Il cacciatore di ombre. In viaggio con don Patagonia

Di

3.8
(26)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Altri

Isbn-10: 8884272254 | Isbn-13: 9788884272256 | Data di pubblicazione: 

Genere: Viaggi

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    quel continente nascosto che ci portiamo dentro

    È un viaggio nel mio sogno di Patagonia, è un viaggio nella Patagonia di De Agostini, è (purtroppo) anche un viaggio nella Patagonia di Barbini, che non entusiasma, ma che fortunatamente scompare tra ...continua

    È un viaggio nel mio sogno di Patagonia, è un viaggio nella Patagonia di De Agostini, è (purtroppo) anche un viaggio nella Patagonia di Barbini, che non entusiasma, ma che fortunatamente scompare tra i miei ricordi e l'aurea di leggenda che la parola "P A T A G O N I A" sempre suscita.
    Leggerlo o partire immediatamente. Io l'ho comprato per De Agostini, dei cui passi, ovviamente, anche io sono andata alla ricerca. Tra acque magellane, Quilmes e vette lontane.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il terzo libro di Tito Barbini che leggo. A mio avviso più interessante dei precedenti.
    Partendo dalla storia di Alberto De Agostini, ad inizio 900, Barbini ci parla della Patagonia e di nume ...continua

    Questo è il terzo libro di Tito Barbini che leggo. A mio avviso più interessante dei precedenti.
    Partendo dalla storia di Alberto De Agostini, ad inizio 900, Barbini ci parla della Patagonia e di numerosi personaggi interessanti che hanno partecipato a rendere la Terra del fuoco interessante e ricca di avvenimenti. A partire dall'uomo bianco che ha invaso quelle terre scacciandone gli abitanti fino alle scoperte dello stesso De Agostini, su una terra inesplorata fino ad allora.
    I personaggi che non conoscevo sono tanti, alcuni emigranti di origine italiana che si sono fatti conoscere, non sempre per buona condotta.
    Mi ha interessato così tanto da mettermi alla ricerca online di qualche approfondimento. Purtroppo non sono riuscita a trovare ulteriori notizie in rete. Quello che ho trovato sono solo le stesse parole usate da Barbini nel libro. Questo particolare non è andato a favore del libro. In certe frasi non si capisce se Barbini ha copiato parola per parola da wikipedia o se wikipedia è stata scritta da lui.
    Il libro comunque è così interessante per i fatti e le storie riportate che merita di essere letto e merita 4 stelline.

    ha scritto il 

  • 0

    Lettura davvero interessante. I temi trattati mi erano perlopiù sconosciuti, ed è piacevole leggere qualcosa che sia in grado di "insegnarci" almeno un pochino qualcosa di nuovo. Ed è scritto in manie ...continua

    Lettura davvero interessante. I temi trattati mi erano perlopiù sconosciuti, ed è piacevole leggere qualcosa che sia in grado di "insegnarci" almeno un pochino qualcosa di nuovo. Ed è scritto in maniera scorrevole, per niente pesante. E' stata davvero una piacevole scoperta.

    ha scritto il 

  • 3

    Scorre di meno rispetto agli altri questo secondo libro di Tito sulla Patagonia e Terra del Fuoco. Troppi intermezzi su notizie che esulano un po' dal racconto principale, troppe interruzioni quindi a ...continua

    Scorre di meno rispetto agli altri questo secondo libro di Tito sulla Patagonia e Terra del Fuoco. Troppi intermezzi su notizie che esulano un po' dal racconto principale, troppe interruzioni quindi a quella che è la struttura portante di questo libro: un viaggio in compagnia dell'ombra di Alberto Maria De Agostini alias "Don Patagonia".
    Da apprezzare in ogni caso la presa di posizione dell'autore contro lo sfruttamento, le sevizie e il genocidio perpetrato nei confronti degli indios autoctoni fino al loro completo sterminio avvenuto nel corso dello scorso secolo da parte della classe politica ed economica dominante.

