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Il cimitero di Praga

Di

Editore: Bompiani (Narratori italiani)

3.2
(4653)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 523 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Francese , Norvegese , Greco , Inglese , Tedesco , Svedese

Isbn-10: 8845266222 | Isbn-13: 9788845266225 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Illustrazione di copertina: Pierluigi Buttò

Disponibile anche come: eBook , Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Trent'anni dopo Il nome della rosa, il nuovo attesissimo romanzo di Umberto Eco. La storia si svolge lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, si muove tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori. Può accadere di tutto, anche che l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti, e assomigli moltissimo ad altri che sono ancora tra noi.
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  • 3

    Una personalità camaleontica

    Un grande scrittore, Umberto Eco, non c'è dubbio, che ci regala un romanzo indimenticabile e dalle molteplici sfaccettature.
    Oddio, il personaggio principale Simonini, non è certo un modello di integrità, ha una personalità camaleontica e si nutre di odio e di pregiudizi razziali multiformi ...continua

    Un grande scrittore, Umberto Eco, non c'è dubbio, che ci regala un romanzo indimenticabile e dalle molteplici sfaccettature.
    Oddio, il personaggio principale Simonini, non è certo un modello di integrità, ha una personalità camaleontica e si nutre di odio e di pregiudizi razziali multiformi...all'inizio del libro infatti vi sono dei monologhi che sono un capolavoro di risentimento, misto a luoghi comuni intrisi di odio palpitante...io li ho trovati esilaranti perfino, poichè ho il gusto di vedere il lato ridicolo anche nelle vicende più tragiche.
    Simonini si muove in realtà storiche in cui rivivono personaggi che noi conosciamo bene, Freud, Garibaldi, Nino Bixio ed altri, ne svela la vera natura, i particolari più intimi della loro vita...
    Ci toglie dalla visione rassicurante che avevamo della storia, ne scandaglia tutti gli avvenimenti, colorando di nero una visione storica che noi avevamo appreso dai libri di scuola, e che ci donava una pacifica sicurezza.
    Dapprima carbonaio, poi spia dei servizi segreti, massone, finto prete, scrittore al soldo di coloro che pagano bene, satanista, dinamitardo, uccisore di nemici che nasconde nella cloaca di casa sua, Simonini è l'epressione del male che sa trionfare e guadagnare su ogni cosa, spavaldo, perfido, opportunista, feroce antisemita, che rappresenta la vera essenza del male.
    Personaggio attuale, che non può morire, perchè sicuramente vive o può rivivere in ogni tempo..e che muove silenziosamente le sue trame oscure a insaputa dell'individuo comune.
    Consiglio questo libro a tutti...anche se in alcuni punti per la particolarità delle vicende storiche mi è risultato un po' pesante.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 2

    Encomiabile il lavoro di ricerca durato 5 anni ad opera di Umberto Eco per la ricostruzione storica del romanzo i cui personaggi sono tutti realmente esistiti tranne il protagonista. Bella l'idea della doppia personalità del protagonista. notaio da una parte e abate dall'altra.. A parte questo, i ...continua

    Encomiabile il lavoro di ricerca durato 5 anni ad opera di Umberto Eco per la ricostruzione storica del romanzo i cui personaggi sono tutti realmente esistiti tranne il protagonista. Bella l'idea della doppia personalità del protagonista. notaio da una parte e abate dall'altra.. A parte questo, il romanzo è complesso, noioso, ricco di personaggi che dopo poco lasciano la scena ad altri e poco stimolante; richiede certamente una conoscenza non comune dei fatti storici del XIX secolo... Ho faticato molto per arrivare alla fine...

    ha scritto il 

  • 5

    La meraviglia fatta romanzo storico. Non credevo possibile inserire in una trama di pura invenzione così tanti fatti storici realmente accaduti, per esempio è magistrale l'ingresso (e l'uscita) di scena di Ippolito Nievo, situazione in cui riusciamo anche a venire a conoscenza dell'idea dell'auto ...continua

