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Il cavaliere di Sainte-Hermine

(2 volumi)

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 732)

3.5
(60)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1514 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese , Catalano

Isbn-10: 8838921660 | Isbn-13: 9788838921667 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Roberta Ferrara ; Curatore: Claude Schopp

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
La pubblicazione del Cavaliere di Sainte-Hermine, ultima opera, inedita e sconosciuta, di Alexandre Dumas padre, ha suscitato in Francia grandissimo clamore. E non solo per il fatto, straordinario in sé, che fosse rimasto nascosto per centocinquant'anni un romanzo, scritto dall'autore forse il più popolare di tutti i tempi, il creatore di D'Artagnan e del Conte di Montecristo. Ma per due ragioni più speciali. Innanzitutto si tratta di un testo che nessuno aveva finora sospettato, tanto che la vicenda del ritrovamento, lunga tre lustri, costituisce da sola un romanzo del romanzo. La racconta nell'introduzione a questo volume l'uomo a cui si deve la scoperta, Claude Schopp, il massimo esperto di Dumas, uno di cui si dice che abbia compilato una scheda biografica per ogni giorno della vita dello scrittore, ed è un'indagine indiziaria. L'intrigo inizia proprio alla Dumas, il giorno della sua morte in un paesino della Normandia durante la guerra Franco-Prussiana: il suo legatario, temendo saccheggi da parte delle truppe, sotterra in una cantina le ultime carte dello scrittore insieme all'argenteria. Ma restano tracce nelle lettere, brani che si chiariscono solo con qualcosa, un romanzo che deve esserci ma non c'è, pagine incomprensibili se non si ricollegano ad altre che mancano. Finché la caccia spasmodica si chiude in un castello della Boemia postcomunista: da un inaspettato archivio dumasiano, si ricompone il romanzo nelle mani del suo detective instancabile. La seconda meraviglia è che il romanzo non è uno dei tanti scritti di un autore tra i più prolifici, ma è considerato l'anello mancante della catena che nelle intenzioni di Dumas doveva unire tutta la storia di Francia: dal Rinascimento ai suoi tempi, dalla Regina Margot al Conte di Montecristo; un romanzo della storia, cui mancava finora la stagione di Napoleone, il "despota della libertà". Così, Hector de Sainte-Hermine ha suscitato una forte euforia nella critica; si è subito riconosciuto il posto ricoperto nell'impresa creativa di Dumas da questo eroe, nella sua rotta avventurosa di vendetta nei marosi della storia: "In Hector si trovano raccolte tutte le virtù dei suoi antenati - ha scritto Bernardo Valli. - Ha la forza di Porthos; l'audacia di D'Artagnan; la saggezza di Athos; la raffinatezza di Aramis; la nobile indulgenza di Edmond Dantès. E' impareggiabile nella spada; infallibile con la carabina e la pistola; perfetto nell'eleganza naturale; è colto; poliglotta; raffinato; irresistibile per le donne. È un aristocratico di sangue, di cuore e di tratto. E' un corsaro intrepido e generoso. Un marinaio senza paura. Uccide le tigri di Birmania e spara la pallottola che durante la battaglia navale di Trafalgar uccide il vittorioso Nelson".
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  • 0

    Dimenticate il vero Dumas

    Dimenticate il vero Dumas prima di iniziare questo libro!
    Non sono riuscita a finirlo...
    Il personaggio principale è secondario ed antipatico.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un'opera purtroppo incompleta, ma che racchiude i semi del capolavoro

    Il cavaliere di Sainte-Hermine è un romanzo piuttosto complesso, che racchiude al suo interno lunghi capitoli di “storia romanzata”, cacce esotiche, battaglie di ogni genere, storie d’amore e molto altro.


    E’ diviso fisicamente in due libri che si differenziano fra loro principalmente per ...continua

    Il cavaliere di Sainte-Hermine è un romanzo piuttosto complesso, che racchiude al suo interno lunghi capitoli di “storia romanzata”, cacce esotiche, battaglie di ogni genere, storie d’amore e molto altro.

