Il club Dumas

Di

Editore: Il Saggiatore Tascabili

3.8
(2653)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 392 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Danese , Polacco , Portoghese , Chi semplificata , Greco

Isbn-10: 8856501481 | Isbn-13: 9788856501483 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ilide Carmignani

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Lucas Corso, mercenario bibliofilo al soldo dei più esigenti collezionisti d'Europa, è abituato a indagare sui libri antichi come un detective sulle tracce di un crimine. Questa volta, però, la sua fama viene messa a dura prova da due incarichi delicati quanto insoliti: verificare l'autenticità di un capitolo manoscritto dei Tre moschettieri e decifrare l'enigma nascosto in un testo rarissimo, il Libro delle Nove Porte del Regno delle Ombre, una sorta di manuale per invocare il diavolo, che il Santo Uffizio mise al rogo insieme al suo autore nel 1667. Le nove incisioni contenute nel volume sono l'unico indizio di un lungo viaggio che conduce Corso dai vicoli di Toledo al Quartiere latino di Parigi, fra archivi, polverose librerie antiquarie e raffinate biblioteche private. Il mistero si tinge di sangue mentre la ricerca si addentra nei sentieri impervi dell'occulto, accompagnata da sospette streghe e apparizioni angeliche, seduzioni pericolose, incontri inaspettati e bizzarre incarnazioni dei personaggi letterari di Dumas. Due indagini si intrecciano in un allucinato gioco di specchi che sfida l'intelletto e l'immaginazione.
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  • 3

    Qualche perplessità tra le righe di un buon lavoro

    Una buona storia che forse per la fretta di questi giorni non ho gustato del tutto. Un grande tributo a Eco, che l'autore non nasconde di conoscere e probabilmente ammirare, una 'licenza letteraria' q ...continua

    Una buona storia che forse per la fretta di questi giorni non ho gustato del tutto. Un grande tributo a Eco, che l'autore non nasconde di conoscere e probabilmente ammirare, una 'licenza letteraria' quella della ragazza che non dice nulla delle proprie origini?! Roba da palati fini della lettura? In ogni caso l'autore ricrea un'interessante immagine di lucifero, distante dai cliché del cattolicesimo. Un romanzo rivolto agli appassionati di collezionismo e di libri antichi, i quali apprezzeranno le descrizioni e le ricostruzioni dell'autore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Letteratura!

    Finito di leggere ieri sera"il Club Dumas", di Perez-Reverte. Un capolavoro che meriterebbe di essere letteratura non c'è che dire!! Al di là della trama del thriller perfetto, l'autore cela e sfoggia ...continua

    Finito di leggere ieri sera"il Club Dumas", di Perez-Reverte. Un capolavoro che meriterebbe di essere letteratura non c'è che dire!! Al di là della trama del thriller perfetto, l'autore cela e sfoggia una ponderosa, minuziosa e storica documentazione letteraria senza risultare per niente noioso o pedante. Una lettura esplosiva e appagante che tocca in vari punti l'estasi. Per me ha un posto in prima fila nella rosa dei miei preferiti subito dopo il nome della rosa di Umberto Eco, e tra Imprimatur di Monaldi&Sorti e il Tormento e l'estasi di Irwing Stone.
    Non si può non emozionarsi e struggersi davanti alla decadente descrizione della villa "Quinta da Soledade" a Sintra, del bibliofilo Fargas, dove a terra su preziosi e polverosi arazzi gobelins sdruciti, tra pareti spoglie, vetri infranti e affreschi scrostati, vanitas di un'opulenza che fu, riposa la celebre collezione Fargas tra incunaboli, manoscritti, edizioni principe, in-folio, codici, elzeviri e cinquecentine in marocchino rosso e nervature dorate. E quando l'occhio descrittivo si posa quei tomi, non si può non emozionarsi a scoprire un Vasari in 4° del 1588 prima edizione, o un Trattato di Berengario da Carpi in cartapecora, del '500. Per poi spostarsi con il cuore a 1000 a toccare e sfogliare tremanti il De Symmetria di Durer, Parigi, 1557, ristampa della prima edizione di Norimberga! E in un colpo d'occhio abbracciare l'intero ambiente e in febbrile venerazione trovare il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, Basilea 1566; la Vulgata Clementina; il De re metallica di Agricola, Basilea, 1556; un Virgilio veneziano di Giunta del 1544, per non parlare poi dell'Oedipus Aegyptiacus di Athanasius Kyrcher nell edizione romana del 1652, e infine ma non certo da ultimo la Leggenda aurea di Jacopo da Varazze, Basilea 1493, stampata dal Kesler!!!
    Insomma un libro da gustare lentamente e sicuramente da rileggere! Favoloso!

