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Il canone del tè

Di

Editore: Leonardo (Vivarium)

4.6
(7)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8835500982 | Isbn-13: 9788835500988 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Marco Ceresa

Disponibile anche come: Altri

Genere: Education & Teaching , Health, Mind & Body , Textbook

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Descrizione del libro
Testo cinese a fronte
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    Il sinologo Marco Ceresa ha curato questa splendida edizione italiana (con testo a fronte) d’uno scritto d’immenso valore storico, Il canone del tè di Lu Yu (733-804), che è la prima opera al mondo de ...continua

    Il sinologo Marco Ceresa ha curato questa splendida edizione italiana (con testo a fronte) d’uno scritto d’immenso valore storico, Il canone del tè di Lu Yu (733-804), che è la prima opera al mondo dedicata alla preparazione del tè: da molteplici criterî interni se ne può desumere una datazione sicura tra il 758 e il 761. Essa godette di un’enorme fortuna, e il suo autore, uomo schivo e dalla vita notevolmente avventurosa, finì addirittura per essere divinizzato, al punto che oggi è venerato in Cina come patrono di tutto ciò che riguarda la coltura e la lavorazione del tè. Anche se la lettura dell’opera è molto difficoltosa per chi non abbia conoscenza della lingua cinese, stanti i numerosi problemi filologici concernenti l’interpretazione di molti passi, affrontati e discussi nelle abbondantissime note, e tenuto conto dei frequenti richiami ad opere classiche cinesi, non si può negare che abbia un enorme fascino, anche perché documenta un modo di preparare la bevanda molto diverso da quello attuale: Lu Yu parla quasi sempre di tè lavorato in pani (come oggi avviene ad esempio con certi Pu Erh), che andavano tostati (per eliminare l’eccesso d’umidità dovuto al tipo di essiccazione in uso allora) e macinati finemente; con la polvere poi si preparava una sorta di decozione, e si prescrive anche l’aggiunta di sale: quest’ultima è rimasta in voga in qualche zona della Cina, e ad esempio ricordo di aver letto in Heinrich Harrer che i genitori del Dalai Lama bevevano non il classico tè tibetano, ma un tè salato com’era tradizione della loro gente. Non vi è prescritta inoltre una vera e propria cerimonia per bere il tè in compagnia; tanto meno si richiede all’uopo la presenza di arredi particolari: anzi, il tè si può gustare con gli ospiti anche nella solitudine delle montagne, in un bosco. La massima importanza è data da Lu Yu, invece, alla qualità del tè stesso, all’aspetto e al materiale di tutto ciò che serve a prepararlo: la storia insomma ha in seguito aggiunto e cambiato molto, ma l’essenziale era già stato scritto da questo bizzarro solitario che, come scrive il curatore, era “visto spesso passeggiare da solo per i boschi, dall’alba al tramonto, recitando antichi poemi o sutra buddisti e dando sfogo alla sua malinconia”.

    ha scritto il