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Il cavaliere inesistente

Di

Editore: Einaudi (I coralli, 108)

4.1
(8895)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 165 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: A000064178 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il nuovo romanzo di Calvino viene ad affiancarsi a Il visconte dimezzato e a Il barone rampante, compiendo una trilogia di emblematiche figure, quasi un albero genealogico di antenati dell’uomo contemporaneo. Stavolta Calvino si è spinto più a ritroso nei secoli e il suo romanzo si svolge tra i paladini di Carlomagno, in quel Medioevo fuori d’ogni verosimiglianza storica e geografica che è proprio dei poemi cavallereschi.
Oltre diecimila copie del romanzo sono state vendute in pochi mesi, e molte sono state le interpretazioni che la critica ne ha date. Ma Il cavaliere inesistente si legge prescindendo da tutti i suoi possibili significati, gustando avventure di Agilulfo e di Gurdulù, della fiera amazzone Bradamante e del giovane Rambaldo, del cupo Torrismondo, della maliziosa Priscilla e della placida Sofronia. In mezzo al succedersi di trovate buffonesche, di battaglie e duelli e naufragi, non si tarda a scoprire l’accento solito di Calvino, la sua morale attiva e il suo ironico e malinconico riserbo, la sua aspirazione a una pienezza di vita, a un’umanità totale.
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  • 2

    questo libro non è bello nè brutto. Tratta diversi temi: la ricerca di sè; della vita dei cavalieri; e dell' inesistenza della perfezione e questa è la parte che mi a spinto a continuare il ...continua

    questo libro non è bello nè brutto. Tratta diversi temi: la ricerca di sè; della vita dei cavalieri; e dell' inesistenza della perfezione e questa è la parte che mi a spinto a continuare il libro. Ma la parte che non mi è piaciuta di questo libro è la narrazione lenta e passare da un protagonista all'altro senza un nesso.Ma forse non mi è piaciuto molto perchè non sono una appassionata di romanzi cavallereschi.

    ha scritto il 

  • 2

    Metaforicamente moderno

    Con quest’usanza d’andare in battaglia carichi di bardature sovrapposte, al primo scontro un catafascio di oggetti disparati casca in terra. Chi pensa piú a combattere, allora? La gran lotta è ...continua

    Con quest’usanza d’andare in battaglia carichi di bardature sovrapposte, al primo scontro un catafascio di oggetti disparati casca in terra. Chi pensa piú a combattere, allora? La gran lotta è per raccoglierli; e a sera tornati al campo far baratti e mercanteggiamenti. Gira gira è sempre la stessa roba che passa da un campo all’altro e da un reggimento all’altro dello stesso campo; e la guerra cos’è poi se non questo passarsi di mano in mano roba sempre piú ammaccata?

    //

    Rambaldo trascina un morto e pensa: «O morto, io corro corro per arrivare qui come te a farmi tirar per i calcagni. Cos’è questa furia che mi spinge, questa smania di battaglie e d’amori, vista dal punto donde guardano i tuoi occhi sbarrati, la tua testa riversa che sbatacchia sulle pietre? Ci penso, o morto, mi ci fai pensare; ma cosa cambia? Nulla. Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni prima della tomba, per noi vivi e anche per voi morti. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere. Di compiere azioni egregie per l’esercito franco. Di abbracciare, abbracciato, la fiera Bradamante. Spero che tu abbia speso i tuoi giorni non peggio, o morto. Comunque per te i dadi hanno già dato i loro numeri. Per me ancora vorticano nel bussolotto. E io amo, o morto, la mia ansia, non la tua pace»

    ha scritto il 

  • 5

    Anche ad essere si impara...

    Sublime. Perfetto sia nella struttura che nel ritmo che scandisce la narrazione a colpi di spada. L'ultimo romanzo del ciclo "I nostri antenati" è ambientato nel mondo epico dei paladini di ...continua

