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Il cappotto

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 2041)

4.1
(799)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807820412 | Isbn-13: 9788807820410 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Clemente Rebora ; Curatore: Clemente Rebora ; Postfazione: Paolo Giovannetti

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Akakij Akakievic Basmackin è un mite impiegato, deriso dai colleghi, copiatore di lettere ad un ministero, così povero da dover risparmiare un intero anno per potersi far fare un nuovo cappotto dal sarto. La felicità di sfoggiarlo dura un solo giorno: la sera stessa viene assalito e derubato del suo bene prezioso. La polizia lo tratta malamente e non riesce neppure una colletta tra i colleghi. Dopo pochi giorni Akakij Akakievuc muore di disperazione e di freddo.
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  • 4

    Il primo problema era raggiungere la zuccheriera con dentro i pop corn. Ero basso per la mia età e non arrivavo allo scaffale così mi sono guardato intorno avevo bisogno di un sostegno. L'ho trovato in una sedia, ma fino a quel momento non ero mai salito su una sedia non sapevo come muovere le ga ...continua

    Il primo problema era raggiungere la zuccheriera con dentro i pop corn. Ero basso per la mia età e non arrivavo allo scaffale così mi sono guardato intorno avevo bisogno di un sostegno. L'ho trovato in una sedia, ma fino a quel momento non ero mai salito su una sedia non sapevo come muovere le gambe e le mani per arrampicarmi. Così ho perso un po' di tempo per coordinarmi, prima ho tentato di usare subito le gambe ma con la gamba destra non avevo abbastanza forza per spingermi in piedi sulla sedia e allora ho pensato che forse le braccia potevano darmi una mano. Ho fatto qualche tentativo e finalmente sono riuscito a salire sulla sedia. Una volta in piedi sulla sedia mi è girata la testa, non veramente non come la ragazza ne L'esorcista. Ricordo che avevo i piedi vicini e le gambe strette avevo paura di cadere. Mi sono concentrato per rimanere in piedi il più dritto possibile, ma quando ho provato a muovere il braccio per aprire la credenza ho perso il controllo e sono quasi caduto. Allora sono sceso dalla sedia e ho rifatto il movimento per salire l'ho rifatto qualche volta e poi sono andato a dormire. Quindi quel giorno non hai imparato a fare i pop corn, ha detto il mio capo. Già, ho detto io. E quando li hai fatti la prima volta? Il 14 Novembre di 21 anni fa, ho detto io. Cheers, ha detto il mio capo, cheers ho detto io, e abbiamo brindato e poi mi ha cacciato di casa perché era stanca. Mi ha sbattuto fuori da casa sua talmente di fretta che ho dimenticato il giacchetto e me ne sono reso conto solamente quando sono arrivato a casa mia, quando sono entrato, mentre pensavo a un urlo, ho fatto per levarmi il giacchetto da dosso e non l'ho trovato e per un po' ho avuto l'ansia, poi dolore e poi più niente, ho visto che avevo un altro giacchetto appeso e me lo sono messo e sono andato a prendermi un gelato. Mentre camminavo ho messo le mani in tasca e nella tasca destra ho trovato una pistola.

    ha scritto il 

  • 4

    Pietroburgo, Russia degli zar: da questo scenario è necessario partire per comprendere l’opera. Fin dal 1722 Pietro il Grande impose una società rigidamente ripartita in classi sociali (esisteva, ancora, la servitù della gleba!), divisioni presenti...
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/il ...continua

    Pietroburgo, Russia degli zar: da questo scenario è necessario partire per comprendere l’opera. Fin dal 1722 Pietro il Grande impose una società rigidamente ripartita in classi sociali (esisteva, ancora, la servitù della gleba!), divisioni presenti...
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/il-cappotto-di-nikolaj-gogol/

    ha scritto il 

  • 3

    Noi siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol

    Novella carina. Tratteggia la società contemporanea all'autore. Dalla burrocrazia alle varie forme di corruzione del corpo e dello spirito, oltre ad una non tanto velata critica ai vizi importati dall'occidente (Germania e Francia).
    Siamo agli albori della cultura dell'apparire, quella che ...continua

    Novella carina. Tratteggia la società contemporanea all'autore. Dalla burrocrazia alle varie forme di corruzione del corpo e dello spirito, oltre ad una non tanto velata critica ai vizi importati dall'occidente (Germania e Francia).
    Siamo agli albori della cultura dell'apparire, quella che contraddistingue i nostri giorni.
    Pare abbia dato il là ai grandi autori russi.
    Il protagonista, tipico emarginato, onestamente mi fa tenerezza e compassione e proprio per questo il finale (un pò forzato) è comunque apprazzabile.

    ha scritto il 

  • 0

    Akàkij Akàkievic fu portato via e sepolto. E Pietroiburgo rimase senza Akàkij Akàkievic, come se egli non fosse stato mai, né quaggiù né in nessun mondo. Così scomparve e fu sottratta una creatura, da nessuno difesa, a nessuno cara, trascurata da tutti - senza aver nemmeno attirato su di sè l'att ...continua

