Il castello interiore

Di

Editore: Rizzoli (BUR Narrativa)

3.7
(45)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817050865 | Isbn-13: 9788817050869 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Gabutti ; Postfazione: Irene Bignardi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Uomini e donne segnati da ferite, fisiche e mentali, con cui imparare a convivere, ragazze in cerca della propria emancipazione, individui combattuti fra desiderio di appartenenza e bisogno di autonomia. Scritte con uno stile cristallino, le storie di Jean Stafford si concentrano sui minuti dettagli della solitudine, sulle imprevedibili dinamiche che plasmano i rapporti interpersonali. In filigrana, dentro ciascuno dei suoi personaggi, c'è l'autrice, donna dotata di una sensibilità fuori dal comune, accresciuta ed esasperata da un destino tragico. Sposata a lungo con il poeta Robert Lowell, brillante ma mentalmente instabile, la Stafford uscì infatti distrutta nel corpo e nello spirito da quel rapporto, che le costò tra l'altro il coinvolgimento in un grave incidente automobilistico, le cui conseguenze sono ben descritte nel vivido e spietato racconto che dà il nome a questa raccolta. Premiata con il Pulitzer e finora inedita in Italia, la sua opera è, nel panorama letterario statunitense, una punta di eccellenza che sta alla pari di autori come John Cheever, Flannery O'Connor ed Eudora Welty.
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  • 4

    Ho letto distrattamente questo libro, vuoi per motivi personali che per il senso di smarrimento dopo aver ultimato la lettura dei diari di Sylvia Plath che per certi versi ho ritrovato in alcune parti ...continua

    Ho letto distrattamente questo libro, vuoi per motivi personali che per il senso di smarrimento dopo aver ultimato la lettura dei diari di Sylvia Plath che per certi versi ho ritrovato in alcune parti di questi racconti; nei sentimenti di disperazione, chiusura, apatia che provano i suoi personaggi, anime che si dibattono nell'indifferenza altrui.
    Merita una rilettura più attenta.

    ha scritto il 

  • 3

    Il passato anteriore

    La vita non è un abisso
    Dopo averlo terminato, ho dovuto rileggerlo. La prima parte mi aveva annoiato al punto che invece di leggere, di tanto in tanto guardavo le figure. Si può parlare a pieno titol ...continua

    La vita non è un abisso
    Dopo averlo terminato, ho dovuto rileggerlo. La prima parte mi aveva annoiato al punto che invece di leggere, di tanto in tanto guardavo le figure. Si può parlare a pieno titolo di scrittura femminile, azzarderei il termine “pettegolismo” per catalogare alcune interazioni fra i personaggi. L’ambientazione in una casa di riposo e il profumo dolciastro della vecchiaia, fanno il resto. Non si tratta di un cattivo racconto, è il ballo di due ferri rossi da maglia.

    Il corredo
    Tutti ci concediamo un po’ di intima inconfessabile cattiveria, quella della signorina Bellamy, vecchia zitellacia acida, riportata in corsivo (perchè solo pensata), è divertente come quella manifesta dell’hostess del Savoia Marchetti.
    Il racconto mi è piaciuto. E’ una scheggia di vetro che per quanto piccola, se maneggiata ferisce.
    http://www.youtube.com/watch?v=i8us2LXOAcM

    Una garbata conversazione
    Pettegolismo, confermo. L’incalzante curiosità e la volontà di coinvolgere una coppia di scrittori ritrosi nella vita comunitaria, mi ha importunato come se tutte quelle insistenze fossero state usate nei miei confronti. Qualcuno giudica intollerabile che si rinunci alla sua compagnia. Il pettegolismo seppur disturbante, è una fedele ricostruzione delle chiacchiere da tè delle 17.00. Non ne posso più delle tazzine di porcellana, dei sottointesi malevoli di queste arpio-beghine. Datemi una porcellona e due pinte all’Happy Hour.

    Storia d’amore campestre
    Le cogitazioni della protagonista prigioniera dell'indifferenza di suo marito convalescente, con il quale si e trasferita a malincuore in un'isolata casa di campagna.
    Si vendicò nei pomeriggi bui durante i quali lui se ne stava chiuso nel suo studio, senza produrre il minimo rumore a parte quando alimentava il fuoco o passeggiava un poco su e giù, immerso in profondi pensieri. May sedeva al tavolo di cucina guardando la slitta, e restituiva l’insulto a Daniel fantasticando di avere un amante. Non si figurava il suo viso, ma ne immaginava i vestiti, costosi e di ottimo gusto, e i modi – sarebbe stato cortese e avrebbe anticipato ogni suo minimo capriccio – e i discorsi intelligenti, e il corteggiamento esperto che avrebbe avuto inizio nel momento stesso in cui avesse guardato la slitta e avesse detto: «Devo liberarti immediatamente di quella cosa».

