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Il cervello del ventunesimo secolo

Spiegare, curare e manipolare la mente

Di

Editore: Codice

3.8
(9)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 397 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8875780269 | Isbn-13: 9788875780265 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elisa Faravelli

Genere: Science & Nature

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Descrizione del libro
Quale futuro si apre per le nostre menti? Recenti studi sul cervello umano sono stati in grado di svelarne innumerevoli misteri, ma hanno anche aperto delicatissime problematiche; è stato cioè dimostrato, per la prima volta, come le nostre menti siano potenzialmente manipolabili. In questo libro Steven Rose, grande critico del determinismo biologico, sostiene che il substrato emotivo non solo sfugge alle regole, ma anzi testimonia la libertà dell'individuo; che il nostro patrimonio culturale ed etico non dovrebbe essere sostituito dai progressi scientifici, ma da questi arricchito e migliorato; infine, che lo spregiudicato utilizzo di alcuni medicinali per "curare" la mente nasconde in realtà la vera natura del disagio.
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    testo distribuito da "Le Scienze" Edizioni Codice, agosto 2007

    La pillola per l'intelligenza? Una mistificazione. Allo stesso modo è una mistificazione propagandare il gene dell'omosessualità o un'area cerebrale come unica responsabile dei nostri sentimenti amorosi. Il determinismo che trasuda dalle neuroscienze non ha mai convinto Steven Rose, biologo e dir ...continua

    La pillola per l'intelligenza? Una mistificazione. Allo stesso modo è una mistificazione propagandare il gene dell'omosessualità o un'area cerebrale come unica responsabile dei nostri sentimenti amorosi. Il determinismo che trasuda dalle neuroscienze non ha mai convinto Steven Rose, biologo e direttore del Brain and Behaviour Research Group alla Open University, nel Regno Unito. Se poi si passa alle «affermazioni sempre più totalitarie» dei suoi colleghi, allora il dubbio diventa preoccupazione.
    La tesi di Rose è che le neuroscienze possono spiegare i meccanismi del nostro cervello, ma non sono sufficienti a comprendere la nostra mente. Non senza ricorrere al contributo delle scienze sociali e di altri campi del sapere come la filosofia. Quindi i risultati delle ricerche attuali andrebbero presi con cautela. Eppure, nota Rose, quando si parla di cervello la prudenza è merce rara, soprattutto quando le scoperte finiscono sui mezzi d'informazione.
    Sfogliando le pagine del libro è evidente perché le posizioni dall'autore siano in aperto conflitto con quelle di altri neuroscienziati. Un conflitto affrontato a viso aperto. I richiami e le critiche alla visione deterministica del comportamento umano, e agli scienziati che la promuovono, sono continui e non risparmiano commenti feroci. Per inciso, i dibattiti pubblici tra i rappresentanti dei due campi non di rado rischiano di finire in veri e propri scontri fisici. Il motivo di tanto ardore sono le questioni etiche che emergono in un mondo neurocentrico.
    Le nostre capacità di controllare, influenzare, e manipolare il cervello sono sempre più potenti. Questo saper fare, coniugato con una definizione biochimica dei comportamenti umani è un'arma potentissima nelle mani di vuole e deve stabilire l'ordine sociale, argomenta Rose, che senza mezzi termini afferma che ci stiamo pericolosamente avviando verso l'«era del controllo». Ovvero l'era in cui basterà una semplice sequenza genetica, una particolare immagine dell'attività cerebrale o magari un neurotrasmettitore con una concentrazione ben precisa per dichiarare un comportamento «problematico», e modificarlo di conseguenza con l'uso delle neurotecnologie.
    La questioni affrontate da Steven Rose in Il cervello del XXI secolo, in edicola con «Le Scienze» di settembre, partono dai neuroni per arrivare al cuore di come vorremmo che fosse la nostra società nel futuro che è già cominciato.

    ha scritto il