    E’ diviso fisicamente in due libri che si differenziano fra loro principalmente per il protagonista, che determina anche la tipologia di narrazione della vicenda.

    Nel primo libro il protagonista assoluto è Napoleone. Viene narrata la sua ascesa ad imperatore dei francesi, concentrandosi in modo particolare sulla lotta senza quartiere che condusse contro i ribelli, fedeli alla dinastia reale. Questi sono presentati quasi sempre come veri e propri eroi, in ognuno risaltano qualità e gesta che si protrarranno fino alla morte e sono molto più che comprimari, visto che si traccia di loro un ritratto molto preciso, specialmente dei capi più famosi. Uno di questi, di cui nel primo libro viene presentata tutta la storia famigliare e che avrà un certo peso fin quando sarà imprigionato (e sparirà fino ai primi capitoli del secondo libro) è il cavaliere di Sainte-Hermine, che da il nome al romanzo e sarà protagonista della metà successiva.
    La maggior parte della narrazione di questa prima parte è costituita da “storia romanzata”, interessante, molto dettagliata ma che alla lunga può risultare noiosa, specialmente nei tratti dove l’autore si dilunga per capitoli interi nella descrizione di luoghi o di episodi storici, sicuramente qualche dettaglio in meno e più scorrevolezza non avrebbero guastato.
    Una menzione la merita il personaggio di Napoleone, tratteggiato in tutte le sue caratteristiche in modo splendido, accostabile a pieno titolo agli altri due grandi della storia francese trattati con lo stesso riguardo da Dumas: il cardinale Richelieu ne “I tre moschettieri” e Re Luigi XIV ne “Il visconte di Bragelonne”.

    Nel secondo libro riappare Sainte-Hermine, dopo una prigionia durata tre anni, nella quale, come già il Conte di Montecristo, avviene la formazione del personaggio, solo che qui è forse troppo esagerata visto che in un lasso di tempo non eccessivamente lungo il cavaliere impara tutto ciò che si può imparare di storia, musica e ogni altra materia, oltre a diventare imbattibile con la spada, infallibile con le armi da fuoco e dotato di una forza fisica sovrumana. Grazie a tutte queste abilità Renè (così si fa chiamare dopo la scarcerazione) compie una serie di mirabolanti imprese in tutto il mondo, che spaziano da uccidere squali, tigri e serpenti a catturare navi e banditi in condizioni impossibili fino addirittura ad uccidere l’ammiraglio inglese Nelson durante la battaglia di Trafalgar. Questa varietà di vicende da una straordinaria vivacità alla seconda parte del romanzo, la lettura è piacevolissima, divertente ed entusiasmante; unica pecca: per il realismo rivolgersi altrove.
    Purtroppo tutto questo non finisce: il racconto è incompleto (il perché che risiede nella lunga vicenda del manoscritto è esaustivamente spiegato nella prefazione del libro) e lascia il lettore con l’amaro in bocca, non sapendo come e dove (e soprattutto se, visto che, a mio modestissimo parere, nelle intenzioni di Dumas il punto dove il romanzo si interrompe era lontanissimo dalla conclusione) la vicenda sarebbe andata a finire.

    Nell’insieme ho apprezzato il romanzo, rimane distante dai capolavori dell’autore per i vari motivi che ho citato, ma è sicuramente imperdibile per gli amanti dell’autore francese, che, se avesse avuto il tempo di revisionare l’opera come era sua abitudine fare nel passare dalla pubblicazione a puntate a quella in un romanzo, ma soprattutto di terminarla dandole una degna conclusione, avrebbe partorito l’ennesimo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 3

    La summa di Dumas

    L'eccezionale ritrovamento dell'ultima opera incompiuta di Dumas a opera del suo più attento studioso, il francese Claude Schopp, ha permesso di colmare quel vuoto nella sua produzione letteraria sulla storia di Francia, tanto più clamoroso perché riguardante il periodo della storia più vicino ag ...continua

    L'eccezionale ritrovamento dell'ultima opera incompiuta di Dumas a opera del suo più attento studioso, il francese Claude Schopp, ha permesso di colmare quel vuoto nella sua produzione letteraria sulla storia di Francia, tanto più clamoroso perché riguardante il periodo della storia più vicino agli interessi di Dumas, il periodo napoleonico. Il padre omonimo, il generale Alexandre Dumas, che aveva combattuto con Napoleone in Egitto, era poi caduto in disgrazia e, imprigionato nel Regno di Napoli, aveva languito a lungo in carcere ed era morto giovane e povero in canna. Avendo a mente questo episodio, come il grande rispetto che ciò nonostante Dumas coltivò per la figura di Napoleone, è possibile comprendere il senso de "Il cavaliere di Saint-Hermine".

