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Il ciclo di vita degli oggetti software

Di

Editore: Delos Books (Odissea Fantascienza; 50)

3.8
(99)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 886530183X | Isbn-13: 9788865301838 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Francesco Lato

Disponibile anche come: eBook

Genere: Computer & Technology , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il primo romanzo dell'autore rivelazione più premiato del nuovo secolo. Premio Hugo 2011. « Come già aveva fatto con Storia della tua vita, con questo romanzo Chiang dimostra di saper scrivere in modo altrettanto coinvolgente di idee scientifiche e di esseri umani. » Locus

Negli anni Cinquanta Alan Turing ipotizzava di poter far "crescere" un'intelligenza artificiale istruendola come se fosse un bambino: fornendole i migliori organi sensoriali per mettere la macchina in contatto col mondo e cominciando a insegnarle a parlare e a capire il linguaggio umano.
Ma come sarebbe, davvero, allevare un'intelligenza artificiale nel mondo contemporaneo, l'era di internet fatta di società startup, di giochi di ruolo online, di software open source? Ted Chiang, che qui si cimenta per la prima volta su un'opera lunga, racconta la storia di due persone e del loro particolarissimo "cucciolo", descrivendo i particolari ma inevitabili problemi che dovranno affrontare, come gli aggiornamenti dell'hardware e l'obsolescenza del software. E contemporaneamente propone una riflessione sulla reale differenza tra intelligenza e potenza di calcolo, e su cosa significhi davvero rapportarsi con un'entità artificiale
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  • 5

    Un software da istruire è come un bambino da allevare: cresce, si sviluppa e forse diventa indipendente. Ma se ha una coscienza è una persona? E se è una persona, lo puoi trattare come un qualunque oggetto tecnologico, che quando diventa obsoleto lo butti via? Ma un buon romanzo di fantascienza n ...continua

    Un software da istruire è come un bambino da allevare: cresce, si sviluppa e forse diventa indipendente. Ma se ha una coscienza è una persona? E se è una persona, lo puoi trattare come un qualunque oggetto tecnologico, che quando diventa obsoleto lo butti via? Ma un buon romanzo di fantascienza narra soprattutto una storia e queste domande sorgono spontanee nella piacevole lettura di questa bella scoperta tanto semplice quanto profonda.

    ha scritto il 

  • 5

    È naturale che venga in mente L'uomo bicentenario di Asimov. A dirla tutta è esattamente quello che cercavo: un romanzo SF che avesse la stessa potenza evocativa (o premonitoria) del capolavoro di Asimov.
    (Il fatto che la vita di Andrew copra 200 anni e quella di Jak e compagni 20 anni, è s ...continua

    È naturale che venga in mente L'uomo bicentenario di Asimov. A dirla tutta è esattamente quello che cercavo: un romanzo SF che avesse la stessa potenza evocativa (o premonitoria) del capolavoro di Asimov.
    (Il fatto che la vita di Andrew copra 200 anni e quella di Jak e compagni 20 anni, è suggestivo, un piccolo omaggio.)

    Il punto di vista è insolito: si tratta di un narratore onnisciente "neutro", che racconta in terza persona e al presente; inoltre si attiene quasi esclusivamente a quello che vede o sente: ricorda un osservatore che prende appunti. L'espressione "love you" compare solo 2 volte in tutto il racconto: "I love you, Jax", "love you too". Siamo a metà e il colpo arriva inaspettato. L'amore non è una cosa scontata tra un personaggio umano e "qualcosa" che non si sa ancora bene cosa sia e quanto possa evolvere una coscienza di sé. Quindi, il momento in cui queste parole vengono pronunciate è cruciale, e si percepisce. Ma è raccontato con semplicità ed economia esemplari.
    La storia liberata di ogni orpello.

    Come in ogni buona opera SF, il nodo della storia è un problema filosofico da esplorare, una situazione mai verificatasi che richiede una ricalibrazione del sistema etico di riferimento. L'oggetto nuovo è un "robot". Il nodo centrale della storia è il seguente: perché i "robot" possano salvarsi, un umano oppure un robot devono sacrificarsi, compiendo una scelta identica che consiste nel rinunciare a una parte considerevole del proprio libero arbitrio. E un altro umano si trova nella condizione di dover scegliere.

    Un altro aspetto che Chiang esplora come se avesse questo "robot" davanti agli occhi, è quello della sessualità dei "robot".

    Sorprendente. Ma capisco che a qualcuno possa sembrare piatto. Questo è uno di quei romanzi che richiede un contributo significativo da parte del lettore, contributo che consiste nel fermarsi a metà frase e perdersi in riflessioni.

    ha scritto il 

  • 3

    In principio era il Tamagotchi

    In genere l'intelligenza artificiale (almeno per quello che ne ho letto io) si presenta nella narrativa fantascientifica con un alone inquietante o quantomeno ambiguo, come una presenza potenzialmente in competizione con quella umana. E' qualcosa che sembra improvvisamente nascere dal nulla, qua ...continua

    In genere l'intelligenza artificiale (almeno per quello che ne ho letto io) si presenta nella narrativa fantascientifica con un alone inquietante o quantomeno ambiguo, come una presenza potenzialmente in competizione con quella umana. E' qualcosa che sembra improvvisamente nascere dal nulla, quando in uno o più mega-computer collegati improvvisamente scatta la scintilla dell'autoconsapevolezza. E il secondo pensiero dopo “io esisto” è “come faccio a sbarazzarmi degli umani”.

