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Il cielo diviso

Di

Editore: Mondadori

3.6
(387)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese

Isbn-10: 8804303425 | Isbn-13: 9788804303428 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. T. Mandalari

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Se consideriamo la Wolf come autrice esemplare del mondo tedesco orientale, allora ‘Il cielo diviso’ non può che rappresentare il “suo” romanzo per eccellenza. Meno introspettivo di altri suoi libri, ma proprio per questo più scorrevole e avvincente, sullo sfondo dell’amore fra Rita e Manfred ci ...continua

    Se consideriamo la Wolf come autrice esemplare del mondo tedesco orientale, allora ‘Il cielo diviso’ non può che rappresentare il “suo” romanzo per eccellenza. Meno introspettivo di altri suoi libri, ma proprio per questo più scorrevole e avvincente, sullo sfondo dell’amore fra Rita e Manfred ci fa vivere l’angoscia per un sentimento che nasce, cresce, e all’improvviso naufraga sotto i colpi spietati della storia.

    ha scritto il 

  • 0

    Quando studiavo letteratura tedesca al liceo, mi ero infatuata di questo libro e di quest'autrice. La Berlino della guerra fredda, due amanti divisi da un muro, dalla politica, dall'economia, da pochi uomini che decidono a tavolino le sorti di milioni di cittadini. Non vedevo l'ora di leggerlo, p ...continua

    Quando studiavo letteratura tedesca al liceo, mi ero infatuata di questo libro e di quest'autrice. La Berlino della guerra fredda, due amanti divisi da un muro, dalla politica, dall'economia, da pochi uomini che decidono a tavolino le sorti di milioni di cittadini. Non vedevo l'ora di leggerlo, pensavo che avesse una carica di energia e da invidiare a tante altre storie del periodo.
    Ebbene, mi sbagliavo. Niente di rivoluzionario, niente passione, niente di niente. Per le prime 70 pagine solo il loro incontro e racconti sulla fabbrica in cui Rita ha trovato un lavoro.
    La prossima volta, armata di pazienza, cercherò di andare oltre!

    ha scritto il 

  • 2

    "Pareggia tutto il fatto che ci abituiamo a dormire tranquilli. Che viviamo senza risparmiarci, come se ce ne fosse anche troppa di questa strana sostanza ch'è la vita"

    E' illusione degli amanti un amore eterno, eternamente fedele ed uguale a se stesso, così come è illusione degli amanti l'esistenza di territori neutri nei quali l'amore non sa far altro che fiorire, felicemente prigioniero di un tempo fermo, di una primavera sempre uguale.
    Amaro è dunque p ...continua

    E' illusione degli amanti un amore eterno, eternamente fedele ed uguale a se stesso, così come è illusione degli amanti l'esistenza di territori neutri nei quali l'amore non sa far altro che fiorire, felicemente prigioniero di un tempo fermo, di una primavera sempre uguale.
    Amaro è dunque per loro accorgersi che conoscere l'altro significa scoprirlo diverso ed estraneo (e tanto estranei diventeranno gli amanti da tornare, presto o tardi, ad essere due da uno che erano nel momento più intenso dell'incanto sentimentale).
    Con clinica precisione, la Wolf fa la radiografia alla coppia protagonista de Il cielo diviso (composta da una giovane ed idealista maestra-operaia e da un ambizioso ed arido chimico) e al loro amore breve, stucchevole, difficile. La sua prosa, grigia, metallica, scarna, non è fatta per l'introspezione psicologica: i personaggi sembrano vivere fuori dalle pagine del libro, respirare e sentire in un altrove (quel mondo dal cielo diviso che nel romanzo è spettro) nel quale la scrittrice intinge, con parsimonia, la punta della sua penna (li istiga a vivere, questo sì, rinunciando però poi a mettersi voyeuristicamente a spiarli; tutto ciò che fa è estrapolare brandelli dalle loro esistenze per cucirli insieme con grande, controllata, fredda maestria).
    La Storia, ingombrante ma invisibile, si dimostra, per una volta, clemente, e aiuta la separazione degli ormai ex-amanti, abbreviando così l'agonia del loro amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Cielo è il primo a essere diviso.

    Questo romanzo è tutto un doloroso svolgersi degli eventi. Il Muro di Berlino, alla sua pubblicazione, è fresco di pochissimi anni e già sembra aver irrimediabilmente corroso un sentire sociale e umano che, solo venti anni prima, aveva unito un intero popolo.


    Rita Seidel è una ragazza inge ...continua

    Questo romanzo è tutto un doloroso svolgersi degli eventi. Il Muro di Berlino, alla sua pubblicazione, è fresco di pochissimi anni e già sembra aver irrimediabilmente corroso un sentire sociale e umano che, solo venti anni prima, aveva unito un intero popolo.