    Il protagonista, René, è - come suggerisce Schopp - un alter-ego di Dumas stesso, drammaticamente diviso tra l'odio e l'amore per Napoleone e la Francia post-rivoluzionaria. Dumas intreccia intorno a lui una storia grandiosa di vendetta e disperazione, che a tratti sembrerebbe voler evocare i fasti del più grande personaggio di Dumas, Edmond Dantes. Ma René è lontano da quella grandezza, privo della dovuta profondità, piatto e anonimo come tutti i personaggi che s'incontrano nel romanzo. Più che mai in quest'opera l'autore cade nell'approssimazione dei personaggi, che risultano tutti uguali nei loro modi compiti, improbabili, persino caricaturali, come per la povera Jane, morta d'amore per René. Persino Napoleone stenta a emergere in quest'accozzaglia di luoghi comuni.

    Il romanzo risulta poi appesantito da lunghi e inutili capitoli ripresi da altre opere di Dumas, come quelli su Chateaubriand, particolarmente irrilevanti nell'economia della storia. Senza dubbio, nel caso di une revisione in vista della pubblicazione in romanzo (si ricordi che la storia fu pubblicata, come tutte quelle di Dumas, a puntate), molti di questi appesantimenti scritti solo per allungare il brodo - e il cachet - sarebbero stati sfrondati.

    Quasi certamente, l'opera definitiva sarebbe stata una trilogia: un primo volume sulla storia dei Saint-Hermine, la fallita vendetta di René e l'esilio volontario in India, un secondo volume su René in Italia; e un terzo - incompiuto - sulla parte finale dell'epopea napoleonica, probabilmente con il lieto fine del matrimonio tra René e la sua promessa sposa dopo la caduta di Napoleone e il conseguente scioglimento della promessa di famiglia che lega René al legittimismo borbonico.

    Nel complesso, resta un'opera da leggere per gli amanti di Dumas, che ne ricaveranno comunque ore di piacere. Per gli altri, fatti salvi alcuni capitoli veramente notevoli, le promesse della storia - forse la migliore mai concepita da Dumas dope l'inarrivabile "Conte di Montecristo" - finiscono per deludere dopo 1500 pagine. Questo lettore meno filologico è autorizzato a saltare a pié pari tutti i capitoli di lungaggine e fermarsi alla battaglia di Trafalgar, ultimo momento interessante della storia (a meno che non siano napoletani come il sottoscritto, e allora apprezzeranno senz'altro gli ultimi capitoli ambientati nel decennio francese del Regno di Napoli; tra l'altro l'autore, il curatore e il traduttore italiano sbagliano riportando "Asproni" al posto della tenuta di caccia degli "Astroni", a Napoli, per ben tre volte nel testo!).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Premetto che Dumas, per me non si discute e rimane l’autore di uno dei miei due libri di formazione. Non passano estati senza che riprenda la lettura di uno dei suoi romanzi per inseguire l’avventura senza pensieri. Tuttavia questo libro ha più (molto più) di una pecca.
    E’ vero che la fa ...continua

