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Il castello interiore

Di

Editore: Rizzoli (BUR Narrativa)

3.7
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817050865 | Isbn-13: 9788817050869 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Gabutti ; Postfazione: Irene Bignardi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Uomini e donne segnati da ferite, fisiche e mentali, con cui imparare a convivere, ragazze in cerca della propria emancipazione, individui combattuti fra desiderio di appartenenza e bisogno di autonomia. Scritte con uno stile cristallino, le storie di Jean Stafford si concentrano sui minuti dettagli della solitudine, sulle imprevedibili dinamiche che plasmano i rapporti interpersonali. In filigrana, dentro ciascuno dei suoi personaggi, c'è l'autrice, donna dotata di una sensibilità fuori dal comune, accresciuta ed esasperata da un destino tragico. Sposata a lungo con il poeta Robert Lowell, brillante ma mentalmente instabile, la Stafford uscì infatti distrutta nel corpo e nello spirito da quel rapporto, che le costò tra l'altro il coinvolgimento in un grave incidente automobilistico, le cui conseguenze sono ben descritte nel vivido e spietato racconto che dà il nome a questa raccolta. Premiata con il Pulitzer e finora inedita in Italia, la sua opera è, nel panorama letterario statunitense, una punta di eccellenza che sta alla pari di autori come John Cheever, Flannery O'Connor ed Eudora Welty.
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  • 4

    Compassione

    Ho scoperto Il castello interiore nella libreria di Germana.
    Premio Pulitzer nel 1970 per i suoi racconti, Jean Stafford (1915-1979) ebbe una vita piena di dispiaceri: due matrimoni falliti, un incidente automobilistico, la morte del terzo marito; per molti anni soffrì di alcolismo, depres ...continua

    Ho scoperto Il castello interiore nella libreria di Germana. Premio Pulitzer nel 1970 per i suoi racconti, Jean Stafford (1915-1979) ebbe una vita piena di dispiaceri: due matrimoni falliti, un incidente automobilistico, la morte del terzo marito; per molti anni soffrì di alcolismo, depressione e malattie polmonari. Una vita sfortunata che rifluisce tutta in questi racconti bellissimi, ma dolorosi, amari, commoventi e per molti versi urticanti. Là dove la Munro (ma ho letto ancora troppo poco di suo per un giudizio definitivo) mi aveva lasciata tiepida, poco partecipe, qui la Stafford mi ha infuocata di compassione (nel suo vero significato di “patire con”) e di coinvolgimento. Grazie, Germana!

    http://youtu.be/_gMq3hRLDD0

    Da “Il castello interiore”, il racconto che dà il titolo a questa raccolta (autobiografico, in cui il dolore fisico è descritto in un modo veramente impressionante) Il dottore doveva penetrare in zone che non erano state anestetizzate e glielo disse con franchezza, ma disse anche che non avrebbe provocato alcun danno. Si scusò per il lapsus di prima: per essere precisi, non era andato vicino al cervello, era solo un modo di dire. Iniziò. I bisturi tritarono, scavarono, strigliarono e perlustrarono le ferite che avevano praticato; le forbici tagliarono cartilagini dure e gli scalpelli raschiarono le ossa. Era come se stessero recidendo con perizia un fascio di nervi sottili, uno per uno; il dolore si contorceva a spirale e arrivava a lei, che era un uccello rosa appollaiato in cima a un cono. Il dolore era una piramide di diamante, era una luce intensa; era il fuoco più bruciante, il gelo più freddo, il picco più alto, la forza più salda, la meta più lontana, il tempo più nuovo. Di lei non possedeva null’altro che l’istante infinitesimale in cui andava in scena: dietro lo schermo sottile come una garza, il cervello tremava per la propria vita, sentendo al di fuori i bisturi andare a caccia come lupi, fiutando e mordendo.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrittrice americana, vinbcitrice del premio Pulitzer proprio per i suoi racconti. Una vita segnata da ferite sentimentali e fisiche, una vita piena di tristezza e ciò si riversa su questi racconti, alcuni dei quali fortemente autobiografici.
    Una prosa ricca, mai banale, profonda e tagliente. L'a ...continua

