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Il cavallo rosso

By Eugenio Corti

(172)

| Others | 9788881550555

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55 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Perplesso

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in maniera meravigliosa, ho riletto più volte alcuni pass ...(continue)

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in maniera meravigliosa, ho riletto più volte alcuni passaggi. L'autore riesce a darci un preciso quadro della situazione facendoci rivivere lo sgomento dei soldati italiani. La parte sulla prigionia russa è veramente struggente. I primi due terzi di questo libro non risultano mai noiosi e le vicende dei personaggi si intrecciano alla perfezione inquadrati perfettamente nel contesto storico raccontati da un punto di vista molto cattolico.
    Purtoppo Corti non si limita a descrivere il periodo di guerra ed esagera, scrive 400 pagine assolutamente di troppo, pagine completamente inutili in cui da sfogo al suo estremismo che si intravedeva anche nelle prime due parti ma in maniera accettabile. Veramente fastidiosi alcuni punti in cui eleva il suo punto di vista come universale.
    Un libro che consiglierei spezzettato, di norma finisco sempre tutti i libri che leggo e adoro i libri lunghi ma questo veramente è da interrompere dopo il ritorno di Michele dal fronte. 4 stelle perchè credo di essermi arricchito con questa lettura, peccato veramente la parte, finale.

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    Spartanna said on Aug 27, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Il nuovo Manzoni?

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile dell'autore molto ridondante, sicuramente l'opera ...(continue)

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile dell'autore molto ridondante, sicuramente l'opera avrebbe potuto avere la metà delle pagine e non ne avrebbe sofferto, anzi. Molto semplicistici la gran parte dei ragionamenti dei protagonisti. E' vero che si tratta di gente comune, dalle umili origini, ma mi pare che, dopo le esperienze vissute in guerra, uno dovrebbe essere un po' più svezzato. Il paragone con Manzoni regge proprio poco.

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    Abc said on Dec 25, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Corti, indubbiamente il maggior scrittore italiano con ...(continue)

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Corti, indubbiamente il maggior scrittore italiano contemporaneo e vivente, per le emozioni che le sue parole mi hanno dato.

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    Alelee said on Aug 10, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    TROPPO

    non ce la faccio proprio...sento di doverlo a malincuore abbandonare. Non a malincuore per il valore intrinseco, non a malincuore per la curiosità non soddisfatta. Semplicemente perchè non ce la faccio, non riesco ad andare avanti, è troppo, troppo m ...(continue)

    non ce la faccio proprio...sento di doverlo a malincuore abbandonare. Non a malincuore per il valore intrinseco, non a malincuore per la curiosità non soddisfatta. Semplicemente perchè non ce la faccio, non riesco ad andare avanti, è troppo, troppo moscio. E troppo vuoto, un elenco continuo di fatti che non danno al racconto nessun interesse, nessuna marcia in più...niente, devo dirlo, non mi interessa. Arrivato a pagina 220 devo capitolare. Peccato.

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    Ivano Mingotti said on Aug 8, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un polpettone agiografico ed edificante

    Qualche anno fa in provincia di Monza la stampa e le istituzioni locali hanno avviato una campagna per sostenere la candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
    Vergognandomi un po’ per non aver letto niente di suo (anzi, non lo ave ...(continue)

    Qualche anno fa in provincia di Monza la stampa e le istituzioni locali hanno avviato una campagna per sostenere la candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
    Vergognandomi un po’ per non aver letto niente di suo (anzi, non lo avevo proprio mai sentito nominare!) sono corsa a procurarmi il libro considerato Il Capolavoro.
    Sarei stata meno precipitosa se prima mi fossi informata, scoprendo che tale candidatura era promossa seguendo logiche che poco avevano a che fare con la letteratura e molto con una autopromozione di stampo politico/ideologico/localistico.
    Comunque, siccome un libro è un libro, Il Cavallo Rosso l’ho letto , se pur con una gran fatica e, lo ammetto, saltando intere pagine.
    In effetti l’opera è corposa, e le va riconosciuto un certo respiro epico e anche un alito di poesia, in particolare nelle descrizioni della natura.
    Però.
    Cominciamo dalla forma. Enfatica, puntigliosa, pedante; piena di distinguo, spiegazioni e rimandi. I dialoghi sono ingessati e formali, e quando intendono essere lievi o spiritosi i protagonisti utilizzano parole fastidiosamente forbite (non vorrei essere irrispettosa, ma dalle mie parti di uno che si esprime così si dice: si capisce che ha studiato dai preti).
    E ora la storia e la sostanza. Partendo dalla comunità di Nomana, che cela il paese di Besana in Brianza in cui è nato e vissuto, e prendendo spunto dalla sua storia personale e da quella della sua famiglia, l’autore ripercorre le vicende italiane nell’ arco temporale che va dal 1940 al 1974. Lo fa recuperando tutti i temi cari all’integralismo cattolico ed alla destra reazionaria, esprimendoli attraverso i pensieri dei protagonisti e sottolineandoli con la sua voce fuori campo.
    L’ obiettivo evidente è tracciare il confine (nettissimo) tra Bene e Male, e rendere esplicito ed inequivocabile il fatto che il Bene e la Verità stanno, sempre e comunque, dalla parte dei Cattolici Rigidamente Osservanti e della Tradizione (maiuscole non a caso). Nel racconto c’è la guerra e ci sono gli angeli, ma protagonisti e comprimari non hanno sangue e non hanno anima, sono appiattiti in figurine esemplari, paradigmi funzionali a dimostrare l’assunto dell’autore.
    La convinzione personale di Corti, pur legittima, è così estremizzata da deformare quello che poteva essere un bel romanzo trasformandolo in una crociata ideologica e, mi permetto di dire, ottusa. Non ne so abbastanza di Storia del novecento, ma non mi stupirei se Corti la avesse aggiustata e distorta pur di adattarla alla sua visione manichea .
    E la cosa che più di tutto mi ha infastidito, ma tanto, è la cert’aria di pregiudizio (di razza, di classe sociale, di sesso) che aleggia per tutta l’opera, comprese le descrizioni fisiche delle persone, più che vagamente lombrosiane. E comunque i brianzoli sono (tutti!) pii, coraggiosi , lavoratori, solidali, attratti irresistibilmente dal sacrificio; ragionano continuamente tra se’ e se’, sempre su Nobili Temi e sempre guidati dalla Morale e dal Timor di Dio; e per questo vengono eletti a ideale “ popolo di Dio” (… “Ah se tutta l'Italia potesse assomigliare alla Brianza!”… cit.). Va da se’ che i veneti sono servizievoli ed osservanti, i bergamaschi onesti, i toscani bestemmiatori senzadio. Bologna, dio ce ne scampi, godereccia e dissoluta. Le ultime cento pagine, che paiono appiccicate in un secondo tempo (della serie non facciamoci mancare nulla, e concilio vaticano e referendum sul divorzio sono occasioni troppo ghiotte), sono francamente imbarazzanti.
    Alcuni estimatori hanno accostato il libro a Guerra e Pace, ai Miserabili, ai Promessi Sposi. Accostamenti a mio parere impropri, perché Corti adatta e modifica l’animo umano alle sue convinzioni, e ne fa un proclama. Manca la capacità di scavare nei sentimenti senza pregiudizi, di comunicare attraverso le emozioni e non per principi enunciati; di dare al lettore la possibilità di riconoscersi nei personaggi e trovare un po’ della sua vita nella storia, chiunque egli sia e per quanto lontano possa essere da quello che si racconta: senza essere catalogato, senza essere misurato, senza essere giudicato.