    Premetto che Dumas, per me non si discute e rimane l’autore di uno dei miei due libri di formazione. Non passano estati senza che riprenda la lettura di uno dei suoi romanzi per inseguire l’avventura senza pensieri. Tuttavia questo libro ha più (molto più) di una pecca.
    E’ vero che la famiglia spendacciona era sempre a corto di quattrini e che 40 centesimi di franco a riga erano un allettamento irresistibile ma, 1500 pagine di un romanzo CHE NON FINISCE, è più di quanto possa accettare dal Grande Sbruffone.
    Ma la pecca vera è che l’eroe è semplicemente ODIOSO.
    Un gagà aristocratico che (a parte la sfiga iniziale che motiva le sue avventure) è sempre al posto giusto nel momento giusto: è il più coraggioso, il più ricco, il più bello, il più forte, il più fortunato, il più audace, il più magnanimo, il più colto, il più stoico, il più gentiluomo, il più elegante; le sue armi sono sempre le più fin i suoi cavalli i più focosi, i suoi serpenti i più immensi, le sue tigri le più feroci ecc ecc.
    Ma, ai nostri occhi moderni (sì, lo so che non si dovrebbe prescindere dall’epoca in cui è stato tratteggiato), scusate la volgarità, è anche il più testa di…
    Per dire, massacra in allegria uomini e bestie senza fare un plissé, dà fuoco allegramente a una intera foresta per tenere lontane le bestie notturne, tratta i non europei che incontra come scimmie poco sviluppate, ecc. ecc.

    Le uniche parti divertenti del romanzo sono quelle storiche (ascesa e consolidamento di Napoleone, Giuseppina, Fouché, i generali in disgrazia) e quelle enciclopediche (inserti sulla storia romana antica, sulle su grandi autori come Chateaubriand, Haydn).

    “Il piacere della lettura, sul quale Dumas non transigeva”,
    come scrive il curatore dell’edizione, qui è veramente andato a Patrasso: visto che si tratta di un romanzo perduto da quasi un secolo ci si domanda che bisogno c’era di ritrovarlo

    ha scritto il 

  • 5

    Forse incompleto, foorse da rifinire, ma...

    L'ultima opera di DumaS Padre, il cui ritrovamento dopo 150 anni è un romanzo nel romanzo.
    Dumas come sentiva e scriveva senza la revisione finale. Il testo per quanto a tratti si senta che la narrazione è ruvida, salta per poi riprendere, è assolutamente affascinate. Dumas lo si legge da g ...continua

    L'ultima opera di DumaS Padre, il cui ritrovamento dopo 150 anni è un romanzo nel romanzo.
    Dumas come sentiva e scriveva senza la revisione finale. Il testo per quanto a tratti si senta che la narrazione è ruvida, salta per poi riprendere, è assolutamente affascinate. Dumas lo si legge da giovani, è stato un piacere riscoprirlo, soprattutto attraverso questo testo. Nessun paragone con i best sellers d'avventura di oggi (soprattutto USA), la distanza è lunare.
    E' tradotto molto bene.
    Nell'intrenzione dell'autore completa la storia di Francia toccando il periodo napoleonico, che probabilmente metteva Dumas in difficoltà riguardo al giudizio storico.
    Si legge tutto d'un fiato.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro fluviale, forse non del tutto soddisfacente per l'impossibilità di una verifica finale dell'autore. Molto piacevole il respiro storico, specialmente all'inizio, quando il Cavaliere non è ancora emerso come figura perfetta e troppo pura, troppo disponibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Rimasta incompiuta, quest' opera di Dumas, avrebbe sicuramente intrattenuto il lettore per almeno altre 1500 pagine visto il punto in cui si interrompe. Molto probabilmente nella stesura finale, l' autore avrebbe eseguito delle "cesoiate" per alleggerire una storia che ne contiene tantissime altr ...continua

    Rimasta incompiuta, quest' opera di Dumas, avrebbe sicuramente intrattenuto il lettore per almeno altre 1500 pagine visto il punto in cui si interrompe. Molto probabilmente nella stesura finale, l' autore avrebbe eseguito delle "cesoiate" per alleggerire una storia che ne contiene tantissime altre.

    ha scritto il 

  • 3

    Uno strano Dumas

    Opera postuma e incompleta di Dumas padre. Anche qui un librone di 1500 non tutte di buona fattura: il curatore (che completerà le ultime pagine dell'opera) fa notare i refusi e le inesattezze frutto della mancanza di editing. Il romanzo ha due facce, da una parte la storia del personaggio che da ...continua

