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Il clandestino

Di

Editore: Club degli Editori

3.8
(95)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 501 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    La semplicità e l'intelligenza di Tobino (4,5 stelle)

    La semplicità e l'intelligenza di Tobino (4,5 stelle)

    Un libro umanamente e storicamente molto bello, ambientato nel periodo seguente l’ 8 settembre 1943 a Medusa, nome fantastico di una città di mare toscana, nella quale per chi è della zona è riconoscibilissima Viareggio.
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    La semplicità e l'intelligenza di Tobino (4,5 stelle)

    Un libro umanamente e storicamente molto bello, ambientato nel periodo seguente l’ 8 settembre 1943 a Medusa, nome fantastico di una città di mare toscana, nella quale per chi è della zona è riconoscibilissima Viareggio.
    Unico difetto de “Il Clandestino”: un po’ lungo; ma me la sono presa comoda per leggerlo perché valeva davvero la pena.
    Credo di aver capito di più sulla seconda guerra mondiale con questo romanzo piuttosto che avendola studiata sui libri di scuola.
    Quello che mi ha appassionata maggiormente è il lato umanissimo con cui si parla dei molti protagonisti, la visione psico-sociale dei fatti storici che sono esposti con profondità e con dovizia di particolari relativi agli stati d'animo di chi li vive, la genesi degli accadimenti di quel periodo.
    Ho trovato il racconto più bello all'inizio che verso la fine, il finale pare quasi tirato via, sembra che Tobino sia stato maggiormente interessato a raccontare come inizia la lotta partigiana, come si forma, cosa spinge i giovani protagonisti a creare "il clandestino" piuttosto che a raccontarne l'epilogo.
    Un romanzo che mira soprattutto all'aspetto psicologico umano dei personaggi, dove si indagano rossi e neri quasi allo stesso modo; attraverso quest’analisi della situazione dopo l’armistizio di Badoglio, possiamo capire meglio la grande confusione che si è generata durante la seconda guerra mondiale in Italia e le conseguenze che ne sono derivate.
    Si capisce benissimo che l'autore si schiera per i partigiani, tuttavia approfondisce con coscienza e discernimento anche gli atteggiamenti dei fascisti senza facili invettive. Non è un romanzo estremo, dove i buoni sono solo buoni e viceversa, dove le convinzioni sono in tutti fortissime e univoche, nel Clandestino entrano a far parte molti uomini diversi tra loro per estrazione sociale e livello culturale, mossi anche da convinzioni differenti, ma uniti dall’amore per l’Italia. Leggendo questo libro pare che molti siano anche diventati partigiani scegliendo il male minore : "questi giovani sono impreparati politicamente, non hanno avuto le nostre passioni, sono diversi, spinti da un personale interesse e potrebbero portare confusione nel movimento, ma noi li educheremo,…” (Cit. Pag. 511)
    Anche tra i fascisti non tutti erano fanatici e picchiatori, c'erano anche quelli che entravano a far parte del fascio per comodità o per una sorta di scontentezza : "dovevamo essere con lui più accoglienti, più cordiali. Forse in certe conversazioni sono stato troppo frettoloso. È uno scontento, si è sentito umiliato per mancanza di stima, anche a scuola nessuno lo considerava e ci ha sofferto; si vuole rifare, vuol far paura.” (Cit. Pag. 263)
    Bellissima la descrizione del ventennio fascista ( che detto tra noi a me ricorda anche un altro ventennio molto più recente...):
    "potrebbe sembrare incredibile che uomini di nessuna qualità che per caso, senza nessuna loro virtù, solo per le antiche tristi ragioni della storia italiana, si erano trovati per vent'anni a comandare, abusare, soddisfare la libidine, dopo aver constatato il 25 luglio com'erano disprezzati, derisi, da tutti accusati della rovina nazionale, ora, appena ritornato oblique e circostanze, si dimenticassero di tutto, di nuovo avvinti da un ottuso livore, dominati dalla cecità, preda della cattiveria e fossero già pronti a ricominciare, <...> l'ignoranza, insieme alle basse passioni, si era così incrostata dentro di loro da togliere ogni luce alla regione.”
    Potrei andare avanti con le citazioni all’infinito ma dovrei riportare almeno metà del libro per far comprendere a fondo tutto ciò che mi ha colpito e che mi ha aperto spiragli di luce sulla nostra storia.
    Seppur un tantino arcaico nello stile letterario è un romanzo che consiglio di leggere a tutti, per la sua visione lucida ma non distante dai fatti e per l’amore verso l’umanità coi suoi pregi e difetti che traspare dalle parole dell’autore.

