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Il buio fuori

By Cormac McCarthy

(535)

| Mass Market Paperback | 9788806192730

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Book Description

Diversi personaggi si trovano a peregrinare nelle terre desolate di un Sud degli Stati Uniti senza tempo e dietro di loro si forma una lunga scia di sangue.

In una capanna al limitare del bosco, la giovane Rinthy dà alla luce un bambino. I Continue

Diversi personaggi si trovano a peregrinare nelle terre desolate di un Sud degli Stati Uniti senza tempo e dietro di loro si forma una lunga scia di sangue.

In una capanna al limitare del bosco, la giovane Rinthy dà alla luce un bambino. Il padre del bimbo e fratello di Rinthy, si libera del neonato abbandonandolo in riva al fiume. Certa che il figlio sia vivo, la donna parte alla sua ricerca per le strade di una terra desolata. Il padre, a sua volta, rincorre la sorella per le stesse strade, mosso da un'uguale certezza di ritrovarla.
Al loro girovagare si intreccia quello di una malvagia «trinità» che sfiora via via le misere esistenze di una serie di personaggi tingendole di sangue. E quando i protagonisti si incontreranno, l'epilogo avrà tratti d'inimmaginabile crudeltà.
Alle imprese scellerate degli uomini fa da contrappunto la leggiadra perfezione della natura, come se a crearla fosse stata una divinità diversa da quella che sovrintende alle cose degli uomini.

147 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Finire un libro e avere la sensazione di aver sprecato un intero pomeriggio.
    Io non ne ho capito davvero il senso.
    Bah, da dimenticare!

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    Stephypiras said on Jun 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dicono che all'inferno le anime non abbiano nome. Eppure devono averle chiamate in qualche modo, per spedirle laggiù.

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    Luca Leone said on Jan 10, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Così McCarthy comincia a delineare il personaggio del Giudice

    L'inizio del cammino di un grande scrittore. Questa è una favola nera, nerissima, senza speranza, solo afflizione, dolore e morte.
    Brutale ma è così. Fratello e sorella, amanti, una alla ricerca del figlio sottrattole, l'altro alla ricerca della sore ...(continue)

    L'inizio del cammino di un grande scrittore. Questa è una favola nera, nerissima, senza speranza, solo afflizione, dolore e morte.
    Brutale ma è così. Fratello e sorella, amanti, una alla ricerca del figlio sottrattole, l'altro alla ricerca della sorella, unica persona che le è rimasta ala mondo. Tra di loro strade polverose, paesaggi desertici e allucinanti, la natura in tutta la sua bellezza e imparzialità. La fame, la sete, una civiltà in cui non c'è posto per loro. E tre vagabondi capitanati dall'uomo senza nome, che assomiglia molto al Giudice del Meridiano di sangue. La stessa insondabilità, la stessa spietatezza, la stessa sinistra saggezza.
    E' un libro di anime senza speranza, di due giovani già sconfitti dalla vita prima ancora di partire per il loro viaggio che sarà per loro solo un epilogo doloroso e straziante.
    McCarthy descrive la solitudine, disperazione, l'inutile e contorta sapienza degli ultimi e lo fa in maniera commovente. Solo Rinthy, in cerca del suo piccolo, sembra essere l'ultimo baluardo di umanità in un mondo di lupi e iene ma finirà per essere solo un pupazzo nelle mani del destino.
    McCarthy ha premura di trovare un posto nel mondo agli ultimi, descrive come il mondo li plasmi e poi li getti via. Straziante ma doveroso e affascinante.

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    Speedyalex said on Nov 2, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Un bun preludio

    Lo considero così, anche se fra Il buio fuori e La strada ci sono decenni di distanza.
    In questo episodio la visione della vita di McCarthy è forse ancora più cupa, più pessimista.
    Se in La strada vi è comunque l'ombra dell'amore padre-figlio in un m ...(continue)

    Lo considero così, anche se fra Il buio fuori e La strada ci sono decenni di distanza.
    In questo episodio la visione della vita di McCarthy è forse ancora più cupa, più pessimista.
    Se in La strada vi è comunque l'ombra dell'amore padre-figlio in un mondo ormai morto, in Il buio fuori vi è un mondo desolato, che più che vivere sembra trascinarsi avanti per inerzia, quasi come in un inferno post apocalittico, dove ognuno ringhia guardingo e dove ogni gesto d'altruismo viene spesso divorato dalla malvagità stanca e sudata del mondo.

    Forse un pò lento in alcuni passaggi, ma rimane una lettura sicuramente consigliata.

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    Erlik Khan said on Aug 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Cercare è insensato, e la desolazione è ovunque

    Rinthy dà alla luce un figlio, che le viene subito stappato ed abbandonato nel bosco dal fratello. La morte del neonato è comunque evitata dal fortuito passaggio di un venditore ambulante, che lo prende con sé. Alla madre non resterà allora che mette ...(continue)

    Rinthy dà alla luce un figlio, che le viene subito stappato ed abbandonato nel bosco dal fratello. La morte del neonato è comunque evitata dal fortuito passaggio di un venditore ambulante, che lo prende con sé. Alla madre non resterà allora che mettersi in viaggio sulla strada alla ricerca del bambino, ed al fratello incamminarsi all'inseguimento di lei...

