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Il cavaliere inesistente

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(9006)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8811020883 | Isbn-13: 9788811020882 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Suor Teodora narra la storia di Agilulfo, cavaliere senza corpo, di cui vivesolo l'armatura. Mentre Carlo Magno assedia Parigi, Agilulfo, dopo essersicoperto di gloria, decide di partire alla ricerca di Sofronia, fanciulla dalui salvata quindici anni prima. Accompagnato dallo scudiero Gurdulù, attraverso numerose peripezie, inseguito dalla guerriera Bradamante innamorata dilui, Agilulfo riesce a trovare Sofronia, ma credendola macchiata di gravipeccati, decide di scomparire. Si sveste dell'armatura e la consegna a Rambaldo, giovane compagno d'armi. Sarà ora questi a proseguire nella bianca corazza, le gesta del cavaliere senza corpo.
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  • 4

    Il terzo romanzo della «trilogia araldica», Il cavaliere inesistente (1959), è ambientato nel Medioevo carolingio, al tempo della guerra tra cristiani e infedeli, ma allude palesemente alla fase di tr ...continua

    Il terzo romanzo della «trilogia araldica», Il cavaliere inesistente (1959), è ambientato nel Medioevo carolingio, al tempo della guerra tra cristiani e infedeli, ma allude palesemente alla fase di trapasso della fine degli anni Cinquanta, quando è iniziato il "miracolo economico" e, con esso, il processo di disintegrazione della persona, operato dalla società massificata.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro sulla ricerca della propria identità.
    Calvino è un maestro nel delineare, con la sua penna, personaggi simbolici ed emblematici in grado di portare il lettore ad un esame introspettivo come s ...continua

    Un libro sulla ricerca della propria identità.
    Calvino è un maestro nel delineare, con la sua penna, personaggi simbolici ed emblematici in grado di portare il lettore ad un esame introspettivo come spesso accade a loro.
    Questo romanzo, rispetto agli altri della trilogia araldica, è un tantino più lento e riflessivo, ma non per questo meno appassionante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Questo terzo romanzo conclude la trilogia di Calvino dedicata agli “Antenati” e, come i precedenti, presenta una duplice chiave di lettura: romanzo fantastico ambientato in un non ben definito medioev ...continua

    Questo terzo romanzo conclude la trilogia di Calvino dedicata agli “Antenati” e, come i precedenti, presenta una duplice chiave di lettura: romanzo fantastico ambientato in un non ben definito medioevo, ovvero trasposizione della società moderna al tempo di Carlomagno.
    La vita dell’uomo contemporaneo, nel suo pragmatismo e nella totale assenza di qualsiasi sfogo “irrazionale”, appare come vuota ed insoddisfacente, ed è ampiamente diffusa la domanda su cosa rimanga di un individuo sotto la scorza di convenzioni sociali ed apparenze.
    Il protagonista del libro, Agilulfo, è un paladino che sotto le placche della sua argentea armatura, non esiste, sebbene sia convinto del contrario, e sopravvive solo agganciandosi metodicamente ai rituali del tangibile:

    a quell'ora dell'alba... aveva sempre bisogno di applicarsi a un esercizio di esattezza perchè è proprio allora che le cose perdono l'inconsistenza della notte... e attraversano un limbo incerto, in cui si è meno sicuri della consistenza del mondo.