    Cuori sanguinanti
    Mistero, fascinazione, soggezione, fantasia, sogno, timore
    CONTATTO
    Delusione, noia, rabbia, odio, spietatezza
    Sono le fasi della storia divise dal contatto fra una giovane donna e un distinto signore, prima idealizzato, poi disprezzato.
    Un esempio di scrittura femminile
    ..mi offriva il caffè, l’alta caffettiera di porcellana bianca a fiorellini rosa e minuscole foglie verdi a forma di cuore era tutto ciò che restava di un servizio un tempo bello.
    Non ricordo di aver mai letto un uomo descrivere un servizio da caffè, ma ho abbandonato Proust, lui avrebbe potuto anche farlo. (L'ha fatto?)

    Il prato di verbena
    Il racconto parla del corbezzolo e della verbena ma in realtà son due corbe..zzoli

    Il castello interiore
    Sono stato costretto a saltare alcuni passi della narrazione come a volte, durante un film, capita di tapparsi gli occhi. Inquietante, angosciante, toccante. Se avete assistito qualcuno in una sala di rianimazione, leggerlo vi farà male. Vi farà male anche se non vi è capitato, in quel caso gli assistiti sarete direttamente voi.
    Nella postfazione viene rivelato che il racconto prende spunto da un incidente stradale di cui Jean Stafford fu vittima.

    Un’invasione di poeti
    La vita dei poeti nel Maine, subito dopo la guerra.
    Dopo cena leggevano brani delle loro opere fino alle quattro del mattino, bevendo cuba libre. Non si ascoltavano mai a vicenda, erano troppo occupati ad attendere il loro turno.
    Anche questo racconto ha uno spunto autobiografico, parla delle tribolazioni di Jean Stafford in quanto moglie di Robert Lowell (Theron Maybank nella narrazione) uno scrittore invasato che passerà dal cattolicesimo esasperato, al tradimento coniugale, alla depressione, all'alcolismo, al divorzio..

    Oates e Munro una spanna sopra Stafford, il castello interiore e il corredo però sono davvero originali

    ha scritto il 

  • 4

    Urla nel silenzio

    Storie di solitudini e di prevaricazione. Mariti egocentrici e incuranti, anziani prepotenti e giovani spadroneggiati verbalmente, con un senso forte di cosa può essere l'oppressione delle parole.

    St ...continua

    Storie di solitudini e di prevaricazione. Mariti egocentrici e incuranti, anziani prepotenti e giovani spadroneggiati verbalmente, con un senso forte di cosa può essere l'oppressione delle parole.

    Storie in cui l'orrore prende il posto della pietà, in cui la Stafford, che sa bene di cosa parla, concede a se stessa di essere umanamente scorretta, contro i soprusi di persone che non meritano empatia, da cui si fugge come dalla morte o cui si oppone un mondo parallelo di fantasticherie più vere della realtà, un castello interiore che è un rifugio e una salvezza.

    Storie in cui senti le grida trattenute, solitarie e ribelli, che esplodono nella mente dei malcapitati sopraffatti, bersagli di situazioni più o meno dolorose e di personaggi più o meno crudeli, in cui parole apparentemente innocenti sono più taglienti e violente di qualsiasi altro strumento di tortura.

    Di un umorismo cattivo e insolente ho trovato "Una garbata conversazione" (i titoli ironici capovolgono il senso rispetto al reale accadere del racconto), per me un gioiello, forse quello che ho preferito. Cristallino e affilato, sarcastico e disperante nella banalità della situazione descritta.

    Stupisce il tanto che la Stafford riesce a dire in racconti così brevi, delineati con acuta e spesso acida precisione, densi di parole e fatti, con una voce che non è certo indulgente verso il prossimo. È come se sbattendo i pugni sul tavolo la scrittrice volesse dare sfogo a un bisogno di verità senza finti buonismi, di dire le cose come stanno con impudente distacco.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrittrice americana, vinbcitrice del premio Pulitzer proprio per i suoi racconti. Una vita segnata da ferite sentimentali e fisiche, una vita piena di tristezza e ciò si riversa su questi racconti, a ...continua

    Scrittrice americana, vinbcitrice del premio Pulitzer proprio per i suoi racconti. Una vita segnata da ferite sentimentali e fisiche, una vita piena di tristezza e ciò si riversa su questi racconti, alcuni dei quali fortemente autobiografici.
    Una prosa ricca, mai banale, profonda e tagliente. L'autrice ci mostra l'abisso delle vite di ognuno con eleganza e acume.
    Una scrittrice poco conosciuta ma che merita davvero. Il racconto più bello ed anche quello più agghiacciante è Il castello interiore (che da il titolo alla raccolta), esso racconta con una precisione chirurgica ciò che l'autrice ha subito durante un gravissimo incidente stradale. Notevole davvero!

