Il canto di Penelope

Il mito del ritorno di Odisseo

Di

Editore: Rizzoli (Miti)

3.7
(274)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8817007919 | Isbn-13: 9788817007917 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Margherita Crepax

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Dall'Ade, dove può finalmente dire la verità senza temere la vendetta degli dèi, Penelope, moglie di Ulisse, racconta la sua storia. Figlia di una ninfa e del re di Sparta, da bambina rischia di essere affogata dal padre, turbato da una profezia. Sposa di Ulisse, subisce le angherie dei suoceri, vede scoppiare la guerra di Troia a causa della sciocca cugina Elena, e dopo anni di solitudine deve respingere l'assalto dei Proci. Al ritorno di Ulisse assiste angosciata alla vendetta che colpisce le ancelle infedeli e perciò impiccate; e la morte di quelle fanciulle che le erano amiche la perseguita anche nell'Ade. Il romanzo riscrive il mito greco attingendo a versioni diverse da quelle confluite nell'Odissea, secondo un punto di vista femminile.
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    Penelope e dodici ancelle sono chiamate a dare una personale visione delle vicende, narrate da Omero, che le riguardano in quanto donne e rappresentanti di accadimenti universali comuni a tutto il gen ...continua

    Penelope e dodici ancelle sono chiamate a dare una personale visione delle vicende, narrate da Omero, che le riguardano in quanto donne e rappresentanti di accadimenti universali comuni a tutto il genere femminile. Odisseo è ai margini dell’esistenza della moglie lasciata da sola a sostenere il peso di una realtà non cercata e non desiderata, mentre uomini affamati e vili sono costantemente presenti e pronti ad insidiare e a coprire di fango lei e quelle fanciulle ignare e sprovvedute che trovano rifugio nelle braccia della loro padrona/ sacerdotessa.
    L’uomo/eroe, volutamente, è presente solo nell’immaginario della moglie che ben poco conosce del suo girovagare nel ‘mare magnum’ di un periodo della sua vita trascorso all’insegna di conquiste ambigue, in cui il reale e l’irreale si fondono fino a non lasciare che altri possano distinguere il vero dal falso. Telemaco, il giovane/figlio, invece, vive la sua adolescenza nell’incertezza di un futuro che possa garantirgli onestà e sicurezza, visto che è circondato da una masnada di uomini, i proci, che vogliono solo approfittare della situazione di stallo per appropriarsi, non della madre come donna ma della sposa in quanto detentrice di averi e di un potere che non appartiene loro.
    Al racconto di Penelope che parla in prima persona si alterna il coro delle ancelle che commentano le proprie e altrui vicende offrendone una visione comune ma molteplice, quasi a suggellare quanto narrato dalla loro padrona. È proprio il loro lamento a suggerire la possibilità di attualizzare il passato dando voce alle tante donne vittime di uomini senza scrupoli, quasi ad indicare che non è lo sconvolgimento psicologico ad annullare le violenze, solo la morte fisica ha tale potere: dall’oblio dell’oltretomba si può emergere solo per volontà di coscienza: “L'immortalità e la mortalità si mescolano male: tra fuoco e fango, vince sempre il fuoco”.
    A corollario di tutto ci sono, però, dei punti fermi, dalla parte di Odisseo ‘la colonna d’ulivo’ che tiene saldo a terra il letto nuziale e ‘l’arco’ che nessuno riesce a tendere ed è qui che l’indole maschile si manifesta in tutta la sua forza bruta, mentre dalla parte di Penelope abbiamo la ‘tela/sudario’ dal duplice aspetto: manifestazione di saggezza ma anche rivelazione di sofferenza. L’immaginazione è sempre più prodiga di esempi difficilmente riscontrabili nella realtà, ma la verità è figlia della seconda che, alla fine, trova nella prima solo menzogna.