    Scrittrice americana, vinbcitrice del premio Pulitzer proprio per i suoi racconti. Una vita segnata da ferite sentimentali e fisiche, una vita piena di tristezza e ciò si riversa su questi racconti, alcuni dei quali fortemente autobiografici. Una prosa ricca, mai banale, profonda e tagliente. L'autrice ci mostra l'abisso delle vite di ognuno con eleganza e acume. Una scrittrice poco conosciuta ma che merita davvero. Il racconto più bello ed anche quello più agghiacciante è Il castello interiore (che da il titolo alla raccolta), esso racconta con una precisione chirurgica ciò che l'autrice ha subito durante un gravissimo incidente stradale. Notevole davvero!

    ha scritto il 

  • 4

    Splendida questa raccolta di racconti di Jean Stafford, scrittrice americana del secolo scorso e premio pulitzer proprio grazie alle sue storie brevi. Come per la Munro, protagoniste dei racconti della Stafford sono le donne, in un misto fra biografia e finzione, e a sorreggere le dettagliatissim ...continua

    Splendida questa raccolta di racconti di Jean Stafford, scrittrice americana del secolo scorso e premio pulitzer proprio grazie alle sue storie brevi. Come per la Munro, protagoniste dei racconti della Stafford sono le donne, in un misto fra biografia e finzione, e a sorreggere le dettagliatissime vicende delle protagoniste troviamo sofferenza, solitudine, malinconia, fino a mondi interiori costruiti per fuggire da una realtà fin troppo dura. La Stafford è una signora scrittrice, difficilmente nei racconti brevi si riesce a raggiungere questi livelli: non abbandonatela quindi agli scaffali polverosi di qualche libreria.

    http://www.gndeveloper.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 3

    "Adesso lei era una parola astratta, un teorema di geometria, adesso era un aquilone in volo, una trottola che girava, un prisma che lampeggiava, un caleidoscopio rotante"

    Onde lente, disegni ampi di un indice che scava nella polvere stratificata su di un tavolo: questo il ritmo dei racconti di Jean Stafford. Racconti che insegnano che bisogna avere orecchie buone per cogliere gli impercettibili sussurri di altri cuori; che bisogna essere pronti ad accettare la rea ...continua

    Onde lente, disegni ampi di un indice che scava nella polvere stratificata su di un tavolo: questo il ritmo dei racconti di Jean Stafford. Racconti che insegnano che bisogna avere orecchie buone per cogliere gli impercettibili sussurri di altri cuori; che bisogna essere pronti ad accettare la realtà anche nei suoi aspetti più degradanti (distogli gli occhi, Rose, da quella sciarpa gialla) se si vuole davvero incontrare qualcuno a metà strada. Pochi cauti, svogliati passi appena fuori la soglia del proprio eremo non rappresentano un vero sforzo in questo senso; non si può tentare così, distrattamente, di muovere verso un altro essere umano, verso una solitudine in fondo simile alla propria, altrettanto acida ed ustionante: il viaggio è impervio ed irto di difficoltà; troppo forte è il vento freddo che respinge gli uomini dentro le mura dei loro piccoli, decadenti castelli interiori. Fantasia ed immaginazione sono i mattoni che costituiscono i muri dell'illusione; i ricordi ed una disperata nostalgia d'infanzia sono la malta che tiene insieme tutto. Quando il dolore è solo dolore (ed è tanto intenso che nessuna immagine riesce a descriverlo in modo adeguato), riecheggiante infinitamente negli spazi vuoti del castello, il rischio è quello di vivere rapporti umani che sono in realtà lotte incessanti tra chi vuole trascinare in basso e chi si rifiuta di essere trascinato.