    Le intelligenze artificiali di Ted Chiang non hanno nulla di minaccioso: nascono come programmi da compagnia – dei pet virtuali da vendere agli utenti di piattaforme tipo Second Life – basati su uno speciale software che li rende particolarmente dotati nell'apprendimento e nell'interazione con altre intelligenze, virtuali e non. Ma lo strano e sorprendente rovescio della medaglia è che per poter sviluppare realmente le loro potenzialità, il che include non solo l'intelligenza, ma anche la capacità di giudizio e la personalità, queste IA dovranno essere “allevate” da parte di esseri umani particolarmente dedicati: si dovranno loro fornire stimoli continui e sostegno psicologico, oltre che adeguati contatti con il mondo sia virtuale che reale. Non tanto programmazione, quanto esperienza.

    Come scoprirà uno dei personaggi umani coinvolti dall'inizio nel progetto, che è diventato ormai un progetto di vita: “There are no shortcuts; if you want to create the common sense that comes from twenty years of being in the world, you need to devote twenty years to the task. You can't assemble an equivalent collection of heuristics in less time; experience is algorithmically incompressible”.

    Lo stile del racconto è totalmente spoglio e pratico: se non fosse per i dialoghi sembrerebbe quasi un saggio. L'autore sembra aver rinunciato a qualsiasi artificio narrativo, a qualsiasi tentativo di coinvolgimento o drammatizzazione, per sviscerare secondo un percorso logico i vari aspetti connessi all'educazione delle IA e i problemi affrontati dai loro “educatori” ad ogni fase del loro sviluppo. Fino a immaginare, in prospettiva, una loro possibile “emancipazione” che le renderà capaci di vita e decisioni autonome.

    Un punto di vista quindi insolito e stimolante sul tema, che vale la pena di leggere anche perché liberamente disponibile sul web.

    ha scritto il 

  • 4

    Creare una intelligenza artificiale è il sogno di qualsiasi programmatore degno di questo nome, questo breve romanzo ne esplora i risvolti più umani, come il fatto di affezionarsi alla stessa e gli sforzi necessari ad affrontare le conversioni per permettere loro di girare sui software e sulle ma ...continua

    Creare una intelligenza artificiale è il sogno di qualsiasi programmatore degno di questo nome, questo breve romanzo ne esplora i risvolti più umani, come il fatto di affezionarsi alla stessa e gli sforzi necessari ad affrontare le conversioni per permettere loro di girare sui software e sulle macchine di nuova generazione.

    Piacevole da leggere e consigliato a tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un esempio di fantascienza che amo

    Avevo già letto un racconto di Chiang (Hell Is the Absence of God, vincitore Hugo 2002) e mi era piaciuto molto, ma questo piccolo romanzo l'ho trovato delizioso e profondo.


    Stile neutro e apparentemente semplice al servizio di una bella idea con decine di risvolti filosofici, econ ...continua

    Avevo già letto un racconto di Chiang (Hell Is the Absence of God, vincitore Hugo 2002) e mi era piaciuto molto, ma questo piccolo romanzo l'ho trovato delizioso e profondo.

    Stile neutro e apparentemente semplice al servizio di una bella idea con decine di risvolti filosofici, economici e sociali, che l'autore tocca in soggettiva, senza mai risultare banale o scontato.

    Una delle cose più stimolanti lette ultimamente.

    ha scritto il 

  • 0

    Delusione. Tanto Chiang è folgorante, intelligente e originale nei racconti brevi, tanto piatto, noioso, trito e scontato in questo racconto sulla vita nella realtà virtuale. La storia è pedestre e risentita mille volte (è vita quella di oggetti virtuali intelligenti?), non c'è un'ombra di mister ...continua

    Delusione. Tanto Chiang è folgorante, intelligente e originale nei racconti brevi, tanto piatto, noioso, trito e scontato in questo racconto sulla vita nella realtà virtuale. La storia è pedestre e risentita mille volte (è vita quella di oggetti virtuali intelligenti?), non c'è un'ombra di mistero, di avventura o di incertezza, ma tutto si svolge placidamente fino ad una moralistica conclusione. Direi che come primo romanzo non ha un briciolo del Chiang che amo.

    ha scritto il 

  • 4

    Poniamo che ti prendi un tamagochi e che ti ci affezioni tanto-ma-tanto: quanto credi che possa durare questa relazione virtuale? Non si arriva ai 10 anni a meno di sbattimenti inenarrabili, perchè ad un certo punto il tamagochi non "gira" o non si interfaccia più sui/coi nuovi software. Ecco. Et ...continua

