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Il cappotto

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 2041)

4.1
(820)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807820412 | Isbn-13: 9788807820410 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Clemente Rebora ; Curatore: Clemente Rebora ; Postfazione: Paolo Giovannetti

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Akakij Akakievic Basmackin è un mite impiegato, deriso dai colleghi, copiatore di lettere ad un ministero, così povero da dover risparmiare un intero anno per potersi far fare un nuovo cappotto dal sarto. La felicità di sfoggiarlo dura un solo giorno: la sera stessa viene assalito e derubato del suo bene prezioso. La polizia lo tratta malamente e non riesce neppure una colletta tra i colleghi. Dopo pochi giorni Akakij Akakievuc muore di disperazione e di freddo.
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  • 3

    Il riso tra le lacrime

    "Akàkij Akàkievic, per quanto fosse discretamente sconcertato, pure, da quel candido uomo che era, non potè fare a meno di rallegrarsi nel veder come proprio tutti avevano lodi per il suo cappotto"

    Ne ...continua

    "Akàkij Akàkievic, per quanto fosse discretamente sconcertato, pure, da quel candido uomo che era, non potè fare a meno di rallegrarsi nel veder come proprio tutti avevano lodi per il suo cappotto"

    Ne parlo su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=E4tA0O-McOw

    Il mio primo approccio con Gogol non è stato traumatico come credevo, tuttavia proprio non mi riesce di allinearmi con la letteratura russa e di godermela a pieno come vorrei.

    ha scritto il 

  • 4

    Pietroburgo, Russia degli zar: da questo scenario è necessario partire per comprendere l’opera. Fin dal 1722 Pietro il Grande impose una società rigidamente ripartita in classi sociali (esisteva, anco ...continua

    Pietroburgo, Russia degli zar: da questo scenario è necessario partire per comprendere l’opera. Fin dal 1722 Pietro il Grande impose una società rigidamente ripartita in classi sociali (esisteva, ancora, la servitù della gleba!), divisioni presenti...
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/il-cappotto-di-nikolaj-gogol/

    ha scritto il 

  • 3

    Noi siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol

    Novella carina. Tratteggia la società contemporanea all'autore. Dalla burrocrazia alle varie forme di corruzione del corpo e dello spirito, oltre ad una non tanto velata critica ai vizi importati dall ...continua

    Novella carina. Tratteggia la società contemporanea all'autore. Dalla burrocrazia alle varie forme di corruzione del corpo e dello spirito, oltre ad una non tanto velata critica ai vizi importati dall'occidente (Germania e Francia).
    Siamo agli albori della cultura dell'apparire, quella che contraddistingue i nostri giorni.
    Pare abbia dato il là ai grandi autori russi.
    Il protagonista, tipico emarginato, onestamente mi fa tenerezza e compassione e proprio per questo il finale (un pò forzato) è comunque apprazzabile.

    ha scritto il 

  • 0

    Akàkij Akàkievic fu portato via e sepolto. E Pietroiburgo rimase senza Akàkij Akàkievic, come se egli non fosse stato mai, né quaggiù né in nessun mondo. Così scomparve e fu sottratta una creatura, da ...continua

    Akàkij Akàkievic fu portato via e sepolto. E Pietroiburgo rimase senza Akàkij Akàkievic, come se egli non fosse stato mai, né quaggiù né in nessun mondo. Così scomparve e fu sottratta una creatura, da nessuno difesa, a nessuno cara, trascurata da tutti - senza aver nemmeno attirato su di sè l'attenzione del naturalista, il quale pure non tralascia di far accomodare su uno spillo un'odrinarissima mosca, per studiarsela poi al microscopio; una creatura che sapeva sopportare con umiltà beffe da impiegatucci, e nel sepolcro era scesa senza aver fatto nulla di memorabile - ma alla quale, in compenso, sebbene l'estremo termine della vita, era brillato l'ospite luminoso sotto la specie di un cappotto, che seppe resuscitare per un attimo una povera esistenza, sia pure perché la sciagura potesse abbattersi poi più inesorabilmente su di lei, come si abbatte sulle teste dei forti di questo mondo!
    Alcuni giorni dopo la sua morte, capitò in casa, inviato dall'ufficio, un custode con l'ordine per Akàkij Akàkievic di farsi immediatamente vedere: i superiori lo esigevano. Ma il custode dovette tornarsene a mani vuote, adducendo, per tutta risposta, che Akàkij Akàkievic non avrebbe proprio potuto venire; e alla domanda "Perché?" - si esprimeva con le seguenti parole: "Ma così, è già bell'e morto; son quattro giorni che l'hanno sotterrato".

    ha scritto il 

  • 3

    Piccola incursione nella Russia ottocentesca (3,5 stelle)

    Con questo breve ma intenso racconto mi sono accostata per la prima volta a Gogol. Chi segue la mia libreria sa che non ho una particolare passione per i classici, tuttavia, se ne ho l'occasione, mi p ...continua

    Con questo breve ma intenso racconto mi sono accostata per la prima volta a Gogol. Chi segue la mia libreria sa che non ho una particolare passione per i classici, tuttavia, se ne ho l'occasione, mi pare giusto farne almeno un piccolo assaggio.
    Ho avuto la possibilità di "leggere" questa novella tramite un audiolibro, forse altrimenti non l'avrei letta, mi sono accomodata in giardino e me la sono fatta raccontare.
    La storia narra di un uomo insignificante, dedito al lavoro, che cessa di essere invisibile solo quando è sbeffeggiato dai colleghi, un poveraccio che deve fare la fame per mesi al fine di potersi far cucire un cappotto nuovo e che quando finalmente può indossarlo glielo rubano. Questo racconto riesce in pochi tocchi a dare un'idea della Russia dell'epoca ma soprattutto delle picolezze umane che invece sono di ogni tempo, di come un cappotto nuovo possa far sentire finalmente importante chi lo indossi, di come la prepotenza spesso abbia la meglio sul debole e di come sia sufficiente ricoprire una carica di prestigio per diventare superbi e insensibili.
    Lo stile non è pesante e nonostante l'argomento sia tragico Gogol lo espone con ironia. Ripensando al povero protagonista mi viene in mente la figura tragicomica del nostrano ragionier Fantozzi, antieroe di molti film anni '70 e '80, al quale capita di tutto e di più nel momento in cui prova ad elevarsi dalla vita miserevole che conduce.
    Cambiano i modi di raccontare certi personaggi e certe situazioni ma evidentemente le miserie e le nobiltà della natura umana restano invariate e continuano ciclicamente ad ispirare gli autori.

    Tutte le mie recensioni qui:
    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 5

    Il sadismo strano dei russi

    Gogol, e gli scrittori russi in generale, hanno 'sta cosa strana, di farti rodere il culo per tutta la durata del romanzo/racconto o qualunque cosa tu stia leggendo. Perché non è possibile imbattersi ...continua

    Gogol, e gli scrittori russi in generale, hanno 'sta cosa strana, di farti rodere il culo per tutta la durata del romanzo/racconto o qualunque cosa tu stia leggendo. Perché non è possibile imbattersi in un tale coacervo di inettitudine, insensibilità e soprattutto SFIGA. La SFIGA regna sovrana. Ovviamente anche nel Cappotto. Ebbene, Akakij Akakievič mi ha fatto una tale tenerezza, per tutto il racconto, che avrei voluto strappare il libro a metà.
    E ammettiamolo, c'è del sadismo, in chi scrive.

    ha scritto il 

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