Il cavallo rosso

Di

Editore: Ares

4.4
(236)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1280 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8881550555 | Isbn-13: 9788881550555 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Semplicemente un capolavoro

    Ho letto questo racconto alcuni anni fa ed ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il primo giudizio riceveva conferma.
    Devo dire che sì, mi è piaciuto come la prima volta.
    Concordo con chi critic ...continua

    Ho letto questo racconto alcuni anni fa ed ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il primo giudizio riceveva conferma.
    Devo dire che sì, mi è piaciuto come la prima volta.
    Concordo con chi critica un po' la parte finale (ma solo un po', non le stroncature faziose) ma tutta la parte che riguarda la guerra è di una forza descrittiva e umana che pone questo racconto ai vertici della letteratura. Si vive ciò che l'autore ha vissuto sulla propria pelle e non è un'esperienza da poco. Bravissimo Eugenio!

    ha scritto il 

  • 4

    il primo impatto col libro è quello di ritrovarcisi nei luoghi, nelle usanze di quel tempo, nelle espressioni dialettali brianzole, ne avrei volute molte di più e andando avanti quello dell'appassiona ...continua

    il primo impatto col libro è quello di ritrovarcisi nei luoghi, nelle usanze di quel tempo, nelle espressioni dialettali brianzole, ne avrei volute molte di più e andando avanti quello dell'appassionarsi, nell' addolorarsi per il periodo della prigionia in Russia, non condivivendo tuttavia il pensiero di Corti quando da una parte ammirava il coraggio delle truppe naziste quando affrontavano l'armata rossa e dall'altra condannava il comunismo russo e italiano paragonandolo al Nazismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una ottima narrazione dal punto di vista storico che si perde leggermente nel finale

    Un'immagine reale ed eloquente della guerra nei suoi passaggi rilevanti; la paura dello scoppio imminente con la speranza un pò vile che non sia affar nostro, il terrore di viverla mettendo in luce gl ...continua

    Un'immagine reale ed eloquente della guerra nei suoi passaggi rilevanti; la paura dello scoppio imminente con la speranza un pò vile che non sia affar nostro, il terrore di viverla mettendo in luce gli aspetti peggiori dell'essere umano, e il dramma di dimenticare presto una volta terminata. Uno scenario a volte toccante che perde efficacia nella parte finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo libro che, attraverso le vicende di alcune famiglie brianzole, rievoca la storia d'Italia dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fino ai primi anni '70.
    Il punto di vista è assolutamen ...continua

    Bellissimo libro che, attraverso le vicende di alcune famiglie brianzole, rievoca la storia d'Italia dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fino ai primi anni '70.
    Il punto di vista è assolutamente e solamente cattolico (e questo è bene saperlo), con critica aperta al Comunismo sia russo (paragonabile, secondo l'autore, al Nazismo) che italiano (colpevole di sudditanza).
    Ben scritto e capace di spiegare, secondo l'ottica di cui sopra, alcuni degli elementi base dell'Italia del Dopoguerra e oltre.

    ha scritto il 

  • 1

    Letto e affondato!

    Un romanzo della Brianza che non si degna di citare in dialetto nemmeno qualcuno dei dialoghi più popolani, al massimo l'autore si sforza di mettere tra parentesi la dicitura "lo disse in dialetto".
    C ...continua

    Un romanzo della Brianza che non si degna di citare in dialetto nemmeno qualcuno dei dialoghi più popolani, al massimo l'autore si sforza di mettere tra parentesi la dicitura "lo disse in dialetto".
    Capisco la lunga stesura della durata di anni, ma ritrovare nel testo inutili e svariate ripetizioni è davvero fastidioso, quasi un insulto alla corteccia frontale dell'attento lettore.
    Conservando la mia personale capacità critica, convinta che ognuno si possa e si debba esprimere come vuole, accetto di far scorrere l'occhio sul testo anche quando ne emerge una viscerale inclinazione anticomunista, una reiterata condanna all'ateismo e al collettivismo stalinista, ma non posso evitarmi l'amaro in bocca di fronte alla palese ammirazione per il coraggio delle truppe naziste, costrette a battersi eroicamente e talentuosamente contro l'armata rossa in rapporto di uno a dieci!
    L'unico pregio dell'opera è racchiuso nei primi capitoli fino alla descrizione della ritirata di Russia, farcita di elementi autobiografici e che funziona abbastanza bene. Per tutto il resto non si va oltre alla singola stellina e magari con qualche punta pure mozza.

