Soso mama dzoglu

    Una raccolta di nove racconti di Vasilij Grossman, quattro dei quali già pubblicati in altre raccolte: “Anni di guerra” e “Fosforo”. In nessuno di questi ho ritrovato lo stile di "Vita e destino" privo di quel sentimentalismo un po' retorico presente spesso in questi racconti.
    Il "Vecchio m ...continua

    Una raccolta di nove racconti di Vasilij Grossman, quattro dei quali già pubblicati in altre raccolte: “Anni di guerra” e “Fosforo”. In nessuno di questi ho ritrovato lo stile di "Vita e destino" privo di quel sentimentalismo un po' retorico presente spesso in questi racconti.
    Il "Vecchio maestro", scritto nel 1942, durante l’avanzata tedesca in Ucraina, già presente in "Anni di guerra". Descrive l’arrivo e l’occupazione di un paesino ucraino, da parte delle truppe tedesche, con la conseguente pulizia etnica e l’uscita dall’ombra degli elementi peggiori presenti nel paese, desiderosi di mettersi in vista e collaborare con l’occupante nazista. Nella tragedia generale risulta toccante l’episodio finale tra la bambina e il maestro.
    Nel primo racconto, scritto appunto nel ’42 quando l’onda dell’invasione tedesca non era ancora rallentata, si vede chiaramente lo spirito patriottico, l’anima sovietica della guerra del bene contro il male; siamo all’opposto di quando affermerà che nazismo e stalinismo sono in fondo la stessa cosa (fino all’invasione tedesca, l’unione Sovietica ha fornito, all’alleato tedesco, le materie prime per potenziare industria ed esercito)
    Gli altri racconti sono stati scritti agli inizi degli anni sessanta, quando ormai Grossman era caduto in disgrazia ed erano finite anche le sue illusioni sul "Piccolo Padre" e sul regime sovietico.
    A parte una storia "d'amore" tra un mulo e una cavalla durante la campagna di Russia, mi pare che il disincanto sia il tema principale degli altri racconti. Disincanto sul Socialismo reale, sul regime e sull'umanità.
    "In periferia" mostra come le distinzioni di classe esistano sempre; non esiste più la nobiltà ma esiste sempre un gruppo di persone elette che ignorano i problemi del proletariato, vivono in appartamenti comodi, riscaldati, ascoltando musica classica che permette loro di sognare; mentre il popolo soffre il freddo, la fame e prova invidia ed odio nei confronti degli eletti.
    "L'inquilina" e "Mamma" esprimono la disillusione nei confronti del regime, diventato una "lotteria di Babilonia" dove, senza motivo apparente, puoi precipitare da qualsiasi livello sociale allo status di nemico del popolo e scomparire per sempre o tornare a galla dopo anni o decenni di gulag e ironicamente essere riconosciuti innocenti. Amaro e desolante "L'inquilina".
    In "Fosforo", racconto autobiografico, ci mostra come l'egoismo e l'orgoglio di appartenere ad una classe elevata, uniti al terrore del regime, portino ad uno stato di inumana indifferenza. Il vecchio amico, di origini popolari, quando cade in disgrazia viene evitato, ignorato. Lui sarà l'unico a cercarlo quando toccherà a Grossman cadere in disgrazia per la prima volta. Passato il momento di difficoltà anche Grossman tornerà ad ignorare l'ex amico.
    Nell'ultimo racconto, che dà il titolo alla raccolta, descrive il suo viaggio in Armenia e da qui prende spunto per considerazioni su cultura, società e vita in generale. Si tratta di un viaggio di lavoro: deve tradurre in russo il libro di un autore armeno, lui che non conosce l'armeno.
    "Ma non mi sento ridicolo, mi pare lecito, anzi, che io - traduttore russo dall'armeno - attenda che l'autore da me tradotto mi spieghi in russo che cosa ha detto in armeno."
    Dopo che il suo ultimo libro (Vita e destino) è stato rifiutato dalla stampa, è diventato ormai invisibile: i letterati armeni lo ignorano completamente, non esiste più né come scrittore, né come essere umano. Riesce a trovare il calore umano soltanto nei contadini, nel popolo piú umile, in quelle persone per la maggior parte delle quali la rivoluzione è stata solamente un passaggio di potere tra due tiranni diversi, il secondo meno prevedibile del primo.
    "Sakris'jan gli disse di aver lavorato in clandestinità per la rivoluzione, di aver cacciato lo zar nel 1917, di aver contribuito a edificare il potere dei Soviet e di essere, poi, finito in un lager [sovietico, 19 anni, senza motivo]. «E adesso vendo acqua». Il vecchio ci pensò su e poi disse: «Perché hai cacciato lo zar? Non ti lasciava vendere l'acqua?»"