    “So che è cambiato il giudizio sulle cause della guerra di Troia» osservo… «la vecchia storia appartiene al mito, adesso pare che all'origine ci sia stata solo la questione di una rotta commerciale. Così dicono gli studiosi.”

    ha scritto il 

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    Penelopiade

    Non è una rilettura o rivisitazione del poema omerico ma semplicemente un punto di vista differente.
    La storia vista con gli occhi di Penelope.
    In che direzione va il libro, ci viene subito messo in c ...continua

    Non è una rilettura o rivisitazione del poema omerico ma semplicemente un punto di vista differente.
    La storia vista con gli occhi di Penelope.
    In che direzione va il libro, ci viene subito messo in chiaro; già nelle prime pagine infatti, il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale vorrebbe gridare a tutte le donne del mondo: "NON SEGUITE IL MIO ESEMPIO".
    Come darle torto d'altronde. Provate a rifletterci: Ulisse per carità è "simpatico", è l'uomo affascinato dall'ignoto, dalla voglia di conoscenza, un viveur antidiluviano mentre la consorte, poverina, la si relega sempre nel ruolo di leggenda edificante...basterebbe solo pensare che lo scaltro eroe si sofferma nella "conoscenza" della maga Circe non un giorno, una settimana, un mese ma un anno (non un'avventura quindi)...al che lo sfogo della nostra Penelope, impegnata a tessere la tela e a resistere alle avance dei Proci è più che comprensibile.
    A darle finalmente voce quindi ci pensa la scrittrice canadese attraverso questa opera post-moderna (con tutti i relativi pregi e difetti). La scrittura della Atwood inoltre è molto piacevole e la sua prosa sempre amabile; mi aveva colpito già positivamente nel precedente (e bellissimo) Il racconto dell'ancella .
    A proposito, quasi dimenticavo...ho trovato particolarmente interessante la parte del libro incentrata sulle 12 ancelle, una sorta di racconto parallelo.
    Alzi la mano chi si ricorda delle ancelle nell'Odissea. Non barate, eh!
    Se ve le ricordaste sapreste che ruolo giocano nella storia e cosa le attende (inutile dirvi che da me non saprete niente ;).
    Ed assolutamente particolare è la chiave di lettura antropologica che la scrittrice da a Penelope e alle sue ancelle.

    ha scritto il 

  • 3

    Penelope può finalmente...

    ...dare la sua versione, ora è nell'Ade e non teme più la vendetta degli Dei che, nel frattempo, si sono addormentati. Ci racconta di Elena, sua cugina, di Ulisse il suo astuto marito, di Itaca, dei l ...continua

    ...dare la sua versione, ora è nell'Ade e non teme più la vendetta degli Dei che, nel frattempo, si sono addormentati. Ci racconta di Elena, sua cugina, di Ulisse il suo astuto marito, di Itaca, dei lunghi anni di attesa e, soprattutto, della sorte terribile delle dodici ancelle. Non le traditrici che ci ha raccontato Omero, ma le sue orecchie tra i Proci. Scelte ed educate da Penelope, in quanto donne e schiave sono alla mercé dei Proci, sarà proprio lei a chiedergli di sopportare e di ascoltare, per poi riferirle tutto. Al ritorno di Ulisse non riuscirà a salvarle e ne sopporterà per l'eternità il rimorso.

    E' una Penelope diversa quella che traccia la Atwood, consapevole del suo ruolo e dei limiti che la sua condizione di donna le impone, usa la sua intelligenza per sopravvivere, sa anche di essere fortunata, rispetto alle donne anonime e schiave che la circondano.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Odissea da un diverso punto di vista.

    “The Penelopiad” è un romanzo pubblicato nel 2005 dalla scrittrice canadese Margaret Atwood, celebre per le sue poesie e per il suo impegno nella lotta contro la discriminazione del genere femminile n ...continua

    “The Penelopiad” è un romanzo pubblicato nel 2005 dalla scrittrice canadese Margaret Atwood, celebre per le sue poesie e per il suo impegno nella lotta contro la discriminazione del genere femminile nella società contemporanea. Il suo interesse nei confronti della donna e delle difficoltà che ella è costretta a far fronte a causa di una mentalità ancora parzialmente...
    http://forestadicarta.altervista.org/il-canto-di-penelope-margaret-atwood/

    ha scritto il 

  • 2

    “L’immortalità e la mortalità si mescolano male: tra fuoco e fango, vince sempre il fuoco”.

