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Il canto di Penelope

Il mito del ritorno di Odisseo

Di

Editore: Rizzoli (Miti)

3.8
(225)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8817007919 | Isbn-13: 9788817007917 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Margherita Crepax

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Dall'Ade, dove può finalmente dire la verità senza temere la vendetta degli dèi, Penelope, moglie di Ulisse, racconta la sua storia. Figlia di una ninfa e del re di Sparta, da bambina rischia di essere affogata dal padre, turbato da una profezia. Sposa di Ulisse, subisce le angherie dei suoceri, vede scoppiare la guerra di Troia a causa della sciocca cugina Elena, e dopo anni di solitudine deve respingere l'assalto dei Proci. Al ritorno di Ulisse assiste angosciata alla vendetta che colpisce le ancelle infedeli e perciò impiccate; e la morte di quelle fanciulle che le erano amiche la perseguita anche nell'Ade. Il romanzo riscrive il mito greco attingendo a versioni diverse da quelle confluite nell'Odissea, secondo un punto di vista femminile.
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  • 4

    Un libro molto carino. Di "visioni" alternative dei miti ne avevo già letto uno, La torcia della Zimmer-Bradley, che però non aveva neanche la metà del tono coinvolgente che ha questo. Qui Penelope, m ...continua

    Un libro molto carino. Di "visioni" alternative dei miti ne avevo già letto uno, La torcia della Zimmer-Bradley, che però non aveva neanche la metà del tono coinvolgente che ha questo. Qui Penelope, moglie di Odisseo, racconta la sua vita e nonostante i due mi affascinassero molto (nella mia mente una coppia che si era "scelta" ma ovviamente la ricostruzione storica vuole i suoi realismi), non avrei mai pensato che si potesse trovare la vita di lei così interessante e soprattutto in cui ci si possa riconoscere così tanto. La Atwood chiaramente mette a segno un ritratto di una società patriarcale in modo velato ma non così tanto. Come ne Il racconto dell'ancella (che un giorno avrò lo stomaco di finire) evidenzia il conflitto cui si porta le donne a vivere: con le altre donne, con la società, con l'altro sesso. Penelope ne esce molto più forte di quanto la sua cosiddetta propensione a sciogliersi in lacrime voglia far mostrare, tanto che dal racconto che ne fa esse sembrano quasi fuori personaggio.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Ora che sono morta so tutto. Avrei voluto che fosse così, ma come molti dei miei desideri neanche questo si è avverato.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/c/il-canto-di-penelope-margar ...continua

    Ora che sono morta so tutto. Avrei voluto che fosse così, ma come molti dei miei desideri neanche questo si è avverato.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/c/il-canto-di-penelope-margaret-atwood/

    ha scritto il 

  • 4

    "Il canto di Penelope" di Margaret Atwood

    Lettura davvero coinvolgente! ^^ Merito principalmente della bravura di Margaret Atwood, che, attraverso uno stile spesso ironico e uno sguardo decisamente di parte (femminile) e insieme provocatorio ...continua

    Lettura davvero coinvolgente! ^^ Merito principalmente della bravura di Margaret Atwood, che, attraverso uno stile spesso ironico e uno sguardo decisamente di parte (femminile) e insieme provocatorio, compie un'analisi e un approfondimento della figura di Penelope, partendo da due fonti classiche:
    - Odissea di Omero
    - I miti greci di Robert Graves

    La struttura di questo romanzo breve prevede l'alternarsi di parti in forma di monologo, la cui voce recitante è Penelope, e di Cori (mutuati da quelli tipici della tragedia greca), parti che rappresentano la voce collettiva delle dodici ancelle impiccate da Telemaco al ritorno del padre Odisseo a Itaca.
    Il motore della narrazione consiste nel tentativo di far luce su questo episodio tragico e di capire quali fatti abbiano condotto a quell'omicidio, e anche valutare quanta parte di responsabilità abbia (o meno) Penelope stessa.
    Tutto ciò si rivela anche come il pretesto per indagare la figura della donna, andando ben oltre quello che ci è stato raccontato attraverso il mito.

    Dall'Introduzione della Atwood:
    "Ho scelto che le voci narranti fossero quelle di Penelope e delle dodici ancelle impiccate. Le ancelle formano un Coro, scandito e cantato, incentrato su due domande che s'impongono dopo un'attenta lettura dell'Odissea: che cosa ha portato all'impiccagione delle ancelle e che cosa c'era davvero nella mente di Penelope? La storia, così come viene raccontata nell'Odissea, non è del tutto logica: ci sono troppe incongruenze. Sono sempre stata tormentata dal pensiero di quelle ancelle impiccate e, nel Canto di Penelope, anche Penelope lo è."

    [...]

    http://lanostralibreria.blogspot.it/2014/11/libro-il-canto-di-penelope-di-margaret.html

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre più convinta che questa è una scrittrice fantastica...

