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Il cielo sopra ibraima

Come gli immigrati giudicano gli italiani

Di ,

Editore: Giovane Africa

2.6
(54)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: Copertina morbida e spillati

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
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  • 3

    I senegalesi ci chiamano 'tubab' , pensano che siamo degli sciocchi nel non credere come si deve in Dio, che non onoriamo in maniera adeguata la madre, che siamo superficiali e che non capiamo le fortune che abbiamo.
    Ci sono alcune eccezioni tra noi Italiani, e ne vengono raccontati ...continua

    I senegalesi ci chiamano 'tubab' , pensano che siamo degli sciocchi nel non credere come si deve in Dio, che non onoriamo in maniera adeguata la madre, che siamo superficiali e che non capiamo le fortune che abbiamo.
    Ci sono alcune eccezioni tra noi Italiani, e ne vengono raccontati alcuni esempi in queste poche pagine.
    Mi aspettavo qualcosina in più. Mi sono sembrati dei cliché, al contrario.

    ha scritto il 

  • 5

    Il cielo sopra Ibraima, come gli immigrati giudicano gli italiani, è scritto a quattro mani da Penda Thiam, pseudonimo di Fatou Ndiaye, titolare della casa editrice Giovane Africa Edizioni, e Giuseppe Cecconi. È un peccato che il primo sito che si trova cercando il titolo su google sia il blog di ...continua

    Il cielo sopra Ibraima, come gli immigrati giudicano gli italiani, è scritto a quattro mani da Penda Thiam, pseudonimo di Fatou Ndiaye, titolare della casa editrice Giovane Africa Edizioni, e Giuseppe Cecconi. È un peccato che il primo sito che si trova cercando il titolo su google sia il blog di un ragazzo che è rimasto piuttosto deluso dal libro. Le sue motivazioni possono essere comprensibili ma, a mio parere, solamente se lo si legge fermandosi alla superficie, senza effettivamente vedere ciò che il libro vuole suggerire. Dice, per esempio, che il libro è un elogio della rassegnazione intesa come fiducia nella volontà divina, e che “viene proposto come valore positivo la serena accettazione di qualunque cosa ti succeda, e non serve reagire per migliorare la tua condizione, perché è così che vuole Dio”; non sono d’accordo sulla sua interpretazione perché non è questo che il libro mi ha trasmesso. Gran parte del libro riporta le “peripezie” affrontate dall’italiano Giuseppe per aiutare molti suoi amici africani, e soprattutto l’impegno elargito; non si evince affatto una tendenza all’inedia in attesa del compimento della volontà divina, del resto Insciallah non significa adagiarsi in una situazione perché si pensa di non poterla migliorare, quanto piuttosto rispettare la volontà divina affidandosi a Dio, senza abbandonarsi alla disperazione.
    Il libro è come diviso in due: una parte iniziale, in cui viene descritto come gli africani, soprattutto i senegalesi, vedono l’uomo occidentale. Sono pagine che fanno riflettere perché mettono in evidenza alcune cose, modi di vivere e di affrontare i problemi, che fanno parte del nostro quotidiano ma che, a volte, hanno il solo effetto di peggiorarci le giornate.
    La seconda parte è quella secondo me migliore, perché vengono raccontati episodi di vita comune tra italiani ed africani, di gente che aiuta il suo prossimo con spontaneità e semplicemente perché così sente. Sono pagine in cui l’iniziale giudizio, piuttosto negativo, dei senegalesi nei confronti degli italiani viene ribaltato, e gli italiani ne escono riscattati.
    È quindi il libro di un duplice viaggio: quello dello straniero che conosce il suo ospite e, pur non ammirandolo, non gli impedisce di mostrarsi nella sua totalità, potendone quindi apprezzare gli aspetti positivi, e quello dell’italiano che trova la felicità nell’incontro con lo straniero, e nella scoperta graduale della propria umanità.

    ha scritto il 

  • 1

    queste operazioni vanno fatte con cognizioni di causa. Mi spiace ma nè la buona volontà nè l'ingenuità della scrittura giustificano il risultato: il libro non apporta alcuna riflessione al dibattito su un tema che è centrale in Italia, un paese che non riesce a essere una società multietnica. E' ...continua

    queste operazioni vanno fatte con cognizioni di causa. Mi spiace ma nè la buona volontà nè l'ingenuità della scrittura giustificano il risultato: il libro non apporta alcuna riflessione al dibattito su un tema che è centrale in Italia, un paese che non riesce a essere una società multietnica. E' necessario uscire da dinamiche che si basano su un approccio etnocentrico paternalista che anche questo libro propone.
    Peccato, una buona occasione perduta.

    ha scritto il 

  • 2

    In questo libro vengono raccontati in maniera piuttosto disordinata episodi di "incontri" tra la comunità italiana e quella senegalese dal punto vista di un italiano! Quindi dov'è quello senegalese? Libro pieno di citazioni letterarie per lo più superflue e di errori di stampa... Manca un fondame ...continua

