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Il cacciatore di donne

Di

Editore: Hobby & Work

3.5
(31)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8878515663 | Isbn-13: 9788878515666 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonella Tonelli

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Entertainment , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Richard Hudson è uno straordinario persuasore, non è un caso quindi che venda automobili usate. Si è appena trasferito da San Francisco per avviare una nuova concessionaria a Los Angeles. Ma nella "città degli angeli" piazzare automobili è fin troppo facile e la mente di Richard divaga. Dopo essersi stabilito provvisoriamente a casa di sua madre e aver conosciuto a fondo Becky, la sua giovane sorellastra, Richard espone al patrigno Leo Steinberg l'idea che gli è venuta: girare un film a basso costo in parte auto-finanziato. Leo è stato un regista di buona caratura che attende da anni di poter rientrare nel salotto buono degli Studios hollywoodiani; rimane un esperto di cinema e pensa che il soggetto di Richard possa funzionare. Il produttore dei Mammoth Studios accetta la sfida e la carriera da regista cinematografico di Richard Hudson ha inizio. Ha solo un ultimo piccolissimo problema da risolvere: il suo ego è troppo grande per scendere a compromessi...
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  • 3

    Siamo nella Los Angeles a fine anni '50 (credo ndr)
    e Charles Willeford propone una storia con una strano tipo di narrazione:
    è come se il protagonista si rivolgesse direttamente al pubblico simulando la sceneggiatura di un film.
    La mania di Willeford nella sottolineatura dei de ...continua

    Siamo nella Los Angeles a fine anni '50 (credo ndr)
    e Charles Willeford propone una storia con una strano tipo di narrazione:
    è come se il protagonista si rivolgesse direttamente al pubblico simulando la sceneggiatura di un film.
    La mania di Willeford nella sottolineatura dei dettagli l'avevo già apprezzata e gusta in "tiro mancino" (libro con cui mi aveva conquistato).
    Il libro non è male, ci sono molti spunti interessanti, però nel complesso non mi ha affascinato.
    L'aspettativa di ritrovarmi tra le mani un libro di Willeford, merce più unica che rara di questi tempi in italia,
    mi ha forse giocato un brutto scherzo.
    Fingers crossed visto che insieme a questo ne ho recuperati altri due ("nato per uccidere" e "la sbandata" ndr).

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo scabramente surreale

    Difficile trovare un genere a questo romanzo, scritto da un autore noto per dei noir poco convenzionali. Certamente è difficile considerarlo un noir, e pur essendo scritto in uno stile realistico, ha una trama assai poco realistica.
    A me sembra un romanzo surreale scritto con lo stile scabr ...continua

    Difficile trovare un genere a questo romanzo, scritto da un autore noto per dei noir poco convenzionali. Certamente è difficile considerarlo un noir, e pur essendo scritto in uno stile realistico, ha una trama assai poco realistica.
    A me sembra un romanzo surreale scritto con lo stile scabro che di solito hanno autori solidamente concreti, ma lo spaesamento che il libro può indurre nel lettore è ben ricompensato.

    ha scritto il 

  • 4

    libro meno cupo e triste degli altri di Willeford: in questo almeno vediamo uno scorcio, una via d'uscita dalla normale "vita quotidiana" che ti schiaccia. Ma l'ego del protagonista lo porterà comunque a soccombere al suo destino di perdente ...

    ha scritto il 

  • 5

    The Director

    Richard Hudson e' un uomo pieno di carisma, un fantastico persuasore ed un ottimo narratore. Questa e' la sua storia, ed e' lui che ce la racconta: "Da qui nasce questa storia, o racconto, o taccuino di appunti o la cosa che comunque ne e' venuta fuori. In qualche tratto di questo percorso scopri ...continua

    Richard Hudson e' un uomo pieno di carisma, un fantastico persuasore ed un ottimo narratore. Questa e' la sua storia, ed e' lui che ce la racconta: "Da qui nasce questa storia, o racconto, o taccuino di appunti o la cosa che comunque ne e' venuta fuori. In qualche tratto di questo percorso scopriro' forse il punto preciso, o il momento critico, o l'errore, se c'e' stato un errore, mio o di qualcun altro, oppure scopriro' che cosa mi e' esattamente successo. Ho tutto il tempo. Dio lo sa se ho tempo".

    E' successo che Richard riesce a convincere le persone, ed e' quindi uno straordinario venditore, venditore d'auto usate. E' molto ambizioso. Lascia il suo capo e la sua citta' d'adozione, San Francisco, per tornare nella sua Los Angeles ed aprire una rivendita gestita da lui. Fa un sacco di soldi, ma si annoia, e' troppo facile. Ha una passione per il cinema, e' convinto di poter scrivere e dirigere un film, e poi e' nella Citta' degli Angeli... Chiede aiuto al patrigno, regista di buon livello ad Hollywood ma ormai fuori dal giro che conta, facendo leva sulla sua voglia di rientrare in gioco. Insieme ce la possono fare, possono buttare giu' una sceneggiatura, trovare gli attori giusti e presentarsi agli Studios.

    Nel frattempo allaccia una relazione prima con la giovanissima sorellastra e poi con la segretaria (a giustificare lo stupido titolo del romanzo, imposto dall'editore americano; Willeford l'avrebbe chiamato "The Director", che invece sarebbe stato perfetto). Ma la sua smania di successo, in tutti i campi, ed il suo ego smisurato gli impongono di non scendere mai a compromessi, e nel finale tutte le micce che ha disseminato qua e la esplodono...

    Willeford e' un signor scrittore, riesce ad infondere ai suoi personaggi la vita, sia che siano simpatiche canaglie, sia menti deviate, come il miglior Jim Thompson. E ha quel tocco di grottesco degno di Champion Joe Lansdale, nell'inserire personaggi e scene del tutto secondari ai fini della trama, ma fondamentali per creare la giusta atmosfera, per "fare" il romanzo. Penso ai mille siparietti di Hap e Leo, cosi' inutili eppure necessari, e credo proprio che Lansdale abbia attinto fortemente da Willeford, d'altronde non ha mai fatto mistero di ritenerlo un maestro del noir e del pulp.

    In fondo, tutta la storia e' solo un pretesto, ce lo dice anche Richard: "La mia non e' una storia di macchine usate e neppure sul cinema o su come si girano i film, anche se si parla sia delle une che degli altri. Parla principalmente di persone ed e' la storia che io racconto su me stesso".
    La storia di un uomo che si sente assoluto padrone del proprio destino, ma anche di quello degli altri, come un regista sul set. Ma stavolta vede scorrere i titoli di coda su un finale che non aveva previsto...

    ha scritto il