    La reiterazione ed i rituali, l'applicazione maniacale ed asettica delle regole che governano il mondo cavalleresco, permettono di dare spessore a ciò che è inconsistente, privo di identità perchè privo del latente che contraddistingue l'umano dal naturale.
    All'estremo opposto c'è la figura di Gurdulù, lo scudiero, fatto di carne e sangue ma mentalmente inetto: si immedesima e mima ogni oggetto, animale o persona in cui si imbatte, lui stesso viene chiamato con nomi diversi a seconda se attraversa questa o quella contrada.
    Due eccessi, o meglio due privazioni, altrettanto alienanti: soddisfacimento della forma e delle convenzioni, soddisfacimento della istintualità.
    Bradamante, l’amazzone guerriera, donna bellissima e fiera in un accampamento di rudi maschiacci, propone il femminile come altrettanto valida capacità di essere ed operare,
    però anch'ella non riesce a sfuggire al fascino perververso e annichilente delle regole: il suo cuore spasimerà presto per il cavaliere che non c'è. Attratta dalla rassicurante ossessività della perfezione.
    E' Rambaldo, giovanissimo guerriero, desideroso di atterrare i nemici più temibili, la chiave di volta del romanzo.
    Pieno di vitalità, curioso dell'ignoto, brucia dalla voglia di crescere e trasformarsi, osserva le regole ma senza subirle supinamente, e cerca di trovarvi un senso, unico fra tutti ad essere totalmente e coerentemente integro nel suo esistere.
    Ironicamente Clvino ci mostra che sarà proprio il codice cavalleresco a mettere in luce l’inconsistenza di Agilulfo, nel momento in cui si dovrà dimostrare l'illibatezza di una pulzella da lui salvata.
    Messo in crisi dal suo stesso credo, Agilulfo non potrà che sparire, trascinando nella propria disfatta quegli ideali astratti e vacui di cui si era fatto portavoce, mentre la splendida Bradamante (sotto il vestito purtroppo niente) trasferirà su chi eredita la corazza del cavaliere la sua amorosa "passione"...

    ha scritto il 

  • 5

    Un grado di approccio alla libertà

    Appunti e spunti. Ciò che interessava Calvino in quella fase che lui chiamava di maggior sforzo d'interrogazione filosofica era affrontare alcuni temi morali che gli stavano particolarmente a cuore. S ...continua

    Appunti e spunti. Ciò che interessava Calvino in quella fase che lui chiamava di maggior sforzo d'interrogazione filosofica era affrontare alcuni temi morali che gli stavano particolarmente a cuore. Storie d'incompletezza, di mancata realizzazione di una pienezza umana che mettesse a nudo l’essenza dell’uomo. Come dall'uomo primitivo, che poteva essere detto inesistente perché indifferente alla materia organica, si è arrivati all'uomo artificiale in quanto un tutt'uno coi prodotti e le situazioni. È la questione: raccontare esperienze sul come realizzarsi esseri umani. È anch'esso inesistente perché non entra in contrasto con nulla, non ha più un rapporto con tutto quello che gli sta attorno. La ben nota trilogia, di cui IL CAVALIERE INESISTENTE, insieme a Il Visconte Dimezzato e a Il Barone Rampante, è uno dei capitoli, tratta proprio questo in forma fantastica, favolistica o del rovesciamento comico.

    Mentre il Visconte e il Barone significano l'aspirazione dell'uomo a una completezza verso l'autodeterminazione individuale e l'affermazione di sé, al di là delle mutilazioni interiori e collettive imposte dalla società, IL CAVALIERE INESISTENTE è la conquista dell'essere, l’inesistenza (esistenza priva di individualità fisica) munita di volontà e coscienza. Al guerriero che non esiste Agilulfo, Calvino affianca lo scudiero Gurdulù (esistenza munita di fisicità ma priva di coscienza) e altri protagonisti che cercano se stessi.

    Per raccontare la sua storia, Calvino usa il personaggio della monaca scrivana, come fosse lei a narrare, che non ha alcuna funzione nella trama. Utilizza un io fuori dalla narrazione per mantenere una freddezza oggettiva, un distacco che non gli consenta di avvicinarsi o immedesimarsi ai tratti psicologici dei suoi eroi, dovendo alternare slanci spontanei e autocontrollo, eccetera.

    Calvino attinge qui al materiale narrativo preesistente, (la tradizione epica cavalleresca, il Boiardo, l’Ariosto sino a quella più popolare di antica data) ma i riferimenti pur così lontani dicono qualcosa che toccano più da vicino le realtà individuali e collettive del nostro tempo.

    ha scritto il 

  • 2

    questo libro non è bello nè brutto. Tratta diversi temi: la ricerca di sè; della vita dei cavalieri; e dell' inesistenza della perfezione e questa è la parte che mi a spinto a continuare il libro. Ma ...continua

    questo libro non è bello nè brutto. Tratta diversi temi: la ricerca di sè; della vita dei cavalieri; e dell' inesistenza della perfezione e questa è la parte che mi a spinto a continuare il libro. Ma la parte che non mi è piaciuta di questo libro è la narrazione lenta e passare da un protagonista all'altro senza un nesso.Ma forse non mi è piaciuto molto perchè non sono una appassionata di romanzi cavallereschi.

