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Il caso e la necessità

Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea

By Jacques Monod

(30)

| Paperback

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Book Description

51 Reviews

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    Da chimico/biologo fallito avevo dimenticato quanto potessero essere affascinanti la chimica e la biologia. Questo ovviamente quando non sono autoreferenziali e non si esauriscono in loro stesse. Ma quando - come illustrato da Jacques Monod - possono ...(continue)

    Da chimico/biologo fallito avevo dimenticato quanto potessero essere affascinanti la chimica e la biologia. Questo ovviamente quando non sono autoreferenziali e non si esauriscono in loro stesse. Ma quando - come illustrato da Jacques Monod - possono influire sulla cultura stessa, sulla concezione di vita, morte, evoluzione, ma anche sulla concezione del linguaggio e della politica, beh! mi viene voglia di cercare gli scatoloni con i libri di chimica delle superiori.

    Devo dare una ripassata a biochimica e poi lo rileggo.

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    Meon said on May 5, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Affascinante la parte di biochimica e genetica che spiegano in parte la vita.
    La discussione filosofica e' sicuramente un punto di vista nuovo, un punto di vista in più per un ateo.
    Può incuriosire ma non regala un plus valore a chi crede in Dio.

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    Sonia said on Jan 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/06/il-caso-e… “La probabilità a priori che, fra tutti gli avvenimenti possibili dell’universo, se ne verifichi uno in particolare è quasi nulla. Eppure l’universo esiste; bisogna ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/06/il-caso-e…

    “La probabilità a priori che, fra tutti gli avvenimenti possibili dell’universo, se ne verifichi uno in particolare è quasi nulla. Eppure l’universo esiste; bisogna dunque che si producano in esso certi eventi la cui probabilità (prima dell’evento) era minima. Al momento attuale non abbiamo alcun diritto di affermare, né di negare, che la vita sia apparsa una sola volta sulla Terra e che, di conseguenza, prima che essa comparisse le sue possibilità di esistenza era nulla. Quest’idea non solo non piace ai biologi in quanto uomini di scienza, ma urta anche contro la nostra tendenza a credere che ogni cosa reale nell’universo sia sempre stata necessaria, e da sempre. Dobbiamo tenerci sempre in guardia da questo senso così forte del destino. La scienza moderna ignora ogni immanenza. Il destino viene scritto nel momento in cui si compie e non prima. Il nostro non lo era prima della comparsa della specie umana, la sola specie nell’universo capace di realizzare un sistema logico di combinazione simbolica. Altro avvenimento unico, che dovrebbe, proprio per questo, trattenerci da ogni forma di antropocentrismo. Se esso è stato veramente unico, come forse lo è stata anche la comparsa della vita stessa, ciò dipende dal fatto che, prima di manifestarsi, le sue possibilità erano quasi nulle. L’universo non stava per partorire la vita, né la biosfera l’uomo. Il nostro numero è uscito alla roulette: perché dunque non dovremmo avvertire l’eccezionalità della nostra condizione, proprio allo stesso modo di colui che ha appena vinto un miliardo?”
    (Jacques Monod, “Il caso e la necessità”)