    ha scritto il 

  • 5

    veramente veramente bello!!... interessante, scorrevole, coinvolgente, emozionante. sarà per la grande sintonia che mi sono ritrovato a provare mentre leggevo, ma ho davvero apprezzato tutto moltissim ...continua

    veramente veramente bello!!... interessante, scorrevole, coinvolgente, emozionante. sarà per la grande sintonia che mi sono ritrovato a provare mentre leggevo, ma ho davvero apprezzato tutto moltissimo. Innanzi tutto quelle terre lontane hanno sempre avuto anche per me un immenso fascino. E probabilmente proprio per i motivi descritti bene anche in questo libro. Spesso dai detrattori si sente dire che "lì non c'è niente". Sarà pure vero per certi versi (ma anche no!), ma molti forse non comprendono la bellezza di questa cosa!.. Poi ok.. io parlo per quello che ho letto ho visto tra foto e tv.. non ci sono mai stato e probabilmente mai ci andrò.. ma pazienza. continuerò a vivere questi ed altri luoghi viaggiando con la fantasia, spesso aiutandomi con le parole di altri. Poi ho avuto la conferma che c'è una grande sintonia tra me e l'autore. Sintonia per l'amore del viaggio e per come si intende un viaggio, per le idee forse anche politiche ma soprattutto sulla visione della vita in genere, per l'amore per la natura e l'orrore davanti la ferocia dell'uomo... un po' per tutto. Il tutto scritto in modo che arrivi diretto, preciso, semplice. Notevoli inoltre i richiami e le notazioni storiche spesso raccontate con aneddoti più o meno vari.
    Sì sì.. veramente bello, consiglio decisamente!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Comunione e Rivoluzione

    Sarò lunga.

    Ogni volta che leggo uno dei libri di Tito Barbini in catena e poi sono costretta a lasciarlo partire alla volta di un nuovo lettore è una sofferenza.
    Perché vorrei trattenerlo e continuar ...continua

    Sarò lunga.

    Ogni volta che leggo uno dei libri di Tito Barbini in catena e poi sono costretta a lasciarlo partire alla volta di un nuovo lettore è una sofferenza.
    Perché vorrei trattenerlo e continuare a sfogliarlo; perché vorrei tornare a poterlo consultare ogni qualvolta mi torni in mente una citazione, oppure un riferimento ad un luogo, oppure ad un personaggio; perché queste edizioni Vallecchi sono talmente belle e lo stile taccuino è talmente simile alle Moleskine che sembra quasi di essere entrati in possesso dei veri appunti di viaggio dell'autore.
    Ma questo in fondo è un bene, perché ogni volta che lascio partire un libro di Tito corro subito dopo ad acquistarlo su Amazon :-)

    Ancora un viaggio, dunque, ancora una volta Sudamerica, di nuovo Patagonia e Terra del Fuoco; questa volta sulle tracce, o da lui accompagnato come un'ombra, di Alberto De Agostini, missionario salesiano nella prima metà del Novecento, in quelle terre dove, allora più che mai, finiva il mondo.

    Avevamo già incontrato Alberto De Agostini, Don Patagonia come fu prontamente soprannominato per la sua indole da esploratore e viaggiatore, nel viaggio precedente. Dico "avevamo", usando il plurale, perché Tito è uno di quei viaggiatori che per quanto siano solitari e amino viaggiare esclusivamente da soli, quando raccontano dei loro viaggi ti prendono sempre "a bordo", facendoti sentire e vedere con i loro occhi e con il loro cuore i luoghi che attraversano.

    L'avevamo già incontrato a bordo di una delle rompighiaccio sovietiche adibite oggi al turismo, e che per poche migliaia di euro attraversano la Terra del Fuoco permettendo di ammirare pinguini e ghiacci eterni.
    A bordo della rompighiaccio con cui Tito andò oltre la fine del mondo c'è una biblioteca costituita da libri in tutte le lingue lasciati lì dagli occasionali viaggiatori; e già questa è una storia che meriterebbe delle pagine tutte sue, perché sembra davvero incredibile che là, in mezzo ai ghiacci eterni, ci sia una biblioteca che senza essere stata fondata da nessuno continui ad alimentarsi e ad essere viva; eterna, appunto.
    Ed è qui che Tito, ed io con lui, ha scoperto l'esistenza di Don Patagonia, trovando uno dei ventisette libri scritti dal missionario, nei quali, a partire dal 1912, anno del suo arrivo a Buenos Aires dalla quale si spostò quasi subito a Sud, iniziò a raccontare di quelle terre selvagge, di quelle tribù indigene sconosciute, di quelle acque sempre tormentate dal vento e dalla pioggia, di quella natura indomita violentata, così come i suoi abitanti, dalle popolazioni cosiddette "civili".