    ha scritto il 

  • 2

    Metaforicamente moderno

    Con quest’usanza d’andare in battaglia carichi di bardature sovrapposte, al primo scontro un catafascio di oggetti disparati casca in terra. Chi pensa piú a combattere, allora? La gran lotta è per rac ...continua

    Con quest’usanza d’andare in battaglia carichi di bardature sovrapposte, al primo scontro un catafascio di oggetti disparati casca in terra. Chi pensa piú a combattere, allora? La gran lotta è per raccoglierli; e a sera tornati al campo far baratti e mercanteggiamenti. Gira gira è sempre la stessa roba che passa da un campo all’altro e da un reggimento all’altro dello stesso campo; e la guerra cos’è poi se non questo passarsi di mano in mano roba sempre piú ammaccata?

    //

    Rambaldo trascina un morto e pensa: «O morto, io corro corro per arrivare qui come te a farmi tirar per i calcagni. Cos’è questa furia che mi spinge, questa smania di battaglie e d’amori, vista dal punto donde guardano i tuoi occhi sbarrati, la tua testa riversa che sbatacchia sulle pietre? Ci penso, o morto, mi ci fai pensare; ma cosa cambia? Nulla. Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni prima della tomba, per noi vivi e anche per voi morti. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere. Di compiere azioni egregie per l’esercito franco. Di abbracciare, abbracciato, la fiera Bradamante. Spero che tu abbia speso i tuoi giorni non peggio, o morto. Comunque per te i dadi hanno già dato i loro numeri. Per me ancora vorticano nel bussolotto. E io amo, o morto, la mia ansia, non la tua pace»

    ha scritto il 

  • 5

    Anche ad essere si impara...

    Sublime. Perfetto sia nella struttura che nel ritmo che scandisce la narrazione a colpi di spada.
    L'ultimo romanzo del ciclo "I nostri antenati" è ambientato nel mondo epico dei paladini di Carlomagno ...continua

    Sublime. Perfetto sia nella struttura che nel ritmo che scandisce la narrazione a colpi di spada.
    L'ultimo romanzo del ciclo "I nostri antenati" è ambientato nel mondo epico dei paladini di Carlomagno, in un'atmosfera epico-cavalleresca che ricalca da vicino le immagini poetiche dell'Ariosto. Non è un caso se l'autore nel 1970 ha proposto una rilettura dell'Orlando Furioso...
    Agilulfo è un cavaliere... che non esiste! Egli si muove razionalmente e in modo impeccabile in qualsiasi contesto quotidiano, sia in battaglia che fuori dal campo, ma a riempire la sua armatura immacolata non c'è una fisicità carnale, sensibile e passionale. Al contrario, vi troviamo il vuoto dell'anima, dell'incapacità di provare emozioni, di penetrare a fondo nel flusso vitale che non può essere ingabbiato in algoritmi cervellotici di sorta. Al suo fianco troviamo l'animalesco Gurdulù, omaccione privo di volontà e coscienza che esiste ignaro del fatto di essere innanzi tutto una persona. I due personaggi chiave simboleggiano le due anime dell'uomo moderno, in continua combutta fra loro, separate l'una dall'altra da una frattura apparentemente insanabile. Ma se, da un lato, è vero che il vuoto d'origine è il punto di avvio di qualsiasi esistenza, dall'altro Calvino ci lascia un piccolo messaggio di speranza: si può imparare a non tarpare le ali alle proprie passioni crocifiggendosi attraverso l'uso - l'abuso - di una volontà sorda ai richiami della materia e allo stesso tempo evitare di scadere nella brutalità dello stato grezzo. Come? Se l'esempio degli abituanti di Curvaldia, che insorgono contro le vessazioni dell'Ordine paternalista, o quello fornitoci dai mille inseguimenti amorosi che in fondo raggiungono lo scopo servono a qualcosa, possiamo ben dire che... chi la dura la vince. Sì, perché non tutti gli sforzi sono costretti a cadere in un nulla di fatto, non sempre quando si muovono i propri passi nel mondo si è destinati ad essere sconfitti, perché anche se i nostri premi o castighi sono soggetti alla ruota della fortuna c'è sempre la possibilità della Speranza. Che con l'Amore costituisce l'unico motore umano.
    Illuminante e divertente. Calvino paga sempre.

    ha scritto il 

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