    ha scritto il 

  • 4

    Perplesso

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in mani ...continua

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in maniera meravigliosa, ho riletto più volte alcuni passaggi. L'autore riesce a darci un preciso quadro della situazione facendoci rivivere lo sgomento dei soldati italiani. La parte sulla prigionia russa è veramente struggente. I primi due terzi di questo libro non risultano mai noiosi e le vicende dei personaggi si intrecciano alla perfezione inquadrati perfettamente nel contesto storico raccontati da un punto di vista molto cattolico.
    Purtoppo Corti non si limita a descrivere il periodo di guerra ed esagera, scrive 400 pagine assolutamente di troppo, pagine completamente inutili in cui da sfogo al suo estremismo che si intravedeva anche nelle prime due parti ma in maniera accettabile. Veramente fastidiosi alcuni punti in cui eleva il suo punto di vista come universale.
    Un libro che consiglierei spezzettato, di norma finisco sempre tutti i libri che leggo e adoro i libri lunghi ma questo veramente è da interrompere dopo il ritorno di Michele dal fronte. 4 stelle perchè credo di essermi arricchito con questa lettura, peccato veramente la parte, finale.

    ha scritto il 

  • 2

    Il nuovo Manzoni?

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile ...continua

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile dell'autore molto ridondante, sicuramente l'opera avrebbe potuto avere la metà delle pagine e non ne avrebbe sofferto, anzi. Molto semplicistici la gran parte dei ragionamenti dei protagonisti. E' vero che si tratta di gente comune, dalle umili origini, ma mi pare che, dopo le esperienze vissute in guerra, uno dovrebbe essere un po' più svezzato. Il paragone con Manzoni regge proprio poco.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Cort ...continua

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Corti, indubbiamente il maggior scrittore italiano contemporaneo e vivente, per le emozioni che le sue parole mi hanno dato.

    ha scritto il 

  • 0

    TROPPO

    non ce la faccio proprio...sento di doverlo a malincuore abbandonare. Non a malincuore per il valore intrinseco, non a malincuore per la curiosità non soddisfatta. Semplicemente perchè non ce la facci ...continua

    non ce la faccio proprio...sento di doverlo a malincuore abbandonare. Non a malincuore per il valore intrinseco, non a malincuore per la curiosità non soddisfatta. Semplicemente perchè non ce la faccio, non riesco ad andare avanti, è troppo, troppo moscio. E troppo vuoto, un elenco continuo di fatti che non danno al racconto nessun interesse, nessuna marcia in più...niente, devo dirlo, non mi interessa. Arrivato a pagina 220 devo capitolare. Peccato.

    ha scritto il 

  • 3

    Un polpettone agiografico ed edificante

    Qualche anno fa in provincia di Monza la stampa e le istituzioni locali hanno avviato una campagna per sostenere la candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
    Vergognandomi un po’ per ...continua

