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Il castello del cappellaio

Di

Editore: Bompiani

4.0
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 590 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845230546 | Isbn-13: 9788845230547 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: C. Izzo , A. Camerino

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    the midnight ride of Paul Revere

    L'ho preso solo perché in copertina c'è il quadro più bello che io abbia mai visto dal vero. è al Metropolitan Museum of Art a New York (Met x i ficaccioni).
    Non mi intendo di arte, ci andai da turista tanto per andarci e quando arrivai per caso davanti a quel quadro rimasi stupefatto.
    Da quella ...continua

    L'ho preso solo perché in copertina c'è il quadro più bello che io abbia mai visto dal vero. è al Metropolitan Museum of Art a New York (Met x i ficaccioni). Non mi intendo di arte, ci andai da turista tanto per andarci e quando arrivai per caso davanti a quel quadro rimasi stupefatto. Da quella volta ho capito cosa si intende per sindrome di Stendhal. E' un quadro stupendo. Mi mette una profonda angoscia come un nitido incubo.

    ha scritto il 

  • 5

    costruito con scene tragiche vissute da personaggi a tratti esilaranti, l'abisso dell'orgoglio finisce per inghiottire un'intera famiglia. solo la pietà umana sarà ancora di salvezza...scorrevole, a tratti molto moderno.
    papà Brodie, il cattivo della storia, è stato sicuramente il mio preferito: ...continua

    costruito con scene tragiche vissute da personaggi a tratti esilaranti, l'abisso dell'orgoglio finisce per inghiottire un'intera famiglia. solo la pietà umana sarà ancora di salvezza...scorrevole, a tratti molto moderno. papà Brodie, il cattivo della storia, è stato sicuramente il mio preferito: quella follia assecondata durante tutta le vicende, dall'assurda costruzione della casa alla routine della servitù familiare, è la rappresentazione della paura umana, è il modo più sbagliato per salvaguardare la propria famiglia e comunicarsi affetto. il vento che Cronin fa soffiare nell'incipit del romanzo accompagna in una realtà paradossale, divertente, incredibile, drammatica e sarà quello stesso vento che a fine romanzo si allontana dal paesino dove lascerà, forse, un pò di speranza. piacevolissimo e imperdibile!

    ha scritto il 

  • 2

    angosciante

    Il romanzo racconta di come un uomo riesca a rovinare la vita di tutti i membri della sua famiglia... lettura veramente angosciosa, priva di spunti di speranza. Non lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro cupo e tragico, anche se alla fin fine non del tutto privo di luce e speranza. All'epoca in cui lo lessi mi fece una grande impressione. Indimenticabile (in negativo) l'opprimente e diabolica figura del cappellaio James Brodie.

    ha scritto il 

  • 4

    La copia in mio possesso è la terza edizione Bompiani del 1946. Il migliore dei libri di Cronin che ho letto da ragazza, secondo me più importante di Cittadella e Anni verdi, che al confronto sono più nazional-popolari.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto tanti tanti anni fa questo romanzo che ricordo mi era piaciuto tanto. Uno di quei racconti di una volta composti con uno stile forse leggermente obsoleto ma preciso e curato.

    ha scritto il 

  • 3

    "Senza bontà, non c'è felicità"

    **½
    Un libro che ho letto molto tempo fa, all'epoca mi era piaciuto molto perchè, tutto sommato, nonostante le ambizioni, le tragedie, le ripicche, dava l'ammonimento che ho citato nel titolo.
    Ma la storia, in questo libro, è troppo guidata dalla "sorte" non cieca, che falcidia uno dop ...continua

    **½
    Un libro che ho letto molto tempo fa, all'epoca mi era piaciuto molto perchè, tutto sommato, nonostante le ambizioni, le tragedie, le ripicche, dava l'ammonimento che ho citato nel titolo.
    Ma la storia, in questo libro, è troppo guidata dalla "sorte" non cieca, che falcidia uno dopo l'altro i "cattivi" e trascina nel turbine distruttivo gli innocenti, forse per strappare al lettore qualche lacrima in più.
    Nonostante tutto, viene lasciata accesa la fiaccola della speranza per i derelitti e gli abbandonati.
    Troppo moralistico per sembrare possibile, troppo costruto per indurre a riflettere.

    ha scritto il 

  • 4

    Talvolta l'unica salvezza è la fuga- l' uomo non cambia - ho visto confermato l'esistenza di uno stretto rapporto- che ho sempre proiettato anche nei miei sogni - tra la propria interiorità e la casa in cui si vive.

    ha scritto il