    Non che il percorso inverso sia più facile: arrivare a bastare a se stessi è, se possibile, ancora più difficile. L'equilibrio, una volta raggiunto, deve essere fortificato, rifiutando la tentazione di vivere gli oggetti come surrogati di rapporti impossibili o non voluti.

    ha scritto il 

  • 4

    … difficile dire di queste storie al femminile se non che la distanza spazio-temporale della loro ambientazione viene sistematicamente superata dall’universalità dei sentimenti e delle sensazioni che queste pagine trasmettono. La solitudine, la fuga da un quotidiano soffocante, il rancore o la ...continua

    … difficile dire di queste storie al femminile se non che la distanza spazio-temporale della loro ambientazione viene sistematicamente superata dall’universalità dei sentimenti e delle sensazioni che queste pagine trasmettono. La solitudine, la fuga da un quotidiano soffocante, il rancore o la vivida illusione che una vita migliore sia possibile , il senso o il desiderio di appartenenza ed il suo disgregarsi sono immagini assolute descritte con pochi colpi di rasoio, una scelta di dettagli e particolari che cattura l’attenzione … che ti obbliga ad assistere e a partecipare … sorprende la capacità di descrivere con poche fulminee parole la deriva di un sentimento o la lucida consapevolezza della propria condizione … la sensazione è quella di viaggiare più o meno lentamente attraverso le pagine del libro senza grossi sussulti e poi d’ improvviso incontrare questi singhiozzi , queste macchie che rendono il senso di quanto letto completamente diverso … bello

    ha scritto il 

  • 4

    Belli e urticanti

    Sofferenza a fiumi in questi racconti che risultano tanto belli quanto urticanti.
    Scritti con uno stile ricercato ed elegante, al limite della perfezione, in cui le parole luccicano in costruzioni sintattiche elaborate e acuminate come diamanti, risultano però corrosivi per il dolore che custodis ...continua

    Sofferenza a fiumi in questi racconti che risultano tanto belli quanto urticanti. Scritti con uno stile ricercato ed elegante, al limite della perfezione, in cui le parole luccicano in costruzioni sintattiche elaborate e acuminate come diamanti, risultano però corrosivi per il dolore che custodiscono e trasmettono. Storie di donne rancorose, biliose, sole, sofferenti. Donne che si rifugiano in fantasie elaborate e proiettate e riproiettate nella mente fino a renderle un perfetto surrogato della realtà, livida e soffocante, triste e frustrante. Calate in un contesto di falsità e inganni sociali e familiari.

    I due racconti più belli sono ampiamente autobiografici: Il castello interiore e Un’invasione di poeti. Bellissimi. Il castello interiore mi ha colpito in modo particolare per l’originalità e la tagliente forza descrittiva del dolore fisico. Lancinante. Sperimentato dall’autrice stessa in seguito ad un incidente stradale in cui aveva riportato ferite gravissime alla testa e al volto.

    Lo stile e la forma meriterebbero cinque stelle, ma l’abrasione che mi hanno provocato, cioè il dolore, l’acredine, il rancore dell’autrice stessa che si percepiscono in ogni parola, è di un genere che limita l’ammirazione anziché amplificarla, come spesso mi è accaduto con altri autori in cui il dolore è palesemente esposto (ad esempio, Bernhard – Coetzee …).

    ha scritto il 

  • 5

    Questi racconti sono straordinari...

    Prendo la raccolta dei racconti dalla biblioteca, leggo senza sentirmene attratta il primo racconto, non ne sono entusiasta; salto al quarto, "Una storia campestre"; la scrittura mi afferra il colletto come un paio di mani che spuntano improvvisamente da un cancello a cui ti sei aggrappato per sp ...continua

    Prendo la raccolta dei racconti dalla biblioteca, leggo senza sentirmene attratta il primo racconto, non ne sono entusiasta; salto al quarto, "Una storia campestre"; la scrittura mi afferra il colletto come un paio di mani che spuntano improvvisamente da un cancello a cui ti sei aggrappato per spiare una casa di proprietà di sconosciuti. Il racconto migliore di questa raccolta: "Cuori sanguinanti". Questa scrittura non ti lascia in pace neppure per un secondo, ha un ritmo perfetto! La protagonista ha una sensibilità sottilissima, con terminazioni nervose rarefatte, morbose, consapevoli. È lei, la scrittrice, lei "vedeva" così il mondo. Ma nonostante questo non mi precipita nella sua malinconia, anzi, mi elettrizza la sua determinazione di raccontarmi come vede le cose, le persone, le convenzioni sociali. A modo suo.

