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Il cavaliere e la morte

Sotie

Di

Editore: CDE

3.9
(708)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 91 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000094882 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 5

    Vice, commissario di polizia, è un uomo molto colto, ormai prossimo alla fine. Non intende smettere di tirare fuori dal pacchetto l'ennesima sigaretta: della sua morte non ha paura. Ma di quella della giustizia (una Morte con la M maiuscola) ne è assolutamente disgustato. È stanco, che non signif ...continua

    Vice, commissario di polizia, è un uomo molto colto, ormai prossimo alla fine. Non intende smettere di tirare fuori dal pacchetto l'ennesima sigaretta: della sua morte non ha paura. Ma di quella della giustizia (una Morte con la M maiuscola) ne è assolutamente disgustato. È stanco, che non significa necessariamente rassegnato. I suoi pensieri, che sfociano in un esistenzialismo lucido e pragmatico, si alternano alla vicenda tipica di molti scritti di Sciascia, che qui si è superato.

    ha scritto il 

  • 3

    Un delitto rappresenta la fine o l’inizio? È questa l’enigmatica questione che si trova a risolvere il Vice protagonista. Ultimo caso, prima dell’oblio.
    Rispetto a tutti gli altri libri di Sciascia che ho letto, questo è il più enigmatico, il più ostico, il più ermetico. A volte è stato difficile ...continua

    Un delitto rappresenta la fine o l’inizio? È questa l’enigmatica questione che si trova a risolvere il Vice protagonista. Ultimo caso, prima dell’oblio. Rispetto a tutti gli altri libri di Sciascia che ho letto, questo è il più enigmatico, il più ostico, il più ermetico. A volte è stato difficile seguire i pensieri del protagonista, che spaziano dalla realtà, dal caso che ha tra le mani, all’arte: un arte in cui il Diavolo e la Morte sono quasi sempre presenti. Il protagonista è in punto di morte, così come lo era l’autore stesso. È questo forse il motivo per cui è così difficile comprenderlo: forse bisogna avere la consapevolezza di poter passare ancora poco tempo su questa Terra. Un libro sicuramente molto malinconico, che presenta un caso di omicidio oscuro - tema ricorrente - ma non vi si sofferma come in altre opere. Sicuramente da rileggere in futuro.

    ha scritto il 

  • 5

    Una voce fuori dal coro

    Ho condiviso questa lettura a voce alta, il che è già di per sé una gran bella cosa. Il linguaggio di Sciascia, poi, è di grande ispirazione. Le sue riflessioni sono profonde, puntute, lasciano strascichi. Ce ne vorrebbe di più, di Sciascia.

    ha scritto il 

  • 4

    Quante sfumature può avere il giallo? E' certo che Sciascia ne ha usate diverse per campire le sue tele. E qui la tinta è quasi evanescente: ne traspare l'intrico preciso di linee dell'incisione di Durer, Il cavaliere, la morte e il diavolo. Perché il Vice, protagonista di questo apologo, ama que ...continua

    Quante sfumature può avere il giallo? E' certo che Sciascia ne ha usate diverse per campire le sue tele. E qui la tinta è quasi evanescente: ne traspare l'intrico preciso di linee dell'incisione di Durer, Il cavaliere, la morte e il diavolo. Perché il Vice, protagonista di questo apologo, ama quell'immagine, dove la morte e il diavolo appaiono stanchi. Il diavolo, infatti - pensa il Vice - è sparito dal mondo, poiché gli uomini fanno meglio di lui. E la morte è un mendicante che sa aspettare. Ma il cavaliere, bardato nella sua armatura, è colui che più di tutti si illude, visto che non c'è barriera che possa arginare il male e la fine. Il Vice si sta consumando con un cancro, la morte stanca e paziente lo tallona mentre lui tenta di dipanare un caso misterioso. Alla morte è preparato, ma la morte lo beffa. E il giallo beffa il lettore...