    Sublime. Perfetto sia nella struttura che nel ritmo che scandisce la narrazione a colpi di spada. L'ultimo romanzo del ciclo "I nostri antenati" è ambientato nel mondo epico dei paladini di Carlomagno, in un'atmosfera epico-cavalleresca che ricalca da vicino le immagini poetiche dell'Ariosto. Non è un caso se l'autore nel 1970 ha proposto una rilettura dell'Orlando Furioso... Agilulfo è un cavaliere... che non esiste! Egli si muove razionalmente e in modo impeccabile in qualsiasi contesto quotidiano, sia in battaglia che fuori dal campo, ma a riempire la sua armatura immacolata non c'è una fisicità carnale, sensibile e passionale. Al contrario, vi troviamo il vuoto dell'anima, dell'incapacità di provare emozioni, di penetrare a fondo nel flusso vitale che non può essere ingabbiato in algoritmi cervellotici di sorta. Al suo fianco troviamo l'animalesco Gurdulù, omaccione privo di volontà e coscienza che esiste ignaro del fatto di essere innanzi tutto una persona. I due personaggi chiave simboleggiano le due anime dell'uomo moderno, in continua combutta fra loro, separate l'una dall'altra da una frattura apparentemente insanabile. Ma se, da un lato, è vero che il vuoto d'origine è il punto di avvio di qualsiasi esistenza, dall'altro Calvino ci lascia un piccolo messaggio di speranza: si può imparare a non tarpare le ali alle proprie passioni crocifiggendosi attraverso l'uso - l'abuso - di una volontà sorda ai richiami della materia e allo stesso tempo evitare di scadere nella brutalità dello stato grezzo. Come? Se l'esempio degli abituanti di Curvaldia, che insorgono contro le vessazioni dell'Ordine paternalista, o quello fornitoci dai mille inseguimenti amorosi che in fondo raggiungono lo scopo servono a qualcosa, possiamo ben dire che... chi la dura la vince. Sì, perché non tutti gli sforzi sono costretti a cadere in un nulla di fatto, non sempre quando si muovono i propri passi nel mondo si è destinati ad essere sconfitti, perché anche se i nostri premi o castighi sono soggetti alla ruota della fortuna c'è sempre la possibilità della Speranza. Che con l'Amore costituisce l'unico motore umano. Illuminante e divertente. Calvino paga sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Giocavo a VVVVVV con la mia pianta di pomodoro ma ci siamo bloccati a un livello e non perché era difficile ma perché il pezzo del livello ci piaceva, mettilo su You Tube, mi dice la mia pianta di ...continua

    Giocavo a VVVVVV con la mia pianta di pomodoro ma ci siamo bloccati a un livello e non perché era difficile ma perché il pezzo del livello ci piaceva, mettilo su You Tube, mi dice la mia pianta di pomodoro, got it, dico io, cool, fa lei, e ci sentiamo giovani http://popcornpopcornpop.tumblr.com/post/98678043025 Senti ma che mi volevi dire prima?, mi fa la mia pianta di pomodoro, non mi ricordo, faccio io, mi tornerà in mente, how is that?, fa lei, a saperlo, dico io, con il tono di voce del mio trisavolo lui scriveva musica e la musica se la suonava anche e aveva la barba rossa. Io non ho preso nessuna delle tre cose ma nutro istintivamente stima per questo mio trisavolo mi immagino il suo tono di voce e cerco di riprodurlo, a saperlo, ripeto con lo stesso tono, ma come parli?, mi fa la mia pianta di pomodoro, come il mio trisavolo, faccio io, that's weird, dice la mia pianta di pomodoro, dai superiamo questo livello, aggiunge, got it, dico io, cool, fa lei, e io faccio il primo salto e muoio trafitto dagli spuntoni di ferro.

    ha scritto il 

  • 0

    Non era raro imbattersi in nomi e pensieri e forme e istituzioni cui non corrispondeva nulla d’esistente. E d’altra parte il mondo pullulava di oggetti, facoltà e persone che non avevano nome ...continua

    Non era raro imbattersi in nomi e pensieri e forme e istituzioni cui non corrispondeva nulla d’esistente. E d’altra parte il mondo pullulava di oggetti, facoltà e persone che non avevano nome né distinzione dal resto. Era un’epoca in cui la volontà e l’ostinazione d’esserci, di marcare un’impronta, di fare attrito con tutto ciò che c’è, non veniva usata interamente, dato che molti non se ne facevano nulla – per miseria o ignoranza o perché invece tutto riusciva loro bene lo stesso – e quindi una certa quantità ne andava persa nel vuoto. Poteva pure darsi allora che in un punto questa volontà e coscienza di sé, così diluita, si condensasse, facesse grumo, come l’impercettibile pulviscolo acquoreo si condensa in fiocchi di nuvole, e questo groppo, per caso o per istinto, s’imbattesse in un nome e in un casato, come allora ne esistevano spesso di vacanti, in un grado nell’organico militare, in un insieme di mansioni da svolgere e di regole stabilite; e sopratutto – in un’armatura vuota, ché senza quella, coi tempi che correvano, anche un uomo che c’è rischiava di scomparire, figuriamoci uno che non c’è … Cosi aveva cominciato a operare Agilulfo dei Guildiverni e a procacciarsi gloria.

    ha scritto il 

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