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Il cimitero dei pianoforti

Di

Editore: Einaudi (L'Arcipelago Einaudi; 172)

3.8
(49)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 266 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806198149 | Isbn-13: 9788806198145 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Guia Boni

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Una storia d'amore, di vita e di morte, incentrata sulla vicenda del maratoneta portoghese Francisco Làzaro, che morì a causa di una insolazione dopo aver corso trenta chilometri alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912.
Un romanzo aspro e allo stesso tempo commovente che coinvolge il lettore nell'alternarsi di esistenze ricche di luci e ombre, di silenzi e risa, di timori e speranze.
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  • 2

    La storia di un maratoneta che non va da nessuna parte

    Il titolo per intero della recensione lo riporto qui di sotto: nella intestazione non ci sta.


    Titolo:
    La storia di un maratoneta che non va da nessuna parte ( la storia, dico, che si limita al giro in circolo - vizioso; solo il circolo, vizioso, perché la storia, di per sé, vizi non ne ha ...continua

    Il titolo per intero della recensione lo riporto qui di sotto: nella intestazione non ci sta.

    Titolo: La storia di un maratoneta che non va da nessuna parte ( la storia, dico, che si limita al giro in circolo - vizioso; solo il circolo, vizioso, perché la storia, di per sé, vizi non ne ha, ma solo rimorsi e pentimenti: come di dovere; ma il piacere della causa dov'è?)

    Commento: Io non ho niente contro il malessere. Men che meno, contro i maratoneti, specie se di Benfica. Il dolore non mi infastidisce, e verso quello emotivo ho una predilizione. I piantoforti, specifico, mi piacciono un sacco, e se sono morti, l'idea di farli suonare ancora, riparandoli, mi suggerisce che l'immortalità è una caratteristica pressoché meccanica e principalmente musicale.

    Il romanzo di Peixoto è brutto. Perché Peixoto sa scrivere e crede che saper scrivere e avere una storia già narrata dalla vita - la morte di Francisco Lázaro - lo dispensi dal raccontarla per la prima volta. Perciò tutto il libro di Peixoto è attorno a una storia che c'è già stata e che è stata già raccontata. Peixoto ne fa commemorazione, rielaborazione, commento a tre voci ( ma è sempre la stessa voce: quindi o siamo di fronte a un fenomeno di reincarnazione di figlio in figlio in figlio o la famiglia Lázaro produce coscienze in serie, copie fedeli a se stesse più di qualsiasi porta o finestra che abbia levigato in falegnameria) , e tecnica inventiva di una scrittura che gira e rigira attorno alla fossa di un uomo morto che non corre più. Neanche verso l'angoscia ho dei pregiudizi, ma quando è puntando tutto sull'angoscia, sul dolore emotivo e sul malessere che si vuole tenere in piedi un libro basato sui piedi di un altro, morto al trentesimo chilometro e al quale si fa il countdown dell'insolazione in un getto di pagine di voluto patetismo, immaginandogli attorno una famiglia angosciata, addolorata emotivamente e malesserata, un giramento comincia a venire anche a me e non è di testa.

    Francisco Lázaro aveva ventuno anni quando è morto, era giovane e portava vezzosi e modaioli baffoni neri - spessi quasi quanto le sue gambette erano sottili e larghi quanto la faccia - mancava poco lo fossero quanto le spalle, perché Francisco era magrolino e con i suoi pantaloncini e la sua canotta da maratoneta sembra ancora più giovane ( le ansie della madre! - Francisco non mi mangia! Corre sempre, quel figlio mio, e si fa magro come quel chiodo con cui appenderò al muro lo scheletro di questo figlio mio sciagurato che non mangia e che corre e io che corro dietro a lui per fargli prendere almeno un altro boccone! Finirà che la vincerò io, la maratona di Stoccolma, con lui davanti che scappa e io dietro con la grattuggiata di mela!) e con tutte quelle medaglie delle gare portoghesi sul petto sembra ancora più giovane ( le litigate con i fratelli e le sorelle! - No fratello mio non te la do la medaglia per far colpo sulla tua ragazzina: se volevi una medaglia venivi ad allenarti con me dopo il lavoro di bottega invece che correre dietro alle gonnelle: si arrendono troppo facilmente, le tue amiche, non ti fanno correre abbastanza! No sorella mia non ci vengo a braccetto con te per farti fare bella figura con gli altri dopo tutte le volte che mi hai detto di correre a lavarmi dopo gli allenamenti della sera perché puzzavo così tanto di sudore che ti vergognavi a dover vivere nella mia stessa casa!).