    Opera postuma e incompleta di Dumas padre. Anche qui un librone di 1500 non tutte di buona fattura: il curatore (che completerà le ultime pagine dell'opera) fa notare i refusi e le inesattezze frutto della mancanza di editing. Il romanzo ha due facce, da una parte la storia del personaggio che da il titolo al libro, ricca, avvincente, avventurosa e impossibile da lasciare, in cui si riconosce il Dumas di Montecristo o dei Tre Moschettieri; dall'altra centinaia di pagine in cui, abbandonato il protagonista in una prigione di Parigi, segue le vicende di Napoleone fino all'investitura a imperatore. Questa parte, pur facendo riferimento a una dettagliatissima e documentatissima ricerca storica, risulta però narrativamente piatta e, talvolta un po' noiosa. Molte digressioni (che qui durano capitoli e capitoli) distraggono talvolta dalla trama maestra senza realmente apportare grande valore alla storia. Insomma, le 3 stelle del giudizio sono forse un po' generose, ma la parte più avventurosa e in stile Dumas ne meriterebbe 4 piene.

    ha scritto il 

  • 3

    Il giudizio di quest'opera credo sia condizionato dal fatto di essere postuma e di non aver subito la revisione che l'autore, dopo la pubblicazione a puntate, avrebbe voluto fare per renderla più fluida e godibile. In effetti la lettura è appesantita da continue ed eccessivamente lunghe digressio ...continua

    Il giudizio di quest'opera credo sia condizionato dal fatto di essere postuma e di non aver subito la revisione che l'autore, dopo la pubblicazione a puntate, avrebbe voluto fare per renderla più fluida e godibile. In effetti la lettura è appesantita da continue ed eccessivamente lunghe digressioni: a tratti si ritrova il miglior Dumas, ma nel complesso il romanzo non appassiona. Non si capisce chi sia il protagonista del romanzo: più che Sainte-Hermine, Napoleone. Manca la spumeggiante verve ed ironia de I tre moschettieri o la ineluttabile drammaticità di Montecristo. L'edizione italiana non aiuta, costellata com'è di un'eccezionale quantità di refusi.

    ha scritto il 

  • 4

    Termino oggi, esausto ma felice, la lettura di qest'ultima opera di Dumas padre, due volumi. 118 capitoli, per un totale di 1500 pagine , letti in più o meno due mesi (due capitoli al giorno), quindi con i tempi di lettura molto vicini a quelli originali. Il fuilleton venne pubblicato a puntate ...continua

    Termino oggi, esausto ma felice, la lettura di qest'ultima opera di Dumas padre, due volumi. 118 capitoli, per un totale di 1500 pagine , letti in più o meno due mesi (due capitoli al giorno), quindi con i tempi di lettura molto vicini a quelli originali. Il fuilleton venne pubblicato a puntate sul quotidiano parigino Le Moniteur Universel, a metà 800.

    L'immersione in un romanzo storico classico è sempre un'esperienza memorabile ed istruttiva. Il I° volume è senz'altro il più bello: Napoleone, il vero protagonista, nella lotta contro i tentativi realisti di farlo fuori, giganteggia al centro della storia. Il II° volume è più picaresco: il nostro eroe, il Cavaliere di Sainte-Hermine, sotto le mentite spoglie del bel René, è diventato corsaro e se ne va pei sette mari in avventure alla Rambo contro tigri e serpenti boa di un metro di diametro, salvando un paio di fanciulle (in alcuni momenti si sfiora il ridicolo). Poi però la storia si risolleva spettacolarmente nel racconto della battaglia navale di Trafalgar durante la quale è proprio il nostro eroe ad impallinare il mitico Nelson. La fine di Nelson, sepolto nella bara fatta con il legno dell'albero maestro dell'Orient è uno dei momenti più alti dell'intero romanzo. Negli ultimi capitoli il conte, sotto il nome di Leo, si da da fare nella lotta al brigantaggio italico (Frà Diavolo, Taccone e il Bizzarro).
    Insomma, non mancano le avventure ed i colpi di scena in questo straordinario ultimo ritrovato romanzo di Dumas.

    ha scritto il