    ha scritto il 

  • 4

    Splendida questa raccolta di racconti di Jean Stafford, scrittrice americana del secolo scorso e premio pulitzer proprio grazie alle sue storie brevi. Come per la Munro, protagoniste dei racconti dell ...continua

    Splendida questa raccolta di racconti di Jean Stafford, scrittrice americana del secolo scorso e premio pulitzer proprio grazie alle sue storie brevi. Come per la Munro, protagoniste dei racconti della Stafford sono le donne, in un misto fra biografia e finzione, e a sorreggere le dettagliatissime vicende delle protagoniste troviamo sofferenza, solitudine, malinconia, fino a mondi interiori costruiti per fuggire da una realtà fin troppo dura. La Stafford è una signora scrittrice, difficilmente nei racconti brevi si riesce a raggiungere questi livelli: non abbandonatela quindi agli scaffali polverosi di qualche libreria.

    http://www.delnostroscontento.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 3

    "Adesso lei era una parola astratta, un teorema di geometria, adesso era un aquilone in volo, una trottola che girava, un prisma che lampeggiava, un caleidoscopio rotante"

    Onde lente, disegni ampi di un indice che scava nella polvere stratificata su di un tavolo: questo il ritmo dei racconti di Jean Stafford. Racconti che insegnano che bisogna avere orecchie buone per c ...continua

    Onde lente, disegni ampi di un indice che scava nella polvere stratificata su di un tavolo: questo il ritmo dei racconti di Jean Stafford. Racconti che insegnano che bisogna avere orecchie buone per cogliere gli impercettibili sussurri di altri cuori; che bisogna essere pronti ad accettare la realtà anche nei suoi aspetti più degradanti (distogli gli occhi, Rose, da quella sciarpa gialla) se si vuole davvero incontrare qualcuno a metà strada. Pochi cauti, svogliati passi appena fuori la soglia del proprio eremo non rappresentano un vero sforzo in questo senso; non si può tentare così, distrattamente, di muovere verso un altro essere umano, verso una solitudine in fondo simile alla propria, altrettanto acida ed ustionante: il viaggio è impervio ed irto di difficoltà; troppo forte è il vento freddo che respinge gli uomini dentro le mura dei loro piccoli, decadenti castelli interiori.
    Fantasia ed immaginazione sono i mattoni che costituiscono i muri dell'illusione; i ricordi ed una disperata nostalgia d'infanzia sono la malta che tiene insieme tutto. Quando il dolore è solo dolore (ed è tanto intenso che nessuna immagine riesce a descriverlo in modo adeguato), riecheggiante infinitamente negli spazi vuoti del castello, il rischio è quello di vivere rapporti umani che sono in realtà lotte incessanti tra chi vuole trascinare in basso e chi si rifiuta di essere trascinato.

    Non che il percorso inverso sia più facile: arrivare a bastare a se stessi è, se possibile, ancora più difficile. L'equilibrio, una volta raggiunto, deve essere fortificato, rifiutando la tentazione di vivere gli oggetti come surrogati di rapporti impossibili o non voluti.

    ha scritto il 

  • 4

    … difficile dire di queste storie al femminile se non che la distanza spazio-temporale della loro ambientazione viene sistematicamente superata dall’universalità dei sentimenti e delle sensazioni che ...continua

    … difficile dire di queste storie al femminile se non che la distanza spazio-temporale della loro ambientazione viene sistematicamente superata dall’universalità dei sentimenti e delle sensazioni che queste pagine trasmettono. La solitudine, la fuga da un quotidiano soffocante, il rancore o la vivida illusione che una vita migliore sia possibile , il senso o il desiderio di appartenenza ed il suo disgregarsi sono immagini assolute descritte con pochi colpi di rasoio, una scelta di dettagli e particolari che cattura l’attenzione … che ti obbliga ad assistere e a partecipare … sorprende la capacità di descrivere con poche fulminee parole la deriva di un sentimento o la lucida consapevolezza della propria condizione … la sensazione è quella di viaggiare più o meno lentamente attraverso le pagine del libro senza grossi sussulti e poi d’ improvviso incontrare questi singhiozzi , queste macchie che rendono il senso di quanto letto completamente diverso … bello

    ha scritto il 

  • 4

    Belli e urticanti

    Sofferenza a fiumi in questi racconti che risultano tanto belli quanto urticanti.
    Scritti con uno stile ricercato ed elegante, al limite della perfezione, in cui le parole luccicano in costruzioni sin ...continua

    Sofferenza a fiumi in questi racconti che risultano tanto belli quanto urticanti.
    Scritti con uno stile ricercato ed elegante, al limite della perfezione, in cui le parole luccicano in costruzioni sintattiche elaborate e acuminate come diamanti, risultano però corrosivi per il dolore che custodiscono e trasmettono.
    Storie di donne rancorose, biliose, sole, sofferenti. Donne che si rifugiano in fantasie elaborate e proiettate e riproiettate nella mente fino a renderle un perfetto surrogato della realtà, livida e soffocante, triste e frustrante. Calate in un contesto di falsità e inganni sociali e familiari.