    La morte di Francisco Lázaro è stata una esilarante morte tragica, o una comica morte infelice: raccontata per la prima volta da un Saramago, per citare un portoghese di massima, sarebbe stata completamente immaginata, avrebbe rivelato le sue verità di profezia, fatalismo e umanità dignitosa fino allo strazio; nella operazione di Peixoto è diventata una seriosissima trama-ispirata-da-un-fatto-realmente-accaduto, quindi letterariamente ridicola (il ridicolo, nella vita, sprigiona verità nella letteratura, che è una delle sue chiavi; il patetismo, in scrittura, provoca ingiusto ridicolo sull'incolpevole soggetto-chiave che non è riuscito a smuovere la scrittura dalla porta chiusa alla quale bussa invano, inventandosi orpelli ortografici, visto ch'è troppo fiacca per capire che quando una porta non si apre significa che occorre fare tutto il giro del mondo, per andare a bussare alla stessa porta ma dall'altra parte. Il ridicolo, in letteratura, è difficilissimo: rischia sempre di diventare sciocchezza; di più difficile solo il patetico che riesce nella impresa, nella maratona faticosissima, di non scadere nel patetismo).

    Non pretendo che Peixoto scriva di un Francisco con le gambette da uccello che corre la maratona di Stoccolma con un pianoforte sulla schiena perché deve ripararlo entro il giorno stesso della gara, per non perdere l'amore della sua fissata innamorata - una obesa isterica con tutte le raffinatezze concertistche del caso - e nemmeno che tratteggi i suoi parenti come una frotta di ciccioni aggrapparti ai suoi arti rachitici e che gli vogliono zavorrare l'anima con le loro esistenze senza competizione, però: se far solletico per far ridere è una trovata sporca, divertente però!; far solletico per far piangere è una trovata sporca e basta.

    Notarella a margine, per la salvaguardia dei costumi: le descrizioni dei rapporti sessuali di Peixoto sono da vietare ai minori di quattordici anni. Le loro libido ne uscirebbero sconvolte: una visione del sesso così scontata, smandrappona, domestica e polverosa potrebbe spingerli all'astinenza o, peggio, alla scelta di castità per scocciatura precoce.

    ha scritto il 

  • 5

    Non so se Peixoto sia il nuovo Saramago, di certo è un fine affabulatore che tiene inchiodato il lettore dalla prima all'ultima parola. L'occasione di questa narrazione è la morte, alla fine delle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, del maratoneta portoghese Francisco Lazaro. Da qui si parte per int ...continua

    Non so se Peixoto sia il nuovo Saramago, di certo è un fine affabulatore che tiene inchiodato il lettore dalla prima all'ultima parola. L'occasione di questa narrazione è la morte, alla fine delle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, del maratoneta portoghese Francisco Lazaro. Da qui si parte per intrecciare strettamente il racconto del padre morto che guarda contemporaneamente al passato e al presente, arrivando fino all'istante della morte del figlio, e del figlio, che ricorda correndo, con lo stesso ritmo della maratona, che intreccia il suo passo di corsa con quello della narrazione, pur'essa sospesa tra passato e presente. Storie di una famiglia strettamente avvolte le une sulle altre. Storie di uomini che certamente amano, spesso in modo sbagliato, incapaci di mostrare il loro affetto attraverso la dolcezza e il perdone, e di uomini invece che assolutamente non sanno amare. Storie di donne che, come spesso accade, amano sempre e che sempre sperano che la loro condizione possa cambiare, che possa venire il giorno delle scuse e della riconoscenza. E storie di bambini, figli e nipoti, che passano attraverso le storie dei grandi a volte vedendo cose che non dovrebbero e per questo diventano adulti in fretta. Storie sulle note dei pianoforti e della musica che a tratti pervade e sottolinea i passaggi e le tensioni. Un sogno dolce come una musica che si alterna in maniera cruda alla realtà.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro difficile, aspro, intricato e travolgente!