    Considerazione: Tra le estremità ideologiche c'è sempre la maggioranza che sta nel mezzo, che si barcamena, che non ha fortissime convinzioni e finisce per appoggiare l'una o l'altra parte più per debolezza o per proprio tornaconto che per una reale convinzione morale.

    Tutti i miei commenti qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    e mezzo

    Voto quattro stelle e mezzo: forse non è allo stesso livello di opere come ‘Guerra e pace’ o ‘Il mulino del Po’, ma gli manca veramente poco per esserlo. Una scrittura superba: la resistenza raccontata in modo raro, come finora ho potuto trovare solo ne ‘Il partigiano Johnny’ o ‘Il gallo rosso’.< ...continua

    Voto quattro stelle e mezzo: forse non è allo stesso livello di opere come ‘Guerra e pace’ o ‘Il mulino del Po’, ma gli manca veramente poco per esserlo. Una scrittura superba: la resistenza raccontata in modo raro, come finora ho potuto trovare solo ne ‘Il partigiano Johnny’ o ‘Il gallo rosso’.
    Suggestivo già a partire dal titolo: ‘il clandestino’ in questione non è un personaggio specifico ma il modo colloquiale con cui la voce narrante chiama il gruppo clandestino, l’organizzazione clandestina, ovvero l’organizzazione partigiana venutasi a formare nel paese che fa da sfondo a tutta la narrazione.

    Il racconto si apre a Medusa, paesino della Versilia, nel luglio del 43, con la meraviglia e l’innocenza e l’ingenuità di questo gruppo di giovani che iniziano ad organizzarsi, che si provano a fare qualcosa, rendendosi conto di trovarsi nel mezzo di eventi epocali: nel loro primo incontro, due dei personaggi, Anselmo e l’ammiraglio, parlano di ‘una specie di febbre’ che a mio avviso richiama decisamente gli ‘astratti furori’ di Vittorini.

    Si viene così introdotti nell’evolversi e svilupparsi dell’organizzazione clandestina, con una trama lineare e senza tanti scossoni, si narrano gli eventi di quei giorni tramite le vicende dei singoli personaggi ma anche con una visione complessiva dei moti della massa, che raramente si trovano descritti e spiegati così chiaramente. Tutto il romanzo è fortemente corale, ciascuno dei personaggi si presenta con le sue vicende, con il suo carattere e le sue peculiarità, ciascuno di essi potrebbe diventare un racconto a sé stante.

    Il sipario cala sull’estate del ‘44 con l’ordine di sgombero del paese da parte dei tedeschi e il conseguente trasferimento dei partigiani che devono cessare le loro attività clandestine, fino a quel giorno strutturate nel paesino rivierasco, per andare a organizzare la guerriglia sulle montagne. Si chiude con l’ottimismo di questo trasferimento in montagna, del rinnovarsi della lotta e dell’organizzazione, la prospettiva della fresca e accogliente montagna in estate, e l’incubo di quel che potrebbe accadere - e che in effetti accadrà - se la guerra dovesse protrarsi anche nell’inverno successivo: “Speriamo che gli alleati arrivino prima dell’inverno; con la neve sarebbe molto brutto, molto brutto, sarebbe una tragedia”.

    Vista la dovizia di dettagli e il numero di personaggi che l’autore introduce, molto probabilmente fatti e personaggi sono autobiografici e reali, per lo meno in parte, e anche se all’inizio del romanzo si riporta la dicitura che fatti e personaggi sono inventati, questa è probabilmente dovuta ad una misura preventiva per togliersi da ogni eventuale impiccio.
    Nella prefazione targata anni ‘70, Sereni vuole contestualizzare la stesura del testo come a voler giustificare il carattere assolutamente di parte del racconto. Ma oggi, in tempi di ultima moda da revisionismo che impazza in ogni dove, io trovo che questa lettura sia quanto mai igienica: un omicidio rimane un omicidio, una cosa orrenda anche nella guerra civile, e da una parte quanto dall’altra, ma nemmeno per un attimo si mette in dubbio quale fosse la parte giusta.

