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Il brigatista e l'operaio

L'omicidio di Guido Rossa. Storia di vittime e colpevoli

By Giovanni Bianconi

(98)

| Paperback | 9788806206130

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Book Description

Guido Rossa era un operaio. Aveva cominciato a lavorare a quattordici anni in una fabbrica di cuscinetti a sfere, poi era passato alla Fiat, infine all’Italsider di Genova. Nel 1962 era entrato nel consiglio di fabbrica per la Fiom-Cgil. La sua milit Continue

Guido Rossa era un operaio. Aveva cominciato a lavorare a quattordici anni in una fabbrica di cuscinetti a sfere, poi era passato alla Fiat, infine all’Italsider di Genova. Nel 1962 era entrato nel consiglio di fabbrica per la Fiom-Cgil. La sua militanza nel Pci era fatta di impegno e rigore, priva di qualunque fanatismo. Aveva una moglie e una figlia, Sabina. La sua era una vita tranquilla.
Anche Vincenzo Guagliardo era un operaio. Nato in Tunisia, si era trasferito a Torino, dove aveva frequentato l’istituto tecnico per geometri per poi approdare alla Magneti Marelli. Attratto molto presto dalla politica, si allontanò in fretta dalla Federazione giovanile comunista, e altrettanto in fretta cominciò a percepire il Pci come una realtà da combattere. La scelta di aderire alla lotta armata fu per lui naturale quanto fu naturale per Rossa l’ingresso nel sindacato.
«Due vite parallele e opposte, - scrive Benedetta Tobagi su Repubblica. – La “pazienza democratica” di Rossa, l’impazienza pseudorivoluzionaria di Guagliardo. La cieca durezza con cui il brigatista accetta la logica efferata dell’omicidio; il rigore con cui il sindacalista si espone al pericolo pur di contrastare la presenza dei terroristi in fabbrica».
Perché il passo falso di Guido Rossa, la sua imperdonabile colpa, fu proprio questa: esporsi fino a firmare, da solo, la denuncia dell’ex-operaio Berardi, fiancheggiatore delle Br. E fu anche la ragione per cui, il 24 gennaio del 1979, il suo destino incrociò quello di Vincenzo Guagliardo. Fu Riccardo Dura, e non Guagliardo, a sparare i colpi mortali su Rossa, ma la sua partecipazione all’azione fu uno dei capi d’accusa per i quali il brigatista fu condannato nel 1983.
Lo scorso 26 aprile, dopo più di trent'anni di carcere, Vincenzo Guagliardo ha ottenuto la libertà condizionale.
Quella che Giovanni Bianconi racconta in questo libro è la sua storia: la storia di un brigatista “irruducibile” che, a differenza di tanti altri, dopo l'arresto ha scelto di chiudersi nel silenzio, dichiarando la propria disponibilità a incontrare i parenti delle vittime, ma senza mai rilasciare dichiarazioni spontanee di pentimento o di scuse.

Oggi Guagliardo accetta di parlare, e di affidare a Giovanni Bianconi - già autore per Einaudi di Mi dichiaro prigioniero politico. Storia delle Brigate rosse e di Eseguendo la sentenza, sul sequestro Moro - la trama durissima della propria vita. Nelle pagine di Il brigatista e l'operaio c'è la ricostruzione - in gran parte inedita – del delitto più enigmatico degli anni di piombo, c'è il racconto di una stagione che ancora vogliamo dimenticare, c'è la storia delle Brigate rosse dentro e fuori le fabbriche.
«Il serio, documentato, angosciante saggio di Bianconi, – scrive Corrado Stajano sul Corriere della Sera, - è anche un tentativo di scavare nella psicologia (la rottura con il mondo degli affetti, la solitudine) e nella cultura politica dei terroristi. […] È anche l'itinerario non pacificato che ha portato Guagliardo a comprendere com'era sbagliata, più che la linea politica, la scelta di fondo del terrorismo legato alla violenza».
E accanto alla verità del brigatista, difficile e controversa, c'è anche quella - assoluta - delle vittime. Come Sabina Rossa, la figlia di Guido, che negli ultimi anni si era espressa più volte a favore della liberazione di Guagliardo, definendolo «un atto di civiltà». Scrive ancora la Tobagi: «Con Sabina Rossa, Bianconi ci costringe a tornare a riflettere sulla funzione della pena, in particolare dell' ergastolo, sul senso di parole come giustizia e ravvedimento».
Una narrazione appassionante che fonde ricordo soggettivo e ricostruzione storica, e che, commenta ancora Stajano, «potrebbe aiutare anche chi nulla sa e fargli capire come fu arduo superare quell'infame stagione della nostra storia nazionale inzuppata di sangue innocente che pesa ancora oggi».