    “Ora che sono morta so tutto.” Sono le parole di Penelope, moglie di Odisseo, personificazione della fedeltà coniugale.
    Si differenzia abbastanza da quella decantata da Omero, la Penelope della Atwood ...continua

    “Ora che sono morta so tutto.” Sono le parole di Penelope, moglie di Odisseo, personificazione della fedeltà coniugale.
    Si differenzia abbastanza da quella decantata da Omero, la Penelope della Atwood è nata a Sparta, figlia del re Icario e di una ninfa del mare, cugina di sangue di Elena verso la quale prova una non tanto velata invidia per il suo aspetto esteriore e per il successo che ha con gli uomini.
    Con la madre non ha praticamente nessun rapporto e il padre tenta di ucciderla da neonata perché teme l’avverarsi di una terribile profezia.
    A quindici anni va in sposa a Odisseo, principe dell’isola di Itaca che è riuscito a “conquistarla” durante una gara indetta dal padre della ragazza(tra l’altro anche barando).
    Vive i primi anni di matrimonio in modo abbastanza sereno, allietati dal crescente affetto per il marito Odisseo e allietati dalla nascita del piccolo Telemaco.
    La sua vita viene rovinata dall’odiata(e odiosa) cugina Elena che decide di cornificare il marito Menelao con il bellissimo Paride, figlio del re di Troia Priamo.
    Menelao, giustamente incazzato come una iena, dichiara guerra a Troia e chiama a rapporto tutti i grandi re greci, compreso Odisseo.
    Trascorrono vent’anni. Di Odisseo non si hanno più notizie e il suo palazzo è stato preso d’assalto dai Proci, giovani arroganti che tentano di concupire l’ormai matura Penelope per avere le sue ricchezze.
    La donna però è dura ad arrendersi, difende strenuamente il suo palazzo e la sua virtù grazie a un inganno: un sudario che ricama il giorno e che disfà, con l’aiuto delle sue ancelle, di notte.
    Premessa: Margaret Atwood scrive divinamente. Però c’è qualcosa in questo libro che non mi convince.
    Penelope dall’Ade ci racconta la sua versione dei fatti, ci narra la sua vita a Sparta, con una madre assente, un padre che la vede come un pericolo e una cugina, Elena, che praticamente non fa altro che zoccoleggiare qua e là da mattina a sera, facendo stragi su stragi di uomini.
    L’arrivo di Odisseo rappresenta per lei una via di fuga da un ambiente e una famiglia che non ama, ma anche la permanenza a Itaca non è delle migliori, la suocera Anticlea non la può soffrire, la balia del marito, Euriclea, nutre nei suoi confronti una sorta di gelosia e suo marito Odisseo, anche se buono e premuroso nei suoi confronti, sembra non provare che un semplice affetto per lei.
    Anche se lontana la cugina Elena sembra voler ancora una volta prevalere su di lei, costringe il marito ad abbandonarla insieme al figlioletto per combattere contro i Troiani, ad affrontare un lunghissimo viaggio che lo terrà lontano per ben venti anni.
    L’idea di reinterpretare il mito di Odisseo mi è piaciuta, quella di dare voce alla moglie Penelope anche, ma mi sarebbe piaciuto ancora di più un maggiore approfondimento della storia, tutto mi è sembrato troppo sbrigativo e superficiale(in primis il rapporto tra la giovane Penelope e Odisseo, al quale la scrittrice dedica pochissime pagine).
    L’impressione che mi ha dato la Penelope è quella di una donna un po’ insicura, emotiva, un po’ invidiosa e “rosicona” della bellezza della cugina, descritta come una femme fatale che la dà praticamente a mezzo mondo senza preoccuparsi delle conseguenze.
    Come ho scritto nulla da dire per quanto riguarda lo stile della Atwood, ma mi aspettavo qualcosa di più “appetitoso”.
    Comunque sia è una scrittrice che merita, le darò sicuramente un’altra chance.

