Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Il cervello, la mente e l'anima

By Edoardo Boncinelli

(152)

| Others | 9788804473763

Like Il cervello, la mente e l'anima ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

<<Dunque, oltre la mente, c’è anche l’anima? Ho letto il libro con una certa trepidazione, nell’attesa che venisse spiegato che cosa è l’anima e in che cosa essa differisce dalla mente. In realtà di anima non si parla mai o, più precisamente, s Continue

<<Dunque, oltre la mente, c’è anche l’anima? Ho letto il libro con una certa trepidazione, nell’attesa che venisse spiegato che cosa è l’anima e in che cosa essa differisce dalla mente. In realtà di anima non si parla mai o, più precisamente, se ne parla, nelle ultime pagine del libro, come dell’"insieme delle percezioni e delle intenzioni consce e inconsce che caratterizzano la nostra vita interiore". In altri termini, per "mente" l’autore intende la cognizione in senso stretto, l’insieme delle nostre capacità raziocinanti, laddove l’anima si estende a comprendere quegli aspetti emotivi e fenomenici che accompagnano la cognizione, spesso intrecciandosi con essa in modo indissolubile. In base a questa definizione la mente è solo una parte dell’anima, la sua componente non qualitativa, meno soggettiva, forse la sola a essere spiegabile sulla base di modelli puramente formali.

La distinzione non ha quindi alcuna conseguenza teorica di rilievo; in particolare, l’uso del termine "anima" corrisponde a una scelta terminologica che non cela alcuna concessione a una qualche forma di dualismo mente/corpo, e, dato che Boncinelli è fior di scienziato (fisico di formazione, direttore del laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo all’Istituto San Raffaele), ci saremmo davvero stupiti del contrario. In compenso si parla molto di cervello (circa centocinquanta pagine), abbastanza di mente (una settantina di pagine) e, in aggiunta, parecchio di evoluzione e di svariati argomenti a contorno, dal big bang alla teoria dell’informazione. L’enfasi sul cervello è del tutto ragionevole, come strada facendo è motivato dall’autore: nella misura in cui la mente è nel cervello, nel senso che ne è un effetto o una proprietà emergente, la scienza si occupa essenzialmente di cervello, e solo la scienza è titolata a dirci quali sono le basi dell’intelligenza e delle altre facoltà mentali umane.

Un aspetto curioso di questo lavoro è che esso è pervaso da uno spirito polemico contro i filosofi, i "pensatori", individuati come nemici del pensiero scientifico. Tenuto conto dell’odierna precarietà dello statuto teorico della filosofia rispetto a quello della scienza, e del suo conseguente ben minore prestigio (per tacere della disponibilità di risorse), è abbastanza sorprendente quest’ansia di attaccare la filosofia, quasi un "pugnalare un uomo morto". È vero che di questi tempi non è certo raro imbattersi in atteggiamenti di diffidenza nei confronti degli scienziati, la cui reazione è quindi comprensibile e legittima. Ma la polemica di Boncinelli è generica e ambigua nell’individuare il bersaglio. Chi sono, per esempio, "gli ideologi [sic] che tendono a svalutare il progresso scientifico", e che "se la ridono della visione biologica della mente" in base all’argomento che gli esseri umani sono "produttori di sensi e di significati"? Feyerabend? Heidegger? Non vengono fatti nomi. Si direbbe che l’autore si tolga qualche sasso dalle scarpe per poi scagliarlo dove capita, senza fare molta attenzione a distinguere tra filosofi e filosofi e, soprattutto, tra la filosofia e la chiacchiera. Non è certo la filosofia in quanto tale, e men che mai lo sono i filosofi che si occupano delle questioni trattate da Boncinelli – i filosofi della mente – a esercitare una critica dissennata nei confronti della scienza. Nondimeno ce n’è, stavolta esplicitamente, anche per questi ultimi, cui egli imputa, con ingenerosità pari a ingenuità, la pretesa di fare scoperte sul mentale coi soli mezzi dell’intelletto. Si deve comunque sottolineare che nemmeno i filosofi che pongono l’accento sull’irriducibilità delle proprietà semantiche (o, come si dice tecnicamente, "intenzionali") si sognano lontanamente di mettere in discussione la rilevanza della biologia del cervello; essi si limitano bensì ad affermare, con argomenti non agevoli da confutare, che i concetti di cui il senso comune si serve per categorizzare i fenomeni mentali non sono sovrapponibili (né tantomeno riducibili) ai concetti della biologia, in quanto trovano la loro origine in un complesso intreccio di pratiche sociali.

Beninteso, nonostante lo spirito polemico di cui ho parlato vi ricorra con una certa frequenza, Il cervello, la mente e l’anima non è un libro sulla contrapposizione scienza-filosofia o sul ruolo dei filosofi in quell’impresa denominata "scienza cognitiva", bensì un’eccellente divulgazione sullo stato dell’arte complessivo delle conoscenze (scientifiche, è superfluo dirlo) di cui disponiamo sul cervello. Il lettore vi trova un notevole spettro di informazioni, esposte con grande chiarezza e con piacevolezza stilistica. Lo spazio dedicato alla psicologia del cervello è di molto inferiore a quello dedicato alla neurologia, e viene spontaneo pensare che qualcosa di più poteva starci, magari a discapito di alcune pagine sul concetto di vita. Tuttavia questa ripartizione è la logica conseguenza dello schietto riduzionismo dell’autore, chiaramente convinto di poter ricondurre le proprietà mentali, attraverso tutti i passaggi del caso, alle leggi della fisica. In questo senso la prima parte del libro, dedicata all’origine della vita e all’evoluzione, lungi dal disegnare soltanto uno sfondo introduttivo, è quella teoricamente più pregnante; a lettura ultimata, si capisce perché in un libro sul cervello si parli anche di big bang. Comunque, anche l’esposizione delle scienze cognitive è nel complesso abbastanza efficace, nonostante la presenza di qualche passaggio non del tutto convincente, come la collocazione del connessionismo nel capitolo Le basi biologiche dell’esperienza – il che dà l’impressione che si tratti non di una teoria alternativa al cognitivismo, bensì di un modello biologico – o la correlazione troppo stretta istituita tra il concetto di rappresentazione mentale e quello di aspettativa.

Un po’ meno limpida è invece la valutazione complessiva di tale stato dell’arte, improntata a un grande ottimismo che tuttavia appare sovente ingiustificato alla luce degli stessi dati riportati dall’autore. Per un verso Boncinelli insiste sul fatto che la scienza della mente/cervello ha fatto passi da gigante; per l’altro ammette che è stata appena scalfita la superficie dei problemi. Questa tensione è probabilmente dovuta a un certo scetticismo con cui egli guarda alla psicologia, cui fa riscontro il grande entusiasmo che invece accompagna le pagine dedicate alla biologia. È chiaro che l’autore ritiene che sarà la conoscenza in dettaglio della biologia del cervello a dirci (anche) tutto quello che c’è da sapere per spiegare il comportamento. La valutazione ottimistica è quindi rivolta più al futuro che al presente. La disponibilità imminente di sofisticate tecnologie non invasive per "guardare dentro" la testa è il cavallo su cui Boncinelli scommette per saltare quel fossato tra biologia e psicologia del cervello che è in ultima analisi la causa principale delle impasses teoriche che affliggono questo campo. >>

Recensione di Paternoster, A.
L'Indice del 1999, n. 06

0 Reviews

Loginor Sign Upto write a review

Book Details

  • Rating:
    (152)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others
  • ISBN-10: 8804473762
  • ISBN-13: 9788804473763
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: 1999-01-01
Improve_data of this book