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Il cimitero di Praga

Di

Editore: Bompiani

3.2
(4754)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 900 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Francese , Norvegese , Greco , Inglese , Tedesco , Svedese

Isbn-10: 8858702573 | Isbn-13: 9788858702574 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 2

    ora scriverò una signora ovvietà, forse: Il nome della rosa, altro pianeta.
    Il nome della rosa è un mondo, un mondo complesso e cupo, entro il quale lo scrittore ti accompagna (tenendoti la manina, co ...continua

    ora scriverò una signora ovvietà, forse: Il nome della rosa, altro pianeta.
    Il nome della rosa è un mondo, un mondo complesso e cupo, entro il quale lo scrittore ti accompagna (tenendoti la manina, come si fa con i ragazzini "capaci e curiosetti, finanche intelligenti, ma che non si applicano") con un uso del linguaggio elaborato e creando l'atmosfera attraverso citazioni da capogiro.
    Ne Il cimitero di Praga, purtroppo, Eco è più che altro interessato (come sempre) a far sfoggio della sua cultura. Non se ne capisce il motivo: anche i sassi sanno chi è e cosa sa. Dicevo purtroppo poiché ritengo il racconto anche interessante, originale per alcuni versi, e dispiace avere la sensazione che lo scrittore sia in tutt'altre faccende affaccendato invece di farmi provare una qualsiasi emozione per uno solo dei personaggi scodellati. Non si crea nessun legame, ed è triste. Nonché un peccato, visto che da Eco -oltre ad aspettarsi l'immancabile lectio magistralis- vorresti stimoli diversi considerate le abilità.

    ha scritto il 

  • 3

    La lettura di questo libro è stata una vera sfida: io e Eco, faccia a faccia, lui che mi guardava con aria di superiorità e mi diceva "Stupida ochetta, non sai nemmeno il latino, hai studiato la stori ...continua

    La lettura di questo libro è stata una vera sfida: io e Eco, faccia a faccia, lui che mi guardava con aria di superiorità e mi diceva "Stupida ochetta, non sai nemmeno il latino, hai studiato la storia solo a scuola dove vuoi andare? Vuoi sfidare me??? Uomo dalla cultura immensa, vuoi leggere UN ALTRO mio libro?" E rideva.... e io "Sì, vecchio panzone borioso vestito da schifo io non solo leggerò il tuo libro ma lo finirò e troverò il modo di apprezzarlo".
    Questo è stato l'approccio e come ho scritto sopra penso di poter affermare con estrema soddisfazione di aver vinto io. E' stato faticoso e ammetto di aver dovuto usare diverse volte Wikipedia per raccapezzarmi nella giungla di nomi e di nozioni storiche ma alla fine penso di poter affermare che non si tratta di un brutto libro, siamo lontani dal rapimento suscitato in me da Il nome della rosa e credo che per apprezzarlo completamente bisognerebbe essere in grado di eviscerare tutti gli eventi storici contenuti per non rischiare di sprofondare nella noia ma alla fine la vicenda di Simonini è interessante, sopratutto il tema degli ebrei fa capire come già molti anni prima della Seconda Guerra Mondiale l'antisemitismo fosse una piaga ben radicata nella società e fa riflettere il fatto che nell'Ottocento, come nel 2015, faceva comodo trovare un "capro espiatorio" a cui dare la colpa di tutti i fallimenti di una classe politica mediocre.
    il finale poi riserva un colpo di scena inaspettato che riscatta da tutta la noia e la fatica fatta per arrivare a quel punto.
    Insomma non lo consiglierei come lettura da ombrellone ma se amate le sfide armatevi di impegno (e Wikipedia) e leggetelo. Alla fine ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 2

    Tempo fa:
    Non è un romanzo di facile lettura, ci sono molti personaggi che rendono, come dice lo stesso autore, “l'intreccio abbastanza caotico”, con molti flashback, per cui “il lettore potrebbe non ...continua

    Tempo fa:
    Non è un romanzo di facile lettura, ci sono molti personaggi che rendono, come dice lo stesso autore, “l'intreccio abbastanza caotico”, con molti flashback, per cui “il lettore potrebbe non riuscire a riferirsi allo svolgimento lineare dei fatti”. Nonostante questa costruzione alquanto elaborata, Eco non è riuscito a coinvolgermi più di tanto: Simonini, attraverso il suo diario ci snocciola le sue imprese, dapprima come falsificatore di documenti e di atti notarili, poi come spia, delatore, opportunista, un uomo sempre più avido di facile denaro e anti-ebreo per eccellenza; non è un personaggio che stimoli sentimenti, è un omuncolo che non si ama né si odia, ma eventualmente si compatisce e si guarda con disprezzo.
    Vi sono invece molti riferimenti storici e nomi conosciuti della letteratura ottocentesca, ma si sa Eco in queste cose ci sguazza, sono il suo elemento.
    Lontano, molto lontano dall'originalità del nome della rosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre grande

    Come spesso accade coi libri di Eco, il problema è superare lo scoglio iniziale. In questo caso particolarmente ostico, perché si fatica a raccapezzarsi. Però, passato quello, si gode della grande eru ...continua