    “L'acqua non oppone resistenza. L'acqua scorre. Quando immergi una mano nell'acqua senti solo una carezza. L'acqua non è un muro, non può fermarti. Va dove vuole andare e niente le si può opporre. L'acqua è paziente. L'acqua che gocciola consuma una pietra. Ricordatelo, bambina mia. Ricordati che per una metà tu sei acqua. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l'acqua."

    ha scritto il 

  • 4

    Conoscevo già Margaret Atwood per aver letto, circa un anno fa, "Il racconto dell'ancella" che mi era stato consigliato in quanto appartenente al filone della letteratura distopica. Devo dire che lo s ...continua

    Conoscevo già Margaret Atwood per aver letto, circa un anno fa, "Il racconto dell'ancella" che mi era stato consigliato in quanto appartenente al filone della letteratura distopica. Devo dire che lo stile di questa scrittrice non mi era dispiaciuto, anche se ho trovato alcuni passaggi del libro un po' pesanti, motivo per cui non rientra tra i miei libri preferiti né fra quelli che consiglio vivamente. Tutto sommato però quando ho visto che "Il canto di Penelope" ricorreva nelle varie liste e classifiche che guardo ogni tanto, più che per farmi un'idea sui libri da leggere nel futuro prossimo, per farmi del male allungando inesorabilmente la lista dei miei "to read" su Goodreads, mi sono decisa ad iniziarlo... Ma sto divagando. Si tratta dell'ennesima rivisitazione dello stranoto mito del ritorno di Odisseo, ma da un punto di vista totalmente nuovo, ossia quello di Penelope, la quale racconta anche i retroscena del loro primo incontro e dei primi anni di matrimonio. Oltre alla moglie di Odisseo, la Atwood dà voce anche alle famose 12 ancelle che poi furono impiccate per aver giaciuto con i Proci, riabilitandole parzialmente. Devo dire che mi è piaciuta specialmente la prima parte, che riguarda l'adolescenza della protagonista e il rapporto con sua cugina Elena (descritta in modo fastidioso, un po' troppo capricciosa e femme fatale). Il libro è piuttosto breve (non arriva a 250 pagine) e scritto in modo molto scorrevole.
    In sintesi? Voto: 7/10

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    ha scritto il 

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    Ho apprezzato molto alcuni punti per quanto riguarda il contenuto, in particolare la diversa lettura del mito su ciò che concerne le dodici ancelle e l'opinione che Penelope stessa dà della sua fama d ...continua

    Ho apprezzato molto alcuni punti per quanto riguarda il contenuto, in particolare la diversa lettura del mito su ciò che concerne le dodici ancelle e l'opinione che Penelope stessa dà della sua fama di donna virtuosa. Lo stile di scrittura però non mi ha convinto molto, mi è sembrato sin troppo sbrigativo e mi ha lasciato un certo distacco dagli eventi, tutto il contrario di un ulteriore coinvolgimento emotivo che sarebbe stato lecito aspettarsi nell'approfondimento e il nuovo punto di vista di una storia già conosciuta e amata. Il modo in cui è dipinta la figura di Elena oltretutto mi ha dato un pò fastidio, femme fatale davvero troppo caricaturale...mi ha fatto venire voglia di rileggere La Torcia di Marion Zimmer Bradley, dove aveva tutt'altro spessore.

    ha scritto il 

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    Un libro molto carino. Di "visioni" alternative dei miti ne avevo già letto uno, La torcia della Zimmer-Bradley, che però non aveva neanche la metà del tono coinvolgente che ha questo. Qui Penelope, m ...continua

    Un libro molto carino. Di "visioni" alternative dei miti ne avevo già letto uno, La torcia della Zimmer-Bradley, che però non aveva neanche la metà del tono coinvolgente che ha questo. Qui Penelope, moglie di Odisseo, racconta la sua vita e nonostante i due mi affascinassero molto (nella mia mente una coppia che si era "scelta" ma ovviamente la ricostruzione storica vuole i suoi realismi), non avrei mai pensato che si potesse trovare la vita di lei così interessante e soprattutto in cui ci si possa riconoscere così tanto. La Atwood chiaramente mette a segno un ritratto di una società patriarcale in modo velato ma non così tanto. Come ne Il racconto dell'ancella (che un giorno avrò lo stomaco di finire) evidenzia il conflitto cui si porta le donne a vivere: con le altre donne, con la società, con l'altro sesso. Penelope ne esce molto più forte di quanto la sua cosiddetta propensione a sciogliersi in lacrime voglia far mostrare, tanto che dal racconto che ne fa esse sembrano quasi fuori personaggio.

    ha scritto il 

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