Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il brigante

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 530)

3.9
(25)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 179 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845923215 | Isbn-13: 9788845923210 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Il brigante?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Karl Moor, il protagonista dei Masnadieri di Schiller, era l’eroe preferito del piccolo Robert Walser: e proprio travestito da Karl lo ritrae, quindicenne, suo fratello. Pro­babilmente, dunque, non è un caso se il romanzo ritrovato fra le carte lasciate dallo scrittore (quei «microgrammi» di assai problematica decifrazione) riprende il titolo del dramma di Schiller: Die Räuber. Più che un eroe, però, il brigante che qui si racconta è un antieroe, uno che vive ai margini della buona società di Berna, corteggiando una cameriera di nome Edith, e lasciandosi corteggiare da tutta una serie di signore, che lo vorrebbero o per sé o per le proprie figlie. Quando Edith deciderà di sposarsi, il Brigante le rimprovererà dal pulpito di preferire a lui un uomo mediocre; e lei gli sparerà ferendolo leggermente. Una volta ricaduta l’ondata dei pettegolezzi, ecco il nostro Brigante che, insieme a uno scrittore di professione, si mette a raccontare la propria versione della vicenda. Ed è qui che comincia il vertiginoso gioco di rispecchiamenti fra colui che narra e colui che è narrato, fra lo stesso Robert Walser e il suo Brigante. In questo libro unico, di cui J.M. Coetzee ha scritto che «se fosse stato pubblicato nel 1926 avrebbe mutato il corso della moderna letteratura tedesca», Walser spinge all’estremo la sua arte della dissociazione, che è insieme stilistica e psichica. Il racconto cambia direzione quasi a ogni passo, le immagini si inseguono e sovrappongono, l’ironia e il pathos rischiano di coincidere. È un azzardo ultimo della scrittura, che prelude al silenzio.
Ordina per
  • 5

    Non mi rivolgo mai allo specchio, perché lo specchio mi pare impertinente e sgarbato

    Sproloquio stupendo fatto con una scrittura colta e d elegante, vaneggiamento, delirio ad altissimo livello, carico di arguzia, ironia e autoironia, anche se con qualche momento di stanchezza, su un ordito fatto di fili di seta, che lo porta a dire una cosa e a volte subito dopo il suo contrario, ...continua

    Sproloquio stupendo fatto con una scrittura colta e d elegante, vaneggiamento, delirio ad altissimo livello, carico di arguzia, ironia e autoironia, anche se con qualche momento di stanchezza, su un ordito fatto di fili di seta, che lo porta a dire una cosa e a volte subito dopo il suo contrario, “Una penna piuttosto che fermarsi anche un attimo solo, parla volentieri di cose che non stanno né in cielo né in terra.”, che lo porta a volte in punti morti dai quali si salva dicendo continuamente “E di questo sarà mia cura parlarne in seguito, al momento opportuno”, ma ovviamente guardandosi bene poi dal farlo. La trama è l’ultimo dei suoi problemi, si può condensare in poche paginette, quello che conta è il flusso dei suoi pensieri, il flusso delle parole.
    Una scrittura fiume, l’autore finge ironicamente di temere di annoiare “Ad ogni buon conto sarò breve. Siate pur certi che vi parlerò solo di ciò che si conviene. Mi reputo infatti un nobile autore, il che è forse insania da parte mia.”
    Immagino, mentre leggo, la sua grafia piccolissima, i famosi suoi microgrammi del cosiddetto “paese del lapis”, pochi millimetri di altezza, di difficile decrittazione. Interessantissimo nelle ultime pagine l’elenco delle parole non certe ( tipo non si riesce a capire se c’è scritto in un punto “nun” che significa adesso oppure “nur” che significa solo).
    Un libro bellissimo se amate il genere, … davvero bellissimo e divertentissimo…. mi son trovato a ridere in modo smodato, mi son trovato a perdermi nelle sue parole senza capire cosa stesse dicendo, ammesso che stesse dicendo qualcosa.
    Finisco associandomi al suo invito che condivido completamente: “Rivolgo alle persone sane il seguente appello: suvvia, non leggete sempre e soltanto libri sani, accostatevi anche alla letteratura cosidetta patologica, dalla quale potrete forse trarre vera edificazione.”

    ha scritto il 

  • 0

    Libro sconcertante per la sua scrittura, pesante a tratti noiosa, non mi ha mai suscitato interesse, interessante il modo di farci vedere da un angolatura strana i fatti e personaggi, ho avuto la sensazione mentre leggevo, di trovarmi sospeso nell'aria al di sopra dei fatti raccontati ma i libri ...continua

    Libro sconcertante per la sua scrittura, pesante a tratti noiosa, non mi ha mai suscitato interesse, interessante il modo di farci vedere da un angolatura strana i fatti e personaggi, ho avuto la sensazione mentre leggevo, di trovarmi sospeso nell'aria al di sopra dei fatti raccontati ma i libri sono anche questo.

    ha scritto il