    Rita Seidel è una ragazza ingenua e nuova alle responsabilità. Si innamora di Manfred, misterioso, colto, alla ricerca del successo. Cosa succede fra i due? Il Muro irrompe come una prematura morte.

    Rita crede nella propria realizzazione, l'ordine scarno e utopistico del sistema socialista. E' ingenua, non capisce perché per tre quarti di tedeschi è così brutto amare il "Nuovo Stato Tedesco". Tutta funziona per il futuro. E' un ordine positivo.

    Manfred è sconfortato dai finti ideali che sembrano aver sostituito il vecchio sistema borghese. I conflitti familiari e ideologici lo portano a una poco sofferta decisione, in seguito ad un insuccesso - che egli vede come ingiustizia - lavorativo.

    Il Muro qui è assente nella realtà storica, ma presente nei sentimenti e nei ricordi. Christa Wolf ha avuto un coraggio da leoni a non rappresentare un qualcosa di così evidente e doloroso, articolato e ramiforme come una ferita vera. La Wolf non dà nessuna positività di genere che si suole trovare nella letteratura della DDR controllata dallo Stato. Rappresenta la realtà di una storia d'amore divisa e lontana, che sembra avere già dall'infatuazione le fattezze di un ricordo doloroso o, ancora peggio, di un sogno.

    ha scritto il 

  • 4

    Rita è una brava ragazza

    Rita è una brava ragazza di campagna che, per la prima volta in vita sua, si reca in una grande città per studiare e diventare insegnante, facendo contemporaneamente pratica in uno stabilimento. Incontra un chimico, Manfred, con il quale non resterà insieme. Una banale storia come tante nella vi ...continua

    Rita è una brava ragazza di campagna che, per la prima volta in vita sua, si reca in una grande città per studiare e diventare insegnante, facendo contemporaneamente pratica in uno stabilimento. Incontra un chimico, Manfred, con il quale non resterà insieme. Una banale storia come tante nella vita dei tedeschi della fine della guerra, se…

    Beh, i se sono almeno tre e di vitale importanza.
    La storia si dipana nei tre anni che vanno dal 1958 al 1961. Il muro cristallizza una situazione in divenire che poteva essere altro. Il muro fa da sfondo alla vicenda privata della ragazzina nel momento in cui sta per diventare grande e la storia le chiede se schierarsi dalla parte dell’io o da quella del noi incarnata dal socialismo reale che non la soddisfa.

    Chi si interessa a lei è nientepopodimeno che Christa Wolf .
    Rita è forse un’operaria che magari la Wolf incrociò nel periodo trascorso in una fabbrica di vagoni, rispondendo all’invito del Bitterfelweg ( full immersion degli scrittori nel modo operaio per essere nelle loro opere lo specchio della realtà). Ma non è una biografia perché lo scrittore, per la Wolf” è “persona importante” e non può soggiacere a essere il megafono dell’ideologia dominante acriticamente. “Il cielo diviso” non è un’ opera edificante di socialismo reale, in cui la ragazza lascia il ragazzo perché lui fa la scelta imperialista di rifugiarsi al di là del muro e lei resta al di qua.

    E’ vero che Rita come la Wolf viene dalla campagna e ha visto nello studio il riscatto sia personale, di donna, sia di classe. Ma non è un’ autobiografia. Christa wolf è nata nel ’29 e Rita nel ’40. La prima deve fare i conti con la “colpa” che Rita non può avere: il passato per lei è il presente delle persone che frequenta- a scuola, in fabbrica, nella vita privata- e si manifesta con le particolari modalità con cui si rappresentano nel mondo nuovo o nel mostrarsi uomini nuovi.

    E in ultimo ma non ultimo, Christa Wolf era convinta che autore e autrice possono raccontare la realtà, inventandola in base alla propria esperienza. “E inventare la realtà significa esprimere ciò che in essa non è visibile ma che comunque esiste perché produce degli effetti che si percepiscono all’interno dell’anima, come l’inquietudine, l’angoscia il senso di inadeguatezza.” L’impegno di Christa è, quindi, quello di trovare una lingua in grado di "dire il reale" ancora inaudita. E’ in questo senso un impegno politico.

