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Il cavaliere inesistente

Di

Editore: Mondadori

4.1
(9130)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8804598883 | Isbn-13: 9788804598886 | Data di pubblicazione: 

Illustratore o Matitista: F. Maggioni

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Io ho sempre avuto un rapporto molto difficile con "Il cavaliere inesistente" ma non tanto per l'intreccio, la genialità dei temi medievali e il carisma di ogni personaggio, bensì per il disarmante vu ...continua

    Io ho sempre avuto un rapporto molto difficile con "Il cavaliere inesistente" ma non tanto per l'intreccio, la genialità dei temi medievali e il carisma di ogni personaggio, bensì per il disarmante vuoto che ti lascia. Si termina di leggere con grandi interrogativi, il più grande tra tutto è l'identità di Agilulfo. Nonostante si sappia nome e ordine, su di lui resta davvero poco dopo la sua morte. Solo il suo nome lo realizza perché lo stesso impegno e la sua tenacia non fanno di lui il cavaliere modello che in parte ancora aspira ad essere per tutto il reggimento e che poi, lasciando come sua testimonianza sulla terra l'armatura bianca ad Rambaldo, neanche riesce a trasmettere come eredità questi insegnamenti ad Rambaldo, dato che questi la rende una macchina da guerra e non di onore e cavalleria; tant'è che la insozza tutta di sangue e fango già alla prima battaglia. Agilulfo non lascia niente dopo la sua scomparsa, neanche più l'amore di Bradamante che, forse ispirata anche dall'armatura bianca, si lascia del tutto a Rambaldo.
    I temi medievali sono molteplici e quasi tutti girano intorno ad Agilulfo e la sua fede come la sfida di castità al castello di Priscilla, il suo viaggio (dalla Spagna alla Scozia, poi in mare per Marocco e ritorno in Scozia), la lotta contro una balena e la fuga dai palazzi del sultano con Sofronia. Anche su quest'ultima e Torrismondo s'intreccia un tema molto in voga nel medioevo (Tristano e Isotta) ed è l'incesto. Invece su Rambaldo e Bradamante ci si ricorda d'epica italica come l'Orlando o "Gerusalmente liberata".

    E' sicuramente una lettura piacevole e divertente ma rispetto alla trilogia non c'è molto di nuovo. Qui, come nel "Barone rampante" si mette in crisi la dimostrazione dell'esistenza dell'uomo e della sua testimonianza dopo la morte. Il Barone come il Cavaliere, hanno preferito scomparire e rimanere solo nel ricordo di una persona; il Barone nella memoria del fratello e il Cavaliere nel ricordo di Bradamante (la narratrice interna di questa storia).

    ha scritto il 

  • 5

    "Anche ad esistere si impara"

    “Aveva sempre bisogno di sentirsi di fronte le cose come un muro massiccio al quale contrapporre la tensione della sua volontà, e solo così riusciva a mantenere una sicura coscienza di sé. Se invece i ...continua

    “Aveva sempre bisogno di sentirsi di fronte le cose come un muro massiccio al quale contrapporre la tensione della sua volontà, e solo così riusciva a mantenere una sicura coscienza di sé. Se invece il mondo intorno sfumava nell’incerto, nell’ambiguo, anch’egli si sentiva annegare in questa morbida penombra, non riusciva più a far affiorare dal vuoto un pensiero distinto, uno scatto di decisione, un puntiglio. Stava male: erano quelli i momenti in cui si sentiva venir meno; alle volte solo a costo d’uno sforzo estremo riusciva a non dissolversi. Allora si metteva a contare: foglie, pietre, lance, pigne, qualsiasi cosa avesse davanti. O a metterle in fila, a ordinarle in quadrati o in piramidi. L’applicarsi a queste esatte occupazioni gli permetteva di vincere il malessere, d’assorbire la scontentezza, l’inquietudine e il marasma, e di riprendere la lucidità e compostezza abituali.”