    La meraviglia fatta romanzo storico. Non credevo possibile inserire in una trama di pura invenzione così tanti fatti storici realmente accaduti, per esempio è magistrale l'ingresso (e l'uscita) di scena di Ippolito Nievo, situazione in cui riusciamo anche a venire a conoscenza dell'idea dell'autore su quel triste fatto di cronaca.

    ha scritto il 

  • 2

    Di nuovo Eco ha voluto costruire un guscio intorno a fatti storici, incapsulandoli entro vicende romanzesche.
    Scriptor in fabula, smarrì la via nei boschi narrativi.
    Inserire una trama in un saggio lo costringe a disorganizzare le informazioni storiche di cui è in possesso, d'altra pa ...continua

    Di nuovo Eco ha voluto costruire un guscio intorno a fatti storici, incapsulandoli entro vicende romanzesche.
    Scriptor in fabula, smarrì la via nei boschi narrativi.
    Inserire una trama in un saggio lo costringe a disorganizzare le informazioni storiche di cui è in possesso, d'altra parte inserire una tale messe di eventi all'interno di un un romanzo lo obbliga invece a costruire storie inverosimili basate su personaggi esilissimi.
    Avrebbe potuto scrivere un saggio magistrale sulla costruzione di falsi o un bel romanzo noir ottocentesco, ne sono usciti un saggio mediocre e un brutto romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    È innegabile che, come in tutte le opere di Eco ci siano spunti originali e di grande interesse, ma il libro a mio parere, si puo dividere in tre parti, una prima relativa all'incirca alle prime cinquanta pagine quasi incomprensibile come d'altra parte è per tutti i suoi romanzi, una seconda part ...continua

    È innegabile che, come in tutte le opere di Eco ci siano spunti originali e di grande interesse, ma il libro a mio parere, si puo dividere in tre parti, una prima relativa all'incirca alle prime cinquanta pagine quasi incomprensibile come d'altra parte è per tutti i suoi romanzi, una seconda parte avvincente per l'invenzionee l'interessante riflessione sul complotto nella storia e una terza parte molto ripetitiva con un protagonista sempre uguale a se stesso; direi insomma che il romanzo avrebbe potuto risolversi nelle prime duecento pagine, il resto, fatte salve alcune riflessioni sulla necessità del capro espiatorio, soprattutto nei periodi di crisi, e sul'"esecranda fame dell'oro"è veramente "noia"

    ha scritto il 

  • 2

    Troppo

    abbandonato a 100 pagine dalla fine. Con tutti i riferimenti storici, gli innumerevoli personaggi, le vicende trattate in questo volume, di libri se ne potevano scrivere 10 e ciascuno con una trama avvincente. Qui invece ci si perde, la trama si sfilaccia, ci si concentra sui nomi delle innumerev ...continua

    abbandonato a 100 pagine dalla fine. Con tutti i riferimenti storici, gli innumerevoli personaggi, le vicende trattate in questo volume, di libri se ne potevano scrivere 10 e ciascuno con una trama avvincente. Qui invece ci si perde, la trama si sfilaccia, ci si concentra sui nomi delle innumerevoli comparse, sui numerosi titoli di libri e libelli citati e in questo mare ci si trova naufraghi troppo spesso. Peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    È il primo romanzo di Eco che riesco a continuare e finire, quindi ehi, urrà!


    Bisognerebbe dire che chiamarlo romanzo è difficile, perché c'è da ricordare che più che un romanziere Eco è un intellettuale, un intellettuale furbo che ha deciso di mettere in forma di romanzo le sue ricerche e ...continua

    È il primo romanzo di Eco che riesco a continuare e finire, quindi ehi, urrà!

    Bisognerebbe dire che chiamarlo romanzo è difficile, perché c'è da ricordare che più che un romanziere Eco è un intellettuale, un intellettuale furbo che ha deciso di mettere in forma di romanzo le sue ricerche e riflessioni perché raggiungano un pubblico molto più ampio di un saggio sicuramente valido e ben scritto, ma che rimarrebbe tra gli esperti del settore o poco oltre. Non c'è da sorprendersi perciò se i suoi romanzi sono infarciti di date, fatti e riferimenti storici.