    E “Il cielo diviso” non è un romanzo banale ma politico. La vita da monadi, di due “io” che tentano di lasciarsi dietro il mondo, è impossibile nel momento in cui il silenzio “pieno” della passione si dimostra, dopo poco, un vuoto che ha bisogno di essere riempito con parole reali che confronti la nostra autentica realtà con quella autentica dell’altro, e non solo privata.
    Rita e Manfred dopo due anni di passioni, in cui hanno tenuto a bada la sensibilità di lei e la freddezza di lui, si lasciano non tanto perché lui sceglie l’ovest ma piuttosto perché agli occhi di Rita non sa motivare “con parole reali” questa scelta. Quello non è un mondo migliore, ma un mondo più facile,dice lui. Lasciarlo non è semplice per Rita. Addirittura tenta il suicidio e è nel periodo della convalescenza, da una stanzetta di una clinica, che ci racconta la sua storia o piuttosto la racconta a se stessa per cercare le ragioni di questa sua scelta.
    Queste ragioni le trova nel volere vivere e lottare per un mondo che privilegi il “noi” anziché “l’Io” e questo mondo è la Germania dell’est in cui, sulla carta, è il bene comune che conta. Rita sente crescere in sé il dovere morale di partecipare, di esserci e contribuire ad una trasformazione della realtà. Invece di ritirarsi, si impegna a compiere ciò che è necessario per attualizzare una trasformazione. La sua.
    E Rita è anche un tantino Christa e trova nel cambiamento del linguaggio l’arma per il cambiamento della società. Il compito dello scrittore, come anche quello di Rita, è quello di trovare le parole per domande semplici e banali che smascherino l’eroe esemplare, ingenuamente lo denudino, mostrandone la vera natura, quella di vuoto ripetitore e che rinsaldino il rapporto con la realtà. In molti romanzi del socialismo reale nella DDR le parole soo slogan, vuoti e sono criticati dalla Wolf per cui ebbe fama di dissidente mentre nell’Ovest quello di collusa.
    Si consiglia di leggerlo “Il cielo diviso”, per capire che tentare il cambiamento dall’interno sia molto più difficile che gettare la spugna.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho trovato questo libro noioso, melenso e superficiale. La narrazione è, a mio avviso, frammentata e poco coinvolgente. Trovo sia stato ampiamente sopravvalutato forse per l'argomento trattato che tocca comunque la sensibilità di molti. Non lo consiglierei.

    ha scritto il 

  • 0

    la colpa

    I.
    mah, se comprendere non impedisce di
    fraintendere, allora, porca puttana, cosa sto a

    fare qui con tutti questi libri?
    [Riassunto con imprecazione de "Il processo", cap.IX]

    Fraintendere, Josef, non ti impedisce di
    comprendere

    parzialmente - questa, ...continua

    I.
    mah, se comprendere non impedisce di
    fraintendere, allora, porca puttana, cosa sto a

    fare qui con tutti questi libri?
    [Riassunto con imprecazione de "Il processo", cap.IX]

    Fraintendere, Josef, non ti impedisce di
    comprendere

    parzialmente - questa, Josef, è la parola chiave
    [risposta, condiscendente, del giovane lettore

    giovane, diciamo, è una metonimia]
    [e risposta è un'approsimazione]

    [e adesso vado a fare a qualcosa]

    II.

    quando sei nelle case degli amici è sempre bello guardare
    in bagno i loro saponi e scoprire che esistono

    di quei saponi che fanno morire già solo dal
    barattolo, o meglio dalla confezione, che uno pensa

    chissà quando me lo spalmo cosa succede chissà
    solo che quando sei lì lì per provarli dal salotto

    o dalla cucina sale immancabilmente l'urlo
    "quaracchi, dove sei? cosa stai facendo?

    non toccare i saponi"
    e tu allora fai finta di uscire dallo sgabuzzino dicendo

    guardavo gli archetti del tuo ombrello ikea, che bello
    che è ma dove l'hai preso?

    e la tua amica ospite (che è colui o colei che ti ospita)
    ti guarda e ti dice: all'upim

    o alla coop
    o alla despar
    o all'interspar
    o all'ipercoop
    o alla metà
    o al lidl (pron. lìddol)
    tu, e ti pianta gli occhi negli occhi, tu cosa dici?

    e tu, intimorito dall'elenco, abbassi gli occhi e dici
    che cos'è esattamente il sapone al-gusto-selvatico

    del-passaggio-a-nord-ovest?
    e lei tu, in bagno non ci entrerai più

    e tu, va bene tanto tra un po' muoio
    e lei ecco, bravo

    e tu allora vado
    e lei bravo, vai

    e tu vo a bra, vi
    [anagramma di quanto sopra]

    e lei vacci però subito
    e tu un verso di saba messogli in bocca

    da sereni quando l'italia votò democristiano
    e tutti rimanemmo sbalorditi di ciò e

    traumatizzati
    fine

    III.
    oggi è sabato e la mia religione mi impone di
    comprare due libri, tra cui le lettere di rilke

    a lou
    e io faròllo

    tanti saluti a seba[stiano] di cos (Greece), che non
    vedo da tanti anni ma di lui non ci siamo

    scordati

    IV.

