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Il caldèras

By Carlo Sgorlon

(79)

| Hardcover

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Book Description

Questa è la storia dello zingaro Sindel, il calderaio. E' una storia che inizia all'alba della prima guerra mondiale in un villaggio slavo dove il bambino Sindel resta orfano dei genitori a causa di un avvelenamento da segale cornuta mescolata al gra Continue

Questa è la storia dello zingaro Sindel, il calderaio. E' una storia che inizia all'alba della prima guerra mondiale in un villaggio slavo dove il bambino Sindel resta orfano dei genitori a causa di un avvelenamento da segale cornuta mescolata al grano. Casualmente il ragazzo ne scampa insieme al "nonno" Vissalòm, battirame girovago con il suo wurdon, il carrozzone. La peregrinante e per noi rivelatoria "educazione" di Sindel, in fuga col vecchio attraverso e oltre il Veneto (la guerra è da sempre estranea agli zingari), comprende anche l'ultimo conflitto e la dolorosa maturità del protagonista.
Sgorlon sembra manipolare una materia stregata in cui l'incantamento, per virtù dei magistero espressivo, avvolge anche il lettore. Il romanziere friulano, in questa prova che riconferma la sua splendida autonomia narrativa, ci guida tra le quinte liturgiche di un popolo (i rom, i signori) del quale ignoriamo quasi tutto perché non tramanda una storia scritta: saltinibanchi e menestrelli, nati con la musica nel sangue, gli zingari ebbero forse una patria perduta in qualche parte dell'India. Ciò che preme a Sgorlon non è dare risposte a interrogativi antropologici, bensì costruire un epos la cui centralità rinserra la vicenda umana di Sindel, il quale caparbiamente impara a leggere e a scrivere perché utopicamente sogna di liberarsi dalla condanna al nomadismo. Sindel giovinetto sospetta che anche l'amore di una "stanziale" può aiutare la sua metamorfosi e Sgorlon ce lo ritrae in un delicato idillio con Tereza. Il "caldèras" vuole avere una casa, un amore, una famiglia, una sua storia nella quale radicarsi, ed è per questo che sì farà anche temerario partigiano. Ma in controluce la vicenda degli zingari e di Sindel diventa la metafora della condizione di tutti gli uomini, che non hanno un'origine né una meta, sulla terra vagabonda nello spazio. In Sgorlon l'inclinazione rapsodica verso vicende arcaiche e verso il Mito, è una costante; in questo nuovo romanzo non la smentisce: vi riaffiora il fascino di una pagina ancora una volta in mirabile equilibrio tra realtà e magia.

5 Reviews

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    Il mondo degli zingari, la complessità e la “precarietà” delle loro relazioni sociali, le difficoltà di comprenderne fino in fondo il modus vivendi, visti “dall'interno”, da uno scrittore d'eccezione, che possiede strumenti e capacità narrative non c ...(continue)

    Il mondo degli zingari, la complessità e la “precarietà” delle loro relazioni sociali, le difficoltà di comprenderne fino in fondo il modus vivendi, visti “dall'interno”, da uno scrittore d'eccezione, che possiede strumenti e capacità narrative non comuni, che affabulano e catturano. E' la vicenda umana del calderaio Sendal che, rimasto orfano dei genitori a causa di un avvelenamento, è costretto a fuggire e a spostarsi continuamente da un posto all'altro, insieme al nonno Vissalòm che lo prende con sé nel suo carrozzone, divenendo un girovago nelle zone del fronte (soprattutto in Veneto), durante la Prima Guerra Mondiale. Gradualmente, però, nel giovane protagonista matura una progressiva metamorfosi che lo conduce ad amare lo studio e a riconoscersi nella gente comune – i sedentari o gagè come vengono chiamati nel libro - e persino a innamorarsi di Tereza, una stanziale, che è lontana dalla sua mentalità e dalla sua cultura. Un romanzo tenero, una storia d'amore e di sofferenza che appassiona. Un finale agrodolce.

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    Salvatore Palma said on Nov 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    - recensione per estratti, un'assonanza e una breve nota -

    “Ho fatto di tutto per mettervi insieme. Era una bella storia.”
    “Ma poi le storie continuano per conto loro” disse Tereža.
    “Già, continuano. Nessuno le può controllare fino in fondo.”
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    Per i gagè esse [le strade] erano soltanto un mezzo, mentre p
    ...(continue)

    “Ho fatto di tutto per mettervi insieme. Era una bella storia.”
    “Ma poi le storie continuano per conto loro” disse Tereža.
    “Già, continuano. Nessuno le può controllare fino in fondo.”
    -
    Per i gagè esse [le strade] erano soltanto un mezzo, mentre per gli zingari erano il fine, perché la loro sapienza istintiva conosceva che tutta la vita non era che un vagabondare senza fine e che non v’era un punto di arrivo. Solo che, a un tratto, il viaggio finiva.