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    Maria Clara said on Jun 4, 2013 | 9 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Il successo di questo romanzo, escluso da qualsiasi circuito mainstream ha già di per sè del miracoloso: passato da un lettore all'altro praticamente con il passaparola, continua a conoscere il successo anche all'estero.

    Si pone ora la spinos ...(continue)

    Il successo di questo romanzo, escluso da qualsiasi circuito mainstream ha già di per sè del miracoloso: passato da un lettore all'altro praticamente con il passaparola, continua a conoscere il successo anche all'estero.

    Si pone ora la spinosa questione di capire se è vero quanto dice l'autore, ovvero che la sua opera è passata sotto silenzio per il suo fondamento cattolico.
    Senza nessun intento polemico, mi sento di rispondere di sì.
    E rispondo augurandomi che siamo finalmente entrati in un'era post-ideologica in cui ci possa essere cittadinanza per qualsiasi tipo di visione della vita e del mondo.
    In cui laicità non sia l'utopia - infondata e irrealizzabile - di un discorso spurio di qualsiasi connotazione religiosa, ma la garanzia della possibilità di confronto tra visioni diverse.

    L'aspetto più interessante di questo libro, che qualcuno ha anche paragonato a "Guerra e Pace" magari a partire dalla mole imponente, è che i suoi personaggi hanno vite normali. Sfatando il mito dell'impostazione religiosa come qualcosa che toglie dal mondo e rende avulsi dalla realtà, vengono presentate figure reali, che vivono e si muovono nel mondo e nella storia affrontando le stesse vicende di tutti gli uomini, religiosi e non. La Seconda guerra mondiale occupa la parte principale della narrazione e, sulla base dell'esperienza diretta dell'autore, non toglie nulla a tante altre storie di analoga ambientazione.

    Certo, Eugenio Corti, all'interno del cattolicesimo può essere considerato un conservatore. Ma la varietà di personaggi che descrive, permette di dedurre un universo variegato e complesso, sfatando le generalizzazioni di chi comincia qualsiasi discorso con l'apertura di rito: "I Cattolici...".
    Bisogna tenere conto che, nel momento in cui c'è o anche solo si percepisce la mancanza di una libera espressione, questo finisce per favorire le voci più estreme, e rischia di creare quel pericoloso cortocircuito tra religione e identità culturale che può arrivare a sfociare nel fondamentalismo.
    Pericolo da cui è immune Corti che, pur nella sua intransigenza, non mette mai in dubbio le modalità in cui la fede si deve tradurre in pratica, e questo senza nessun tipo di imposizione e violenza.

    L'autore, poi, ma questo non è altro che un corollario di quanto detto sopra, è visceralmente anticomunista. Con il senno di poi, si può dire che non avesse tutti i torti: questo romanzo è uscito sei anni prima della caduta del Muro di Berlino che dovrebbe aver chiuso definitivamente i conti il comunismo.

    Credo che, al di là di qualsiasi considerazione ideologica o pregiudiziale, questo libro meriti di essere letto da chiunque, e per rispetto dell'enorme impegno che ha coinvolto l'autore nella stesura, e per aumentare la conoscenza e la riflessione su realtà che poi finiscono per essere trattate in modo stereotipato.
    Sperando sempre che, alla fine, sia sempre il vero dialogo a prevalere.

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    F.Ramone said on May 4, 2013 | 2 feedbacks

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