    Qualche anno fa in provincia di Monza la stampa e le istituzioni locali hanno avviato una campagna per sostenere la candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
    Vergognandomi un po’ per non aver letto niente di suo (anzi, non lo avevo proprio mai sentito nominare!) sono corsa a procurarmi il libro considerato Il Capolavoro.
    Sarei stata meno precipitosa se prima mi fossi informata, scoprendo che tale candidatura era promossa seguendo logiche che poco avevano a che fare con la letteratura e molto con una autopromozione di stampo politico/ideologico/localistico.
    Comunque, siccome un libro è un libro, Il Cavallo Rosso l’ho letto , se pur con una gran fatica e, lo ammetto, saltando intere pagine.
    In effetti l’opera è corposa, e le va riconosciuto un certo respiro epico e anche un alito di poesia, in particolare nelle descrizioni della natura.
    Però.
    Cominciamo dalla forma. Enfatica, puntigliosa, pedante; piena di distinguo, spiegazioni e rimandi. I dialoghi sono ingessati e formali, e quando intendono essere lievi o spiritosi i protagonisti utilizzano parole fastidiosamente forbite (non vorrei essere irrispettosa, ma dalle mie parti di uno che si esprime così si dice: si capisce che ha studiato dai preti).
    E ora la storia e la sostanza. Partendo dalla comunità di Nomana, che cela il paese di Besana in Brianza in cui è nato e vissuto, e prendendo spunto dalla sua storia personale e da quella della sua famiglia, l’autore ripercorre le vicende italiane nell’ arco temporale che va dal 1940 al 1974. Lo fa recuperando tutti i temi cari all’integralismo cattolico ed alla destra reazionaria, esprimendoli attraverso i pensieri dei protagonisti e sottolineandoli con la sua voce fuori campo.
    L’ obiettivo evidente è tracciare il confine (nettissimo) tra Bene e Male, e rendere esplicito ed inequivocabile il fatto che il Bene e la Verità stanno, sempre e comunque, dalla parte dei Cattolici Rigidamente Osservanti e della Tradizione (maiuscole non a caso). Nel racconto c’è la guerra e ci sono gli angeli, ma protagonisti e comprimari non hanno sangue e non hanno anima, sono appiattiti in figurine esemplari, paradigmi funzionali a dimostrare l’assunto dell’autore.
    La convinzione personale di Corti, pur legittima, è così estremizzata da deformare quello che poteva essere un bel romanzo trasformandolo in una crociata ideologica e, mi permetto di dire, ottusa. Non ne so abbastanza di Storia del novecento, ma non mi stupirei se Corti la avesse aggiustata e distorta pur di adattarla alla sua visione manichea .
    E la cosa che più di tutto mi ha infastidito, ma tanto, è la cert’aria di pregiudizio (di razza, di classe sociale, di sesso) che aleggia per tutta l’opera, comprese le descrizioni fisiche delle persone, più che vagamente lombrosiane. E comunque i brianzoli sono (tutti!) pii, coraggiosi , lavoratori, solidali, attratti irresistibilmente dal sacrificio; ragionano continuamente tra se’ e se’, sempre su Nobili Temi e sempre guidati dalla Morale e dal Timor di Dio; e per questo vengono eletti a ideale “ popolo di Dio” (… “Ah se tutta l'Italia potesse assomigliare alla Brianza!”… cit.). Va da se’ che i veneti sono servizievoli ed osservanti, i bergamaschi onesti, i toscani bestemmiatori senzadio. Bologna, dio ce ne scampi, godereccia e dissoluta. Le ultime cento pagine, che paiono appiccicate in un secondo tempo (della serie non facciamoci mancare nulla, e concilio vaticano e referendum sul divorzio sono occasioni troppo ghiotte), sono francamente imbarazzanti.
    Alcuni estimatori hanno accostato il libro a Guerra e Pace, ai Miserabili, ai Promessi Sposi. Accostamenti a mio parere impropri, perché Corti adatta e modifica l’animo umano alle sue convinzioni, e ne fa un proclama. Manca la capacità di scavare nei sentimenti senza pregiudizi, di comunicare attraverso le emozioni e non per principi enunciati; di dare al lettore la possibilità di riconoscersi nei personaggi e trovare un po’ della sua vita nella storia, chiunque egli sia e per quanto lontano possa essere da quello che si racconta: senza essere catalogato, senza essere misurato, senza essere giudicato.

    ha scritto il 

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