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Il cavallo rosso

Di

Editore: Ares

4.4
(222)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1280 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8881552353 | Isbn-13: 9788881552351 | Data di pubblicazione:  | Edizione 16

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Uscito nel 1983 Il cavallo rosso si è confermato col succedersi delle edizioni e delle traduzioni (spagnolo, francese, americano, lituano e romeno; a breve in giapponese) come un caso letterario. Le sue vicende romanzesche e insieme vere (ambientate in Brianza, in altri luoghi d’Italia e all’estero, soprattutto in Russia e in Germania) si intrecciano con gli avvenimenti che hanno sconvolto il mondo tra il 1940 e il 1974. Catturato dalla trama densissima, il lettore compie l’esperienza straordinaria consentita dalla grande letteratura: si accorge di diventare più consapevole del perché della vita e del significato del mondo.
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  • 4

    Perplesso

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare.
    Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in maniera meravigliosa, ho riletto più volte alcuni passaggi. L'autore riesce a darci un preciso quadro ...continua

    Il Cavallo rosso è veramente un libro molto particolare. Per due terzi un libro da 5 stelle, interessantissima la narrazione storica di vicende non così note, la ritirata di Russia è descritta in maniera meravigliosa, ho riletto più volte alcuni passaggi. L'autore riesce a darci un preciso quadro della situazione facendoci rivivere lo sgomento dei soldati italiani. La parte sulla prigionia russa è veramente struggente. I primi due terzi di questo libro non risultano mai noiosi e le vicende dei personaggi si intrecciano alla perfezione inquadrati perfettamente nel contesto storico raccontati da un punto di vista molto cattolico. Purtoppo Corti non si limita a descrivere il periodo di guerra ed esagera, scrive 400 pagine assolutamente di troppo, pagine completamente inutili in cui da sfogo al suo estremismo che si intravedeva anche nelle prime due parti ma in maniera accettabile. Veramente fastidiosi alcuni punti in cui eleva il suo punto di vista come universale. Un libro che consiglierei spezzettato, di norma finisco sempre tutti i libri che leggo e adoro i libri lunghi ma questo veramente è da interrompere dopo il ritorno di Michele dal fronte. 4 stelle perchè credo di essermi arricchito con questa lettura, peccato veramente la parte, finale.

    ha scritto il 

  • 2

    Il nuovo Manzoni?

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra.
    Ho trovato lo stile dell'autore molto ridondante, sicuramente l'opera avrebbe potuto avere la metà delle pagine e non ...continua

    Temo che il mio giudizio sarà condizionato dall'ultima parte di questo immenso romanzo che mi ha proprio delusa. Avrebbe tranquillamente potuto terminare con la fine della guerra. Ho trovato lo stile dell'autore molto ridondante, sicuramente l'opera avrebbe potuto avere la metà delle pagine e non ne avrebbe sofferto, anzi. Molto semplicistici la gran parte dei ragionamenti dei protagonisti. E' vero che si tratta di gente comune, dalle umili origini, ma mi pare che, dopo le esperienze vissute in guerra, uno dovrebbe essere un po' più svezzato. Il paragone con Manzoni regge proprio poco.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Corti, indubbiamente il maggior scrittore italiano contemporaneo e vivente, per le emozioni che le su ...continua

    Un romanzo d'epica maestosità in quanto storia di anime. L'opera meravigliosa di un grande autore cristiano che, a buon giudizio, è addirittura stato paragonato a Manzoni. Grazie al prof. Eugenio Corti, indubbiamente il maggior scrittore italiano contemporaneo e vivente, per le emozioni che le sue parole mi hanno dato.

    ha scritto il 

  • 0

    TROPPO

    non ce la faccio proprio...sento di doverlo a malincuore abbandonare. Non a malincuore per il valore intrinseco, non a malincuore per la curiosità non soddisfatta. Semplicemente perchè non ce la faccio, non riesco ad andare avanti, è troppo, troppo moscio. E troppo vuoto, un elenco continuo di fa ...continua

    non ce la faccio proprio...sento di doverlo a malincuore abbandonare. Non a malincuore per il valore intrinseco, non a malincuore per la curiosità non soddisfatta. Semplicemente perchè non ce la faccio, non riesco ad andare avanti, è troppo, troppo moscio. E troppo vuoto, un elenco continuo di fatti che non danno al racconto nessun interesse, nessuna marcia in più...niente, devo dirlo, non mi interessa. Arrivato a pagina 220 devo capitolare. Peccato.