    anche se può spaventare la narrazione non lineare e l'alternanza delle voci narranti, il libro risulta meraviglioso e coinvolgente.
    Mi ha emozionato fin dall'inizio: provate a leggere la prima pagina, se vi commuove, allora il libro è per vo ...continua

    Libro difficile, aspro, intricato e travolgente!

    anche se può spaventare la narrazione non lineare e l'alternanza delle voci narranti, il libro risulta meraviglioso e coinvolgente. Mi ha emozionato fin dall'inizio: provate a leggere la prima pagina, se vi commuove, allora il libro è per voi!!

    Consiglio: leggetelo tutto di un fiato

    ha scritto il 

  • 3

    Abbandonato quando sono iniziati i salti temporali e generazionali. Frasi spezzate, a volte riprese, altre volte abbandonate. Continui passaggi da un soggetto a un altro difficili da seguire. Mi ha fatto solo venire il nervoso.

    ha scritto il 

  • 4

    Cronache di una musica senza tempo

    Padre, figlio e nipote che si incrociano nei ricordi per raccontare una saga familiare.
    Ma come si può raccontare della corsa di un maratoneta, e allo stesso tempo di un pianoforte e della musica?
    Lo si può fare se si pensa alla corsa e alla musica come due cose complementari l'una all'altra, fun ...continua

    Padre, figlio e nipote che si incrociano nei ricordi per raccontare una saga familiare. Ma come si può raccontare della corsa di un maratoneta, e allo stesso tempo di un pianoforte e della musica? Lo si può fare se si pensa alla corsa e alla musica come due cose complementari l'una all'altra, funzionali e imprescindibili. Lo si può fare se si concepisce la corsa come un modo per ritrovare se stessi, un modo per rimanere alla propria mercè, e se si concepisce la musica come una corsa verso casa, verso il focolare, verso la soluzione dei dissapori familiari.

    Peixoto è un fabulista, nel senso che usa le parole per costruire immagini bellissime, evocative, quasi finte. Il suo romanzo è un esercizio di stile.

    Piccola digressione: c'è una pagina in cui viene descritto il gioco di ombre e luci che un albero disegna per terra. Peixoto lo descrive come una coperta di pizzo; in un libro di Murakami, lo stesso gioco di ombre e luci viene descritto come un'ipnotica coperta maculata. Eh, le sfaccettature della fantasia a volte sono proprio suggestive. Ok, chiusa parentesi.

    C'è un neo, che non mi permette di dare a questo libro 5 stelle piene, ma solo 4 e mezzo. L'originalissimo escamotage con cui Peixoto adatta la narrazione ai ricordi dei protagonisti, attraverso paragrafi frammentati e apparentemente sconnessi e troncati a metà, dopo un po' fa perdere l'orientamento, primo perché l'autore è parco di indicazioni riguardo il nome dell'io narrante, secondo, perché certi protagonisti vivono a distanza di una generazione eventi molto simili. Anche la spersonalizzazione di una delle nipoti, in coscienza del narratore principale (un vero e proprio grillo parlante di Pinocchio) mi ha fatto storcere un po' il naso.. avrei preferito un dialogo interiore, che portasse alla consapevolezza degli errori passati, piuttosto che un deus ex machina che lo sollevasse dal peso dei segreti.

