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Il capitalismo e la crisi

Scritti scelti a cura di Vladimiro Giacché

By Karl Marx

(41)

| Paperback | 9788889969779

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Book Description

La crisi ha riportato Marx agli onori delle cronache. La barba del rivoluzionario di Treviri è tornata ad affacciarsi dalle prime pagine di giornali e periodici: dal «Financial Times» a «Foreign Policy», da «Le Point» al «venerdì di Repubblica». Il p Continue

La crisi ha riportato Marx agli onori delle cronache. La barba del rivoluzionario di Treviri è tornata ad affacciarsi dalle prime pagine di giornali e periodici: dal «Financial Times» a «Foreign Policy», da «Le Point» al «venerdì di Repubblica». Il presidente francese Nicolas Sarkozy si è fatto fotografare mentre sfogliava Il capitale e il ministro delle finanze tedesco Steinbrück ci ha detto che «in fondo Marx non aveva tutti i torti».
La verità è che sulla crisi attuale Marx ci dice di più di molti economisti alla moda. Può farlo perché rovescia gli assunti della teoria economica dominante. Per Marx la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto necessario delle sue leggi di funzionamento più elementari. Del modo in cui nella nostra società sono ripartite la proprietà e la ricchezza, del modo in cui si scambiano le merci e si adopera il denaro. È questo modo radicale di affrontare il problema che rende così attuale il pensiero di Marx.

5 Reviews

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  • 7 people find this helpful

    “Immaginiamo di incontrare un tipo che fa discorsi strani.
    Che dice che la crisi non è un’eccezione, ma la norma.
    Che questa crisi non è stata causata né da qualche speculatore troppo avido, né da qualche proprietario di casa troppo credulone. E ...(continue)

    “Immaginiamo di incontrare un tipo che fa discorsi strani.
    Che dice che la crisi non è un’eccezione, ma la norma.
    Che questa crisi non è stata causata né da qualche speculatore troppo avido, né da qualche proprietario di casa troppo credulone. E neppure dalla nuova casta dei banchieri, dai governatori delle banche centrali e dagli analisti delle società di rating.
    E non perché tutti costori siano innocenti, ma per un motivo più profondo.
    Perché la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari. Del modo in cui nella nostra società sono ripartite la proprietà e la ricchezza, si scambiano le merci e si adopera il denaro.
    Immaginiamo che questo tizio, sfruttando il nostro sconcerto, si faccia sempre più insolente. E affermi che la crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.
    Immaginiamo di superare il fastidio e l’imbarazzo, e di chiedergli chi gli dia il diritto di raccontarci tutte queste sciocchezze. E che lui ci risponda che tutto questo l’ha inteso, dimostrato e scritto in prima persona. Osservando le crisi di 150 anni fa …”

    PS : Splendido, nella sua chiarezza, semplicità e ironia, il saggio introduttivo di Vladimiro Giacché.

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    Alexik said on Aug 14, 2011 | 10 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Ben scavato, vecchio Giacchè!

    Niente da dire, ottima la scelta dei brani marxiani, snella, agile ede efficace l'introduzione, consigliatissimo per uno sguardo diverso e chiarificatore su quella crisi che, a detta dell'ineffabile ministro Tremorti, è già finita. Anzi, non c'è mai ...(continue)

    Niente da dire, ottima la scelta dei brani marxiani, snella, agile ede efficace l'introduzione, consigliatissimo per uno sguardo diverso e chiarificatore su quella crisi che, a detta dell'ineffabile ministro Tremorti, è già finita. Anzi, non c'è mai stata.

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    Eterogeneo said on Feb 21, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    http://www.militant-blog.org/?p=1706 E’ possibile recensire un libro leggendone soltanto l’introduzione? Normalmente saremmo portati a rispondere di no, ma il lavoro di Vladimiro Giacchè è la classica eccezione che conferma la regola. Anche perchè l ...(continue)