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho letto dopo aver visto il film

    Non si discute che Pérez-Reverte sia un'ottima penna. Sono venuto a conoscenza del libro solo dopo aver visto il film "La Nona Porta" con Johnny Depp. Ma si tratta di due realtà apparentemente diverse ...continua

    Non si discute che Pérez-Reverte sia un'ottima penna. Sono venuto a conoscenza del libro solo dopo aver visto il film "La Nona Porta" con Johnny Depp. Ma si tratta di due realtà apparentemente diverse.
    Il romanzo parte da un manoscritto autografo di Dumas padre dei Tre Moschettieri che, indirettamente, serve da spunto all'editore e collezionista Varo Borja, per impossessarsi di tre volumi demoniaci pubblicati nel 1666 da Aristide Torchia con la complicità di Lucifero, nientemeno e, per la qual cosa, era finito sul rogo l'anno dopo. Per questo compito, Borja incarica il cacciatore di libri mercenario Lucas (nel film Dean) Corso. Corso intuisce qualcosa e tenta di rifiutare ma la promessa di una grossa somma lo fa convincere. Finirà per essere implicato nell'omicidio dei possessori dei due altri libri (il terzo lo possiede già). La trama è abbastanza avvincente anche se non si capisce esattamente cosa c'entri il manoscritto di Dumas se non per sviare il lettore. Nel film il protagonista è Boris Balkan che impersona di fatto il Borja del libro mentre il Balkan del libro è in parte narratore e presidente di un apparentemente innocuo Club Dumas di cui fanno parte personaggi di spessore, tra cui pure Umberto Eco (non nominato ma citato indirettamente verso la fine del libro).
    Il romanzo è in compenso pieno di citazioni dotte e storiche e ci si percepisce l'amore per i libri.
    Il film stava in piedi da solo anche senza il riferimento a Dumas e probabilmente gli sceneggiatori sono stati più bravi del romanziere.

    ha scritto il 

  • 2

    Meglio il film

    Quando di un libro viene fatta la trasposizione cinematografica si è solito dire «meglio il libro». In questo caso vale la regola opposta: «meglio il film». Non perché Il club Dumas sia un romanzo ban ...continua

    Quando di un libro viene fatta la trasposizione cinematografica si è solito dire «meglio il libro». In questo caso vale la regola opposta: «meglio il film». Non perché Il club Dumas sia un romanzo banale, ma perché l'inserimento nella linea narrativa della vicenda del capitolo dei Tre moschettieri sembra solo un'inutile complicazione della trama, che si regge benissimo senza (come dimostra il film).

    ha scritto il 

  • 4

    Avvolgente

    Premessa: ho un debole per la scrittura e i temi di Perez Reverte.
    Il Club Dumas è stata una delle mie letture più coinvolgenti ed appassionanti. Vivendo del piacevolissimo ricordo de I Tre Moschettie ...continua

    Premessa: ho un debole per la scrittura e i temi di Perez Reverte.
    Il Club Dumas è stata una delle mie letture più coinvolgenti ed appassionanti. Vivendo del piacevolissimo ricordo de I Tre Moschettieri, ho trovato il libro intrigante, appassionante e del tutto coinvolgente. A mio parere il personaggio di Corso è ben costruito, poliedrico ed affascinante, così come il mondo oscuro dei bibliofili e i continui richiami all'esoterismo.
    Libro consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Il Club Dumas" è uno dei rarissimi casi nella storia delle trasposizioni cinematografiche in cui il film risulta migliore del romanzo da cui ne è stato tratto. In parte perché Polanski è un narratore ...continua

    "Il Club Dumas" è uno dei rarissimi casi nella storia delle trasposizioni cinematografiche in cui il film risulta migliore del romanzo da cui ne è stato tratto. In parte perché Polanski è un narratore immensamente più bravo di Pérez-Reverte, capace di andare all'essenziale, arricchire dove bisogna arricchire e snellire dove la scrittura si fa ridondante ma soprattutto perché in realtà quello di cui stiamo parlando è un doppio romanzo: il primo, quello che gli dà il titolo complessivo, che è una vaccata pazzesca; e l'altro che potremmo intitolare "La Nona Porta" che è un mezzo capolavoro. Polanski in pratica per realizzare il suo film straordinario, si è semplicemente limitato a mettere in scena quest'ultimo, lasciando cadere tutta la fuffa.

