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Il cigno nero

Come l'improbabile governa la nostra vita

Di

Editore: Il Saggiatore

4.0
(1229)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 8856501198 | Isbn-13: 9788856501193 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elisabetta Nifosi

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Business & Economics , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 1

    Overrated

    Assolutamente sopravvalutato.
    A parte che di idee ne contiene numero una, voltata e rivoltata più volte, è spiegato con spocchia, organizzato da dilettante e scritto male.

    ha scritto il 

  • 5

    本書最有趣的論點,是現在很多科學論點建立在T型分布,但真實世界根本沒裡想的T型分布,所以這是唬爛騙錢的偽科學,作者舉金融界為例,但我認為醫學也有這問題

    我常舉的例子,就是工程師來你公司修電腦,修了半天修不好,然後說依據統計,有多少百分比修不好是正常的,所以他沒有錯,還是伸手跟你要鉅額修理費,請問你老闆會答應嗎?但醫界、金融業都這麼做

    用T型分佈統計來唬人的科學,的確都是很可議地!

    ha scritto il 

  • 4

    Da schieramento

    Letto in seguito ad una suggestione di un amico sociologo. E' uno di quei libri che ti costringe a schierarti (si vede anche dai commenti)o lo ami o lo odi. Un'unica idea forte di fondo sviscerata in modo più narrativo che accademico. Magari tutti i saggi fossero scritti così. Capisco le critiche ...continua

    Letto in seguito ad una suggestione di un amico sociologo. E' uno di quei libri che ti costringe a schierarti (si vede anche dai commenti)o lo ami o lo odi. Un'unica idea forte di fondo sviscerata in modo più narrativo che accademico. Magari tutti i saggi fossero scritti così. Capisco le critiche di chi pensa che tutto si possa prevedere e calcolare, ma Taleb non abbatte la gaussiana, solamente ritiene che sia per nulla applicabile alla vita reale. da rileggere.

    ha scritto il 

  • 2

    Much Ado About (almost) Nothing

    Arrivo con un certo ritardo su questo saggio che si è rivelato un enorme successo editoriale, l'opinione che mi sono fatto è che si tratti di un libro abbastanza sopravvalutato.
    Non ho molta voglia di fare una critica dettagliata, punto per punto, delle tesi di Taleb, anche perché l'unico c ...continua