10 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Qui si racconta l'incredibile storia del rapporto umano tra Vincenzo Guagliardo (il brigatista che gambizzò Guido Rossa: poi arrivò Riccardo Dura e decise sul momento di ucciderlo) e Sabina, la figlia della vittima, diventata nel 2006 parlamentare de ...(continue)

    Qui si racconta l'incredibile storia del rapporto umano tra Vincenzo Guagliardo (il brigatista che gambizzò Guido Rossa: poi arrivò Riccardo Dura e decise sul momento di ucciderlo) e Sabina, la figlia della vittima, diventata nel 2006 parlamentare del Pds e poi del Pd. Una giovane donna decisa, nella ricerca della verità e del senso della sua tragedia personale, a vincere le resistenze umane e il pudore dell'ex terrorista approdato da tempo a una posizione di radicale non violenza ma altrettanto fermamente deciso a non compiere gesti di alligeance e a non cedere alle lusinghe del mercato premiale ... Una bellissima storia, raccontata magistralmente da Giovanni Bianconi

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    Ugo Maria Tassinari said on Apr 3, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un pò troppo di parte

    Il libro di Bianconi non mi è piaciuto molto. Innanzitutto perché ha una prosa pesante e ridondante, poco adatta a catturare l'attenzione del lettore e a tenerla desta.

    E poi sinceramente mi sembra che questo libro sia un pò troppo schierato dalla p ...(continue)

    Il libro di Bianconi non mi è piaciuto molto. Innanzitutto perché ha una prosa pesante e ridondante, poco adatta a catturare l'attenzione del lettore e a tenerla desta.

    E poi sinceramente mi sembra che questo libro sia un pò troppo schierato dalla parte dei terroristi, nel senso che alla fine mi sembra che in Italia ci sia sempre troppo spazio per chi ha ucciso e sempre meno per chi è morto sotto il piombo di coloro che volevamo cambiare il mondo ma alla fine sono riusciti a produrre solo morte e violenza.

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    Simone Riboldi said on Nov 26, 2012 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Diciamo subito he questo è davvero un gran bel libro che affronta in maniera a mio avviso corretta una tematica davvero difficile da gestire altrimenti: il terrorismo degli anni settanta e il conseguente pentitismo.
    La parte storica, il concatenarsi ...(continue)