    La domanda che il lettore scafato si pone è: perché Pérez-Reverte ha gestito così male il suo materiale narrativo? Come ha fatto a tirare fuori un libro tutto sommato mediocre da una storia formidabile? Forse perché l'idea de "La nona porta" gli è venuta dopo aver passato mesi a fare ricerche su Dumas? Perché dal plot "demonologico" avrebbe potuto tirarci fuori massimo centoquaranta pagine e doveva pur allungare il brodo? Perché gli dispiaceva lasciar fuori una storiella che gli sembrava carina? Perché pensava che mischiando due storie avrebbe confuso le piste del lettore? Boh. Fatto sta che la lettura di questo "Club Dumas" procede a sbalzi: quando si parla del manoscritto de "Il vino di Angiò": noia mortale. Quando si parla de "La nona porta", adrenalina a palla. Anche a livello di stile il libro qui e lì si incaglia in riflessioni inutili quando il lettore chiede azione, azione e ancora azione. In compenso mancano parti importanti, soprattutto nella costruzione dei personaggi, per non parlare dell'io narrante che va e viene.

    Insomma meno male che ci ha pensato Polanski a mettere un po' d'ordine se no sarebbe stato davvero una grossa occasione perduta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    2 e 1/2

    Mi sono fatta ammaliare dal titolo. Intendiamoci, non mi aspettavo nulla di che, un buon thriller con riferimenti storici e letterari su Dumas.
    In teoria, questo è quello che il libro è. Nella pratica ...continua

    Mi sono fatta ammaliare dal titolo. Intendiamoci, non mi aspettavo nulla di che, un buon thriller con riferimenti storici e letterari su Dumas.
    In teoria, questo è quello che il libro è. Nella pratica: un thriller mal costruito, dove i colpevoli sono, non ovvi, ovvissimi, e dove i due casi in cui si trova coinvolto il protagonista, non si collegano nemmeno. Una presa in giro che non ho digerito, perché è ovvio che se mi parli di due manoscritti e che se il protagonista viene perseguitato per entrambi, mi aspetto un collegamento. Invece no. Il famoso club Dumas equivale ad un gioco di ruolo tra ricchi annoiati, e il connubio che l'autore cerca di infilarci a forza tra libri da collezione e satanismo, risulta quanto mai ridicolo.

    La dinamica del thriller è soporifera, le figure femminili del romanzo sono ridicole, stereotipate e servono solo da intrattenimento sessuale del protagonista. Le spiegazioni non date vengono spacciate per "mistero irrisolto".

    Insomma, deludente, noioso e mal costruito. Peccato, perché comunque le parti dove si parla delle opere di Dumas sono buone, si vede che provengono da studi dell'autore sull'argomento. È tutto il racconto che ci ha costruito sopra a non avere senso.

    Ultima nota: l'autore spoilera pesantemente i libri di Dumas, nella fattispecie la trilogia dei Moschettieri.

    ha scritto il 

  • 2

    un romanzo un po' sconclusionato, godibile per chi ha letto I tre moschettieri grazie ai continui riferimenti al bellissimo romanzo di Dumas. Per il resto sono rimasto abbastanza confuso.

    ha scritto il 

  • 1

    Bah...un libro senza capo né coda, dove Dumas c'entra ben poco. Intreccia a forza due storie e ne viene fuori un racconto sconnesso e noioso. Francamente non mi ha lasciato nulla ed il finale è in lin ...continua

    Bah...un libro senza capo né coda, dove Dumas c'entra ben poco. Intreccia a forza due storie e ne viene fuori un racconto sconnesso e noioso. Francamente non mi ha lasciato nulla ed il finale è in linea con tutto il libro. Non lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro fantastico in grado di trascinarti nell'assurdo mondo dei bibliofili e dei libri in generale!!!! Un libro in cui anche le forse banali frasi come "se tutto fosse stato un maledetto romanzo, m ...continua

    Un libro fantastico in grado di trascinarti nell'assurdo mondo dei bibliofili e dei libri in generale!!!! Un libro in cui anche le forse banali frasi come "se tutto fosse stato un maledetto romanzo, ma non lo era. Oppure sì?...." (cit.) Non risultano poi così assurde: si arriva perennemente ad un punto in cui la confusione di Corso diventa la tua, tutte le teorie vacillano, e ti trovi a correre tra le righe per scoprire cosa è reale e cosa no!!!!
    Un libro che merita veramente e che consiglio calorosamente perché in grado di emozionare, davvero!!!!! Se poi si amano i libri di Dumas, I personaggi misteriosi e gli intrighi, beh, questo libro é assolutamente perfetto!!!!!

    ha scritto il 

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