    ha scritto il 

  • 3

    Un polpettone agiografico ed edificante

    Qualche anno fa in provincia di Monza la stampa e le istituzioni locali hanno avviato una campagna per sostenere la candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura.
    Vergognandomi un po’ per non aver letto niente di suo (anzi, non lo avevo proprio mai sentito nominare!) sono corsa a p ...continua

    Qualche anno fa in provincia di Monza la stampa e le istituzioni locali hanno avviato una campagna per sostenere la candidatura di Eugenio Corti al Nobel per la Letteratura. Vergognandomi un po’ per non aver letto niente di suo (anzi, non lo avevo proprio mai sentito nominare!) sono corsa a procurarmi il libro considerato Il Capolavoro. Sarei stata meno precipitosa se prima mi fossi informata, scoprendo che tale candidatura era promossa seguendo logiche che poco avevano a che fare con la letteratura e molto con una autopromozione di stampo politico/ideologico/localistico. Comunque, siccome un libro è un libro, Il Cavallo Rosso l’ho letto , se pur con una gran fatica e, lo ammetto, saltando intere pagine. In effetti l’opera è corposa, e le va riconosciuto un certo respiro epico e anche un alito di poesia, in particolare nelle descrizioni della natura. Però. Cominciamo dalla forma. Enfatica, puntigliosa, pedante; piena di distinguo, spiegazioni e rimandi. I dialoghi sono ingessati e formali, e quando intendono essere lievi o spiritosi i protagonisti utilizzano parole fastidiosamente forbite (non vorrei essere irrispettosa, ma dalle mie parti di uno che si esprime così si dice: si capisce che ha studiato dai preti). E ora la storia e la sostanza. Partendo dalla comunità di Nomana, che cela il paese di Besana in Brianza in cui è nato e vissuto, e prendendo spunto dalla sua storia personale e da quella della sua famiglia, l’autore ripercorre le vicende italiane nell’ arco temporale che va dal 1940 al 1974. Lo fa recuperando tutti i temi cari all’integralismo cattolico ed alla destra reazionaria, esprimendoli attraverso i pensieri dei protagonisti e sottolineandoli con la sua voce fuori campo. L’ obiettivo evidente è tracciare il confine (nettissimo) tra Bene e Male, e rendere esplicito ed inequivocabile il fatto che il Bene e la Verità stanno, sempre e comunque, dalla parte dei Cattolici Rigidamente Osservanti e della Tradizione (maiuscole non a caso). Nel racconto c’è la guerra e ci sono gli angeli, ma protagonisti e comprimari non hanno sangue e non hanno anima, sono appiattiti in figurine esemplari, paradigmi funzionali a dimostrare l’assunto dell’autore. La convinzione personale di Corti, pur legittima, è così estremizzata da deformare quello che poteva essere un bel romanzo trasformandolo in una crociata ideologica e, mi permetto di dire, ottusa. Non ne so abbastanza di Storia del novecento, ma non mi stupirei se Corti la avesse aggiustata e distorta pur di adattarla alla sua visione manichea . E la cosa che più di tutto mi ha infastidito, ma tanto, è la cert’aria di pregiudizio (di razza, di classe sociale, di sesso) che aleggia per tutta l’opera, comprese le descrizioni fisiche delle persone, più che vagamente lombrosiane. E comunque i brianzoli sono (tutti!) pii, coraggiosi , lavoratori, solidali, attratti irresistibilmente dal sacrificio; ragionano continuamente tra se’ e se’, sempre su Nobili Temi e sempre guidati dalla Morale e dal Timor di Dio; e per questo vengono eletti a ideale “ popolo di Dio” (… “Ah se tutta l'Italia potesse assomigliare alla Brianza!”… cit.). Va da se’ che i veneti sono servizievoli ed osservanti, i bergamaschi onesti, i toscani bestemmiatori senzadio. Bologna, dio ce ne scampi, godereccia e dissoluta. Le ultime cento pagine, che paiono appiccicate in un secondo tempo (della serie non facciamoci mancare nulla, e concilio vaticano e referendum sul divorzio sono occasioni troppo ghiotte), sono francamente imbarazzanti. Alcuni estimatori hanno accostato il libro a Guerra e Pace, ai Miserabili, ai Promessi Sposi. Accostamenti a mio parere impropri, perché Corti adatta e modifica l’animo umano alle sue convinzioni, e ne fa un proclama. Manca la capacità di scavare nei sentimenti senza pregiudizi, di comunicare attraverso le emozioni e non per principi enunciati; di dare al lettore la possibilità di riconoscersi nei personaggi e trovare un po’ della sua vita nella storia, chiunque egli sia e per quanto lontano possa essere da quello che si racconta: senza essere catalogato, senza essere misurato, senza essere giudicato.