    Come spesso accade coi libri di Eco, il problema è superare lo scoglio iniziale. In questo caso particolarmente ostico, perché si fatica a raccapezzarsi. Però, passato quello, si gode della grande erudizione accompagnata alla capacità di mettere insieme la storia. A volte un po' irritanti le incursioni del narratore, che interrompe lo scambio tra Simonini e Dalla Piccola, ma il libro a mio avviso vale davvero la pena. Interessante - nella postfazione - il fatto che Eco dichiari che, tranne il protagonista, tutti i personaggi sono reali e hanno detto e fatto quanto narrato nel libro. Preoccupante anche la storia di sottofondo, che svela romanzescamente la nascita dello scellerato documento (falso) noto come i protocolli dei savi di sion. Insomma, vale la pena di fare un minimo di sforzo, si verrà premiati!

    ha scritto il 

  • 3

    Buon romanzo

    L'ho preso in biblioteca dopo aver letto "Il nome della rosa" e l'ho trovato inferiore. Lo stile di Eco a me piace, non lo trovo né farraginoso né complicato, anzi: dimostra nello scrivere un ampio re ...continua

    L'ho preso in biblioteca dopo aver letto "Il nome della rosa" e l'ho trovato inferiore. Lo stile di Eco a me piace, non lo trovo né farraginoso né complicato, anzi: dimostra nello scrivere un ampio respiro ma mai noioso e a livello culturalmente non piatto. Quadro storico assolutamente accurato e affascinante, come al solito (siamo nell'Europa del'800, principalmente a Parigi, e si tratta principalmente dei falsificatori di documenti, con riferimento ai Protocolli dei Savi di Sion, un emerito falso che fu sfruttato in chiave antriebraica anche dalla propaganda hitleriana, e i personaggi che Eco mette sulla scena sono personaggi realmente esistiti, e anche le loro azioni in parte risultano documentate), la trama però è abbastanza ingarbugliata. Comunque, pur non essendo un capolavoro, un libro godibile per chi ama il romanzo storico e oserei dire anche il noir.

    ha scritto il 

  • 5

    Postfazione di Eco :tutti i personaggi, ad eccezione del protagonista Simone Simonini e di alcune figure minori (come ad esempio il notaio Rebaudengo), "sono realmente esistiti e hanno fatto e detto l ...continua

    Postfazione di Eco :tutti i personaggi, ad eccezione del protagonista Simone Simonini e di alcune figure minori (come ad esempio il notaio Rebaudengo), "sono realmente esistiti e hanno fatto e detto le cose che fanno e dicono in questo romanzo"[5].
    Questo libro è geniale , ma riconosco che non si può apprezzare senza un certo interesse storico e per le letture un “pò pesanti e impegnative”.
    Con la creazione del protagonista Simone Simoni e il suo “alterego” da sdoppiamento di personalità Umberto Eco ci introduce al mondo della creazione di documenti falsi nell’ottocento per giustificare scelte politiche o creare reazioni popolari.
    Il fine del libro credo sia dimostare in modo letterario come tutto ciò alla fine ha portato alla creazione dei Protocolli dei Savi di Sion (falso documento sulla presunta congiura ebraica per la conquista del mondo) e l’importanza storica che ne ha conseguito (Adolf Hitler lo usò nel Mein Kampf per giustificare il suo antisemitismo).

    ha scritto il 

  • 1

    Aburrido, pesado, lioso

    Me ha decepcionado tanto como me sorprendió gratamente El Nombre de la Rosa. Si lo he conseguido terminar ha sido sólo por cabezonería, pero en ningún momento ha llegado a engancharme. Quizás el plant ...continua

    Me ha decepcionado tanto como me sorprendió gratamente El Nombre de la Rosa. Si lo he conseguido terminar ha sido sólo por cabezonería, pero en ningún momento ha llegado a engancharme. Quizás el planteamiento del principio prometía algo más, pero el resto un tedio.

    ha scritto il 

  • 3

    Come un Forrest Gump ante litteram, Simone Simonini attraversa la seconda metà dell'800, prima nel regno sabaudo poi a Parigi, testimone o protagonista di intrallazzi e complotti. Interessante la part ...continua

    Come un Forrest Gump ante litteram, Simone Simonini attraversa la seconda metà dell'800, prima nel regno sabaudo poi a Parigi, testimone o protagonista di intrallazzi e complotti. Interessante la parte sul risorgimento italiano, più pesante la seconda metà, anche perchè i fatti storici mi sono meno noti.

    ha scritto il 

  • 2

    Freddo

    Erudito, intelligente, acuto nel narrare i meccanismi del complotto e dei complottasti (parla dei protocolli dei savi di sion ma potrebbe andar bene anche con le scie chimiche). Però molto artificioso ...continua

    Erudito, intelligente, acuto nel narrare i meccanismi del complotto e dei complottasti (parla dei protocolli dei savi di sion ma potrebbe andar bene anche con le scie chimiche). Però molto artificioso e molto, molto freddo. Non riesci mai ad appassionarti ai personaggi, né il principale ne gli altri, e così sfuma l'interesse

    ha scritto il 

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