    Akàkij Akàkievic fu portato via e sepolto. E Pietroiburgo rimase senza Akàkij Akàkievic, come se egli non fosse stato mai, né quaggiù né in nessun mondo. Così scomparve e fu sottratta una creatura, da nessuno difesa, a nessuno cara, trascurata da tutti - senza aver nemmeno attirato su di sè l'attenzione del naturalista, il quale pure non tralascia di far accomodare su uno spillo un'odrinarissima mosca, per studiarsela poi al microscopio; una creatura che sapeva sopportare con umiltà beffe da impiegatucci, e nel sepolcro era scesa senza aver fatto nulla di memorabile - ma alla quale, in compenso, sebbene l'estremo termine della vita, era brillato l'ospite luminoso sotto la specie di un cappotto, che seppe resuscitare per un attimo una povera esistenza, sia pure perché la sciagura potesse abbattersi poi più inesorabilmente su di lei, come si abbatte sulle teste dei forti di questo mondo!
    Alcuni giorni dopo la sua morte, capitò in casa, inviato dall'ufficio, un custode con l'ordine per Akàkij Akàkievic di farsi immediatamente vedere: i superiori lo esigevano. Ma il custode dovette tornarsene a mani vuote, adducendo, per tutta risposta, che Akàkij Akàkievic non avrebbe proprio potuto venire; e alla domanda "Perché?" - si esprimeva con le seguenti parole: "Ma così, è già bell'e morto; son quattro giorni che l'hanno sotterrato".

    ha scritto il 

  • 3

    Piccola incursione nella Russia ottocentesca (3,5 stelle)

    Con questo breve ma intenso racconto mi sono accostata per la prima volta a Gogol. Chi segue la mia libreria sa che non ho una particolare passione per i classici, tuttavia, se ne ho l'occasione, mi pare giusto farne almeno un piccolo assaggio.
    Ho avuto la possibilità di "leggere" questa no ...continua

    Con questo breve ma intenso racconto mi sono accostata per la prima volta a Gogol. Chi segue la mia libreria sa che non ho una particolare passione per i classici, tuttavia, se ne ho l'occasione, mi pare giusto farne almeno un piccolo assaggio.
    Ho avuto la possibilità di "leggere" questa novella tramite un audiolibro, forse altrimenti non l'avrei letta, mi sono accomodata in giardino e me la sono fatta raccontare.
    La storia narra di un uomo insignificante, dedito al lavoro, che cessa di essere invisibile solo quando è sbeffeggiato dai colleghi, un poveraccio che deve fare la fame per mesi al fine di potersi far cucire un cappotto nuovo e che quando finalmente può indossarlo glielo rubano. Questo racconto riesce in pochi tocchi a dare un'idea della Russia dell'epoca ma soprattutto delle picolezze umane che invece sono di ogni tempo, di come un cappotto nuovo possa far sentire finalmente importante chi lo indossi, di come la prepotenza spesso abbia la meglio sul debole e di come sia sufficiente ricoprire una carica di prestigio per diventare superbi e insensibili.
    Lo stile non è pesante e nonostante l'argomento sia tragico Gogol lo espone con ironia. Ripensando al povero protagonista mi viene in mente la figura tragicomica del nostrano ragionier Fantozzi, antieroe di molti film anni '70 e '80, al quale capita di tutto e di più nel momento in cui prova ad elevarsi dalla vita miserevole che conduce.
    Cambiano i modi di raccontare certi personaggi e certe situazioni ma evidentemente le miserie e le nobiltà della natura umana restano invariate e continuano ciclicamente ad ispirare gli autori.

    Tutte le mie recensioni qui:
    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 5

    Il sadismo strano dei russi

    Gogol, e gli scrittori russi in generale, hanno 'sta cosa strana, di farti rodere il culo per tutta la durata del romanzo/racconto o qualunque cosa tu stia leggendo. Perché non è possibile imbattersi in un tale coacervo di inettitudine, insensibilità e soprattutto SFIGA. La SFIGA regna sovrana. O ...continua

    Gogol, e gli scrittori russi in generale, hanno 'sta cosa strana, di farti rodere il culo per tutta la durata del romanzo/racconto o qualunque cosa tu stia leggendo. Perché non è possibile imbattersi in un tale coacervo di inettitudine, insensibilità e soprattutto SFIGA. La SFIGA regna sovrana. Ovviamente anche nel Cappotto. Ebbene, Akakij Akakievič mi ha fatto una tale tenerezza, per tutto il racconto, che avrei voluto strappare il libro a metà.
    E ammettiamolo, c'è del sadismo, in chi scrive.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconto breve, ricco di dettagli sulla personalità dei protagonisti, a tratti commovente, a tratti indisponente...sembra una metafora sulla precarietà delle cose materiali e forse anche della vita. Meeita di essere letto e fa riflettere.

    ha scritto il 

  • 3

    "E Pietroburgo rimase senza Akakij Akakievič, come se non ci fosse mai neanche esistito. Si dileguò, scomparve un essere che non era protetto da nessuno, a nessuno caro, e che non interessava nessuno; che non aveva richiamato su di sé l'attenzione neppure del naturalista, il quale non manca di in ...continua

    "E Pietroburgo rimase senza Akakij Akakievič, come se non ci fosse mai neanche esistito. Si dileguò, scomparve un essere che non era protetto da nessuno, a nessuno caro, e che non interessava nessuno; che non aveva richiamato su di sé l'attenzione neppure del naturalista, il quale non manca di infilzare nello spillo anche una comune mosca e studiarla al microscopio; un essere che aveva sofferto umilmente ogni beffa dei compagni d'ufficio, e che era disceso nella tomba senza aver compiuto nulla di notevole nella vita, ma a cui, tuttavia, sia pure all'estremo declino della vita, era comparso fuggevolmente l'ospite luminoso nelle parvenze di un cappotto, ravvivando per un fugace istante la sua misera esistenza; ma sul cui capo si era poi abbattuta ineluttabilmente la sventura, così come essa si abbatte sopra i potenti della terra!"

    Gogol mette in evidenza il senso della non esistenza, la descrizione profonda e autentica della condizione umana resa "oggetto". Una novella breve, ben scritta sicuramente ma che non trova il mio gusto personale in quanto a forma, stile e scelte ma nulla da dire sul contenuto.

    ha scritto il 

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