    Comunque, mi sembra che il traduttore abbia molta parte nella squisitezza di questa scrittura.

    Voglio sapere tutto di questa scrittrice americana tradotta solo dal 2011 in Italia, morta nel 1979, che vinse il Premio Pulitzer nel 1970.

    ha scritto il 

  • 4

    La vita non è un abisso

    Non ricordo di essere mai rimasta così impressionata da una raccolta di racconti.
    In questo caso è successo.
    “Quanto è profonda l’esistenza, abisso dietro abisso dietro abisso”: doveva pensarla come Lowry la Stafford per intitolare il primo racconto “La vita non è un abisso”.
    Esaurimenti nervos ...continua

    Non ricordo di essere mai rimasta così impressionata da una raccolta di racconti. In questo caso è successo. “Quanto è profonda l’esistenza, abisso dietro abisso dietro abisso”: doveva pensarla come Lowry la Stafford per intitolare il primo racconto “La vita non è un abisso”. Esaurimenti nervosi, depressione, solitudine, sofferenza fisica e psicologica accompagnarono la scrittrice per tutta la vita. “Il castello interiore”, con la descrizione del dolore fisico provato dopo l’incidente automobilistico che per poco non la uccise, e “Un’invasione di poeti”, entrambi bellissimi e fortemente autobiografici, con una scrittura cristallina e poche pennellate riescono a descrivere sensazioni, rapporti interpersonali e stati d’animo. In un’invasione di poeti la Stafford descriveva così il senso di inadeguatezza che la tormentava: “Mi sentii come un viaggiatore appena sbarcato dalla terza classe che per qualche impensabile svista, era finita nella fila dei viaggiatori di prima”. E invece era una scrittrice di prima grandezza.

    Curiosità: difficile e tormentata fu la vita di questa scrittrice che, sposata in prime nozze con il poeta Robert Lowell, non trovò mai serenità e morì cadendo dalle scale come il personaggio di uno dei suoi terribili racconti. Con questa raccolta vinse il Pulitzer nel 1970. Splendido.

    http://www.youtube.com/watch?v=IWOvT45Du-s

    ha scritto il 

  • 5

    Una bella scoperta. Personaggi acidi, depressi con sensi di colpa, totalmente soli, descritti con precisione chirurgica e insistita. Meglio i primi racconti della raccolta, con uno sguardo capace di ironia seppur amara, degli ultimi due, presentati come capolavori e che invece mi sono sembrati tr ...continua

    Una bella scoperta. Personaggi acidi, depressi con sensi di colpa, totalmente soli, descritti con precisione chirurgica e insistita. Meglio i primi racconti della raccolta, con uno sguardo capace di ironia seppur amara, degli ultimi due, presentati come capolavori e che invece mi sono sembrati troppo cerebrali.

    ha scritto il 

  • 3

    Jean Stafford scrive molto bene, ha una prosa ricca, quasi ricercata, senza però perdere in scioltezza, eppure questa raccolta di racconti non mi ha convinto fino in fondo, lasciandomi a fine lettura l’impressione di aver letto alcuni racconti buonissimi “Il castello interiore”, “Un’invasione di ...continua

    Jean Stafford scrive molto bene, ha una prosa ricca, quasi ricercata, senza però perdere in scioltezza, eppure questa raccolta di racconti non mi ha convinto fino in fondo, lasciandomi a fine lettura l’impressione di aver letto alcuni racconti buonissimi “Il castello interiore”, “Un’invasione di poeti” e “Cuori sanguinanti”, mentre gli altri presenti nella raccolta sono scivolati via un po’ troppo facilmente. Il problema forse è stato proprio nella struttura delle storie, nel loro contenuto più basico, che non mi ha interessato tanto, perché comunque le atmosfere che sa creare l’autrice invece sono sempre molto centrate, dirette e convincenti nel loro “amorevole cinismo”, nella costante disillusione di crederci un’altra volta ancora.

    http://www.subliminalpop.com/?p=4733

    ha scritto il