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Il cerchio del lupo

By Michael Connelly

(103)

| Hardcover

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Book Description

Nel 1993 Marie Gesto era scomparsa dopo essere uscita da un supermarket, ma il suo cadavere non era mai stato trovato. L'indagine era stata affidata a Harry Bosch, che non era riuscito a scoprire l'assassino. Ora, tornato nell'Unità dei casi irrisolt Continue

Nel 1993 Marie Gesto era scomparsa dopo essere uscita da un supermarket, ma il suo cadavere non era mai stato trovato. L'indagine era stata affidata a Harry Bosch, che non era riuscito a scoprire l'assassino. Ora, tornato nell'Unità dei casi irrisolti, riprende a occuparsi del delitto che non aveva smesso di tormentarlo. Ma c'è qualcun altro che si tormenta. Il procuratore generale. È tempo di elezioni e il procuratore sa che un'eventuale soluzione del caso sarebbe l'asso nella manica che gli manca. E così accade che Raynard Waits, uno spietato serial killer arrestato per duplice omicidio, si attribuisca anche quello di Marie Gesto, più una serie di altri, avvenuti nel passato, che non avevano mai trovato soluzione. In cambio della sua confessione, la pena di morte gli viene commutata in ergastolo. Il caso è chiuso, il procuratore soddisfatto, ma non Harry Bosch, che non si lascia convincere da una soluzione così facile e soprattutto si rende conto di aver trascurato all'inizio dell'indagine un indizio rivelatore. Cercando di non lasciarsi sopraffare dal senso di colpa e di sfiducia che lo attanaglia, Bosch segue le sue piste che lo porteranno al cuore di una spirale di perfidia e depravazione. E come un surfista che aspetta l'onda giusta, saprà attendere il momento per sferrare il colpo di grazia.

121 Reviews

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    La cosa che mi piace di Connelly è che scrive in maniera semplice ma efficace. I suoi libri si possono leggere senza difficoltà in due o tre giorni, raccontandoti comunque storie sempre meritevoli di essere lette.

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    Nick said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

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    Lo mejor de Conennelly Hasta la fecha

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    Unco said on Mar 7, 2014 | Add your feedback

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    Bosch e non solo - 02 feb 14

    Un altro buon romanzo di Connelly, solo leggermente scalfito dall’insensatezza della titolazione italiana. Costava molto lasciare il titolo originale? Tanto che nelle maggiori lingue in cui il libro è stato tradotto (almeno in quelle a me note) il ti ...(continue)

    Un altro buon romanzo di Connelly, solo leggermente scalfito dall’insensatezza della titolazione italiana. Costava molto lasciare il titolo originale? Tanto che nelle maggiori lingue in cui il libro è stato tradotto (almeno in quelle a me note) il titolo è rimasto con il riferimento al quartiere di Los Angeles (noto ai cinefili per aver ospitato gli studios dei primi film di Chaplin e di Stanlio e Ollio). Da noi si traduce, e si introduce un elemento di fastidiosa inutilità. Perché di lupi non c’è nessuna traccia in tutto il libro. Tutt’al più di volpi, che il personaggio cattivo centrale si chiama Raynard, storpiatura del francese Reinart, volpe appunto. E la volpe ha un suo ruolo centrale nella trama. Appunto, allora, veniamo al libro, sperando che prima o poi qualcuno si renda conto delle idiozie commesse. Qui ritorna in primo piano l’eroe di Connelly, il nostro amato detective Hieronymus “Harry” Bosch. Ancora relegato alla sezione “Cold Case” come nel precedente, ed ancora con Kiz Rider come partner. Tuttavia più che su Kiz (qui un po’ in ombra) le luci si riaccendono su Rachel Walling, agente FBI con cui Bosch ha avuto una storia in “Il poeta è tornato”, e che qui Harry coinvolge per cercare di capire meglio la personalità del malvagio di turno, appunto Reinart Waits. Ed è fatale che si riaccenda la fiamma tra i due. Intanto la storia si incentra su Waits, fermato casualmente ad Echo Park con un furgone contenente due cadaveri. Per salvare la pelle dalla pena capitale, accetta di collaborare con la polizia, ed in particolare con Richard O’Shea, un capo dipartimento che sta cercando di dare una scalata politica al potere locale (uno dei tanti meccanismi politici urbani americani che un po’ mi lasciano perplesso per la loro diversità). Comincia a confessare altro, ed in particolare l’omicidio di tal Marie, un caso di cui si era occupato Bosch una dozzina di anni prima, e che era rimasto in sospeso. Qui si scatena la vena intrallazzona di Connelly che mischia polizieschi procedurali e legislazione americana (che abbiamo cominciato a conoscere meglio nel precedente libro sull’avvocato Haller) per darci il solito quadro di mescolanza tra arroganza dei poteri, meschinità delle persone, carrierismo ed altri intrallazzi vari. Proprio per capire meglio Waits appunto, Harry coinvolge Rachel, che gli fa intravedere subito possibili incongruenze, andando poi ad uno dei noccioli della questione (il nome che Rachel subodora falso). Harry si ingarbuglia anche perché O’Shea gli mostra un reperto della sua vecchia indagine che avrebbe portato a Waits ma che fu ignorato. Con tutti questi incasinamenti nella testa, si organizza la ricerca del cadavere di Marie. Che si trova nei boschi intorno ad Echo Park (e devono essere dei signori boschi, visto che ci hanno girato film western). Dove Waits sfrutta un momento di confusione per rubare la pistola ad un poliziotto, ucciderlo, ferire quasi mortalmente Kiz e fuggire. Anche se incolpevole, Harry viene sospeso. Ma il nostro non si arrende mai. Ovviamente aveva copie dei verbali di tutto, e rileggendoli scopre incongruenze con quelli attuali. Mette l’antenna fuori alla ricerca dei bastardi, ovviamente puntando su O’Shea e la sua cricca. Nel frattempo Waits rapisce un’altra donna. Harry e Rachel, spulciando quei verbali trovano una traccia, che li porta di nuovo nei dintorni di Echo Park, dove pare sempre più probabile trovare la tana della volpe (ma quale lupo, signori miei!!). Il nostro eroe senza macchia e senza paura, segue come un segugio questa traccia, riuscendo a stanare la volpe, mettendo a rischio però la vita sua e di Rachel. E questa volta lei non lo perdona. Tutta la storia di Marie era una montatura per incastrare Bosch (oltre che per far salire le quotazioni di O’Shea). Ma che interesse aveva il politico ad incastrare il poliziotto? Una volta che Harry scioglie questa matassa, riesce a risalire anche all’altro bandolo della stessa ed a trovare il vero assassino della ragazza. Chiude così il caso dopo 16 anni. Ma chiude anche la storia con Rachel. Rimane in sospeso il rapporto con la sua ex e la figlia che ormai si sono trasferite ad Hong Kong. Vede compromesso il futuro lavorativo con Kiz, che tornerà in polizia, ma con mansioni più da ufficio. Insomma, tanta carne al fuoco per le prossime avventure del nostro. E per l’inventiva di Connelly, che, confesso, scrive la parte finale con una maestria che mi ha tenuto incollato alla pagina per ore, nottetempo. Dovevo vederne la fine. Questo il segreto di un seriale di successo. Se ti incolla alla lettura, ha già fatto una metà del lavoro. Poi l’attenzione alla realtà quotidiana, ed ai suoi guasti, fa il resto (ricordo che l’azione dei romanzi di Connelly è generalmente in contemporanea alla lettura).
    “Qualcuno ha detto che … si finisce per conoscere una città … se si rimane seduti al bancone di un ristorante.” (138)