    ha scritto il 

  • 0

    "C'era da gridare: "Iddio vi ha dato un volto, voi ve ne fate un altro": non come Amleto alle donne, ai loro belletti, manteche e smalti, ma a tutti gli indegni, indegna massa di cui il mondo andava gremendosi; di gridarlo al mondo che andava assumendo questa sostanza: di essere indegno della vit ...continua

    "C'era da gridare: "Iddio vi ha dato un volto, voi ve ne fate un altro": non come Amleto alle donne, ai loro belletti, manteche e smalti, ma a tutti gli indegni, indegna massa di cui il mondo andava gremendosi; di gridarlo al mondo che andava assumendo questa sostanza: di essere indegno della vita. Ma il mondo, il mondo umano, non aveva sempre oscuramente aspirato ad essere indegno della vita?"

    ha scritto il 

  • 5

    Sciascia mi lascia sempre senza parole, ma con una serie di sollecitazioni a cui fanno seguito infinite riflessioni.
    Sarà per quella sua capacità di descrizioni sintetiche perfette:
    La mattinata era di vitrea luminosità, gelida; e di gelidi aculei nelle ossa, nelle giunture.


    O pe ...continua

    Sciascia mi lascia sempre senza parole, ma con una serie di sollecitazioni a cui fanno seguito infinite riflessioni. Sarà per quella sua capacità di descrizioni sintetiche perfette: La mattinata era di vitrea luminosità, gelida; e di gelidi aculei nelle ossa, nelle giunture.

    O per quell'abilità nel delineare con poche pennellate personaggi che escono dalle pagine: Aveva un volto intelligente, bellissimi occhi in cui sembrava vagare una luce ironica e divertita. Tutt'altro che brutta...e chi la diceva tale evidentemente aveva della bellezza femminile un gusto poco sottile, da acquirente che non vuole essere frodato sul peso. La signora Zorni, davvero bella. Fino all'insipida perfezione. E di una loquacità che a quella perfezione siaccordava:...divagante nei più celesti e irraggiungibili cieli della stupidità.

    Con la sua ironia beffarda e irresistibile: ...gli aveva fatto intendere che a quel consiglio era stato consigliato da quel "servizio", in altro paese e in altro tempo definito intelligente.

    E la visione politica da veggente: Si può sospettare dunque che esista una segreta carta costituzionale che al primo articolo reciti: la sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini

    O la capacità tutta sua di demolire una intera categoria con poche stupende parole: Era il Grande Giornalista: dai suoi articoli cui settimanalmente i moralisti di nessuna morale si abbeveravano, gli era venuta fama di duro, di implacabile, fama che molto serviva ad alzarne il prezzo, per chi si trovava nella necessità di comprare disattenzioni e silenzi

    e l'analisi acuta sul tempo che verrà: si soffermava a seguire i loro giochi (dei bambini ndr) a sentire quel che si dicevano. Erano ancora capaci di gioia, di fantasia, ma li aspettava una scuola senza gioia, e senza fantasia, la televisione, il computer, l'automobile da casa a scuola e da scuola a casa, il cibo ricco ma dall'indifferenziato sapore di carta assorbente.

    e vi tralascio, volutamente, tutte le piccole ma meravigliose perle che il funzionario di polizia inanella sulla morte che ormai lo segue d'appresso e lo ghermisce, lasciandogli il rancore di stare per morire e l'invidia per coloro che restavano...

    Un'opera come sempre su più piani di lettura, com'è consueto con Sciascia, ma di una dolcezza che raramente ho trovato nelle sue pagine. Una meraviglia.

    ha scritto il 

  • 4

    Quel gruzzolo di gioia e quel male che la divora

    "Quel gruzzolo di gioia che in una vita si riusciva a mettere assieme, quel male efferatamente andavs divorandoselo".


    Ognuno può dare un nome diverso a "quel male": mafia, camorra, politica, ingiustizia, malattia, morte, vita.


    Io ho comprato questo libro perché ne avevo letto la tra ...continua

    "Quel gruzzolo di gioia che in una vita si riusciva a mettere assieme, quel male efferatamente andavs divorandoselo".

