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Il capitalismo ha i secoli contati

Di

Editore: Einaudi

3.8
(77)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 295 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806188275 | Isbn-13: 9788806188276 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Business & Economics , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Una civiltà che pretende di abolire il limite è perduta, perché non riconosce i suoi confini ecologici e sociali né le possibilità del suo sviluppo culturale. Le profezie sulla fine del capitalismo sono state così tante da avergli portato fortuna, ma niente giustifica l'idea che esso rappresenti un assetto definitivo. La storia scorre, implacabile. I suoi tempi sono contati. Su questo sfondo Ruffolo ci narra nel suo stile sempre godibile l'avvincente percorso storico del capitalismo occidentale. Dalle prove d'orchestra dell'antichità fino al suo pieno dispiegarsi nel Cinquecento e alle successive egemonie nazionali. E soprattutto le incognite di questo nostro nuovo secolo, le sfide, i rischi, le risposte possibili che si muovono sul filo della progressiva mercatizzazione dell'economia, fino alla globalizzazione dello spazio e alla finanziarizzazione del tempo. Uno scenario complicato dall'affanno del controllo politico, che potrebbe riservarci prospettive drammatiche ma anche, tra le sue sorprese, quella di un "capitalismo ben temperato".
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  • 5

    Dopo “quando l’Italia era una superpotenza”, entra nella mia libreria un altro libro del noto economista ex-ministro. Questo nasce come una trattazione sul concetto di capitalismo nella storia, prende ...continua

    Dopo “quando l’Italia era una superpotenza”, entra nella mia libreria un altro libro del noto economista ex-ministro. Questo nasce come una trattazione sul concetto di capitalismo nella storia, prendendolo alla lontana - Egitto e Mesopotamia - fino ad arrivare ai giorni nostri.
    In effetti, inizialmente appare come un saggio di storia dell’economia, scritto con linguaggio piano, comprensibile e a tratti anche divertente, intercalato con sottocapitoli riquadrati ad approfondimento di specifici argomenti o a sviluppo di vicende aneddotiche utili ad illustrare il panorama della storia economica di cui si sta parlando nei capitoli principali (...notizia interessante, una delle tante: lo sviluppo della cività occidentale è basato sullo schiavismo, che non è mica stato (re)inventato dai possidenti del sud degli Stati Uniti; anzi è stato alla base della fortuna delle repubbliche marinare italiane, e poi dell’Olanda e di altri “civilissimi” Paesi).

    Ma la storia del capitalismo si conclude a metà libro. Qui comincia una seconda parte, più ostica (di poco, si tratta pur sempre di un saggio divulgativo) ma assai più interessante, in cui viene esercitata una critica piuttosto serrata ed assai argomentata alle degenerazioni del capitalismo contemporaneo - finanziarizzazione, riduzione di tutto all’etica (o dis-etica) del gioco e della scommessa, allontanamento progressivo da responsabilità sociali, disastri ambientali - particolarmente interessante proprio per il fatto che viene da un autore che, a scanso di equivoci, afferma fin dall’inizio di non essere un komunista né una Cassandra “no global” terrorizzata dal nuovo ordine mondiale. Probabilmente proprio perché la sua critica viene dall’interno di un meccanismo che conosce bene, è particolarmente interessante e ficcante, soprattutto quando si sovrappone, con argomenti molto professionali, a pareri analoghi ma che vengono puntualmente tacciati di incompetenza, di superficialità, di “non capire come vanno le cose” (come il libro di Edoardo Nesi “Storia della mia gente”, mediocre letteratura ma appassionata denuncia). Si scopre, ad esempio, che le periodiche esplosioni di bolle speculative, con conseguente depauperamento generalizzato, non sono altro che un fisiologico riallineamento tra i valori reali dell’economia e quelli virtualizzati dalle speculazioni, piuttosto che deprecabili incidenti di percorso dovuti alla perversità di questo o quello speculatore; o che la formazione permanente che dovrebbe essere la risposta del singolo alla flessibilizzazione del mercato del lavoro - peraltro scaricando sul pubblico i costi della suddetta flessibilità - non è altro che un illusorio “mercato delle speranze” in quanto il lavoro è oggettivamente poco, svalutato e malpagato.