    Agilulfo è un cavaliere leale, senza paura e consapevole di ogni sua azione, agisce guidato da un’infallibile razionalità , ma è incapace di interagire con il mondo poiché non esiste in quanto corpo. Solo la sua bianca impeccabile armatura dà consistenza corporea al suo essere. Il suo scudiero, Gurdulù, rappresenta il suo opposto. C’è, ma non sa di esistere, si immedesima in tutto quello che lo circonda.
    Calvino, raccontando, tramite suor Teodora, le avventure di Agilulfo del suo scudiero Gurdulù, di Rambaldo e Torrismondo cavalieri dell’esercito di Carlomagno, ci parla dell’uomo moderno, della sua solitudine e della totale impossibilità di autenticità. Temi come quello delle maschere, dell’inconsistenza, delle nevrosi corrono per le pagine di questo romanzo insieme a saraceni e paladini, a conventi e a giochi di parole.
    ll Cavaliere inesistente è un libro che va letto più volte per ricavarne, ogni volta un nuovo motivo di riflessione. Impossibile farne un commento esaustivo.

    "Agilulfo trascina un morto e pensa: “O morto, tu hai quello che io mai ebbi né avrò: questa carcassa. Ossia, non l’hai: tu sei questa carcassa, cioè quello che talvolta, nei momenti di malinconia, mi sorprendo a invidiare agli uomini esistenti. Bella roba! Posso ben dirmi privilegiato, io che posso farne senza e fare tutto. Tutto – si capisce – quel che mi sembra più importante; e molte cose riesco a farle meglio di chi esiste, senza i loro soliti difetti di grossolanità, approssimazione, incoerenza, puzzo. E’ vero che chi esiste ci mette sempre anche un qualcosa, una impronta particolare, che a me non riuscirà mai di dare. Ma se il loro segreto è qui, in questo sacco di trippe, grazie, ne faccio a meno. Questa valle di corpi nudi che si disgregano non mi fa più ribrezzo del carnaio del genere umano vivente”.
    Gurdulù trascina un morto e pensa: “Tu butti fuori certi peti più puzzolenti dei miei, cadavere. Non so perché tutti ti compiangano. Cosa ti manca? Prima ti muovevi, ora il tuo movimento passa ai vermi che tu nutri. Crescevi unghie e capelli: ora colerai liquame che farà crescere più alte nel sole le erbe del prato. Diventerai erba, poi latte delle mucche che mangeranno l’erba, sangue di bambino che ha bevuto il latte, e così via. Vedi che sei più bravo di vivere tu di me, o cadavere?”
    Rambaldo trascina un morto e pensa: “O morto, io corro corro per arrivare qui come te a farmi tirar per i calcagni. Cos’è questa furia che mi spinge, questa smania di battaglie e d’amori, vista dal punto donde guardano i tuoi occhi sbarrati, la tua testa riversa che sbatacchia sulle pietre? Ci penso, o morto, mi ci fai pensare; ma cosa cambia? Nulla. Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni prima della tomba, per noi vivi e anche per voi morti. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere. Di compiere azioni egregie per l’esercito franco. Di abbracciare, abbracciato, la fiera Bradamante. Spero che tu abbia speso i tuoi giorni non peggio, o morto. Comunque per te i dadi hanno già dato i loro numeri. Per me ancora vorticano nel bussolotto. E io amo, o morto, la mia ansia, non la tua pace”. "

    ha scritto il 

  • 0

    Estratto da un mio tema estivo delle superiori:

    L’autore stesso si rende conto che la realtà è tutta fuori e gli sembra impossibile (riuscire ad) aprire un nuovo universo nella pagina bianca, “fare il ...continua

    Estratto da un mio tema estivo delle superiori:

    L’autore stesso si rende conto che la realtà è tutta fuori e gli sembra impossibile (riuscire ad) aprire un nuovo universo nella pagina bianca, “fare il salto”, quando le cose tangibili e reali si muovo vorticosamente fuori dalla carta, fuori dalla finestra, fuori di sé; la pagina non può più offrire protezione dal mondo esterno. [...] Mano a mano che la storia prosegue però anche le pagine vengono intrise di realtà, la scrittura erige un ponte tra il parto dell’immaginazione e il mondo reale, mentre il confine tra i due universi pare sfaldarsi. Prima la vita era tutta fuori, ora essa buca il candore della pagina, squarcia il bianco; la scrittura è buona solo quando la narrazione è contaminata dell’azione, quando è la vita a prevalere. L’autore non deve far altro che lasciarsi condurre nella danza dal movimento, lasciare che sia esso a trasportare la sua mano e ad ispirare i suoi scritti. L’artificio della pagina è infine stato spezzato

    ha scritto il 

  • 4

    Italo Calvino, Il cavaliere inesistente

    Scritto nel 1959, è l'ultimo romanzo della trilogia che lo stesso Calvino (insieme al Visconte dimezzato e al Barone rampante) proporrà nella raccolta I NOSTRI ANTENATI.
    Anch'essa è un'opera di fantas ...continua