    Arrivo con un certo ritardo su questo saggio che si è rivelato un enorme successo editoriale, l'opinione che mi sono fatto è che si tratti di un libro abbastanza sopravvalutato.
    Non ho molta voglia di fare una critica dettagliata, punto per punto, delle tesi di Taleb, anche perché l'unico contributo che trovo in qualche modo originale è l'enfasi assoluta sul ruolo degli eventi estremi e la suddivisione dei domini del reale a seconda di se sia trascurabile (Mediocristan) o no (Estremistan) il loro impatto.
    L'autore impiega la maggior parte delle pagine in aneddoti (a volte frutto di fantasia) per mostrare, spesso con un'irriverenza che sconfina nell'arroganza più odiosa, quanto siano sciocchi coloro (identificati grosso modo come professionisti in giacca e cravatta o accademici) che nelle loro attività agiscono come se i cigni neri (eventi estremi imprevisti e nemmeno contemplati) non esistessero o non fossero significativi, e prende in esame dei possibili “bias” psicologici e culturali per questo comportamento.
    La cosa ironica è che Taleb si definisce un “empirista scettico”, pronto a scrivere tutto il male possibile delle cosiddette teorie “mainstream”, specialmente in seno alle scienze sociali e quelle discipline che risentono maggiormente del “problema degli esperti” (non che le sue perplessità non meritino attenzione quando si tratta degli opachi meccanismi di marketing in atto per promuovere idee e filoni di ricerca), ma poi egli stesso si pone molti meno interrogativi quando invoca ricerche che, spaziando dalla psicologia sociale alla neuropsicologia, apparentemente corroborano le sue idee a proposito della cecità ai cigni neri.
    Allora abbondano i riferimenti e gli esempi (anche questi spesso basati su storie immaginate di personaggi immaginari) sulla fallacia ludica, l'errore di conferma, la fallacia narrativa, etc., tutte denominazioni introdotte da Taleb per vari tipi di razionalizzazioni ex-post e di cui francamente non si sentiva particolare esigenza.
    Inoltre, dato che l'autore si dichiara espressamente “empirista scettico” (ma per carità, non fategli il torto di inserirlo nel solco dell'empirismo inglese! :) ) e si scaglia con foga contro le “platonizzazioni” della realtà, mi sarebbe piaciuta un'analisi empirica, magari anche limitata solo al suo settore (che è quello della finanza speculativa, per quanto egli si sforzi in tutti i modi di apparire in primo luogo come “sofisticato-erudito-intellettuale-vero-filosofo”, e dall'ego smisurato aggiungerei) e per quanto possibile quantitativa, di eventi passati identificabili operativamente come cigni neri: giusto per dare meno vaghezza al concetto e giusto per supportare un minimo l'affermazione secondo cui l'Estremistan nel mondo reale avrebbe un dominio ben più esteso del Mediocristan.
    Già perché dopo tutte le critiche alla statistica classica (che viene a tratti demonizzata tout court quando al limite andrebbe criticato l'utilizzo di metodologie e stimatori che dipendono, per es., dalle ipotesi di normalità o log-normalità quando esse non sono verificate nella popolazione in esame), non si capisce come il ricorso ai modelli frattali qui caldeggiati possa aiutare a fare stime più accurate e robuste delle “vere” distribuzioni di probabilità.
    Lo scrivo con un certo rammarico perché mi sarebbe piaciuto molto approfondire il tema (forse sulla questione dovrei rivolgermi agli ultimi scritti di Mandelbrot).
    Quindi l'impressione è che alla fine della fiera, buttando via tutto quello che in qualche modo dipende dalla “grande frode intellettuale” (la gaussiana, per chi non ha letto il libro), quello che rimane sia solo un monito del tipo: «bada che i cigni neri esistono quindi non esagerare, ovvero non fidarti troppo di quello che dice il modello».
    Se così stanno le cose a me francamente sembra un po' misero come punto di arrivo, soprattutto in relazione alla mole di critiche messe in campo, e l'idea di non insegnare affatto la “matematica del Mediocristan”, per adottare il linguaggio colorito del testo, dato che si incontrano molte(?) situazioni in cui essa non risulta di grande utilità, mi sembra una mera provocazione o semplicemente una corbelleria.

    Una recensione mediamente critica e, a mio avviso, piuttosto equilibrata, si può leggere qui:
    http://www.stat.berkeley.edu/~aldous/157/Books/taleb.html

    ha scritto il 

  • 3

    Ho riletto questo libro a distanza di qualche anno. Taleb è molto convinto delle sue idee (forse dovrei dire della sua idea) e non perde occasione di rimarcarlo. Sicuramente per un pubblico americano può sembrare sconvolgente. La cultura euopea e soprattutto mediterranea mi ha fatto dire più volt ...continua

    Ho riletto questo libro a distanza di qualche anno. Taleb è molto convinto delle sue idee (forse dovrei dire della sua idea) e non perde occasione di rimarcarlo. Sicuramente per un pubblico americano può sembrare sconvolgente. La cultura euopea e soprattutto mediterranea mi ha fatto dire più volte: si vabbè ma che c?è di nuovo. Sicuramente interessante, ma anche stucchevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Se si ama la statistica e/o si studia economia..

    Questo libro è un must per poter vivere al massimo la propria vita, dal punto di vista lavorativo ed economico; ma anche cognitivo.

    Cambia letteralmente il modo di vedere le cose.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei pochi libri su cui sto ancora riflettendo dopo averlo letto e riletto.
    Quindi è un buon segno ... forse, lentamente ma inesorabilmente sta cambiando il mio approccio con la realtà e i pensieri...
    Seguirà una recensione più esaustiva, non appena terminerò la riflessione e la " ...continua

    Uno dei pochi libri su cui sto ancora riflettendo dopo averlo letto e riletto.
    Quindi è un buon segno ... forse, lentamente ma inesorabilmente sta cambiando il mio approccio con la realtà e i pensieri...
    Seguirà una recensione più esaustiva, non appena terminerò la riflessione e la "digestione" del testo.

    ha scritto il 

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