    In conclusione, un libro assolutamente da leggere, che si sia economisti o meno, per capire un po’ di più come sono andate le cose negli ultimi 5000 anni, come stanno andando e come rischiano di andare a finire. Tra l’altro, qui su Anobii periodicamente avvengono discussioni, soprattutto tra docenti di scuola superiore, se sia meglio far leggere ai ragazzi Moccia o Salinger, se sia più formativo “Se questo è un uomo” piuttosto che “Il diario di Anna Frank”. Penso che non sarebbe una cattiva idea, invece, mettere loro in mano anche libri come questo che, pur senza essere "letteratura", affrontano argomenti importanti che ci riguardano tutti, e lo fanno bene.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro mediocre e superficiale, che pretende di spaziare in poche paginette più o meno tutta la storia dell'economia senza però fornire alcuna analisi seria o approfondita. Al di là del fatto che ci ...continua

    Un libro mediocre e superficiale, che pretende di spaziare in poche paginette più o meno tutta la storia dell'economia senza però fornire alcuna analisi seria o approfondita. Al di là del fatto che ciascun lettore possa essere d'accordo o meno con le tesi frettolosamente esposte dall'autore, a sostegno delle stesso non vi è alcun dato, e neanche alcun riferimento storico che permetta al lettore di cercare di capire da dove vengano le opinioni esposte nel libro. Un pessimo esempio, purtroppo, di saggistica basata sull'ipse dixit. Sinceramente, se un mio studente mi portasse un lavoro così gli direi di ricominciare da capo. In conclusione, un libro che non mi ha lasciato nulla e di cui avrei potuto fare perfettamente a meno.

    ha scritto il 

  • 3

    Un veloce tuffo nel passato, attraverso splendori e miserie, apogei e cadute, di varie società che si sono succedute nell'egemonia economica mondiale, ci fanno comprendere l'evoluzione del capitalismo ...continua

    Un veloce tuffo nel passato, attraverso splendori e miserie, apogei e cadute, di varie società che si sono succedute nell'egemonia economica mondiale, ci fanno comprendere l'evoluzione del capitalismo. L'economia vista come la figura di un caleidoscopio, che cambia continuamente forme e colori, con mille sfaccettature, che agli occhi di un uomo moderno non sono sempre condivisibili. Un passato nel quale, per il profitto di alcuni, si sono provocate immani tragedie: deportazioni di massa, schiavismo, annientamento di interi popoli e sfruttamento. Un presente che vede protagonista la fatidica flessibilità, che ha portato, non solo alla precarizzazione del lavoro, ma all'annullamento delle aspettative di vita e dei sogni di milioni di persone. L'analisi e le proposte finali dell'autore, sono coinvolgenti e necessariamente condivisibili:
    l'equilibrio ecologico, la correlazione sociale e la trascendenza culturale sono prospettive che secondo l'autore dovrebbero essere realizzate nel futuro. Ma per essere applicate esigerebbero la partecipazione di capitalisti illuminati, che dovrebbero tendere meno al profitto ed investire in attività socio-culturali, e politici lungimiranti, con minor attaccamento al loro potere: caro Ruffolo, benvenuto nel club dei sognatori!!!

    ha scritto il 

  • 3

    E' una specie di compendio di riflessioni critiche sul futuro del sistema capitalista.
    Ha il difetto di cercar di contenere tutto in 280 pagine: la storia dei cicli economici europei dai sumeri ad ogg ...continua

    E' una specie di compendio di riflessioni critiche sul futuro del sistema capitalista.
    Ha il difetto di cercar di contenere tutto in 280 pagine: la storia dei cicli economici europei dai sumeri ad oggi, considerazioni sulla globalizzazione, la povertà, l'ecosostenibilità, il mostro della finanziarizzazione e altro ancora.
    Quello che guadagna in vastità di argomenti lo perde in profondità.