    Alberto De Agostini era sì un salesiano, giovanissimo quando approda in Argentina, poco più che ventenne, basco e tonaca, ma era anche e soprattutto un montanaro - suo fratello fondò l'Istituto Geografico De Agostini di Novara, quello sulle cui carte geografiche più o meno tutti abbiamo iniziato a girare il mondo -, un fotografo, un esploratore; era un amante della natura, un alpinista, un uomo che amava rispettare attraverso la natura ogni essere umano, persino quegli indigeni spalmati di grasso di foca e apparentemente semi analfabeti di fronte ai quali anche alcune suore missionarie storcevano la bocca e si tappavano il naso.

    Mi è piaciuto molto lo sguardo di Tito, che da non credente non si è lasciato affatto condizionare nel considerare l'importanza che le missioni salesiane hanno avuto in quella parte di mondo, anche se è riuscito a cogliere il disagio e la solitudine di chi, come Don Patagonia, aveva cercato di andare oltre, comprendendo che per entrare in sintonia con quella terra era necessario, obbligatorio, indispensabile, lasciarsi assoggettare dai ritmi, da una bellezza indomita e spesso violenta, da riti e usanze che inspiegabili per chi li osservava dall'esterno finivano sempre per essere funzionali e motivo di sopravvivenza per gli indigeni.

    Terre ricche di contraddizioni, dove si incrociano non solo venti e piogge che sembrano non finire mai, ma anche i destini di santi e anarchici, di emigranti e indigeni, di missionari e pirati, dove tutto è sempre completamente avvolto dalla nebbia, da una foschia che sembra voglia nascondere agli occhi dei turisti quella bellezza che solo a volte il sole riesce a illuminare filtrando dalle nuvole, quando si aprono scenari incredibili, grattacieli di ghiaccio, oppure immense praterie circondate dagli alambrado, che sembrano circondare il nulla a voler dichiarare il possesso dell'infinito.

    Il viaggio di Tito però, come succede sempre nei suoi libri, non è un viaggio che ha come unico centro Don Patagonia, perché a Tito piace girargli intorno, seguirne le tracce, perderle, distrarsi con mille altre storie, perderlo di vista, per poi infine ritrovarlo.
    A chi si aspetta di leggere quindi una biografia, dico subito di lasciar perdere, ne resterebbe deluso.
    A chi invece ama viaggiare alla scoperta, che so di una piccola libreria di Buenos Aires - la 84 Charing Cross Road di Baires, che sorpresa che è stata per me! -, oppure delle piccole storie degli anarchici russi di Ushuaia - quelli che dalla fine del mondo continuavano a cercare di cambiare il mondo -, o del pirata napoletano Pasqualino Rispoli - arrivato in Argentina alla ricerca del padre emigrato vent'anni prima e rimasto lì a -, o ancora delle tragiche vicende dei Mapuche - ai quali persino noi, con i nostri golfini Benetton abbiamo rubato le terre -, o delle tribù fuegine scomparse degli Ona, Yámana e Alakaluf - e sentire storie come quella del "Tiro al piccione gelato" quando un nucleo familiare indigeno veniva messo su un pezzo di ghiaccio in mezzo al mare ed esposto al tiro al bersaglio per il divertimento dei "turisti", fino alla morte, è una di quelle storie che leva il sonno solo a leggerle e che fa rabbrividire e vergognare di appartenere alla società cosiddetta civile -, o… Ecco, chi si aspetta di trovare tutto questo troverà pane per i suoi denti, perché i libri di Tito sono talmente pieni di cose da far sentire a fine lettura tutta la stanchezza e la soddisfazione di aver intrapreso un viaggio bellissimo, di quelli che lasciano le ossa rotte ma il cuore e gli occhi pieni di cose meravigliose, un ritorno alla base in cui lo zaino che torna a casa è talmente pieno di appunti, di foto, di piccoli ricordi da pesare cento volte di più che alla partenza, un viaggio dove ogni saluto e ogni incontro non sono mai un addio ma la certezza di un arrivederci.