    La coralità e la passione rendono queste pagine struggenti, di una struggente bellezza e una struggente malinconia. Tutto il libro è meravigliosamente denso di stupore e nostalgia.
    Lo stupore della gioventù che forse solo quella generazione ha veramente vissuto, o almeno questa è la mia sensazione. Nostalgia perché ormai non è rimasto più nessuno a raccontarci di come andarono le cose, solo rari libri come questo. Nostalgia per un’altra epoca, per un qualcosa che non si è vissuto ma che si avrebbe voluto conoscere meglio, di cui si vorrebbe avere immagini a colori e non solo in bianco e nero. E ancora: malinconia per quello che poteva essere, per tutto quel che di buono poteva nascere dalla tragedia e invece non è mai stato.

    ha scritto il 

  • 5

    Le vicende che seguono la caduta del fascismo dopo il 23 luglio 1943, l'armistizio, l'occupazione tedesca, l'inizio della lotta partigiana vissuti in un paese della Toscana: i drammi e le atrocità, le ansie e le passioni, le sconfitte e i successi di un gruppo di uomini che combatte in nome di id ...continua

    Le vicende che seguono la caduta del fascismo dopo il 23 luglio 1943, l'armistizio, l'occupazione tedesca, l'inizio della lotta partigiana vissuti in un paese della Toscana: i drammi e le atrocità, le ansie e le passioni, le sconfitte e i successi di un gruppo di uomini che combatte in nome di idee e valori in cui crede. Vincitore del Premi Strega del 1962, si tratta di un romanzo che si legge con piacere. Un buon libro!

    ha scritto il 

  • 5

    ............

    Davvero incredibile quanto i personaggi di questo capolavoro si sentano addirittura respirare. Intelliggente, storico, coinvolgente. L'italia com'era quando il cuore di chi amava la propria gente lottava per un mondo migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro mi ha dato emozioni fortissime, ma devo fare una premessa: abito in Versilia, precisamente in quella Medusa che è la protagonista, insieme ai ragazzi che la abitano, di questo libro. Ritrovare i luoghi in cui vivo, le canzoni che canto, l'odore del mare, le opinioni della gente che n ...continua

    Questo libro mi ha dato emozioni fortissime, ma devo fare una premessa: abito in Versilia, precisamente in quella Medusa che è la protagonista, insieme ai ragazzi che la abitano, di questo libro. Ritrovare i luoghi in cui vivo, le canzoni che canto, l'odore del mare, le opinioni della gente che non sono cambiate negli anni mescolate alla lotta antifascista a partire dal 25 luglio 43, svolta in prevalenza da giovani e ragazzi come me, ha giocato un bel tiro alla mia emotività. In più alcune delle storie raccontate, come la reclusione di questi ragazzi e le azioni in montagna non mi suonavano nuove: leggendo alcuni scritti dei partigiani della mia città ho ritrovato le stesse testimonianze. Perciò non sono in grado di giudicare questo libro se non di pancia, e dico che è un libro FONDAMENTALE per chi abita in Versilia e ha voglia di scoprire qualcosa di più su chi questa terra l'ha difesa, vissuta e riconquistata.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo romanzo che narra le vicende di un gruppo clandestino nel periodo della Resistenza. I personaggi sono descritti con grande semplicità e verismo; la narrazione si svolge senza cadere mai nei "facili" toni melodrammatici. Non posso dire di un elemento che mi abbia colpito particolarmente ...continua

    Bellissimo romanzo che narra le vicende di un gruppo clandestino nel periodo della Resistenza. I personaggi sono descritti con grande semplicità e verismo; la narrazione si svolge senza cadere mai nei "facili" toni melodrammatici. Non posso dire di un elemento che mi abbia colpito particolarmente perchè tutto è perfetto. Lo considero uno dei libri più belli mai letti.