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    Giogio53 said on Feb 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Harry Bosh non delude!

    Era la macchina che stavano cercando. Mancava la targa ma Harry Bosch ne era sicuro. Una Honda Accord del 1987, la vernice marrone scolorita dal sole. Nel ‘92 ci avevano appiccicato un grande adesivo verde di Bill Clinton, adesso altrettanto scolo ...(continue)

    Era la macchina che stavano cercando. Mancava la targa ma Harry Bosch ne era sicuro. Una Honda Accord del 1987, la vernice marrone scolorita dal sole. Nel ‘92 ci avevano appiccicato un grande adesivo verde di Bill Clinton, adesso altrettanto scolorito. In effetti, l’inchiostro usato per l’adesivo non doveva essere un granché. A che serviva farlo durare a lungo, dovettero pensare all’epoca, viste le scarse possibilità del candidato? Il box in cui era parcheggiata era talmente stretto che Bosch si chiese come avesse fatto il conducente a uscire. Doveva raccomandare a quelli della Scientifica di usare la massima attenzione durante il rilevamento delle impronte sulla carrozzeria e sulle pareti interne del box. Non avrebbero gradito, ma se non lo avesse fatto gli sarebbe montata l’ansia.
    La maniglia sulla porta del box era di alluminio. Superficie poco adatta per rilevare le impronte, ma agli uomini della Scientifica Bosch avrebbe raccomandato anche quella.
    «Chi l’ha trovata?» domandò agli agenti di pattuglia.
    Avevano appena finito di delimitare con il nastro giallo l’imboccatura del corridoio cieco formato dalle due file di box ai lati della strada e dall’ingresso del complesso residenziale di High Tower.
    «L’amministratore dello stabile» rispose l’agente più anziano. «L’appartamento a cui appartiene il box al momento è sfitto, perciò era convinto che fosse vuoto. Un paio di giorni fa l’ha aperto per sistemarci dentro mobili e roba varia e ha visto la macchina. Ha pensato che fosse di qualcuno venuto a far visita a un altro inquilino e per un po’ se n’è dimenticato. Ma quando è tornato la macchina era sempre lì e allora ha cominciato a chiedere nel caseggiato. Nessuno sapeva niente. Nessuno sapeva di chi fosse. A quel punto ci ha chiamato perché immaginava che fosse rubata, vista la mancanza delle targhe. Io e il mio socio avevamo visto in bacheca il comunicato sulla Gesto. Una volta arrivati qui non c’è voluto molto a fare due più due.»

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    Marco said on Oct 28, 2013 | Add your feedback

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    Grande Bosch. Sono orgogliosa di me per aver deciso di intitolare "Black Echo" "La memoria del topo", ho visto lontano.

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    tecla dozio said on Oct 23, 2013 | Add your feedback

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    Ostinato commissario Bosch

    e libro cupo come il pittore omonimo. Ben descritta l'ostinazione nel cercare l'assassino, plot brillante, ben congegnato e che non ti molla

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    mafalda0250 said on Jun 7, 2013 | Add your feedback

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