    Spesso penso che la grande parte delle domande che mi pongo siano riducibili a una sola, fondamentale domanda, formulata magari in maniera differente. Siamo governati dal caso o dalla necessità? Causalità o casualità? È ovvio che a livello macroscopico e della vita quotidiana sono consapevole che se mi tiro una martellata sul naso e comincio a sanguinare non posso invocare il caso, ma è altrettanto evidente che il caso e la necessità su cui m’interrogo sono concetti da prendere nella loro accezione più profonda.
    Nel corso delle mie indagini ho interpellato molti romanzieri e filosofi, nell’ultimo periodo ho letto libri di fisica per avere qualche illuminazione in più, con il risultato di ritrovare, a livello microscopico e scientifico, gli stessi problemi che un Dostoevskij, un Kafka o un Nietzsche si ponevano nei loro scritti. “Il caso e la necessità” di Jacques Monod, Premio Nobel per la medicina nel 1965, s’inserisce appieno in questo percorso. Vi sono giunto perché alcune sue parole erano riportate in uno dei testi di fisica letti ultimamente, vale a dire “La trama del cosmo” di Brian Greene. Come curiosa coincidenza (o necessità?), come epigrafe del libro di Monod ci sono due citazioni, una di Democrito e l’altra tratta dal finale de “Il mito di Sisifo” di Albert Camus, quest’ultimo certamente uno dei mie pensatori di riferimento.
    “Il caso e la necessità” è un libro di biologia, ma con numerosi collegamenti ad altri rami del sapere umano. Monod, nelle prime pagine, specifica che il suo intento è quello di affrontare, in particolare, la teoria molecolare del codice genetico, proprio per capire se gli esseri viventi nascono, crescono, si modificano e muoiono per caso o per necessità. Nel retro di copertina c’è scritto che questo libro suscitò un dibattito intenso dopo la sua uscita, ma di questo io non posso dire nulla al momento, così come non so se alcune pagine del libro possano risultare datate (risalendo lo stesso al 1970). Ciò che mi ha interessato maggiormente è stata proprio l’indagine sul rapporto tra caso e necessità, al di là di qualche tecnicismo più adatto agli studenti di biologia che non a un lettore come me.
    La tesi di fondo è che ogni mutazione genetica rilevante, è casuale, ma una volta inscrittasi nell’essere vivente viene trasmessa per necessità. Scritta così è brutale, me ne rendo conto. Nel libro il tutto è spiegato con padronanza di termini settoriali, quali teleonomia, invarianza, morfogenesi autonoma, che però non devono spaventarvi, perché si tratta di concetti comprensibili e ben spiegati da Monod, che ci introduce all’argomento partendo dalla distinzione, all’apparenza semplice, tra oggetti naturali e artificiali, per poi affrontare anche le teorie vitalistiche e animistiche che a suo dire violano il postulato fondamentale che ogni scienza deve osservare se non vuole decadere dal rango di scienza, cioè che la Natura è oggettiva, non è proiettiva.
    Essendo un saggio di biologia, non mancano i capitoli dedicati alle proteine, agli enzimi, al Dna, pagine fondamentali per capire cosa vuole dirci Monod. Per conto mio, però, non avendo l’ambizione (né il denaro) di iscrivermi a Biologia, ho apprezzato soprattutto l’intento di fornire una possibile risposta a quell’interrogativo iniziale. Molto interessanti anche le pagine dedicate più nello specifico al meraviglioso mistero che è il sistema nervoso dell’uomo e quelle finali, nelle quali Monod sottolinea come la scienza abbia provocato una lacerazione nell’uomo perché, in pochi secoli, grazie alle sue scoperte, ha attentato a valori ancestrali e superstizioni di vario tipo che però tuttora resistono.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on May 6, 2013 | Add your feedback

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    Uno dei testi fondamentali che non può non leggere chi pretende di avere una formazione scientifica.
    Un saggio che vale comunque la pena di leggere perchè offre interessanti spunti di riflessione sul significato della vita e di noi stessi, senza anno ...(continue)

    Uno dei testi fondamentali che non può non leggere chi pretende di avere una formazione scientifica.
    Un saggio che vale comunque la pena di leggere perchè offre interessanti spunti di riflessione sul significato della vita e di noi stessi, senza annoiare ma attraverso un ragionamento logico e coinvolgente che in maniera non troppo complicata riesce a spiegare, anche a chi è digiuno di biologia e biochimica, le tappe principali dell'esistenza della vita.

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    France said on Dec 20, 2012 | Add your feedback

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    Illuminante in certi punti, lucidissime le conclusioni. Si perde quando entra nel dettaglio "biologico" ma probabilmente sono anche io che ho scarse basi.

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    Ggala said on Jun 4, 2012 | Add your feedback

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    "L’antica alleanza è infranta; l’uomo finalmente sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo. A lui la scelta tra il Regno e le tenebre."
    (pp. ...(continue)

    "L’antica alleanza è infranta; l’uomo finalmente sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo. A lui la scelta tra il Regno e le tenebre."
    (pp. 163, 164)

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    NULLA_DIES_SINE_LINEA said on Feb 20, 2012 | Add your feedback

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