    Che dire? Prendi una figura, che potrebbe apparire noiosa e piatta, come quella della fedele Penelope che fu famosa solo per la sua costanza e pazienza di fronte alla tela, e creane un personaggio sfa ...continua

    Che dire? Prendi una figura, che potrebbe apparire noiosa e piatta, come quella della fedele Penelope che fu famosa solo per la sua costanza e pazienza di fronte alla tela, e creane un personaggio sfaccettato, che esprime oltre al suo dolore, la sua forza d'animo, il suo spirito.
    Merita.

    ha scritto il 

  • 4

    QUALCOSA E' CAMBIATO?

    Molto bello e interessante, scritto superbamente mai un’attimo di noia. Ricco di spunti per riflettere su di noi donne antiche e moderne.
    LE ANCELLE La prima cosa che salta agli occhi è che la loro v ...continua

    Molto bello e interessante, scritto superbamente mai un’attimo di noia. Ricco di spunti per riflettere su di noi donne antiche e moderne.
    LE ANCELLE La prima cosa che salta agli occhi è che la loro vita fa veramente schifo, tutto un rompersi la schiena lavorando e per di più costrette dai padroni e i loro ospiti e/o familiari, a tirar su le gonne e spalancare le gambe in ogni momento. Pensandoci mi sovviene che la storia di noi donne è proprio questa, dalle caverne agli anni 60 del secolo scorso, è tutto un sollevare gonnelle e aprire gambe per amore o per forza. Non se la scampa nessuna. Si capisce poi perché intorno agli anni 60 del novecento stanche di stupri e botte, ci si è ribellate al grido di: “L’utero è mio e lo gestisco io”. Salvo poi esagerare 50 anni dopo. Ci ritroviamo oggi con ragazzine e donne più o meno giovani che la danno via, gratis, al primo che ti offre un caffeuccio o una cenetta; sempre lo stesso o uno diverso ogni sera non fa differenza. Ci deve sicuramente essere una via di mezzo!!!
    ELENA Per lei ho trovato due chiavi di lettura. La solita “bona” senza cervello, che pur di divertirsi ne combina di tutti i colori. Anche nell’oltre tomba non riesce ad esimersi dall’esibire le sue grazie a chiunque. Insomma una versione più fortunata della figura dell’ancella, come lascia intendere Penelope. Ma a mio parere è anche una poveretta venduta al migliore offerente, nel suo caso un vecchio ricco e noioso. Chiaro che appena vede carne giovane e bella scappa veloce a godersi la vita. Causando un mare di guai dei quali non si preoccupa affatto, dando ragione a tutti quelli che l’hanno giudicata una poco di buono. Da qualsiasi parte la si prenda, sempre male ne esce.
    ULISSE Che dire? La prima notte di “nozze” è stato gentile e comprensivo, e già questo lo classifica come Eroe. L’uomo dal multiforme ingegno che si è accontentato della seconda scelta ma ha scoperto di avere tra le mani una perla rara, beh non è da tutti!
    E veniamo a lei PENELOPE, si presenta da sé come “bruttina ma intelligente”, la seconda scelta per il grande guerriero. Penelope la saggia, la fedele, quella che resta a casa a custodire il regno. Penelope l’intelligente che almeno da morta sperava di capire tutto e di avere Ulisse tutto per se, e invece ... che fregatura! Anche lei come la cugina bona, non è che ne esce bene.
    Chissà se oggi qualcosa è cambiato, non so, ci devo pensare….

    ha scritto il 

  • 4

    meno - “Voi ve le ricordavate le dodici ancelle impiccate?”

    Penelope, dopo essere stata una delle donne più famose e chiacchierate della storia, ha finalmente deciso di dire la sua. Nel corso degli anni ha sentito dire di tutto sul suo conto, in molti l’hanno ...continua

    Penelope, dopo essere stata una delle donne più famose e chiacchierate della storia, ha finalmente deciso di dire la sua. Nel corso degli anni ha sentito dire di tutto sul suo conto, in molti l’hanno considerata la moglie ideale: quella che se ne sta in trepidante attesa del marito a piagnucolare, ma altri hanno fatto circolare voci meno edificanti, sostenendo che durante quei circa vent’anni di attesa, oltre a tessere la tela di giorno e a sfilarla di notte, la moglie di Odisseo s’intrattenne con molti se non con tutti i proci che le affollavano il palazzo. Ecco, Penelope ci tiene a dire che queste illazioni sono del tutto prive di fondamento e che lei non è come la cugina Elena (che le è decisamente antipatica). No, lei è sempre stata fedele al marito, nonostante le giungessero a Itaca notizie contrastanti sul peregrinare di Odisseo. Le capitò spesso di ascoltare storie nelle quali il marito veniva dipinto come un bugiardo-scroccone-immorale che non faceva altro che tromabare e bere vino in locande di infimo ordine. E intanto lei aspettava e vedeva i pretendenti abbuffarsi come porci a sue spese. Meno male che aveva con sé alcune giovani e gnocche ancelle, dodici in particolare, che le furono sempre devote, anche quando chiese loro di “mimetizzarsi” fra i porci proci in modo da sapere sempre in anticipo gli stratagemmi ideati da questi per farla capitolare.