    Ah, a pagina 167 dice che dal 1820 a oggi la speranza di vita è raddoppiata da 35 ad 80 anni (senza citare fonti, aree geografiche etc.): il dato è sicuramente fuorviante.
    Considera la speranza di vita alla nascita, includendo così i tassi drammaticamente alti di mortalità infantile di due secoli fa: ma ciò non vuol dire che arrivati 30 la gente cadesse come mosche.
    Dante, nel '300, trentenne, diceva 'nel mezzo del cammin di nostra vita'...
    [da Massimo Fini, 'La ragione aveva torto?']

    ha scritto il 

  • 0

    Un grande pensatore politico riformista come Giorgio Ruffolo non poteva far altro che regalarci una perla come questa. Economia nell'era della globalizzazione, alla portata anche di chi ne mastica poc ...continua

    Un grande pensatore politico riformista come Giorgio Ruffolo non poteva far altro che regalarci una perla come questa. Economia nell'era della globalizzazione, alla portata anche di chi ne mastica poca. Imperdibile: una fotografia dei tempi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il crollo dell'Unione Sovietica, ovvero del paese che aveva inventato il comunismo, ha posto i paesi occidentali di fronte alla responsabilità di dimostrare il presunto spessore etico delle loro econ ...continua

    Il crollo dell'Unione Sovietica, ovvero del paese che aveva inventato il comunismo, ha posto i paesi occidentali di fronte alla responsabilità di dimostrare il presunto spessore etico delle loro economie. Il giudizio di Ruffolo al riguardo è impietoso, argomentato e basato sulle cronache recenti, anche quelle che un'informazione distratta ha rapidamente rimosso, come l'affare Enron. Ruffolo, riformista autentico, anticomunista al di sopra di qualsiasi sospetto, economista di grande spessore, illustra con disincanto le trappole mediatiche che spesso hanno impedito di percepire i trabocchetti nascosti sotto i facili entusiasmi che hanno accompagnato i processi di globalizzazione dei mercati, nonché quelli della finanziarizzazione dell'economia. Il libro ha un taglio divulgativo, ma rimane di non facile leggibilità per l'oggettiva complessità della materia trattata. E' un ottimo baedeker per tentare di muoversi tra i meandri di una materia ostica come l'economia contemporanea, ma che bisogna sforzarsi di comprendere, quantomeno per non rimanere spettatori passivi di eventi e decisioni che decidono del nostro presente e del destino dei nostri figli. Se non basta la prima lettura si può leggere una seconda e una terza volta: ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Un excursus, scritto con stile per niente pedante, sulla nascita e l'evoluzione del capitalismo.
    A sentire Ruffolo non abbiamo speranze, se non quello di porre dei limiti a questo sistema socio-economi ...continua

    Un excursus, scritto con stile per niente pedante, sulla nascita e l'evoluzione del capitalismo.
    A sentire Ruffolo non abbiamo speranze, se non quello di porre dei limiti a questo sistema socio-economico.

    ha scritto il 

  • 3

    Non 4 stelle semplicemente perchè alcune parti mi sono sembrate un pochino ostiche e di non facile comprensione.
    In altri termini, a me, che non sono una che si interessa d'economia e ne mastica verame ...continua

    Non 4 stelle semplicemente perchè alcune parti mi sono sembrate un pochino ostiche e di non facile comprensione.
    In altri termini, a me, che non sono una che si interessa d'economia e ne mastica veramente poco, non tutto quanto scritto da Ruffolo è risultato chiaro.
    Ma il libro mi è piaciuto assaissimo, soprattutto la prima e la seconda parte, più storica e più lineare.
    La terza parte, quella che analizza il capitalismo attuale e quello che potrebbe essere nel futuro, è un pochino più difficile. Ma semplicemente perchè è più ombroso lo scenario, si parla di smaterializzazione del denaro e di veri e propri giochi di prestigio finanziari. Cioè si compra e si vende senza soldi, ma solo con ciò che potremmo immaginare di guadagnare. Affascinante e terribile insieme.
    Ma Ruffolo è riuscito a catturare la mia attenzione e alla fine, dietro l'angolo, occhieggia una speranza per il genere umano:
    "Un compromesso socialmente avanzato tra capitalismo e democrazia non si realizza attraverso l'aumento o la riduzione dell'area pubblica ma attraverso la modernizzazione efficientistica e democratica dello Stato".
    E ancora: " ... all'utopia capitalistica e della accumulazione insensata Steiner contrappone l'idea della triarticolazione della società nelle tre sfere autonome e comunicanti della politica, dell'economia e della cultura".
    Tutto è nelle nostre mani perchè, al contrario degli animali, l'uomo ha necessità di dare un senso alla sua vita, perchè è consapevole della propria morte.
    Da leggere assolutamente anche da chi, come me, ha sempre pensato che l'economia e la finanza fossero qualcosa di poco interessante. Mea culpa!

    ha scritto il