    In questo romanzo, in più, Eco sfida tutti noi con un tema spinoso, secondo me, e ci sfida a non risolverla con un "il protagonista non lo sopporto" rapido per affrontare il tema dell'antisemitismo in Italia (Piemonte, diciamo) e in Europa ben prima che Hitler apparisse in scena. La storia, romanzata nella persona del protagonista, racconta di come sono nati i Protocolli di Sion che poi saranno citati anche nel Mein Kampf e saranno usati come prova della minaccia sionista da molti facinorosi personaggi che fanno parte del nostro passato.

    Secondo me è utile ricordare queste vicende: il nazismo si è addossato le colpe dell'antisemitismo europeo, tuttavia spesso ci dimentichiamo che questo odio razziale ha radici millenarie e non è stato un problema dei soli tedeschi. Non sto giustificando quello che hanno fatto i nazisti, sia ben chiaro, sto solo dicendo che le origini culturali di questo odio sono ben precedenti al 1925 e alla pubblicazione del libro di Hitler. In particolare, ho la sensazione che noi italiani tendiamo ad assolverci in materia: nei miei studi di storia nei vari cicli scolastici, mi ricordo di aver studiato, parlando di tempi più antichi, la diaspora di Tito, mi ricordo le varie espulsioni da paesi come la Spagna, i ghetti in vari paesi del vecchio continente... Però per dire, mi ricordo di aver studiato il ghetto di Venezia solo perché è ambientazione di una grossa parte del Mercante di Shakespeare, e ho scoperto di una cacciata di ebrei dallo stato Pontificio nel XVII secolo solo perché cercavo materiale per una fanfiction AU su Big Bang Theory nella Firenze di Galileo, e avevo bisogno di sapere cosa fare di Howard. Non mi ricordo di aver mai studiato di leggi razziali nel nostro paese prima dell'alleanza con Hitler. Ora, magari la mia memoria fa più cilecca di quello che sono disposta a credere, o anche io rimuovo nozioni scomode che non si accordano col mio paradigma culturale, e chiedo a voi che mi leggete se mi sbaglio, però alla fine non vi sembra che la scuola sembri suggerire che la discriminazione in Italia sia iniziata su ordine di Hitler, sottintendendo che prima invece non vi fossero sentimenti di odio nei confronti degli ebrei? Eppure tali leggi sarebbero rimaste un po' lì se non ci fosse stato un sentimento di astio abbastanza comune nei confronti di questo popolo... Oltre al problema del razzismo e di una misoginia senza ritorno.

    Un altro grande tema di questo libro è la massoneria e legata ad esso il satanismo: più che altro, la fame di cospirazioni e di complotti per tenere distratta la neonata idea di massa e allo stesso tempo montare l'odio comune verso determinate categorie. Eh, ora ce la meniamo con le scie chimiche, centoquarant'anni fa eran ancora per le messe nere, che comunque sono sempre un grande evergreen. I libri sono ancora una volta protagonisti di Eco, libri che vengono presi, ripresi, copiati, manipolati, usati come ispirazione e ripubblicati, più e più volte e con scopi sempre più meschini.

    Leggere questo libro è una sfida: siamo sfidati a non cedere alla dissonanza cognitiva, a non chiudere il libro perché il protagonista è insopportabile in quanto non solo razzista, antisemita, misogino e xenofobo, ma che pur essendo bravo nel falsificare documenti commette un casino dietro l'altro, perché non è in grado di leggere e comprendere gli schemi politici in cui rimane invischiato nella sua lotta contro gli ebrei.

    È tosto, tostissimo, e richiede molta forza di volontà e diversi libri più "light" in mezzo per arrivare in fondo, ma è brillante nel registro di narrazione. Manco a dirlo, mi è piaciuto un sacco. E sono motivata a ritentare coi classici di Eco, finalmente.

    PS: ieri ero a Camogli per il festival della comunicazione è mi è passato vicino LUI mentre discutevo il libro con una mia amica. Chissà che ha pensato di me, gaaaaah! L'imbarazzo!

    ha scritto il 

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