    Scritto nel 1959, è l'ultimo romanzo della trilogia che lo stesso Calvino (insieme al Visconte dimezzato e al Barone rampante) proporrà nella raccolta I NOSTRI ANTENATI.
    Anch'essa è un'opera di fantasia che affonda le proprie radici nell'animo umano e nei drammi dell'uomo moderno.
    Agilulfo è l'armatura senza corpo. Gli altri protagonisti sono molto più umani, ma al contempo più problematici e persino complessi. Ottima lettura

    ha scritto il 

  • 4

    Il cavaliere inesistente

    L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto;ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nu ...continua

    L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto;ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla."
    Romanzo fantastico scritto nel 1959 e pubblicato nella trilogia di Calvino intitolata "I nostri antenati".
    La storia è ambientata durante le Crociate e vede come protagonista Agilulfo,cavaliere e paladino di Carlo Magno che esiste solo grazie alla sua armatura vuota. Intorno alla sua figura ruotano altri personaggi attraverso i quali si sviluppa la narrazione. Di grande rilievo sono Rambaldo e Gurdulù che rivestiranno cariche importanti. La storia è narrata da una suora in convento che ripercorre tutte le vicende di Agilulfo e Rambaldo,giovane ricco di passione e perdutamente innamorato della bella Bradamante,donna guerriera che lo salva dalle braccia della morte in una situazione scomoda. Rambaldo cercherà vanamente di conquistare la donna ma il suo cuore è riservato al cavaliere inesistente.
    Durante un banchetto,un giovane di nome Torrismondo,rivela la "falsa"identità di cavaliere di Agilulfo poichè,per essere nominato tale,bisogna salvare una vergine in pericolo ma colei che era stata tratta in salvo aveva un figlio proprio con Torrismondo. Il cavaliere così partirà,spinto dalla vergogna,per ritrovare la giovane donna seguito a ruota da Bradamante e Rambaldo.
    Riusciranno nell'impresa? Lascio a voi scoprire la fine della storia.
    Il personaggio che spicca è Agilulfo, ricco di coscienza e forza e anche nella sua assenza fisica riesce comunque a raffigurare a pieno gli ideali e le emozioni provate. Il desiderio di essere carne e ossa lo influenzerà molto accompagnando costantemente i suoi pensieri ma in fin dei conti quello che più spicca è l'astuzia e il suo atteggiamento che faranno innamorare Bradamante. Altro personaggio è Gurdulù,in antitesi con Agilulfo poichè dotato di individualità fisica ma non di coscienza rivelando un'anima buffa e quasi infantile assorbita completamente dal mondo esterno e dalle piccole cose che lo circondano . Personalmente credo sia uno dei personaggi migliori della storia,proprio perchè in grado di immedesimarsi in qualsiasi cosa vivente o non vivente che sia. Il mio personaggio preferito,però, resta Agilulfo perchè lo trovo così affascinante nella sua anima racchiusa in quell'armatura sempre splendente e non in un normale corpo. Probabilmente,se non fosse stato "inesistente"non mi avrebbe appassionato molto.
    E' stato citato,nelle righe precedenti,Rambaldo,giovane incosciente e insicuro che si lancia nelle situazioni senza pensarci due volte ma,quest'incoscienza, è affiancata dalla forte passione amorosa che lo condurrà a fare delle scelte.
    Che aggiungere... L'ho trovato molto avvincente e scorrevole e l'ho letto con piacere,si mostra dunque piacevole e interessante. Buona lettura :)

    ha scritto il 

  • 4

    Il terzo romanzo della «trilogia araldica», Il cavaliere inesistente (1959), è ambientato nel Medioevo carolingio, al tempo della guerra tra cristiani e infedeli, ma allude palesemente alla fase di tr ...continua