    ha scritto il 

  • 2

    Come molto eloquentemente qualcuno mi scrisse su aNobii, mi chiamo Salomè, ormai ho ventun'anni e per certi libri ci metto un giorno, per altri sei mesi. "Il clandestino" di Mario Tobino, senza ombra di dubbio, rientra nella seconda categoria - anzi, facendo un paio di calcoli per leggere 567 pag ...continua

    Come molto eloquentemente qualcuno mi scrisse su aNobii, mi chiamo Salomè, ormai ho ventun'anni e per certi libri ci metto un giorno, per altri sei mesi. "Il clandestino" di Mario Tobino, senza ombra di dubbio, rientra nella seconda categoria - anzi, facendo un paio di calcoli per leggere 567 pagine c'ho messo sette (7) mesi abbondanti.

    Mario Tobino ha vinto il Premio Strega nel 1962 proprio per "Il clandestino", ma non è uno scrittore molto conosciuto. Dalle nostre parti qualcuno di lui si ricorda ancora, sia perché è stato scrittore, ma anche perché è stato psichiatra nel (fu) manicomio vicino a Lucca. La storia di mio padre in un certo senso è legata a quella di Mario Tobino: non l' ha mai conosciuto, anche se per un certo periodo hanno vissuto nella stessa città (anche se con una notevole differenza d'età, certo), ma ha letto tutti i suoi libri, l' ha portato come argomento di italiano all' esame di stato e forse ha deciso di fare lo psicologo per imitarlo inconsapevolmente.

    Questo settembre mi ha messo in mano quello che è stato il suo libro preferito da ragazzo, appunto "Il clandestino", e io ho cominciato a leggere, sperando che fra quelle pagine ci fosse il segreto per capire mio padre.

    Disgraziatamente, mi sono annoiata a morte e basta. Sono andata avanti a fatica, come appunto si è visto sopra, sperando ci fosse qualcosa più del "è una storia di partigiani, parla di libertà", sperando che ci fosse qualche altro motivo per cui tanto tempo fa era piaciuta a lui, sperando che ci fosse qualche altro motivo perché adesso potesse piacere anche a me.

    Il problema principale è che non succede niente per le prime 540 pagine, all' incirca. Dopo finalmente la vicenda inizia a svilupparsi, c'è amore e c'è guerra, c'è odio e c'è perdono, ma venti pagine dopo finisce il libro, quindi le speranze di una storia migliore vengono disattese. Tobino descrive Medusa, una città che pressappoco corrisponde alla sua Viareggio (e ha qualche elemento di Lucca), e i suoi abitanti: ci sono i partigiani, ci sono i fascisti più timorosi dopo l' uccisione di Mussolini, c'è la gente comune troppo sbiadita per avere una parte di rilievo nella vicenda. A ripensarci, gli unici due personaggi che ricorderò saranno l' Ammiraglio Saverio, uno sprovveduto e affascinante capitano di mare, e la Nelly, la sua (non troppo) svampita amante.

    ha scritto il 

  • 0

    Quale invito alla lettura questa volta utilizzo uno scritto di Giovanni Pirelli, quale curatore del libro Lettere di condannati a morte della Resistenza europea [di cui, ahimè, non sono in possesso] perché esprime pienamente quello che penso.


    “Ma la domanda stessa — che cosa avrei fatto al ...continua

    Quale invito alla lettura questa volta utilizzo uno scritto di Giovanni Pirelli, quale curatore del libro Lettere di condannati a morte della Resistenza europea [di cui, ahimè, non sono in possesso] perché esprime pienamente quello che penso.