    Assonanza: “per la stessa ragione del viaggio viaggiare”, Fabrizio De Andrè.
    -
    Forse la condizione degli zingari rappresentava quella di tutti gli uomini, che non sapevano la loro origine, e questa ignoranza gettava nel loro spirito un disorientamento e una specie di follia, di cui gli zingari si facevano portatori per tutti, e ne pagavano il prezzo facendo girare le ruote del loro wurdon per tutte le strade del mondo. Gli zingari avevano accettato di farsi cirenei della miseria e del mistero dell’umana condizione. Per questo sembravano, più che un popolo reale, una gente da leggenda. Erano come la favola dell’olandese volante, proiettata sopra un popolo intero.
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    La patria degli zingari non c’era mai stata, ed essi venivano da tutti i luoghi perché in realtà non venivano da nessun luogo. Ma la stessa cosa non valeva forse per tutti gli uomini e gli animali? Da dove venivano gli uomini e gli animali? Dire che venivano dalla terra e da Devèl era come dire che nascevano da ogni luogo e da nessun luogo. Era la stessa cosa.
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    Negli zingari [...] si vedeva ancora il mistero delle origini, e le radici di una tragedia che gli uomini civilizzati tentavano di dimenticare. Gli zingari, insomma, che spesso non sapevano niente del loro passato, erano una specie di memoria vivente dell’umanità, e ricordavano a tutti gli uomini che venivano dal nulla, o meglio dal mistero cosmico di Devèl.
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    “Solo gli zingari sono la gioventù del mondo e dell’umanità. Sono l’unico popolo nel quale non esiste la vecchiaia. [...] Invecchierete se smetterete di girare il mondo da nomadi.”
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    [...] un’unica donna e un’unica figura, quella della gran madre friulana che li nascondeva e li proteggeva dietro le sue molte sottane nere.
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    Non si poteva tornare indietro nella storia, allo stesso modo in cui era irreversibile il tempo.
    -

    Una bella storia, una bella scrittura.
    La parola zingaro è usata sempre liberamente e mai in senso dispregiativo.
    Geniale l’espediente dello zingaro partigiano che inventa una suola dove non si distinguono davanti e dietro, così che le orme non rivelano la direzione dei fuggitivi.

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    F.Ramone said on Jun 26, 2013 | Add your feedback

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    Il caldèras è un libro scritto un passo oltre il pregiudizio, vestito di una curiosità tutta da sfogliare, da conoscere -e se riesce- da apprezzare. Il calderàs è un viaggio nel cuore di uno "zingaro", la cui accezione negativa del termine è stata af ...(continue)

    Il caldèras è un libro scritto un passo oltre il pregiudizio, vestito di una curiosità tutta da sfogliare, da conoscere -e se riesce- da apprezzare. Il calderàs è un viaggio nel cuore di uno "zingaro", la cui accezione negativa del termine è stata affibiata da noi "gagè": per Sindel -il protagonista- essere chiamato zingaro equivale a chiamare un tedesco "tedesco".
    Ammetto che, verso la metà del libro, le pagine diventano di piombo, perchè è descritto il trapianto di Sindel nel mondo civilizzato dei gagè: un processo lungo e noioso, nel quale spesso sparisce il lato nomade del protagonista, che fa spazio all'emersione dell'etica civile nel suo animo libero.
    Bisogna guadagnare i capitoli finali del romanzo per respirare appieno, nuovamente, quell'aria zingaresca alla quale ci si affeziona per forza di cose prima di immergerci in un finale a sorpresa.

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    Mariano said on Oct 21, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Storia di un nomade Calderas, calderaio, in un villaggio slavo alla ricerca di una vita come tutti gli altri

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    Labellagiardiniera said on May 7, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (79)
    • 5 stars
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    • 3 stars
    • 2 stars
  • Hardcover 293 Pages
  • ISBN-10: A000190556
  • Publisher: CDE (su licenza Mondadori)
  • Publish date: 1989-05-01
  • Also available as: Paperback , Others
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