    ha scritto il 

  • 5

    La Bontà dell'Uomo

    E' una raccolta di nove racconti databili intorno al 1960. I temi sono quelli tipici e ormai conosciuti da chi ha letto anche poco di questo autore russo. Le misere condizioni delle famiglie in guerra, l'invasione nazista e le condizioni degli ebrei, le meschinità, gli egoismi, i compromessi mora ...continua

    E' una raccolta di nove racconti databili intorno al 1960. I temi sono quelli tipici e ormai conosciuti da chi ha letto anche poco di questo autore russo. Le misere condizioni delle famiglie in guerra, l'invasione nazista e le condizioni degli ebrei, le meschinità, gli egoismi, i compromessi moralmente deprecabili o anche la corruzione e i voltafaccia cui precarie e disagiate condizioni possono spingere anche persone in altre situazioni presumibilmente oneste. Eppure in questo degrado, in questo mare di sofferenza fisica morale, psichica, stupisce e commuove sempre la strenua e costante ricerca, il sopravvivere dell'elemento umano, della sua forza e della sua indistruttibilità. Della sua bontà. Nel secondo scritto – una sorta di critica d'arte sulla Madonna Sistina di Raffaello (1483-1520), critica d'arte che però diventa riflessione sulla vita, sulla Storia, sull'Uomo, Vasilij Grossmann scrive:

    La forza della vita, la forza dell'umano nell'uomo è enorme, e nemmeno la la forma più potente e perfetta di violenza può soggiogarla. Può solamente ucciderla. Per questo i volti della madre e del bambino sono così sereni: sono invincibili. In un'epoca di ferro, la vita, se anche muore, non è comunque sconfitta.

    E quest'immortale umanità nella sua rappresentazione più struggente e commovente la si vede ne Il vecchio maestro.
    Nel terzo racconto, Riposo eterno, Grossmann affronta un tema - quello d’ambiente cimiteriale – che ci ricorda grandi poeti quali Thomas Gray (1716-1771, Elegy Written in a Country Church-yard, 1751), il nostro Foscolo (1778-1927, Dei sepolcri, 1807) e Edgar Lee Masters (1868-1950, Spoon River Anthology, 1915). Ma il taglio che ne dà Grossman è davvero originale. Con uno stile narrativo semplice e poetico al contempo, egli immagina e descrive i rapporti che i vivi instaurano con i loro cari estinti, ne sottolinea la serenità e mostra come a questa i primi siano giunti spesso grazie a un intervento risolutivo della morte.
    Fosforo, il quarto racconto, fa vedere come non di rado il bene, le espressioni di vera amicizia – che, come ben si sa, si vede nel bisogno – vengano da persone a cui il destino ha riservato un'esistenza infelice e tutt'altro che realizzata: in parte anche per colpa nostra; almeno alla fine si ha l'onestà morale di riconoscere.
    La storia successiva – brevissima, L'inquilina - è forse quella che ci meraviglia meno poiché mostra – ed è un caso estremo, naturalmente – le paradossali conseguenze delle lungaggini e dei ritardi burocratici: situazioni non certo sconosciute da noi. Conseguenze che possono suscitare rabbia, mestizia ma, anche, un senso di tragica ironia.
    Mamma e In periferia – rispettivamente sesto e ottavo racconto – hanno come protagonisti bambini, Mamma almeno la prima parte. Sono vite in cui i personaggi principali che le vivono hanno modo di sperimentare cosa significhino cambiamenti, ribaltamenti anche radicali che provocano in loro e a loro volta, altrettanti cambiamenti e ribaltamenti nel loro modo di vedere e concepire il vivere quotidiano. Li fa maturare e crescere.
    In mezzo a queste due storie c'è La strada, che ci parla di quella fatta dalla Sicilia fin nella lontana Russia dal mulo Giu, impiegato per il trasporto dai soldati. A ripensarci, qui Grossman utilizza un personaggio che ci si aspetterebbe di trovare nelle favole, le quali, sovente, han intenti didascalici. Se non intenzionalmente da parte dell'autore, anche questa ne ha e mostra come nelle circostanze più avverse e tristi, nelle quali non sembra esserci una via d'uscita e il pessimismo sembra essersi impossessato definitivamente del nostro animo, basti un niente per riacquistare un po' di fiducia e serenità.
    Ma il piatto forte è l'ultimo che non è un racconto bensì una sorta di diario. L'occasione è data a Grossmann da un suo soggiorno nella capitale armena Erevan per la traduzione in russo di un romanzo scritto in armeno da un collega scrittore. Questi son solo la cornice e il pretesto per considerazioni e riflessioni che fanno de Il Bene sia con voi un vero e proprio moderno poema in prosa: una prosa come al solito semplice e diretta che diretta punta al cuore del lettore. Il nazionalismo, la libertà, il carattere russo e quello armeno, il paesaggio, la terra, la povertà, il lavoro duro, persino la sensazione di morire, la religione, la bontà e, soprattutto, di nuovo (il cerchio pare chiudersi) l'umanità sono i temi delle considerazioni e delle riflessioni di cui sopra. Per Grossman l'unicità dell'Uomo si rinnova in ogni individuo che incontra e che egli cerca di comprendere e comunicarci in ogni occasione, sia che questi si comporti rettamente oppure mostri l sue debolezze, il suo cinismo accompagnato spesso dalla sua corruzione. A tutti, in ogni caso, augura benevolo che Il Bene sia con voi.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto tre dei nove racconti.
    Tuttavia non è il momento per me adatto: si vede che scrive bene (prima o poi spero di riuscire a leggere il suo "Vita e destino") ma ora non ho voglia di storie realisticamente tristi.