    Diciamo subito he questo è davvero un gran bel libro che affronta in maniera a mio avviso corretta una tematica davvero difficile da gestire altrimenti: il terrorismo degli anni settanta e il conseguente pentitismo.
    La parte storica, il concatenarsi degli eventi e come questi si correlino a scelte di governo più o meno tristi e più o meno efficaci, è ottimamente presentata, soprattutto tenendo presente che è difficile storicizzare a così breve distanza fenomeni così complessi.
    Ma ho trovato particolarmente ben posta la questione del pentitismo.
    Era necessario?
    Certamente senza questo fenomeno probabilmente più lunghi sarebbero stati i tempi che avrebbero portato le forze dell'ordine a trovare il bandolo, ma certamente resta la questione amara, su entrambe le sponde, che il pentito si pente perchè gli viene promesso uno sconto di pena.
    Insomma tradisce se stesso, le sue idee e consegna i suoi compagni facendola franca o comunque pagando molto meno di chi sceglie percorsi più tortuosi di riconciliazione con se stesso e con le vittime di quel terrorismo.
    Perchè è indubbio che quando ci si rende conto di ciò che si è fatto se debba innanzitutto accettare questo aspetto del se che non deve essere poi così semplice da elaborare, nonostante tutte le motivazioni politiche che possono essere invocate.
    La questione del pentitismo mette poi in evidenza il fatto che esiste per lo stato, una sola maniera perchè tu ti possa pentire: ovvero sbandierla e pubblicizazrla soprattutto con i parenti delle vittime.
    Questo è un passaggio obbligato per ottenere il riconoscimento del "vero cambiamento interiore".
    Non basta insomma che uno ripensando, riconsiderando, riflettendo, analizzando arrivi a comprendere l'errore, la natura di questo errore e le eventuali condizioni che lo determinarono, non basta neppure che da quel momento scelga una vita di totale rispetto degli altri, soprattutto delle famiglie delle vittime, e che viva di conseguenza cercando di mettersi al servizio della società nella maniera più positiva possibile.
    No.
    Non è sufficiente.
    E' invece necessaria l'esposizione al pubblico ludibrio, anche se alle famiglie delle vittime di questo pubblico ludibrio poi non importa gran che.
    Insomma se non "ti penti e ti duoli" in forma pubblica non godrai mai dei benefici previsti dalla legge. Lavorerai al servizio della società da recluso.
    Se lo fai invece esci e puoi anche andare a fare il nababbo da qualche altra parte continuando a pensare solo a te stesso come in fondo hai sempre fatto, senza mai porti una domanda sulla conseguenza dei tuoi gesti. Perchè anche da pentito hai scelto e le tue scelte hanno avuto delle conseguenze per alcuni anche drammatiche.
    E allora, alla fine , una domanda sorge spontanea: ma questa esattamente che giustizia è?

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    spalluzza said on Oct 17, 2012 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Interessantissimo libro, che partendo da una storia particolare percorre gli anni delle BR, naturalmente in maniera non esaustiva, e che pone qualche interessante domanda sul pentitismo e sulla giustizia "premiale".
    Di difficile lettura in alcuni pun ...(continue)

    Interessantissimo libro, che partendo da una storia particolare percorre gli anni delle BR, naturalmente in maniera non esaustiva, e che pone qualche interessante domanda sul pentitismo e sulla giustizia "premiale".
    Di difficile lettura in alcuni punti, ma non per colpa dell'autore, quanto per il linguaggio in vigore in quegli anni e che ormai ci sembra estremamente anacronistico.
    Da leggere per riflettere, capire, essere informati.

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    Barbalbero said on Sep 25, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Interessante

    La scrittura di Bianconi rende questo saggio molto piacevole da leggere: pur affrontando argomenti difficili e spinosi, il testo si legge agevolmente.
    La parabola del terrorista evidenzia due cose a mio avviso molto interessanti: la iniziale "opacità ...(continue)

    La scrittura di Bianconi rende questo saggio molto piacevole da leggere: pur affrontando argomenti difficili e spinosi, il testo si legge agevolmente.
    La parabola del terrorista evidenzia due cose a mio avviso molto interessanti: la iniziale "opacità" della classe operaia delle grande industrie che ha permesso, o agevolato, la nascita e la crescita dei gruppi terroristici come le Brigate Rosse ma anche il successivo distacco di queste dalle reali necessità della classe operaia stessa, traformandole in omicidi e atti violenti che in realtà poco sono serviti alla causa del mondo operaio.

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    Nicolo said on Aug 18, 2011 | Add your feedback

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    La vicenda è una delle più significative degli anni di piombo. Il ritratto del terrorista sarebbe stato interessante. Ma Bianconi deve fidarsi poco della sua prosa, o della nostra capacità di comprensione, per cui ha appesantito la narrazione con inf ...(continue)

    La vicenda è una delle più significative degli anni di piombo. Il ritratto del terrorista sarebbe stato interessante. Ma Bianconi deve fidarsi poco della sua prosa, o della nostra capacità di comprensione, per cui ha appesantito la narrazione con infinite ripetizioni dei concetti centrali alla base della sua ricostruzione, rendendo la lettura faticosa. Arriva a tre stelle solo per la rilevanza della storia

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    Raffaella said on Aug 8, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (98)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Paperback 326 Pages
  • ISBN-10: 8806206133
  • ISBN-13: 9788806206130
  • Publisher: Einaudi (Stile libero Big)
  • Publish date: 2011-05-01
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