    I due racconti più belli sono ampiamente autobiografici: Il castello interiore e Un’invasione di poeti. Bellissimi.
    Il castello interiore mi ha colpito in modo particolare per l’originalità e la tagliente forza descrittiva del dolore fisico. Lancinante. Sperimentato dall’autrice stessa in seguito ad un incidente stradale in cui aveva riportato ferite gravissime alla testa e al volto.

    Lo stile e la forma meriterebbero cinque stelle, ma l’abrasione che mi hanno provocato, cioè il dolore, l’acredine, il rancore dell’autrice stessa che si percepiscono in ogni parola, è di un genere che limita l’ammirazione anziché amplificarla, come spesso mi è accaduto con altri autori in cui il dolore è palesemente esposto (ad esempio, Bernhard – Coetzee …).

    ha scritto il 

  • 5

    Questi racconti sono straordinari...

    Prendo la raccolta dei racconti dalla biblioteca, leggo senza sentirmene attratta il primo racconto, non ne sono entusiasta; salto al quarto, "Una storia campestre"; la scrittura mi afferra il collett ...continua

    Prendo la raccolta dei racconti dalla biblioteca, leggo senza sentirmene attratta il primo racconto, non ne sono entusiasta; salto al quarto, "Una storia campestre"; la scrittura mi afferra il colletto come un paio di mani che spuntano improvvisamente da un cancello a cui ti sei aggrappato per spiare una casa di proprietà di sconosciuti.
    Il racconto migliore di questa raccolta: "Cuori sanguinanti".
    Questa scrittura non ti lascia in pace neppure per un secondo, ha un ritmo perfetto! La protagonista ha una sensibilità sottilissima, con terminazioni nervose rarefatte, morbose, consapevoli.
    È lei, la scrittrice, lei "vedeva" così il mondo.
    Ma nonostante questo non mi precipita nella sua malinconia, anzi, mi elettrizza la sua determinazione di raccontarmi come vede le cose, le persone, le convenzioni sociali. A modo suo.

    Comunque, mi sembra che il traduttore abbia molta parte nella squisitezza di questa scrittura.

    Voglio sapere tutto di questa scrittrice americana tradotta solo dal 2011 in Italia, morta nel 1979, che vinse il Premio Pulitzer nel 1970.

    ha scritto il 

  • 4

    La vita non è un abisso

    Non ricordo di essere mai rimasta così impressionata da una raccolta di racconti.
    In questo caso è successo.
    “Quanto è profonda l’esistenza, abisso dietro abisso dietro abisso”: doveva pensarla come ...continua

    Non ricordo di essere mai rimasta così impressionata da una raccolta di racconti.
    In questo caso è successo.
    “Quanto è profonda l’esistenza, abisso dietro abisso dietro abisso”: doveva pensarla come Lowry la Stafford per intitolare il primo racconto “La vita non è un abisso”.
    Esaurimenti nervosi, depressione, solitudine, sofferenza fisica e psicologica accompagnarono la scrittrice per tutta la vita.
    “Il castello interiore”, con la descrizione del dolore fisico provato dopo l’incidente automobilistico che per poco non la uccise, e “Un’invasione di poeti”, entrambi bellissimi e fortemente autobiografici, con una scrittura cristallina e poche pennellate riescono a descrivere sensazioni, rapporti interpersonali e stati d’animo.
    In un’invasione di poeti la Stafford descriveva così il senso di inadeguatezza che la tormentava: “Mi sentii come un viaggiatore appena sbarcato dalla terza classe che per qualche impensabile svista, era finita nella fila dei viaggiatori di prima”.
    E invece era una scrittrice di prima grandezza.

    Curiosità: difficile e tormentata fu la vita di questa scrittrice che, sposata in prime nozze con il poeta Robert Lowell, non trovò mai serenità e morì cadendo dalle scale come il personaggio di uno dei suoi terribili racconti.
    Con questa raccolta vinse il Pulitzer nel 1970.
    Splendido.

    http://www.youtube.com/watch?v=IWOvT45Du-s

    ha scritto il