    Il terzo romanzo della «trilogia araldica», Il cavaliere inesistente (1959), è ambientato nel Medioevo carolingio, al tempo della guerra tra cristiani e infedeli, ma allude palesemente alla fase di trapasso della fine degli anni Cinquanta, quando è iniziato il "miracolo economico" e, con esso, il processo di disintegrazione della persona, operato dalla società massificata.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro sulla ricerca della propria identità.
    Calvino è un maestro nel delineare, con la sua penna, personaggi simbolici ed emblematici in grado di portare il lettore ad un esame introspettivo come s ...continua

    Un libro sulla ricerca della propria identità.
    Calvino è un maestro nel delineare, con la sua penna, personaggi simbolici ed emblematici in grado di portare il lettore ad un esame introspettivo come spesso accade a loro.
    Questo romanzo, rispetto agli altri della trilogia araldica, è un tantino più lento e riflessivo, ma non per questo meno appassionante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Questo terzo romanzo conclude la trilogia di Calvino dedicata agli “Antenati” e, come i precedenti, presenta una duplice chiave di lettura: romanzo fantastico ambientato in un non ben definito medioev ...continua

    Questo terzo romanzo conclude la trilogia di Calvino dedicata agli “Antenati” e, come i precedenti, presenta una duplice chiave di lettura: romanzo fantastico ambientato in un non ben definito medioevo, ovvero trasposizione della società moderna al tempo di Carlomagno.
    La vita dell’uomo contemporaneo, nel suo pragmatismo e nella totale assenza di qualsiasi sfogo “irrazionale”, appare come vuota ed insoddisfacente, ed è ampiamente diffusa la domanda su cosa rimanga di un individuo sotto la scorza di convenzioni sociali ed apparenze.
    Il protagonista del libro, Agilulfo, è un paladino che sotto le placche della sua argentea armatura, non esiste, sebbene sia convinto del contrario, e sopravvive solo agganciandosi metodicamente ai rituali del tangibile:

    a quell'ora dell'alba... aveva sempre bisogno di applicarsi a un esercizio di esattezza perchè è proprio allora che le cose perdono l'inconsistenza della notte... e attraversano un limbo incerto, in cui si è meno sicuri della consistenza del mondo.

    La reiterazione ed i rituali, l'applicazione maniacale ed asettica delle regole che governano il mondo cavalleresco, permettono di dare spessore a ciò che è inconsistente, privo di identità perchè privo del latente che contraddistingue l'umano dal naturale.
    All'estremo opposto c'è la figura di Gurdulù, lo scudiero, fatto di carne e sangue ma mentalmente inetto: si immedesima e mima ogni oggetto, animale o persona in cui si imbatte, lui stesso viene chiamato con nomi diversi a seconda se attraversa questa o quella contrada.
    Due eccessi, o meglio due privazioni, altrettanto alienanti: soddisfacimento della forma e delle convenzioni, soddisfacimento della istintualità.
    Bradamante, l’amazzone guerriera, donna bellissima e fiera in un accampamento di rudi maschiacci, propone il femminile come altrettanto valida capacità di essere ed operare,
    però anch'ella non riesce a sfuggire al fascino perververso e annichilente delle regole: il suo cuore spasimerà presto per il cavaliere che non c'è. Attratta dalla rassicurante ossessività della perfezione.
    E' Rambaldo, giovanissimo guerriero, desideroso di atterrare i nemici più temibili, la chiave di volta del romanzo.
    Pieno di vitalità, curioso dell'ignoto, brucia dalla voglia di crescere e trasformarsi, osserva le regole ma senza subirle supinamente, e cerca di trovarvi un senso, unico fra tutti ad essere totalmente e coerentemente integro nel suo esistere.
    Ironicamente Clvino ci mostra che sarà proprio il codice cavalleresco a mettere in luce l’inconsistenza di Agilulfo, nel momento in cui si dovrà dimostrare l'illibatezza di una pulzella da lui salvata.
    Messo in crisi dal suo stesso credo, Agilulfo non potrà che sparire, trascinando nella propria disfatta quegli ideali astratti e vacui di cui si era fatto portavoce, mentre la splendida Bradamante (sotto il vestito purtroppo niente) trasferirà su chi eredita la corazza del cavaliere la sua amorosa "passione"...

    ha scritto il 

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