    in un libro sulla prima guerra mondiale leggo
    con un certo dolore che i monumenti ai morti, ai caduti,

    servono a ricordare e insieme a scordare
    mi ha fatto molto riflettere, questo passaggio, l'ho

    compreso bene ora cercherò con impegno di fraintenderlo
    con impegno e senza sforzo

    per causa mia, ma senza mia colpa

    ha scritto il 

  • 4

    Dualismo e spiazzamento

    Il dualismo, come altri libri da me letti della Wolf – i “mitici” Cassandra e Medea - , è la tematica di fondo, lo spiazzamento il mio, quello di chi si aspettava una rappresentazione contestualizzata della vicenda.
    Il titolo, infatti, l’immagine di copertina, l’epoca in cui è stato pubblic ...continua

    Il dualismo, come altri libri da me letti della Wolf – i “mitici” Cassandra e Medea - , è la tematica di fondo, lo spiazzamento il mio, quello di chi si aspettava una rappresentazione contestualizzata della vicenda.
    Il titolo, infatti, l’immagine di copertina, l’epoca in cui è stato pubblicato e quanto avevo letto sul libro mi avevano indotto a pensare ad un amore contrastato dalla Storia, ad un dissidio tra sentimenti e ragion di stato, o ideologie.
    Invece, a mio avviso, il vero dissidio è quello che si viene a creare tra l’inappartenente e scontento Manfred e Rita, la quale, invece, riesce a sentirsi a casa nei luoghi in cui vive: la fabbrica e i suoi numerosi compagni in primo luogo. La storia d’amore non si schianta infatti contro alcun muro, bensì appassisce e muore per intrinseca debolezza e la Berlino ovest in cui l’uomo sceglie di vivere e a cui lei rinuncia senza rimpianti per gli agi che potrebbe offrirle, è infatti un luogo d’approdo, l’unico possibile per chi sente di non avere radici. “Una città priva di entroterra”: come il protagonista sente e comprende di essere, lui sempre in conflitto con la famiglia e con il sistema produttivo e accademico del proprio paese e privo di progetti capaci di rivitalizzare la sua precoce senilità emotiva.
    Un libro non facile, a volte ruvido, specie nelle descrizioni della fabbrica e delle tematiche ad essa connesse, e tuttavia bello per il modo in cui sa raccontare la crescita e decadenza di un amore e per le descrizioni mai scontate, perché l’autrice possiede lo sguardo obliquo, straniante e acuto dei narratori di razza. Un libro ricco, che si presta a diverse chiavi di lettura in cui nessuna esclude o smentisce l’altra.

    ha scritto il 

  • 3

    Perplessità

    Mi chiedo se la Wolf fosse convinta, forse per modestia o inconsapevolezza, che questo suo romanzo sarebbe rimasto circoscritto nei confini spazio-temporali della sua epoca e quindi destinato unicamente a chi quel periodo l'ha vissuto in prima persona. Certo, tutto dipende da cosa ci si aspetta d ...continua

    Mi chiedo se la Wolf fosse convinta, forse per modestia o inconsapevolezza, che questo suo romanzo sarebbe rimasto circoscritto nei confini spazio-temporali della sua epoca e quindi destinato unicamente a chi quel periodo l'ha vissuto in prima persona. Certo, tutto dipende da cosa ci si aspetta da un libro, ma manca qualcosa, o meglio, qualcosa t'impedisce di entrare nella storia. Definirlo un romanzo d’amore sarebbe riduttivo e semplicistico: l’amore funge solo da cornice a uno sfondo storico, politico e sociale, particolarmente complesso e altro non è che un pretesto per raccontare lo spirito che ha animato più di una generazione. Tra le righe si legge oltre, ma solo se sorretti da una conoscenza del periodo in questione. L’autrice non aiuta in questo. Ciò lo rende un romanzo non semplice da comprendere fino in fondo, se si è completamente a digiuno della storia di quel tempo. Questo il suo limite. Molto, dunque, è dato per scontato dalla Wolf, soprattutto gli aspetti storici e le logiche di partito sottese alle dinamiche umane tra gli operai della fabbrica di vagoni ferroviari in cui Rita lavora. Il turbinio interiore dei protagonisti, al contrario, è narrato e scandito in maniera chiara e fluente. Insomma, da un punto di vista storico, non insegna granché.

    ha scritto il 

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