    “Ma la domanda stessa — che cosa avrei fatto allora? – è una domanda sbagliata. Non c’eravate ed è proprio inutile che cerchiate di mettervi nei panni di chi c’era. La domanda giusta è quest’altra: come mettermi, oggi, in condizione di distinguere la realtà dalle menzogne? di collocarmi, rispetto alle scelte che si pongono oggi, dalla parte giusta? Ricordatevi che la resistenza non è affatto finita con la disfatta del fascismo. È continuata e continua contro tutto ciò che sopravvive di quella mentalità, di quei metodi; contro qualunque sistema che da a pochi il potere di decidere per tutti. Continua nella lotta dei popoli soggetti al colonialismo, all’imperialismo, per la loro effettiva indipendenza. Continua nella lotta contro il razzismo. Insamma: finché ci saranno sfruttatori e sfruttati, oppressori e oppressi, chi ha troppo e chi muore di fame, ci sarà sempre da scegliere da che parte stare. Perché, stare in mezzo, né di qua né di là, è la stessa cosa di quando, sotto il fascismo, non si stava né di qua né di là; in definitiva si aiutava il fascismo, lo si rafforzava. E se anche fosse vero, come molti vanno dicendo, che le situazioni di oggi sono più complicate e confuse, le scelte più difficili (ma non è un pretesto, ancora una volta, per tirar a campare?), non dimenticate che esiste un’alternativa, un conflitto che non a-vrà mai fine: l’alternativa, il conflitto tra il vecchio e il nuovo, la lotta di tutto ciò che è nuovo contro tutto ciò che è vecchio. Si possono commettere degli errori, ma una cosa è certa: il nuovo è meglio del vecchio.
    A questo proposito, poiché state per leggere le ultime parole, l’estremo messaggio di individui che vengono chiamati eroi, martiri di una causa, cominciamo già da questo momento, mentre leggiamo, mentre discutiamo, cominciamo ad essere individui nuovi, portatori di una mentalità nuova. Ci è stato insegnato che è dolce morire per la patria, che è bello sacrificarsi per un ideale. Cominciamo a dire, invece, che morire ammazzato è sempre brutto. Brutto per chi finisce ammazzato e brutto per l’altro, che sta dall’altra parte e che ammazza. Il senso della vita sta nella gioia, non nel dolore e nel lutto. Se, in date circostanze, è giusto assumere rischi, affrontare pericoli, se può essere inevitabile ammazzare o farsi ammazzare, non parliamone mai come di cose belle, esemplari e invidiabili. Parliamone come di gravi necessità a cui l’uomo cosciente non può sottrarsi. Sacrificarsi ha senso, comunque, a un’unica condizione: che ci si sacrifichi, che si muoia perché venga una società umana dove il sacrificarsi non avrà più senso; dove l’ammazzare sarà in ogni caso un’infamia e il venire ammazzato una sciagura.
    Ecco ciò che volevo dirvi prima che cominciate a leggere le Lettere della Resistenza; perché diventerete adulti in una società carica di tensioni, di contraddizioni e lacerazioni che dovrete poter affrontare con mente aperta, con intelligenza critica, con spregiudicatezza e generosità.“
    Su Giovanni Pirelli

    Ritengo non servano altre parole, se non il richiamo all’attenzione verso un passaggio della Storia che ha coinvolto chiunque allora, qualsiasi “parte” si fosse scelto di servire, e di cui continuiamo a usufruirne i risultati ancora oggi e ancora tutti: sia quelli che vogliono attuare la celebrazione per i repubblichini, sia quelli che continuano a manifestare in piazza contro l’abbruttimento ed il degrado della qualità della vita, materiale ed intellettuale, sia quelli che si limitano a trovare un modo per “sfangarsela” e niente più.
    Dunque, è inutile tentare di revisionare la Storia, più utile e costruttivo insegnare a ricordare i fatti, soprattutto ai giovani, perché sappiano, prima di decidere.

    Proposta di letture, in ordine alfabetico:

    Luisito Bianchi, La messa dell’uomo disarmato
    Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana settembre 1943 – maggio 1945
    Mario Bofantini, Un salto nel buio
    Carla Capponi, Con cuore di donna
    Giovanni Pesce, Senza tregua
    Nuto Revelli, Le due guerre
    Mario Spinella, Memorie della Resistenza
    Mario Tobino, Il clandestino

    da: http://cresciteundoblog.wordpress.com/2010/04/27/la-ricorrenza-del-25-aprile/

    ha scritto il 

  • 4

    ramanzo sulla resistenza, bello , mio parere, perchè spiega come nasce la resistenza,le difficoltà che ha incontrato il gruppo per prepararsi all'azione vera e propria. In tutto il dipanarsi delle vicende risaltano poi la nobiltà di sentimenti e i principi dei protagonisti

    ha scritto il