    Poniamo che ti prendi un tamagochi e che ti ci affezioni tanto-ma-tanto: quanto credi che possa durare questa relazione virtuale? Non si arriva ai 10 anni a meno di sbattimenti inenarrabili, perchè ad un certo punto il tamagochi non "gira" o non si interfaccia più sui/coi nuovi software. Ecco. Etologicamente interessante, però come storia non è un granchè.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo breve e intelligente, scritto nello stile più neutro possibile. Parla di come alcuni si affezionino a intelligenze artificiali che vivono in un mondo virtuale, e non riescano più a trattarle come semplici software. Il tutto narrato senza tratti morbosi, con semplicità estrema. Originale e ...continua

    Romanzo breve e intelligente, scritto nello stile più neutro possibile. Parla di come alcuni si affezionino a intelligenze artificiali che vivono in un mondo virtuale, e non riescano più a trattarle come semplici software. Il tutto narrato senza tratti morbosi, con semplicità estrema. Originale e interessante, in realtà senza troppi guizzi, ma era sicuramente nelle intenzioni dell'autore.

    ha scritto il 

  • 3

    in questo romanzo breve Chiang descrive lo sviluppo dei "digienti", intelligenze artificiali originate da un "genoma" di codice che richiedono la cura e l'attenzione degli uomini in modo da poter accrescere le loro capacità di pensiero e comprensione. la storia si svolge sullo sfondo di un mercat ...continua

    in questo romanzo breve Chiang descrive lo sviluppo dei "digienti", intelligenze artificiali originate da un "genoma" di codice che richiedono la cura e l'attenzione degli uomini in modo da poter accrescere le loro capacità di pensiero e comprensione. la storia si svolge sullo sfondo di un mercato mondiale fatto di tendenze che influenzano le possibili applicazioni della tecnologia, e mentre le creature artificiali crescono i loro "padroni" devono confrontarsi con le difficoltà di accudire degli esseri virtuali.

    il romanzo è molto "preciso" e affronta la questione con estrema cura, tuttavia manca qualcosa a livello di coinvolgimento. per tutto il libro i digienti parlano e si comportano come preadolescenti capricciosi, ed è difficile riuscire ad affezionarsi a loro e alla loro sorte.

    ha scritto il 

  • 4

    Ted Chiang ci ha abituato a uno standard qualitativo senza uguali nel panorama della fantascienza di questi ultimi decenni. I suoi racconti sono esempi pressoché perfetti di narrazioni rigorose dal punto di vista della speculazione (fanta)scientifica che si sviluppano in storie capaci di fondere ...continua

    Ted Chiang ci ha abituato a uno standard qualitativo senza uguali nel panorama della fantascienza di questi ultimi decenni. I suoi racconti sono esempi pressoché perfetti di narrazioni rigorose dal punto di vista della speculazione (fanta)scientifica che si sviluppano in storie capaci di fondere immaginazione e dubbi metafisici, mantenendo comunque sempre alta l'attenzione all'umanità dei personaggi.

    Il ciclo di vita degli oggetti software rappresenta ad oggi il suo unico tentativo di uscire dai limiti del racconto per svilupparsi sulla lunghezza del romanzo (per quanto non superi neanche in questo caso la soglia delle 150 pagine). Il tasso di invenzione ed estrapolazione scientifica del volume è come sempre altissimo: si parla di sviluppo di intelligenze artificiali, partendo dalla creazione di animali virtuali, esaminando le conseguenze della loro diffusione come oggetti d'intrattenimento e del conseguente sviluppo di comunità di utenti, oltre che del rapporto che si crea tra produttori di software, sviluppatori e pubblico, esaminando nel frattempo i percorsi evolutivi artificiali che riguardano gli "oggetti software" del titolo del romanzo.

    Se la qualità e la densità della componente (fanta) scientifica del romanzo è fuori discussione, i limiti de Il ciclo di vita degli oggetti software riguardano l'estrema freddezza dello stile adottato da Ted Chiang per portare avanti la narrazione, che non riesce mai a diventare appassionante e a rendere partecipe il lettore del percorso emotivo, oltre che intellettuale, che si compie nei rapporti tra i vari elementi che concorrono alla creazione della vicenda.
    Il ciclo di vita degli oggetti software è un'ottima storia, ottimamente costruita e sviluppata, ma è un caso esemplare di come basare la forza del racconto unicamente sulla speculazione intellettuale di una potenziale innovazione tecnologica possa risolversi in un pregevole esperimento di estrapolazione, con il rischio però di perdere per strada l'idea di una letteratura capace di unire pulsioni umane e avanguardia scientifica.

    (Iguana blog: http://iguanajo.blogspot.it/2013/12/letture-ted-chiang-giorgio-scerbanenco.html )

    ha scritto il 

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