    ha scritto il 

  • 5

    Una bella lettura e non poteva essere altrimenti visto l'autore,che a me è particolarmente caro. Pagine che parlano di amicizia,di indifferenza,di libertà,delle tragedie che hanno coinvolto ebrei ed armeni,del suo viaggio in Armenia ed altro ancora,pagine che commuovono e che fanno pensare,ricord ...continua

    Una bella lettura e non poteva essere altrimenti visto l'autore,che a me è particolarmente caro. Pagine che parlano di amicizia,di indifferenza,di libertà,delle tragedie che hanno coinvolto ebrei ed armeni,del suo viaggio in Armenia ed altro ancora,pagine che commuovono e che fanno pensare,ricordare e riflettere.

    ha scritto il 

  • 4

    La Adelphi ha raccolto nel volume Il bene sia con voi! racconti articoli e riflessioni che Vasilij Grossman (1905-1964) ha scritto nei suoi ultimi anni, qui tradotti da Claudia Zonghetti. Pur trattandosi di brani e spunti narrativi disomogenei, emergono con forza alcune costanti dell’opera dello ...continua

    La Adelphi ha raccolto nel volume Il bene sia con voi! racconti articoli e riflessioni che Vasilij Grossman (1905-1964) ha scritto nei suoi ultimi anni, qui tradotti da Claudia Zonghetti. Pur trattandosi di brani e spunti narrativi disomogenei, emergono con forza alcune costanti dell’opera dello scrittore russo: innanzitutto l’attenzione alla complessità delle relazioni umane e una potente carica morale, di cui i singoli e non lo Stato o la Chiesa si devono fare promotori.

    http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-5-il-bene-sia-con-voi-di-vasilij-grossman

    ha scritto il 

  • 4

    Scritti del 1943-1963.
    Certo V. Grossman è proprio bravo. Qui però i suoi trucchi e le sue ossessioni sono troppo visibili e questi racconti non sono affascinanti e potenti come "Vita e destino" (uno dei libri che ho amato di più).

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta di racconti vari, dove entrano come sempre il Bene e il Male, il dolore, la fatica, la generosità, l'amicizia. Non è un autore di facile lettura, ma letto una volta non si dimentica più e alcune imamgini rimangono dentro per sempre.Qui in particolare l'Armenia pietrosa, assolata,semp ...continua

    Una raccolta di racconti vari, dove entrano come sempre il Bene e il Male, il dolore, la fatica, la generosità, l'amicizia. Non è un autore di facile lettura, ma letto una volta non si dimentica più e alcune imamgini rimangono dentro per sempre.Qui in particolare l'Armenia pietrosa, assolata,semplice e abitata da gente incredibile. E la frase finale ci dice tutto di Grossman: "E' probabile che molte cose io le abbia dette malamente, non come avrei dovuto. Ma che le abbia dette male o bene, le ho comunque dette con amore". Per uno che ha dovuto convivere con la ferocia del Comunismo è un bel segno!

    ha scritto il 

  • 5

    "La forza della vita, la forza dell’umano nell’uomo è enorme, e nemmeno la forma più potente e perfetta di violenza può soggiogarla. Può solamente ucciderla." (La Madonna Sistina [1955], p. 51)

    ha scritto il 

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