Il cavallo rosso

Di

Editore: Ares

4.4
(241)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1280 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8881550555 | Isbn-13: 9788881550555 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un romanzo dal ritmo giustamente lento, un racconto epico sull'eroismo quotidiano degli ultimi. Uno stile piano che accompagna il lettore nelle trame della storia, senza strafare e lasciando il tempo ...continua

    Un romanzo dal ritmo giustamente lento, un racconto epico sull'eroismo quotidiano degli ultimi. Uno stile piano che accompagna il lettore nelle trame della storia, senza strafare e lasciando il tempo per le dovute riflessioni. Scrittura e pensieri d'altri tempi, un cattolicesimo ingenuo e popolare che non stona con le vite dei protagonisti. Il finale si annacqua, ma in un'opera così monumentale lo si può perdonare: è come se l'urgenza del racconto ponesse in secondo piano gli artifici stilistici.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Ingenuo, troppo!

    La missione culturale di contrastare l'egemonia che la sinistra intellettuale ha ( o avrebbe!) esercitato in molti ambiti, nella nostra storia recente, e' non solo lecita e legittima ma anche stimolan ...continua

    La missione culturale di contrastare l'egemonia che la sinistra intellettuale ha ( o avrebbe!) esercitato in molti ambiti, nella nostra storia recente, e' non solo lecita e legittima ma anche stimolante.
    Pero' non puo' essere condotta con la ingenuita', per lunghi tratti disarmante, per altri irritante, che Corti dimostra in questo romanzo.
    Per gran parte della narrazione la "missione" diventa una semplice ossessione personale e, lo dico da cattolico, la ostentazione di una religiosita' che e' piu' una tradizione culturale identitaria che Fede vera e propria.
    Le trasformazioni involutive che una comunita' agricola e operaia, dalle profonde radici cattoliche, subisce nel corso di 40 anni, vengono interpretate esclusivamente alla luce di un presunto complotto gramsciano per la conquista dei mezzi di comunicazione culturale.
    Tesi abbastanza complessa e quindi da dimostrare con dovizia e attenzione. Cosa che Corti non fa e non si riesce a comprenderne il motivo: non vuole o non ne e' capace?
    I totalitarismi feroci del secolo breve, la guerra, la spartizione in blocchi e la contrapposizione che ne e' derivata, la trasformazione forzata della societa' italiana da agricola a industriale, i grandi movimenti migratori verso il nord (del tutto ignorati nel romanzo), l'avvento della societa' di massa e di consumo (anche questi taciuti), le spinte al rinnovamento del Concilio Vaticano II, la Loris-Fortuna prima e la 194 poi, sarebbero per Corti tutti elementi di un unico disegno che, riproponendo lo schema della Apocalisse giovannea, sarebbe stato attuato dal Maligno, operante pero' all'interno dello stesso progetto salvifico divino che dura da millenni.
    Non voglio mancare di rispetto a nessuno di coloro al quale il libro e' piaciuto (e sono tantissimi) ma l'idea, seppur coinvolgente, e' sviluppata in maniera veramente ingenua e grossolana.
    Troppo poco e troppo facile, tirare fuori santini e recite di rosario!
    Corti, tra l'latro, tralascia di confrontarsi per esteso con il percorso molto accidentale tra peccato e redenzione che assegna a diversi suoi personaggi e questa sembra quasi una "astuzia" piu' che una dimenticanza. Il Foresto si dirime "banalmente" con una Leucemia mentre il mostro del Praga ... non si capisce bene come. Alla faccia delle grandi conversioni manzoniane!
    Peccato perche' di un nuovo romanzo "manzoniano" o di un "tolstoismo" italiano riconosco io per primo la esigenza. Ma non e' davvero il caso del Corti de "Il cavallo rosso".
    Il libro presenta comunque delle pagine molto intense che valgono da sole la lettura dell'intero volume. Mi riferisco al racconto delle vicende subite dai nostri soldati sul fronte orientale, alla figura molto coinvolgente, psicologicamente definita e coerente di Manno e alle poche pagine del travaglio sentimentale al quale Ambrogio va incontro rivedendo Colomba, uno dei pochi tratti veri di un personaggio (Ambrogio appunto) che a partire dalla fine della guerra diventa totalmente astratto e anche un po' ottusamente ridicolo. Divertente, originale e gustosa anche la interpretazione di fantasia che Corti ci regala del Togliatti post elezioni del 48.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente un capolavoro

    Ho letto questo racconto alcuni anni fa ed ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il primo giudizio riceveva conferma.
    Devo dire che sì, mi è piaciuto come la prima volta.
    Concordo con chi critic ...continua

    Ho letto questo racconto alcuni anni fa ed ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il primo giudizio riceveva conferma.
    Devo dire che sì, mi è piaciuto come la prima volta.
    Concordo con chi critica un po' la parte finale (ma solo un po', non le stroncature faziose) ma tutta la parte che riguarda la guerra è di una forza descrittiva e umana che pone questo racconto ai vertici della letteratura. Si vive ciò che l'autore ha vissuto sulla propria pelle e non è un'esperienza da poco. Bravissimo Eugenio!