    Forse dopo questo romanzo non ci provo più con il Far West di McCarthy. Le ricorrenti descrizioni dei paesaggi sono ampie e dettagliate, ma qualunque ambiente rimane invariabilmente atrofico, marcio, putrido a sottolineare la corruzione morale e la violenza onnipresenti nelle vite degli uomini. Al contrario nei dialoghi e nelle interazioni tra personaggi la prosa è secca, arida, scheletrica: un'essenzialità che crea un ritmo sostenuto, che spinge alla lettura come un'onda che sostenga una zattera alla deriva. Ma non c'è niente da incontrare nel mare di desolazione che McCarthy descrive, perché non c'è redenzione in queste vite degli uomini, né una fine sensata per la strada che tutti percorrono.

    Ero rimasto toccato dalla prosa magnetica di McCarthy già ne La strada con quel contrasto fortissimo tra l'amore puro di un padre verso il figlio e la desolazione di un paesaggio corrotto ed alieno. Il buio fuori ripropone la stessa situazione di ricerca disperata, ma non sono riuscito ad apprezzarlo (se ne La strada il rapporto padre-figlio controbilanciava la violenza esterna, in questo romanzo rimane ben poco a contrastare l'asprezza delle vite dei personaggi). Lo spaesamento e il distacco dalla vicenda erano troppo forti perché potessi entrare nella storia e non correre semplicemente sulle pagine verso il finale. E' un effetto sicuramente ricercato da McCarthy ma a me non è piaciuto.

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    Marco F. said on Aug 19, 2013 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    subumanità feroce

    Lui è Culla, Culla Holme, e lei è Rinthy, sempre Holme. Sono fratelli, accomunati dal loro nulla. Lui ha la spietatezza che viene dal non avere nulla e dal non volere nulla. Lei ha la fragilità che viene dal non avere nulla e dal non poter sperare nu ...(continue)

    Lui è Culla, Culla Holme, e lei è Rinthy, sempre Holme. Sono fratelli, accomunati dal loro nulla. Lui ha la spietatezza che viene dal non avere nulla e dal non volere nulla. Lei ha la fragilità che viene dal non avere nulla e dal non poter sperare nulla. Lo scenario iniziale, subito abbandonato, è la misera e pidocchiosa baracca dove viene alla luce un bambino, il loro. Non una parola in tutto il racconto su come è potuto succedere, non una parola sul sentimento che li unisce, neanche un nome per questo bambino, che se non ha un nome non esiste, può essere riassorbito dalla natura, che lo ha erratamente espulso e portato tra gli uomini, in una dimensione imperfetta, attraverso il corpo di Rinthy.
    Fuori da quella baracca, fuori da quella dimensione squallida, ma protetta, c'è il buio, il buio fuori appunto. Questo fuori è popolato da una subumanità feroce, che non lascia scampo, che non ha pietà, che non ragiona, una galleria di personaggi che escono da questo buio quasi all'improvviso, non per rischiararlo ma per renderlo ancora più fondo. Il primo ad affacciarsi nella vita di Culla e di Rinthy è una figura che ci accompagnerà purtroppo per tutto il romanzo, quanto di più sgradevole, meschino e squallido si possa immaginare, un calderaio, una figura a metà tra nano del circo e marionetta napoletana, che va in giro bardato coi suoi paramenti, col suo carretto rumoroso pieno di carabattole per vendere o scambiare la sua merce d'accatto con altra non di maggiore pregio. Sarà lui a trovare il bambino nel bosco dopo che Culla lo avrà portato lì per disfarsene, per eliminare dagli occhi e dalla vita l'errore commesso con la sorella, perché l'equilibrio è Culla e Rinthy e non Culla, Rinthy e il loro bambino, e che lo trascinerà con sé in una dimensione che allo squallore aggiunge una immotivata e assurda ferocia, che passa attraverso i pori della pelle del lettore e lo avvelena, piano piano, spegnendogli il sorriso e rubandogli la pace.
    Il gesto che farà Culla, questo consegnare il bambino al fuori, innescherà il viaggio di Rinthy alla ricerca del bambino, all'inseguimento dello stimolo vitale che lui rappresenta nella sua vita, e il viaggio di Culla - da qui in poi solo Holme, perché il nome di battesimo rende umani i personaggi, ma lui ha perso la propria umanità attraverso quel gesto - alla ricerca della sorella, entrambi ormai fagocitati da quel fuori da cui sbucano, come spettri venuti dall'oltretomba, rottami umani cui la vita ha tolto tutto, ma ha tolto soprattutto la pietà e che sono portatori solamente di dolore, angoscia, violenza e alla fine inevitabilmente di morte.
    Così scorrono davanti ai nostri occhi morti impiccati per non essere stati dalla parte giusta, giudici che giudicano secondo la propria personale legge, vecchie senza più il ricordo della vita, scemi al seguito di uomini che ricavano la propria forza dal dominarli, uomini senza pietà che uccidono perché lo hanno deciso in quel momento, e perché la vita, se è così, è meglio perderla che averla. E scorrono davanti ad un Holme vuoto, privo ormai dell'unica ragione per vivere, sua sorella, e consapevole di aver scatenato le forze negative del suo universo, e davanti ad una Rinthy che nel cammino perde tutto, forze, peso, vestiti e alla fine speranze. Entrambi perderanno anche il bambino, soggetto anch'egli a quella legge cui è stato affidato alla nascita da suo padre, che su di lui si esplicherà nel modo più violento e traumatico possibile, lasciando un senso di totale straniamento e un vago senso di nausea, che perdura al solo ricordo.
    Scrittura magistrale, ma da non leggere se si è deboli di stomaco...

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    piperita patty said on Apr 14, 2013 | 7 feedbacks

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