    Ognuno può dare un nome diverso a "quel male": mafia, camorra, politica, ingiustizia, malattia, morte, vita.

    Io ho comprato questo libro perché ne avevo letto la trama, perché ho dato un nome a quel male, quel male che ho sentito mio, ogni volta che veniva nominato dal Vice, e che speravo si risolvesse, se ne andasse, regalasse un lieto fine buonista, stucchevole, che sa di finto, ma che è buono per illudersi, crogiolarsi un po' nella speranza.

    Ma Sciascia non ha niente di buonista, né di stucchevole. Ed è bene così.

    ha scritto il 

  • 4

    Incipit:


    Quando alzava gli occhi dalle carte, e meglio quando appoggiava la testa sull'orlo dell'alto e duro schienale, la vedeva nitida, in ogni particolare, in ogni segno, quasi il suo sguardo acquistasse un che di sottile e puntuto e il disegno rinascesse con la stessa precisione e ...continua

    Incipit:

    Quando alzava gli occhi dalle carte, e meglio quando appoggiava la testa sull'orlo dell'alto e duro schienale, la vedeva nitida, in ogni particolare, in ogni segno, quasi il suo sguardo acquistasse un che di sottile e puntuto e il disegno rinascesse con la stessa precisione e meticolosità con cui, nell'anno 1513, Albrecht Durer lo aveva inciso.

    Costruito come fosse un giallo, Il cavaliere e la morte è l'ennesimo racconto di Sciascia di si parla del potere e del suo lato criminale. Racconto che diventa apologo negativo di un sistema malato, il nostro paese e che Sciascia si sentiva in dovere di raccontare "Il mio ruolo" diceva in una intervista "è di dire le cose che noto o che scopro nella realtà: due e due fanno quattro e, identificate certe premesse, il risultato sarà inevitabile". E ancora "Nessun dono profetico: basta, ripeto, conoscere e osservare, e avere il coraggio di opporsi al conformismo della verità ufficiale".

    No, uno come Sciascia alla verità sui giornali di oggi di Andreotti padre della patria, avrebbe detto di no.

    Protagonista di questo breve racconto è il vice, un funzionario di polizia che non ha nome e che è mortalmente malato (come malato era il professor Franzò, ne Una storia semplice, a testimonianza di una malattia più profonda di questo paese dove gli eroi hanno un volto cupo e quasi rassegnato). Assieme al suo capo, devono indagare sulla morte di un avvocato famoso, Sandoz, trovato dopo dopo una cena in cui si è scambiato un bigliettino col potente presidente Aurispa. Presidente della industrie riunite: durante la cena ha scritto all'avvocato "ti ucciderò" .. Un gioco, spiega il presidente, con un certo fastidio, ai due poliziotti che si sono permessi di andarlo a disturbare. Lo zelo del capo, impedisce al protagonista di approfondire ufficialmente la pista che porta all'importante industriale, autore, assieme all'avvocato, di certi intrallazzi che è bene non vengano resi noti.

    Ma ecco l'evento che mette a posto la forma delle cose: l'avvocato avrebbe ricevuto delle minacce telefoniche da un certo gruppo autonominato "i ragazzi dell'89".

    Chi sono? A che '89 si riferiscono? Forse alla rivoluzione francese del 1789? L'indagine parallela e ufficiosa del vice, lo porta ad incontrare altri commensali della cena, fino all'amico Rieti (una persona che sa tante cose, forse con un passato nei servizi), che lo imbocca su una strada ispida: la falsa pista del gruppo terroristico creata ad arte per distogliere l'attenzione e gli intrallazzi di Sardoz, che era anche a conoscenza degli scontri interni nei partiti.