    Grazie Tito, ancora una volta, perché non ho mai viaggiato così tanto e così intensamente come con te!

    http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Maria_De_Agostini

    http://lenuvolenonchiedonopermesso.blogspot.com/

    In catena qui http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3174377#new_thread

    ha scritto il 

  • 3

    Mi accosto sempre con un senso di piacevole aspettativa ai lavori di Tito Barbini, certa che ogni libro che apro mi farà stringere amicizia con un pezzettino di mondo che forse i miei occhi non vedran ...continua

    Mi accosto sempre con un senso di piacevole aspettativa ai lavori di Tito Barbini, certa che ogni libro che apro mi farà stringere amicizia con un pezzettino di mondo che forse i miei occhi non vedranno mai. Non sono rimasta delusa da questo ritorno in Patagonia sulle tracce di un’ombra. Non ho ancora letto “Le nuvole non chiedono permesso”, unico testo che ancora mi manca e mi attende sullo scaffale in cameretta terzo da sinistra sul secondo ripiano, da dove occhieggia invitante ormai da qualche mese … ancora non l’ho letto perché mi piace conservare sempre “ancora uno da leggere” degli autori che mi sanno emozionare. Questo “Cacciatore di ombre” è un ritorno perché mi sono già accostata con Tito all’Antartide, passando velocemente di qui, ed è un ritorno ad un vecchio sogno di infinite solitudini che mi porto dentro da tanto tempo … bello come solo i ritorni ad un luogo amato, anche se solo immaginato, sanno essere. Un viaggio interiore nell’anima di una bella persona, oltre che il viaggio esteriore della stessa bella persona sulle tracce di un esploratore missionario, forse più esploratore e meno missionario, da Buenos Aires in giù, verso il mondo alla fine del mondo. Una raccolta di destini intrecciati, di storie parallele, di riflessioni a tratti piene di speranza a tratti semplicemente dolenti. L’unica ombra di questa lettura rimane il fatto che … Don Patagonia rimane un’ombra, la sua figura e la sua vita sono poco approfondite, per lasciare più spazio ad altre storie, e a una geografia dell’anima che ha saputo però suscitare in me desideri ed emozioni, un viaggio meraviglioso compiuto senza alzare gli occhi dalle pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto questo libro con grande esntusiasmo, a seguito di un viaggio in Patagonia, proprio sulle orme di Don Patagonia, senza saperlo. L'ho letto proprio per rievocare la bellezza dei luoghi, per riv ...continua

    Ho letto questo libro con grande esntusiasmo, a seguito di un viaggio in Patagonia, proprio sulle orme di Don Patagonia, senza saperlo. L'ho letto proprio per rievocare la bellezza dei luoghi, per rivivere le emozioni di un viaggio davvero particolare, ma sinceramente mi aspettavo quaacosa di più. Mi sembra che le orme di Don Patagonia siano solo leggermente accennate, non so, non mi ha convinta fino in fondo, nonostante sia una grande appassionata di letteratura di viaggio Mi sembra sempre che rimanga qualcosa in sospeso, gli spunti sono bellissimi, ma avrei voluto leggere storie molto più approfondite, mi sono sembrate invece solo accennate.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il racconto di un viaggio in america del sud e Patagonia sulle tracce di Alberto Maria De Agostini, missionario salesiano che ha trascorso circa 30 anni in Patagonia, a partire dal 1910, compiendo ...continua

    E' il racconto di un viaggio in america del sud e Patagonia sulle tracce di Alberto Maria De Agostini, missionario salesiano che ha trascorso circa 30 anni in Patagonia, a partire dal 1910, compiendo esplorazioni e imprese alpinistiche. Da noi in Italia è pressoché sconosciuto. Laggiù lo ricordano come Don Patagonia.
    Io l'ho conosciuto sentendo raccontare la sua storia dall'autore del libro, Tito Barbini, il 13 dicembre scorso a Modena, in un bel dialogo con Fabrizio Orlandi alla biblioteca Delfini. E' stata l'occasione per ritornare a leggere di viaggi in Patagonia. Vorrei andarci davvero prima o poi.
    Leggendo questo libro si leggono tante storie, non solo quella di De Agostini e tutte insieme formano un'esperienza intensa e unica.
    Alberto Maria De Agostini nacque il 2 novembre 1883 e morì il 25 dicembre 1960. Anche le date fanno pensare ad una vita ribaltata: nasce i giorno dei morti e muore il giorno di Natale... si è spinto al di là, oltre i confini, oltre i limiti, oltre le conoscenze e oltre i pregiudizi, e la storia della sua vita terrena, conclusasi il giorno di Natale di 51 anni fa, oggi è arrivata fino a me grazie a questo libro. Grazie.

    ha scritto il