    In questo libro vengono raccontati in maniera piuttosto disordinata episodi di "incontri" tra la comunità italiana e quella senegalese dal punto vista di un italiano! Quindi dov'è quello senegalese? Libro pieno di citazioni letterarie per lo più superflue e di errori di stampa... Manca un fondamento reale in molte delle "opinioni" espresse l'autore che dà al suo punto di vista sulla cultura senegalese e italiana (in alcuni punti per me anche condivisibile, ma non certo "scientifico") una valenza universale.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente

    Appena tornato da un viaggio in Senegal in un villaggio sperduto in mezzo al niente a stretto contatto con la gente, trovi in piazza Castello a Torino un ragazzo senegalese che ti propone uno di quei libri di edizioni africane...
    Il sottotitolo mi è stato fatale: Come gli immigrati giudican ...continua

    Appena tornato da un viaggio in Senegal in un villaggio sperduto in mezzo al niente a stretto contatto con la gente, trovi in piazza Castello a Torino un ragazzo senegalese che ti propone uno di quei libri di edizioni africane...
    Il sottotitolo mi è stato fatale: Come gli immigrati giudicano gli italiani. E parla del punto di vista dei senegalesi. Perfetto!!

    Perfetto un corno...
    Ti aspetti che un senegalese ti racconti cosa pensa degli italiani, e ti trovi un bianco che ti spiega quali sono - secondo lui - le idee dei senegalesi, e in che cosa la società africana è migliore di quella italiana ed europea.
    Per la carità: è un bianco di nome Giuseppe che ha di sicuro molti contatti con la comunità senegalese in Italia, però questo libro non convince.

    Altri tre aspetti aggravano la posizione di Giuseppe:
    1. la visione idealizzata della società africana. Per quanto noi europei abbiamo molto da imparare, in particolare sull'attenzione alle relazioni umane, andando in Senegal sono stato molto colpito dall'inferiorità ontologica della donna all’interno della società. Di tutto questo ne "Il cielo sopra Ibraima" non si trova traccia...
    2. viene fortemente criticata la mancanza della fede nell'uomo medio italiano, che non è - secondo me - necessariamente un problema. Il problema è la crisi dei valori, ma si possono avere valori solidissimi anche senza essere credenti.
    3. l'elogio della rassegnazione. Una qualità lodata da Giuseppe (che ormai ti sta quasi antipatico, perché il suo atteggiamento è un po' pedante) è la rassegnazione degli africani, rassegnazione in quanto fiducia nella volontà di Dio. Insha'Allah (Se Dio lo vuole), ad esempio, è una risposta tipica per un senegalese se lo saluti dicendogli: "ci vediamo domani!". Ma qui viene proposto come valore positivo la serena accettazione di qualunque cosa ti succeda, e non serve reagire per migliorare la tua condizione, perché è così che vuole Dio... Ennò, così non mi sta bene!

    In sintesi, se volete sapere cosa pensano i senegalesi degli italiani, questo NON è il libro che fa per voi.

    Recensione pubblicata anche sul mio blog: http://benguitar90.wordpress.com/2012/03/28/il-cielo-sopra-ibraima-un-libro-fregatura/

    ha scritto il 

  • 1

    deludente

    come suggerisce il sottotitolo, mi aspettavo uno spaccato di come gli immigrati vedono gli Italiani e invece il libro parla solo di come un italiano ritiene che gli immigrati ci vedano ed elenca episodi in cui gli italiani sono stati protagonisti di gesti di aiuto o solidarietà. Peraltro l'autor ...continua

    come suggerisce il sottotitolo, mi aspettavo uno spaccato di come gli immigrati vedono gli Italiani e invece il libro parla solo di come un italiano ritiene che gli immigrati ci vedano ed elenca episodi in cui gli italiani sono stati protagonisti di gesti di aiuto o solidarietà. Peraltro l'autore ha anche un'evidente matrice cattolica che indubbiamente "inquina" ulteriormente l'indagine (se così la vogliamo chiamare).

    ha scritto il 

  • 3

    bah, comincio col criticare il sotto titolo che vuole rinchiudere il punto di vista di "tutti gli stranieri" in quello che in realtà è il punto di vista di un (forse due, forse alcuni) senegalesi musulmani.
    per il resto ci sono sì degli spunti interessanti, ma tutto ruota intorno all'esist ...continua

    bah, comincio col criticare il sotto titolo che vuole rinchiudere il punto di vista di "tutti gli stranieri" in quello che in realtà è il punto di vista di un (forse due, forse alcuni) senegalesi musulmani.
    per il resto ci sono sì degli spunti interessanti, ma tutto ruota intorno all'esistenza di dio, senza considerare che molti occidentali in dio non ci credono proprio.
    bah..

    ha scritto il