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Il centro del mondo

By Dževad Karahasan

(36)

| Others | 9788842805717

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Book Description

"Io sono un'isola nel cuore del mondo". Così parla, nei versi del poeta bosniaco Abdulah Sidran, la città di Sarajevo, dove la convivenza di diverse comunità religiose e linguistiche ha creato nei secoli un unicum oggi scomparso. Il centro del mondo Continue

"Io sono un'isola nel cuore del mondo". Così parla, nei versi del poeta bosniaco Abdulah Sidran, la città di Sarajevo, dove la convivenza di diverse comunità religiose e linguistiche ha creato nei secoli un unicum oggi scomparso. Il centro del mondo di Dzevad Karahasan è il primo libro che affronta gli orrori della guerra di Bosnia - con in suoi massacri di civili inermi, la pulizia etnica, il genocidio - a occhi asciutti, senza retorica e senza consolazione. Alternando meditazioni personali lucide fino all'allucinazione con il racconto di strazianti vicende quotidiane, Karahasan evoca le case, i cortili, i cibi, decifra l'urbanistica della città, facendone emergere un ritratto interiore. Sarajevo è "un microcosmo che, secondo gli insegnamenti degli esoterici, contiene tutto il mondo, una Nuova Gerusalemme", la cui esistenza garantisce la stabilità dell'universo. Ora che il centro è in rovina e costretto all'esilio, Karahasan lo fa rivivere magicamente nella scrittura per trasferirlo nella memoria collettiva dell'umanità.

3 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Storicamente valido confrontando le notizie che all'epoca comparivano sui media. Significative le considerazioni personali.

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    Enzo Fralleoni said on May 13, 2010 | Add your feedback

  • 18 people find this helpful

    SARAJEVO COME GERUSALEMME

    Mi è difficile dare un voto a questo libro: l'argomento è talmente interessante da meritare il massimo delle stellette. Ma Karahasan sembra nascondersi dietro spiegazioni tecniche, quasi scientifiche, restare distante. Probabilmente ha ragione Slaven ...(continue)

    Mi è difficile dare un voto a questo libro: l'argomento è talmente interessante da meritare il massimo delle stellette. Ma Karahasan sembra nascondersi dietro spiegazioni tecniche, quasi scientifiche, restare distante. Probabilmente ha ragione Slavenka Drakulic nella sua preziosa introduzione, Karahasan ...sembra aver bisogno di una nuova lingua per esprimere esperienze che non possono essere sopportate. Come già, prima di lui, era successo a Primo Levi.
    Ma pagine e pagine dedicate all'urbanistica e all'architettura della città, alla letteratura bosniaca, al metodo, al centro ecc, raffreddano l'opera. Che diventa avvincente quando si scalda, quando racconta, quando entra negli aspetti secondari, nel tran-tran della guerra (!!): la fila per l'acqua, l'incontro con uno straniero, il gesto di due attori di teatro, ecc. Belle le lettere e ottimo l'intervento di Drakulic che focalizza l'opera: perché si scrive di guerra, perché si documenta l'orrore? Possiamo davvero ancora credere che serva da monito per il futuro, quando gli orrori si ripetono, anche sotto i nostri occhi? E' verosimile che scrivere di guerra significhi prima di tutto ...stabilire un qualche ordine al caos. Perché ...se la guerra rappresenta la negazione dell'umanità, la prosa documentaria è la sua affermazione.

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    orsodimondo said on Mar 23, 2010 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "..quel che fa più male è un trasloco coatto. Non tanto e non solo la concretezza del principio trasloco con il quale si lasciano le proprie penne stilografiche, i tappeti, la scrivania e la libreria; di più, molto di più, fa male l'esodo dalla città ...(continue)

    "..quel che fa più male è un trasloco coatto. Non tanto e non solo la concretezza del principio trasloco con il quale si lasciano le proprie penne stilografiche, i tappeti, la scrivania e la libreria; di più, molto di più, fa male l'esodo dalla città nella quale viviamo, Sarajevo, traslata da una realtà materiale in una ideale... nel ricordo, nella memoria, nell'ideale. Così Sarajevo, che è stata una città dell'interiorità, nel significato esoterico della parola, quindi in senso non letterale, sta diventando "interiore" in senso letterale, stupidamente letterale. E prendere le cose alla lettera fa male, credetemi."
    Sorprendente.

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    Fede* said on Jun 4, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (36)
    • 5 stars
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    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others 142 Pages
  • ISBN-10: 8842805718
  • ISBN-13: 9788842805717
  • Publisher: Il Saggiatore
  • Publish date: xxxx-xx-xx
  • Also available as: Softcover
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