    ha scritto il 

  • 4

    il primo impatto col libro è quello di ritrovarcisi nei luoghi, nelle usanze di quel tempo, nelle espressioni dialettali brianzole, ne avrei volute molte di più e andando avanti quello dell'appassiona ...continua

    il primo impatto col libro è quello di ritrovarcisi nei luoghi, nelle usanze di quel tempo, nelle espressioni dialettali brianzole, ne avrei volute molte di più e andando avanti quello dell'appassionarsi, nell' addolorarsi per il periodo della prigionia in Russia, non condivivendo tuttavia il pensiero di Corti quando da una parte ammirava il coraggio delle truppe naziste quando affrontavano l'armata rossa e dall'altra condannava il comunismo russo e italiano paragonandolo al Nazismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una ottima narrazione dal punto di vista storico che si perde leggermente nel finale

    Un'immagine reale ed eloquente della guerra nei suoi passaggi rilevanti; la paura dello scoppio imminente con la speranza un pò vile che non sia affar nostro, il terrore di viverla mettendo in luce gl ...continua

    Un'immagine reale ed eloquente della guerra nei suoi passaggi rilevanti; la paura dello scoppio imminente con la speranza un pò vile che non sia affar nostro, il terrore di viverla mettendo in luce gli aspetti peggiori dell'essere umano, e il dramma di dimenticare presto una volta terminata. Uno scenario a volte toccante che perde efficacia nella parte finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo libro che, attraverso le vicende di alcune famiglie brianzole, rievoca la storia d'Italia dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fino ai primi anni '70.
    Il punto di vista è assolutamen ...continua

    Bellissimo libro che, attraverso le vicende di alcune famiglie brianzole, rievoca la storia d'Italia dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fino ai primi anni '70.
    Il punto di vista è assolutamente e solamente cattolico (e questo è bene saperlo), con critica aperta al Comunismo sia russo (paragonabile, secondo l'autore, al Nazismo) che italiano (colpevole di sudditanza).
    Ben scritto e capace di spiegare, secondo l'ottica di cui sopra, alcuni degli elementi base dell'Italia del Dopoguerra e oltre.

    ha scritto il 

  • 1

    Letto e affondato!

    Un romanzo della Brianza che non si degna di citare in dialetto nemmeno qualcuno dei dialoghi più popolani, al massimo l'autore si sforza di mettere tra parentesi la dicitura "lo disse in dialetto".
    C ...continua

    Un romanzo della Brianza che non si degna di citare in dialetto nemmeno qualcuno dei dialoghi più popolani, al massimo l'autore si sforza di mettere tra parentesi la dicitura "lo disse in dialetto".
    Capisco la lunga stesura della durata di anni, ma ritrovare nel testo inutili e svariate ripetizioni è davvero fastidioso, quasi un insulto alla corteccia frontale dell'attento lettore.
    Conservando la mia personale capacità critica, convinta che ognuno si possa e si debba esprimere come vuole, accetto di far scorrere l'occhio sul testo anche quando ne emerge una viscerale inclinazione anticomunista, una reiterata condanna all'ateismo e al collettivismo stalinista, ma non posso evitarmi l'amaro in bocca di fronte alla palese ammirazione per il coraggio delle truppe naziste, costrette a battersi eroicamente e talentuosamente contro l'armata rossa in rapporto di uno a dieci!
    L'unico pregio dell'opera è racchiuso nei primi capitoli fino alla descrizione della ritirata di Russia, farcita di elementi autobiografici e che funziona abbastanza bene. Per tutto il resto non si va oltre alla singola stellina e magari con qualche punta pure mozza.

    ha scritto il 

  • 4

    Perplesso

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in mani ...continua

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in maniera meravigliosa, ho riletto più volte alcuni passaggi. L'autore riesce a darci un preciso quadro della situazione facendoci rivivere lo sgomento dei soldati italiani. La parte sulla prigionia russa è veramente struggente. I primi due terzi di questo libro non risultano mai noiosi e le vicende dei personaggi si intrecciano alla perfezione inquadrati perfettamente nel contesto storico raccontati da un punto di vista molto cattolico.
    Purtoppo Corti non si limita a descrivere il periodo di guerra ed esagera, scrive 400 pagine assolutamente di troppo, pagine completamente inutili in cui da sfogo al suo estremismo che si intravedeva anche nelle prime due parti ma in maniera accettabile. Veramente fastidiosi alcuni punti in cui eleva il suo punto di vista come universale.
    Un libro che consiglierei spezzettato, di norma finisco sempre tutti i libri che leggo e adoro i libri lunghi ma questo veramente è da interrompere dopo il ritorno di Michele dal fronte. 4 stelle perchè credo di essermi arricchito con questa lettura, peccato veramente la parte, finale.

    ha scritto il 

  • 2

    Il nuovo Manzoni?

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile ...continua

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile dell'autore molto ridondante, sicuramente l'opera avrebbe potuto avere la metà delle pagine e non ne avrebbe sofferto, anzi. Molto semplicistici la gran parte dei ragionamenti dei protagonisti. E' vero che si tratta di gente comune, dalle umili origini, ma mi pare che, dopo le esperienze vissute in guerra, uno dovrebbe essere un po' più svezzato. Il paragone con Manzoni regge proprio poco.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Cort ...continua

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Corti, indubbiamente il maggior scrittore italiano contemporaneo e vivente, per le emozioni che le sue parole mi hanno dato.

    ha scritto il 

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