    Il volto del potere:

    «Nella nostra infanzia abbiamo sentito, più che propriamente conosciuto, un potere che si può dire di integrale criminalità, un potere che si può anche dire , paradossalmente, sano, , di buona salute: sempre, si capisce, nel senso del crimine e confrontato a quello schizofrenico di oggi. La criminalità di quel potere si affermava soprattutto nel non ammetterne altra al di fuori della propria , vantat ed esteticamente decorata ... Inutile dire che preferisco la schizofrenia alla buona salute; e credo anche lei. Ma di questa schizofrenia bisogna tener conto, per spiegarci certe cose altrimenti inspiegabili. Come pure bisogna tener conto della stupidità, della pura stupidità, che a volte vi si insinua e prevale .. C'è un potere visibile, nominabile, enumerabile; e ce n'è un altro, non enumerabile, senza nome, senza nomi, che nuota sott'acqua. Quello visibile combatte quello sott'acqua, e specialmente nei momenti in cui si permette di affiorare gagliardamente, e cioè violentemente e sanguinosamente: ma il fatto è che ne ha bisogno .. Spero che lei mi perdoni questa filosofia spicciola: ma non ne ho altra, riguardo al potere». «Si può sospettare, dunque, che esista una segreta carta costituzionale che al primo articolo reciti: la sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini». «Di tutti i cittadini, in effetti: anche di quelli che, spargendo insicurezza, si credono sicuri .. E questa è la stupidità di cui dicevo». pagina 60

    Con chi parlare di questa pista? Mentre il capo prosegue l'indagine ufficiale sui "ragazzi dell'89", il vice si confida col Grande Giornalista (affinché se ne parli sulla stampa), uno da cui "settimanalmente i moralistti di nessuna morale si abbeveravano".

    Il Grande Giornalista aveva ora un'aria diffidente, perplessa. Disse: «Mi aspettavo che lei non rispondesse alla mia domanda, e lei invece ha risposto; che lei negasse il mio sospetto, e lei invece vi ha aggiunto il suo. Ma che succede?». La sua mente, gli si leggeva in faccia, era tutto un meccanismo di scarti, correzioni, ritorni ed inceppi. «Ma che succede?», angosciosamente. «Nulla, direi». E ad offenderlo: «Ha mai sentito parlare di amore della verità?». «Vagamente». Lo disse con ironia sdegnosa [..] Il vice rincalzò con un «già, già». E aggiunse: «Domani, comunque, spero di poter leggere un suo articolo con tutti i sospetti e i dubbi che io, per opèonione personale, le ho confermato». Il Grande Giornalista era rosso di collera. Disse: «Lei sa cbene che non lo scriverò». «E perché dovrei saperlo? Ho ancora tanta fiducia nel genere umano». pagina 67

    La malattia prende il sopravvento sul vice: sconfortato e stanco, riguarda il dipinto di Durer "Il cavaliere, la morte, il diavolo" che sembra rivelargli la stanchezza del diavolo stesso e pensa:

    « L’aveva sempre un po’ inquietato l’aspetto stanco della morte, quasi volesse dire che stancamente, lentamente, arrivava quando ormai della vita si era stanchi. Stanca la morte, stanco il suo cavallo: altro che il cavallo del Trionfo della morte e di Guernica. E la morte, nonostante i minacciosi orpelli delle serpi e della clessidra, era espressiva più di mendicità che di trionfo. «La morte si sconta vivendo». Mendicante, la si mendica. In quanto al diavolo, stanco anche lui, era troppo orribilmente diavolo per essere credibile. […] Ma il Diavolo era talmente stanco da lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui. E il Cavaliere […], dentro la sua corazza forse altro Durer non aveva messo che la vera morte, il vero diavolo: ed era la vita che si credeva in sé sicura: per quell’armatura, per quelle armi. » Pagina 70

    ha scritto il 

  • 3

    Uno Sciascia diverso, meno diretto, piu' vaporoso, quasi crepuscolare. Una scrittura che sembra volere chiudere tutti i conti aperti senza averne il tempo. Che lotta contro se' stessa e contro il mondo intero, contro la sua idea di mondo. Rimane un piacere leggere quest'uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giallo particolare e avvincente. Un racconto amaro della lotta del protagonista contro una malattia sia fisica che sociale; una lotta purtroppo vana perché la morte, anche se con stanchezza, alla fine ha comunque la meglio.

    ha scritto il 

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