    ha scritto il 

  • 0

    Il successo di questo romanzo, escluso da qualsiasi circuito mainstream ha già di per sè del miracoloso: passato da un lettore all'altro praticamente con il passaparola, continua a conoscere il successo anche all'estero.


    Si pone ora la spinosa questione di capire se è vero quanto di ...continua

    Il successo di questo romanzo, escluso da qualsiasi circuito mainstream ha già di per sè del miracoloso: passato da un lettore all'altro praticamente con il passaparola, continua a conoscere il successo anche all'estero.

    Si pone ora la spinosa questione di capire se è vero quanto dice l'autore, ovvero che la sua opera è passata sotto silenzio per il suo fondamento cattolico. Senza nessun intento polemico, mi sento di rispondere di sì. E rispondo augurandomi che siamo finalmente entrati in un'era post-ideologica in cui ci possa essere cittadinanza per qualsiasi tipo di visione della vita e del mondo. In cui laicità non sia l'utopia - infondata e irrealizzabile - di un discorso spurio di qualsiasi connotazione religiosa, ma la garanzia della possibilità di confronto tra visioni diverse.

    L'aspetto più interessante di questo libro, che qualcuno ha anche paragonato a "Guerra e Pace" magari a partire dalla mole imponente, è che i suoi personaggi hanno vite normali. Sfatando il mito dell'impostazione religiosa come qualcosa che toglie dal mondo e rende avulsi dalla realtà, vengono presentate figure reali, che vivono e si muovono nel mondo e nella storia affrontando le stesse vicende di tutti gli uomini, religiosi e non. La Seconda guerra mondiale occupa la parte principale della narrazione e, sulla base dell'esperienza diretta dell'autore, non toglie nulla a tante altre storie di analoga ambientazione.

    Certo, Eugenio Corti, all'interno del cattolicesimo può essere considerato un conservatore. Ma la varietà di personaggi che descrive, permette di dedurre un universo variegato e complesso, sfatando le generalizzazioni di chi comincia qualsiasi discorso con l'apertura di rito: "I Cattolici...". Bisogna tenere conto che, nel momento in cui c'è o anche solo si percepisce la mancanza di una libera espressione, questo finisce per favorire le voci più estreme, e rischia di creare quel pericoloso cortocircuito tra religione e identità culturale che può arrivare a sfociare nel fondamentalismo. Pericolo da cui è immune Corti che, pur nella sua intransigenza, non mette mai in dubbio le modalità in cui la fede si deve tradurre in pratica, e questo senza nessun tipo di imposizione e violenza.

    L'autore, poi, ma questo non è altro che un corollario di quanto detto sopra, è visceralmente anticomunista. Con il senno di poi, si può dire che non avesse tutti i torti: questo romanzo è uscito sei anni prima della caduta del Muro di Berlino che dovrebbe aver chiuso definitivamente i conti il comunismo.