    A parte questo, rimane un libro delicato e struggente, che va assaporato piano piano, possibilmente in compagnia di buona musica.

    Piccola pausa pubblicità: questo romanzo prende le mosse da una storia accaduta realmente. È vero: Francisco Lazaro è realmente esistito, ed è realmente morto nelle Olimpiadi del 1912 al trentesimo chilometro della maratona. C'è una strada a Lisbona che però idealmente gli regala la vittoria e gli rende onore.. È questa.

    http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rua_Francisco_L%C3%A1zaro_-_Lisboa.JPG

    Ma quelle Olimpiadi sono famose anche per un'altro aneddoto, meno drammatico ma curioso, che vi ricopio pari pari da Wiki: "..quello del giapponese Shizo Kanakuri e del suo "straordinario" tempo finale di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 23 secondi! L'atleta nipponico, accreditato della migliore prestazione mondiale di 2 ore 32 minuti e 45 secondi, era fra i favoriti (la gara sarà vinta con un tempo di oltre quattro minuti superiore); al 30º chilometro però il caldo e l'arsura, uniti all'invito di uno spettatore perché si rinfrescasse con una bibita all'interno della sua casa, fecero sì che succedesse l'irreparabile: Kanakuri si sedette nel soggiorno dell'ospitale casa svedese e si addormentò; si svegliò dopo molte ore e, per la vergogna, non si fece trovare (tornerà in patria con mezzi di fortuna): fu praticamente dato per disperso dagli organizzatori ed il suo nome non figurò fra gli arrivati, né fra i ritirati. Fu "ritrovato" da un giornalista svedese nel 1962 in occasione del cinquantenario dei giochi di Stoccolma e, cinque anni dopo, gli fu data la straordinaria possibilità di riprendere la "sua" maratona olimpica da dove l'aveva interrotta e di concluderla, finalmente, col tempo che si è detto."

    Intanto nella vita reale: oggi al distributore di benzina, il benzinaio spiegava a me e a mio padre il funzionamento di una carta-premi della Q8. Ce l'ha dovuta spiegare in due tempi, perché non eravamo presenti nello stesso momento. A me l'ha spiegata parlandomi di Qu-eit, a mio padre parlando di Cu-otto. ^^

    ha scritto il 

  • 4

    Libro difficile ed abbastanza doloroso, ma molto interessante, sia per l'uso particolare del linguaggio, sia per il continuo scambio di "dialoghi interiori" fra i personaggi di diverse generazioni. L'ho letto durante un viaggio in Portogallo e devo dire che si integrava bene nell'atmosfera... ...continua

    Libro difficile ed abbastanza doloroso, ma molto interessante, sia per l'uso particolare del linguaggio, sia per il continuo scambio di "dialoghi interiori" fra i personaggi di diverse generazioni. L'ho letto durante un viaggio in Portogallo e devo dire che si integrava bene nell'atmosfera...

    ha scritto il 

  • 3

    Una mezza delusione.
    Mi erano piaciuti molto sia il titolo che la copertina, ma poi la storia e soprattutto la struttura del libro, mi hanno fatto ricredere.
    Vicenda raccontata a parte, quello che delude è proprio la struttura che sembra artificialmente complessa e alla fine crea l’impressione di ...continua

    Una mezza delusione. Mi erano piaciuti molto sia il titolo che la copertina, ma poi la storia e soprattutto la struttura del libro, mi hanno fatto ricredere. Vicenda raccontata a parte, quello che delude è proprio la struttura che sembra artificialmente complessa e alla fine crea l’impressione di un racconto lineare spezzettato, a volte malamente, in un secondo momento. Un esempio di aspettative disattese. Tempo di lettura: 7h 10m Nel blog un commento con riferimenti specifici alla trama: http://ferdori.wordpress.com/2011/03/15/il-cimitero-dei-pianoforti-jose-luis-peixoto/

    ha scritto il 

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