    http://www.militant-blog.org/?p=1706

    E’ possibile recensire un libro leggendone soltanto l’introduzione? Normalmente saremmo portati a rispondere di no, ma il lavoro di Vladimiro Giacchè è la classica eccezione che conferma la regola. Anche perchè l’introduzione è sua ma il resto del libro sono degli scritti scelti di Marx sulla crisi e la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Pagine su cui pensiamo di poter esprimere tranquillamente un giudizio a priori senza alcun timore di essere smentiti. E’ sull’introduzione, dunque, che concentriamo le nostre osservazioni anche perchè, a nostro modesto parere, questa da sola varrebbe di per sé l’acquisto del libro. Raramente infatti ci è capitato di vedere spiegate in maniera tanto lineare, chiara e comprensibile le teorie marxiane sul modo di produzione capitalistico e le leggi intrinseche che lo determinano. Un tono “divulgativo” che nulla concede, però, alla semplificazione spicciola ma che anzi segue attentamente tutte le articolazioni del lavoro di Marx ed Engels. Ma soprattutto pagine in cui si ribadisce in maniera incontrovertibile, per tornare alla stretta attualità, come la crisi economica che stiamo vivendo sia una crisi strutturale, legata alla sovrapproduzione di merci e capitali, e non certo dovuta alla speculazione di qualche squalo della finanza. Per dirla con Marx: la speculazione di solito si presenta nei periodi in cui la sovrapproduzione è in pieno corso. Essa offre alla sovrapproduzione momentanei canali di sbocco, e proprio per questo accelera lo scoppio della crisi e ne aumenta la virulenza. La crisi stessa scoppia dapprima nel campo della speculazione e solo successivamente passa a quello della produzione. Non la sovrapproduzione, ma la sovraspeculazione, che a sua volta è solo un sintomo della sovrapproduzione, appare perciò agli occhi dell’osservatore superficiale come causa della crisi. Giacchè, con Marx, spiega anche come la crisi sia insita nel modo di produzione capitalistico. Come questa rappresenti il momento in cui si manifestano le contraddizioni del capitalismo e i limiti allo sviluppo del capitale che sono connaturati al capitale stesso. Ancora Marx: il vero limite del capitale è il capitale stesso, è il fatto che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come fine della produzione. Insomma, soprattutto di questi tempi, un libro imprescindibile per cercare di comprendere quanto ci accade intorno e, magari, per provare così a metterci mano.

    Il Capitalismo e la crisi/Vladimiro Giacchè/DeriveApprodi/euro 15

    http://www.militant-blog.org/?p=1706

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    Collettivo Militant said on Jan 21, 2011 | Add your feedback

  • 24 people find this helpful

    Fondamentale questa antologia di scritti marxiani, perlopiù inediti. Fondamentale per la comprensione dell'attuale scenario di crisi economica, nei suoi effetti di distruttività sociale. Ottima l’introduzione di Giacché per orientarsi nella complessi ...(continue)

    Fondamentale questa antologia di scritti marxiani, perlopiù inediti. Fondamentale per la comprensione dell'attuale scenario di crisi economica, nei suoi effetti di distruttività sociale. Ottima l’introduzione di Giacché per orientarsi nella complessità dell’oggi e per venirne a capo attraverso pagine, a volte impervie, nel quale Marx mostra la sconcertante attualità della sua analisi. Guarda caso riconosciuta anche da alcuni suoi storici detrattori. Al di fuori di questo impianto analitico si rimane sulla superficie degli accadimenti. Per non parlare della totale incapacità da parte degli economisti di tradizione pragmatica ed “antintellettualistica” di render conto dei fatti.
    Al di là poi del fallimento del liberismo, che ha coperto dagli inizi degli anni ’80 il nuovo e fallimentare modello di accumulazione (fallimentare per i 4/5 dell’umanità e per la guerra contro il lavoro dilagata nella metropoli imperialista) l’attuale situazione di impasse coinvolge anche il cosiddetto versante radicalism, ove per radicalism americano si intende un’esagerazione od esasperazione del liberalism, la pretesa di un accesso allargato al “sogno americano”, ossia di un capitalismo “popolare” e di un imperialismo “benevolo” e “pacifico”, “compassionevole verso i deboli” e “rispettoso delle differenze”, realizzazione del preteso melting pot o crogiolo etnico e della jeffersoniana “ricerca della felicità”, al di sopra ed al di là della lotta tra le classi fondamentali della società capitalistica (d’accordo con la “dottrina sociale cristiana”).
    Nella società moderna l’economia è troppo importante perché la si lasci agli economisti e la si interpreti in chiave riduttivamente economica: anche questo insegna il lavoro teorico e militante di Marx e di questo prezioso insegnamento il libro aiuta a cogliere l’imprescindibile rilevanza.

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    Mordecai said on Mar 19, 2010 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    bel lavoro di ricerca dei vari scritti di marx e con un'importante introduzione/analisi della crisi attuale a cura di giacchè: sintetica, marxista e soprattutto non si ferma troppo sulle colpe dei cattivi banchieri. il risultato : che attuale fase è ...(continue)

    bel lavoro di ricerca dei vari scritti di marx e con un'importante introduzione/analisi della crisi attuale a cura di giacchè: sintetica, marxista e soprattutto non si ferma troppo sulle colpe dei cattivi banchieri. il risultato : che attuale fase è solo frutto dei normali cicli del capitale e della caduta tendenziale del saggio di profitto. si spiega in ciò che prima o poi la distruzione economica relativa e la povertà diffusa sono il solo strumento di salvare il modo di produzione capitalistico: quindi guerra, precarietà, sfruttamento della natura...

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    Giustaff said on Feb 3, 2010 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (41)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 144 Pages
  • ISBN-10: 8889969776
  • ISBN-13: 9788889969779
  • Publisher: Deriveapprodi
  • Publish date: 2009-01-01
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