    Credo che, al di là di qualsiasi considerazione ideologica o pregiudiziale, questo libro meriti di essere letto da chiunque, e per rispetto dell'enorme impegno che ha coinvolto l'autore nella stesura, e per aumentare la conoscenza e la riflessione su realtà che poi finiscono per essere trattate in modo stereotipato. Sperando sempre che, alla fine, sia sempre il vero dialogo a prevalere.

    ha scritto il 

  • 5

    semplicemente imperdibile!Non lasciatevi impressionare dalla mole, le pagine le divorerete!.Grande Eugenio Corti. L'ho conosciuto personalmente e il personaggio non delude. Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Mentre leggevo questo bel tomo mi sono chiesta spesso come avrei potuto commentare giunta alla fine. Ho pensato a tante cose ma mi sono sembrate tutte banali. Penso che tanto sia già stato detto su questo libro perciò mi sento di dire solo che è stato un bellissimo incontro, raro nella vita di un ...continua

    Mentre leggevo questo bel tomo mi sono chiesta spesso come avrei potuto commentare giunta alla fine. Ho pensato a tante cose ma mi sono sembrate tutte banali. Penso che tanto sia già stato detto su questo libro perciò mi sento di dire solo che è stato un bellissimo incontro, raro nella vita di un lettore. Non me ne separerò mai più ....

    ha scritto il 

  • 4

    Colossale, immenso, lunghissimo e, come spesso capita in questi casi, a tratti un pochino noioso. Nonostante tutto è un bel libro, con sezioni veramente toccanti e coinvolgenti.

    ha scritto il 

  • 2

    Romanzo scritto bene: di facile e scorrevole lettura malgrado la mole.
    Nel libro si parla molto della mia Brianza. Nell'insieme però la descrizione di quel­la terra e di quelle genti risulta troppo idealizzata. I miei nonni mi hanno raccontato una realtà molto meno bucolica ed io, oggi, non vedo ...continua

    Romanzo scritto bene: di facile e scorrevole lettura malgrado la mole. Nel libro si parla molto della mia Brianza. Nell'insieme però la descrizione di quel­la terra e di quelle genti risulta troppo idealizzata. I miei nonni mi hanno raccontato una realtà molto meno bucolica ed io, oggi, non vedo una Brianza così virtuosa. L'esaltazione della brianzolità (“Ah se tutta l'Italia potesse assomigliare alla Brianza! ” ) mi è apparsa un po' spocchiosa. L'autore, pontifica spesso su chi non ap­partiene al suo ambito socio-culturale sentenzian­do sulle altrui moralità, religiosi­tà, senso del dovere, labo­riosità ecc. . Mi hanno inoltre infasti­dito cer­ti toni sprez­zanti verso i meridionali an­ziché gli africa­ni o gli slavi (tranne i polacchi) descritti a volte in modo quasi lombrosiano. Nel romanzo si esprimono giudizi definitivi sulla storia del XX secolo. Evi­dente è l'appas­sionato antico­munismo espresso sia nei dialoghi dei protagonisti che nelle ri­flessioni dirette dell'autore. Nella visione cristiana della storia che per­mea tutta l'opera, stupiscono però, i giudizi assolutamente asimmetrici sui to­talitarismi e i loro orrori. Del comunismo sono giustamen­te sottolineate le mostruosità commesse (consi­glio anche la lettura di Solgenit­sin. Vasilij Grossman e di Salomov); il nazismo è inve­ce visto come male minore e conseguenza dell'incombente pericolo rosso. Il fascismo italiano viene poi de­scritto con molta bo­narietà senza alcuna riflessione profonda sulle sue responsa­bilità crimi­nali e su quell'avventura folle che fu la Campagna di Rus­sia. Malgrado il fervore cristiano che pervade il libro, la guerra è spesso de­scritta con toni epici collocan­do i protagonisti che combattono, muoiono e uccidono sempre dalla parte dei giu­sti. Ben altra pietà e do­lore ho trovato nei ro­manzi di Rigo­ni Stern, Nuto Revel­li o Bedeschi. Con stupore ho appreso che l'autore è stato proposto al Premio Nobel per la lettera­tura. A questo proposito segnalo una curiosità. Quando Ambrogio, uno dei protagonisti, si tro­va sul Don nei pres­si di Veshenskaya, tenta la lettura del romanzo «Il Placido Don» di Šolochov am­bientato proprio in quei luoghi, l'opera vie­ne giudicata con­traddittoria e di pro­paganda. Šolochov ha ricevuto il Nobel per quel romanzo, mentre, ironia della sorte, è stato poi negato al Corti. Consiglio comunque la lettura a quanti vogliano capire l'ambiente e la mentalità di un certo integralismo cattolico.

    ha scritto il 

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