    Come andò a finire la storia lo sappiamo: Odisseo torna a casa e, con l’aiuto del figlio diventato ormai uomo e di un paio di servi fedeli, ammazza ad uno ad uno tutti i pretendenti e ripristina l’ordine a palazzo. E fa uccidere le dodici ancelle. Perché? Penelope, dopo migliaia di anni, ancora se lo chiede. Dall’Ade, dove racconta la sua versione dei fatti, assicura di aver saputo delle dodici ancelle impiccate dal figlio solo a cose fatte, e aggiunge che non ebbe modo di confessare al marito che quelle giovani si comportavano da zoccole ingrate e spocchiose solo perché glielo aveva chiesto lei.

    Le dodici ancelle, però, se la sono legata al dito e nell’Ade, dove anch’esse dimorano, non fanno altro che allestire spettacoli di vario genere incentrati su quei fatti, nei quali raccontano della loro triste e ingiusta fine e, indignate, chiedono spiegazioni.

    Il romanzo della Atwood è molto più incentrato sulla figura di queste ragazze dimenticate e sulla loro fine apparentemente inspiegabile che su Penelope. L’autrice desidera dare loro voce, azzardando l’ipotesi che tanto la loro morte quanto la loro caduta nell’oblio della storia sia da addebitarsi al maschilismo imperante, oggi (più o meno) come allora. Mi piacerebbe concludere citando il noto verso vergato dal tizio che si occupò, fra le altre cose, di promessi sposi, e terminare questa sottospecie di recensione con un altisonante: “Ai posteri l’ardua sentenza”, se non fosse che i posteri siamo noi…

    ha scritto il 

  • 2

    Lettura deludente. E' il secondo libro che leggo di Margaret Atwood e l'impressione ricevuta è sostanzialmente la stessa: una bella idea e buone premesse, ma poi - un po' per lo stile che non trovo af ...continua

    Lettura deludente. E' il secondo libro che leggo di Margaret Atwood e l'impressione ricevuta è sostanzialmente la stessa: una bella idea e buone premesse, ma poi - un po' per lo stile che non trovo affatto coinvolgente, un po' per lo svolgimento successivo della trama - il libro non mi convince né mi emoziona. In questo caso poi, amando follemente la mitologia greca, ero anche partita con le migliori intenzioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Il canto di Penelope (pessima traduzione del titolo originale, The Penelopiad) si presenta come la versione autentica del mito di Odisseo, narrato in prima persona da sua moglie Penelope e inframmezza ...continua

    Il canto di Penelope (pessima traduzione del titolo originale, The Penelopiad) si presenta come la versione autentica del mito di Odisseo, narrato in prima persona da sua moglie Penelope e inframmezzato da contenuti di varia natura, da videoregistrazioni a spettacoli teatrali, da canzoni con l'accompagnamento di fischietti fino a lezioni di antropologia. Penelope ripercorre le tappe salienti della propria vita, delineando gradualmente la propria verità, spesso opponendola alle storie inventate e tramandate da cantori e aedi.
    Margaret Atwood illustra, per bocca della protagonista, le varie versioni del mito e dà una personale interpretazione di determinate leggende e comportamenti, talvolta ribaltando persino la versione classica di alcuni miti. Penelope viene qui umanizzata, restituendo coerenza alle sue azioni, altrimenti giudicate egoistiche e fredde; in quanto umana, è una donna come tante, permalosa, incline al pettegolezzo e talvolta spietata nei suoi giudizi, senza trascurare espressioni scurrili e constatazioni ironiche.
    Al monologo di Penelope si intersecano canti e altro materiale paratestuale riferito alle dodici ancelle, spie e confidenti della loro signora, fraintese nei loro intenti e brutalmente uccise da Telemaco e Odisseo.
    Interessante l'espediente per cui l'autrice colloca Penelope nell'Ade, da cui può interrogare i vari personaggi di questa vicenda, dalla cugina Elena ai Proci approfittatori, e da cui può osservare il mondo esterno, il nostro oggi, venendo a conoscenza di nuovi "miti" e "dei" come Marilyn Monroe.
    Ho apprezzato molto la vena ironica con cui la Atwood reinterpreta il mito classico e lo rende così moderno, così umano, così contemporaneo.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2013/10/il-canto-di-penelope-anno-ii-lettura-101.html

    ha scritto il 

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